Del parlar di blog ed altre tortuosità

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fonte: web

(Questo post nasce da uno scambio di opinioni che trovate qui in casa di Pinocchio)

Oggi tira un vento fortissimo e la mia mansarda fischia e sibila come una vela stracciata.

Piove incessantemente, cascatelle che rimbalzano sul tetto e bussano indiscrete ai miei vetri.

Tutto questo non mi aiuta, ho un martellio nella testa da qualche giorno, una riflessione che picchietta e spintona per farsi notare e non può rimanere ancora inascoltata.

Ho aperto questo blog quasi tre anni fa per sfida e per ripicca.

Avevo appena sbattuto la porta in faccia ad un forum, che per molto tempo era stata la mia “famiglia virtuale”, ma ora sembrava non saper più che farsene di me.

L’idea iniziale era quella di continuare ad occuparmi dei temi trattati in passato, questa volta in prima persona e con maggiore autonomia.

In realtà non sapevo bene da che parte iniziare, forse non ero pronta al cambiamento o forse il tempo per quegli argomenti era passato e avevo perso interesse difatti, di lì a poco, decisi di mettere il blog a dormire per un po’.

All’inizio di quest’anno, non so neppure quale sia stata la molla inconscia, solitudine probabilmente, ho deciso di riprovarci.

Ogni giorno mi stupisco di come si sia trasformato il blog dall’idea iniziale, di come mi sia sfuggito di mano ed abbia iniziato a vivere quasi di vita propria.

Sono emersi aspetti della mia personalità che credevo di non possedere, una fantasia che pensavo perduta.

Mi sorprendo spesso a prendere appunti, a scattare istantanee o a sfogliare libri già letti.

Ogni cosa che vedo, ascolto e vivo sta diventando possibile materiale di scrittura e riflessione.

Non so quanto questo sia normale ma per ora mi fa star bene e mi godo questo piccolo piacere egoista.

Discutendo con Pinocchio di post insulsi di cui vergognarsi, ho scritto di getto questa frase:

“Anch’io ho scritto post insulsi, talvolta vorrei scriverne qualcuno più frivolo ma poi mi fermo a pensare al mio “pubblico” e desisto, per paura di non piacere.
Alla fine non so se sia meglio scrivere ciò che mi piace o ciò che potrebbe piacere ad altri.”

Da quando l’ho scritta ho iniziato a rimuginarci tortuosamente sopra.

Ci sono giorni in cui leggo altri blog, paragono la scrittura, la fantasia, talvolta la genialità e la profondità di contenuti altrui con la mia pochezza e mi chiedo chi voglio prendere in giro.

Sto con lo stesso uomo da vent’anni, non ho una vita sentimentale particolarmente interessante o travagliata, nulla che mi laceri nel profondo e dia solidità a quello che scrivo.

Ho un lavoro che non amo e non mi appaga, dicono che sono molto brava ma io mi sento sempre una cretina, e comunque continuare a lamentarsene sarebbe sterile e oltremodo noioso.

La cosa più trasgressiva fatta nella mia vita perbene è stata fumare qualche sigaretta da adolescente, nemmeno una canna o una sbronza di cui vantarmi.

Sono fondamentalmente una persona che si nutre di piaceri semplici e poco interessanti, per me e per gli altri.

Ci sono invece momenti in cui vedo le cose in maniera lucida, sento di avere qualcosa da dire, qualche brandello di me da condividere, da analizzare, da mettere a nudo.

Le parole scorrono quasi da sole ed il risultato finale mi lascia sempre un po’ svuotata ma appagata.

Apro la dashboard, il solo vedere quella casellina in alto a destra illuminata di rosso mi rende felice, come una bambina davanti ad un dono inaspettato.

Ogni like, ogni commento, ogni traccia di passaggio è un regalo insperato, una magia che si ripete.

Certo sarebbe bello scrivere in modo brillante, piacere a tutti ed essere sempre pienamente sé stessi, ma non sarebbe verosimile.

E’ questo il dilemma che mi rode, piacere a me stessa o cercare di piacere, di ottenere un consenso e capire se effettivamente c’è un posto nel mondo anche per me?

Non sono una che sgomita per emergere, forse un’acqua cheta, soprattutto un’anima solitaria, un nick per mantenere l’anonimato, una faccia mezza nascosta nelle pieghe delle mani, amo guardare le cose in maniera obliqua, stare tra gli altri mantenendo l’invisibilità.

Sarà che ho un transito in Scorpione e ho voglia di rompere gli ingranaggi della routine e andare oltre, oppure che ho la sensazione che la mia vita non mi appartenga fino in fondo, desidero la rivoluzione ma con una struttura durevole nel tempo (grazie Claire per avermi fatto scoprire Simon).

L’avevo preannunciato che sarebbe stato tortuoso, è stato difficile trovare le parole e non so neppure se ci sono riuscita.

La troppa pioggia imbeve il terreno e annacqua i pensieri, sarà meglio aspettare che il sole li asciughi un po’.

(scritto a fatica e in più riprese ascoltando tra gli altri Lou, David, Tom, James e inevitabilmente AC/DC)

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38 thoughts on “Del parlar di blog ed altre tortuosità

  1. Capisco benissimo quello che senti. E’ successo anche a me, tempo fa.
    Ci ho riflettuto a lungo e credo si debba scrivere innanzitutto per se stessi, senza paura di deludere aspettative. Altrimenti diventerebbe un lavoro e la scrittura perderebbe di spontaneità.
    Per me, ad esempio, scrivere è catartico. Non potrei farne a meno, ma non potrei nemmeno “condizionare” la mia scrittura al compiacimento degli altri. Scrivo di sacro e di profano, di scemenze e di cose più serie. Aspetto l’input e butto giù pensieri. Più o meno condivisibili, più o meno politically correct ma chi se ne frega. In quel momento mi andava di scrivere quello e l’ho scritto. Io, il blog, lo vivo così.
    Scrivo anche per lavoro ma ti assicuro che non è altrettanto diverterte 🙂

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  2. ti lascio la definizione di “immagine di sè”: ciò che pensiamo che gli altri pensino di noi. A questo punto il dilemma se piacere a se stessi o agli altri decade. Non c’è nulla fuori di noi. E’ la tua spinta a migliorarti che ti fa credere che ciò che hai scritto potrebbe non essere approvato: dialogo interiore.
    Baci

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  3. Per quanto mi riguarda, ho aperto il blog poco più di un anno fa, è la mia prima esperienza, non avevo idea di dove potesse portarmi, e non ce l’ho neanche adesso. Mi piaceva il pensiero di poter scrivere qualcosa di mio e di farlo leggere a qualcuno. Detto questo è innegabile che ognuno di noi scriva anche per poter ricevere consensi e complimenti, insomma, fanno piacere e non c’è niente di male. Posso rischiare di essere impopolare, ma diffido sempre un po’ da chi dice che scrive solo per se stesso, come dico sempre: se volessi scrivere solo per me….prendere un quaderno e scriverei lì sopra. Perciò non ho una soluzione al tuo “dilemma”, posso solo dirti di continuare a scrivere con il cuore, che quello funziona sempre. E arriva a chi legge. Sempre. Non preoccuparti della forma, degli argomenti o dei toni. La prima cosa che mi disse il mio insegnante di chitarra fu che la musica fa un percorso preciso: nasce nella testa, passa dal cuore e arriva alle dita della mano. Se salti un passaggio….è rumore. Ecco, con la scrittura funziona allo stesso modo.
    Ti assicuro che qui da te non c’è mai rumore.
    Ops, scusa, mi sono dilungato, ma ci tenevo a esprimere il mio pensiero. Un abbraccio.

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  4. Smelina mia adorata, mi sa che un po’ tutti ce lo siamo chiesto – e cmq condivido le risposte che ti hanno dato Pindarica e Pinocchio. E lo so, sembrano in contraddizione, ma per me non lo sono.
    Io me lo chiesi – anzi me lo chiese Simone (http://purtroppo.wordpress.com/): per chi scrivi?
    Per me, per il bisogno di alleggerirmi delle emozioni e dei pensieri. A volte solo per condividere un passaggio/una poesia/una canzone con qualcuno … quel qualcuno sul mio blog sono i miei lettori, amici, alcuni nemmeno più virtuali, e non sono i cento e passa nickname che mi seguono, nell’anonimato, sono quelli che leggono e commentano davvero. Sempre. Sono quelli che magari mi scrivono anche una (o più) mail … Scrivo anche per loro, per quella nicchia di anime che ormai mi conosce e sa cosa dirmi, al momento giusto, perchè se mi serve un abbraccio ci sono. Se dico scemate e vado “scossa” ci sono. Anche io a volte mi sento inadeguata di fronte alla poesia e alla prosa di altri, ma io ho il mio modo, il mio blog, il mio pensiero, la mia anima, la mia vita … e va bene così. Se poi arriva anche un complimento per delle belle parole … è perfetto, chiude il quadro 😉
    Insomma … scrivi! Il resto è contorno!

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  5. Secondo me prima bisogna piacere a se stessi. Il “plauso” pubblico viene dopo… Dalle persone poche o tante che siano che apprezzano in qualche misura ciò che facciamo. Fare qualcosa che ci soddisfa credo sia più appagante del soddisfare gli altri tout court. Buona giornata! 🙂

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  6. Ma davvero pensi che solo chi è “stravagante” o s’impone di esserlo susciti interesse? Trovo questo tuo post bellissimo perché fresco, vero, in punta di piedi. Non si atteggia, ed è un pregio.
    Si scrive per rendere partecipi altri di emozioni, letture e interessi, per essere letti, altrimenti terremmo un diario personale da chiudere in un cassetto. Non è un’operazione finalizzata al compiacimento, non si cercano applausi o consensi, ma condivisione. Questo per me è scrivere e mi pare che tu lo interpreti molto bene dal mio punto di vista.
    Un abbraccio 🙂
    Primula

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  7. da frequentatrice di siti letterari, questa domanda nasce sempre e sempre si cerca una risposta. la mia è questa: non ho un motivo, ho una cosa da fare, e quella faccio, se smetto non riesco a respirare, quindi continuo – SCRIVO. viene, e per essere uno dei migliori piaceri della vita, direi che non ha controindicazioni di alcun genere, quindi PERCHè NO?

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  8. sono capitata qui, dieci minuti fa, per caso. Quindi non so nulla di te e scrivo subito, senza leggere nulla, per non farmi ” influenzare”.
    Io non ho un blog ma ne leggo alcuni, dopo averne letti tanti. Perchè solo alcuni? Perchè anche attraverso le parole una persona mediamente sensibile ed attenta, una persona interessata alle persone percepisce la sincerità e la realtà.
    Quanti ne ho letti, magari cercando giochi per il mio nipotino, o recensioni di libri, o racconti di viaggi…….che ” puzzavano ” di finto? O magari non di finto – e questa è opinione, ovviamente, solo mia – ma di esagerato….
    Scrivi per te, carissima. Non scrivere per gli altri, perchè chi ti legge vuole te. Emanuela

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  9. Ciao Mela, sei forte. Mi piace come scrivi e i sentimenti che esprimi. Ti ho nominato per il premio “La luce interiore”, perché apprezzo te e il tuo blog per la sensibilità e la schiettezza. Le regole e l’award per te sono sul mio blog all’articolo premi. Non sei sbagliata! Un caro saluto. Pina.

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  10. L’ha ribloggato su La Mela sBacatae ha commentato:

    Ho scritto questo articolo quasi un anno fa e oggi sono andata a ripescarlo.
    In questi giorni sto leggendo critiche abbastanza dure sulle famigerate stelline, su chi commenta per farsi notare o farsi benvolere, sull’aspetto social dei blog e questo sinceramente mi rattrista.
    Qualche tempo fa ho scritto ad Albucci che io sono antisocial, perchè non uso nè facebook nè twitter e lui mi ha risposto “ed hai un blog?”.
    Anche un blog è social, perchè nasconderci dietro un dito?
    Possiamo decidere di metterci nome e cognome oppure un nick più o meno fantasioso. possiamo parlare della vita vera o di realtà parallele, però l’interazione è inevitabile, con tutto quello che comporta.
    Il mio blog è aperto, è fruibile da tutti, non metto moderazioni, chiunque qui è benvenuto.
    Se mi si lascia traccia del passaggio ne sono contenta, se si vuole spendere qualche minuto per commentare ancora meglio, chi vuole continuare o approfondire il dialogo benissimo!
    Però non chiudo la porta in faccia a nessuno, non faccio pulizie drastiche, alcuni blog si autoeliminano da soli smettendo di scrivere, non ricambio follow a vanvera, cerco di leggere, di alcuni blog ho letto davvero tutto, anche maratone di più di duecento articoli, e poi decido.
    Semplicemente io mi affeziono, forse è la cosa più infantile e sbagliata, e mi dispiace tanto quando un blogger chiude all’improvviso o non scrive per tanto tempo.
    Io spero di risultare sempre una persona vera e sincera, certo so bene che le cazzate che scrivo possono risultare noiose o banali, mica tutti possono avere la mia stessa balorda visione delle cose!
    Non posso e non voglio piacere a tutti, ma mi auguro che chiunque qui possa sentirsi benvenuto e ben accetto, prendere da me ciò che desidera e lasciarmi un segno, se ne ha voglia, oppure no.
    Io sono qui in casa mia, ma la porta è aperta, si può entrare senza dover bussare o chiedere l’accesso, si può decidere se rimanere o no senza temere di essere accompagnati all’uscita, ma in piena libertà.

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  11. Piacere e scoprire cosa ci piace. Affermarlo. È il solo modo per fare del proprio blog una miniera inesauribile di piccole sintonie quotidiane capaci di far scattare un sorriso.
    Ci sono fior di autori che nn mi piacciono e non leggo (Baricco, Mazzantini , Tamaro… tanto x dire) e invece leggo te con piacere e mi immedesimo.
    Dunque nessun paragone il blog nn vive, almeno x me, nella competizione ma nella sua capacità di interazione e se sono rose fiorira uno scambio empatico.
    Sheraconunabbraccio 🌷🍀🌹

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