Il rumore del cuore

Un cuore che si spezza non fa rumore.

Senti solo un dolore fortissimo in quel punto sensibile alla base della gola, là dove pulsa più forte il sangue, seguito da una sensazione di vuoto e freddo, come se ogni luce si fosse spenta all’improvviso.

In quel preciso momento capisci che tutto è diverso e nulla sarà come prima.

La persona che al mattino si è svegliata, si è lavata il viso facendo smorfie allo specchio, ha riso e parlato come sempre, non c’è più, sostituita da un’altra più fredda e cinica, anestetizzata ed intontita da un dolore insopportabile.

QUEL dolore diventerà il metro di paragone per ogni altro dolore passato e futuro, sarà il paziente zero, il meridiano di Greenwich, lo zero assoluto nel termometro dei sentimenti.

Certamente ci saranno momenti migliori e altri ancora più schifosi, ma quella sarà la pietra miliare, l’inizio del viaggio.

 Il mio cuore si è spezzato esattamente oggi, 5 settembre, quindici anni fa.

Era una domenica ancora calda, le due appena passate di un pigro pomeriggio, la televisione sintonizzata su una stupida commedia americana strappalacrime, il pensiero fisso al momento in cui avrei indossato cuffia, camice e soprascarpe per tornare a trovarti nella tua stanza bianca e asettica, tu disteso con gli occhi chiusi, nelle orecchie il ronzio monotono dei monitor.

Te ne sei andato di soppiatto, da solo e in silenzio, per non disturbare.

D’altra parte è quello che hai fatto per tutta la vita, potevi comportarti nella morte diversamente da come avevi vissuto?

Ti voglio bene.

Te l’ho detto troppo poco perchè l’ho scoperto troppo tardi.

Ero giovane, stupida ed arrogante, pensavo di poter fare a meno, anzi di stare meglio senza di te.

Quante litigate, quante parole cattive ci saremmo risparmiati se solo avessimo aperto un po’ di più i nostri cuori, se solo avessimo mostrato una piccola parte di quell’affetto che ci legava.

Invece era più semplice nascondersi dietro la finta indifferenza, le battute sarcastiche, gli occhi sollevati al cielo.

Era più semplice e meno faticoso, ci vergognavamo di essere noi stessi.

Che idiozia è stata, quanti rimorsi ora e quanto spreco di vita, di ricordi, di amore non vissuto.

Talvolta ti sogno e nel sonno piango, mi sveglio distrutta, con il cuore acciaccato e il morale sotto i piedi.

Mi manchi.

Lo sai che mi manchi, te lo dico ogni volta che ti penso e a te penso spesso, troppo.

Mi manca la tua risata fragorosa, le battute di spirito che solo tu capivi.

-Spirito di patata- dicevamo noi, scuotendo la testa.

Ma allora perchè adesso, ricordandole, rido sempre?

Eri il perno delle nostre vite che da allora sono diventate più opache e silenziose.

Mi manchi.

L’ho già detto che ti voglio bene?

Non sarà mai abbastanza e mi dispiace, mi dispiace così tanto non potertelo dire dritto negli occhi.

Ho una foto di noi due abbracciati, tu sai quale, che mi piacerebbe poter mostrare a chi sta leggendo queste righe, far vedere loro quanto eravamo belli insieme, uniti, fiduciosi l’uno dell’altra, felici e invincibili.

Era un tempo felice, era il tempo del prima.

Prima delle parole amare

prima degli sguardi cattivi

prima dei silenzi

prima delle incomprensioni

prima del cancro

prima del dolore

prima della morte

prima degli addii.

Era prima.

Ciao papà ❤

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27 thoughts on “Il rumore del cuore

  1. Penso sia uno degli scritti più delicati, più belli, più malinconici, più grandi che io abbia mai letto.
    Ogni riga mi ha lasciato sospeso, e quella descrizione, lo zero assoluto, l’ho sentita improvvisamente tatuata sulla mia pelle.
    Chiudo gli occhi.
    Enormi. Le tue parole sono enormi.
    Hocus pocus – mr. Tout le monde

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  2. Non ci sono parole da aggiungere, se non forse un sentito “mi dispiace” per il tuo cuore spezzato in silenzio, per la tua perdita immensa, per ciò che rimpiangi.

    Dolcissimi i tuoi pensieri.

    G.

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  3. C’è un tempo in cui vergognarsi di se stessi è inevitabile. Lo sanno i genitori e lo sanno i figli, fa male ma non si riesce a farne a meno. Forse anche per questo crescere è difficile. Mio figlio piccolo ogni tanto me lo chiede, perché bisogna crescere? E io allora cerco dentro di me tutte le cose belle del crescere, perché ce ne sono tante. Ci sono ahche cose dolorose. Lo sappiamo entrambi. Lo sappiamo tutti. Ma rinunciare al dolore vorrebbe dire rinunciare all’affetto, all’amore, alla vita. E questo si sent al di là degli sguardi duri e delle incomprensioni, Al di là di tutto.
    Un abbraccio
    Alexandra

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