Nostalgia del passato

Non ero mai riuscito a richiamare i ricordi dell’infanzia se non a pezzi slegati fra loro, come indecifrabili relitti galleggianti sulla superficie. Adesso, invece, tutto andava al suo posto in una misteriosa sincronia di immagini, suoni, odori, nomi e oggetti concreti. Tutto insieme. Il mangiadischi, il mottarello, le penne a quattro colori, Pippi Calzelunghe, le magliette Fruit of the Loom, Crocodile rock, il Corriere dei ragazzi, Rintintin, Ivanhoe, La freccia nera, E le stelle stanno a guardare con Alberto Lupo, Hit parade, Mille e una sera con la sigla dei Nomadi, Gli eroi di cartone con la sigla di Lucio Dalla, Attenti a quei due con Tony Curtis e Roger Moore, la graziella cross gialla e arancione con il sellone, il subbuteo, gli oro saiwa calati nel latte quattro alla volta, il profumo dello zucchero filato alla Fiera del Levante, i ghiaccioli che lasciavano la lingua colorata, i rotolini di liquirizia, Capitan Miki, Paperinik,Tex Willer, I fantastici quatto, Sandokan, Tarzan, buttare le fialette puzzolenti nei negozi e po scappare via molto veloci, la Prinz verde che portava sfiga,Mafalda,Charlie Brown e quella ragazzina che non aveva i capelli rossi e però era vera e non si è mai accorta di me, la gomma pane, le partite a pallone con il super santos dopo la scuola, il club di Topolino, il flipper, il biliardino, quel bambino come noi che non ebbe il tempo di dimenticarsi tutte queste cose perchè il papà ebbe un colpo di sonno mentre tornavano dalle vacanze sulla loro Fiat 124. I cappelli con il copri orecchie, il lego, il monopoli, giocare con le figurine dei calciatori, il primo canale, il secondo canale e basta, la tv dei ragazzi, la coccoina, la focaccia, il latte della centrale, la luce fioca della cucina dei nonni, i sussidiari, cartelle di plastica, astucci con le matite, odore di bambini, di merendine, di cera pongo, silenzio nel cortile dopo la ricreazione, lego e soldatini, le caramelle Rossana, filmini in superotto, diapositive, le feste di compleanno con le focaccine e i succhi di frutta, le polaroid, le figurine dei calciatori, la pista del pattinaggio a rotelle alla pineta, Carosello, la pasta al forno dai nonni la domenica. La luce che filtrava attraverso la porta socchiusa della mia cameretta, i rumori della casa sempre più attutiti e per ultimi, sempre, i passi leggeri di mia madre mentre mi addormentavo.  (Le perfezioni provvisorie – Gianrico Carofiglio)

La nostalgia del passato è spesso il sintomo di una malattia tanto comune quanto inevitabile, la vecchiaia. Gli anni passano, i bilanci aumentano e mi trovo a rimpiangere molte cose, ma non il fatto di essere stata anagraficamente più giovane.

Non vorrei tornare bambina, questo no, ma rimpiango la sensazione di felicità intensa che provavo anche nelle piccole cose, la semplicità della nostra vita, il senso di sicurezza e di appartenenza ad una comunità, la fiducia che si accordava alle persone.

Non scambierei nessun kindle del mondo con la sensazione di beatitudine che ho provato arrampicata sull’albero di ciliegie del giardino, con un libro appena comprato tra le mani e l’odore inebriante di carta nuova.

Questo brano di Carofiglio, come la madeleine e l’infuso di tiglio hanno fatto per Proust, mi ha richiamato alla mente e fatto riassaporare quel mondo passato, mi ha punto il cuore con la nostalgia delle cose che non tornano più.

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