Inversione

Sleeping by Day – http://www.raycaesar.com/work

Negli ultimi anni la schiena mi sta creando non pochi problemi. Al di là del sintomo puramente e dolorosamente fisico, so bene che sono tutti campanelli di allarme che il mio inconscio cerca di incanalare in superficie, per attrarre brutalmente la mia attenzione e richiamarmi dalla caparbia indifferenza che ostento.

Il dolore fisico può essere un potente persuasore oh sì, crediamo di essere padroni del nostro corpo quando in realtà basta così poco, un leggero crack, una contrattura da nulla per trasformarci in una statua di sale.

La medicina psicosomatica è una materia affascinante. E’ una lettura illuminante e spesso mi aiuta a far luce sulle cause del mio reagire in un determinato modo e su quali siano i miei punti deboli.

E’ elementare e quasi banale, se mi fermo a riflettere, accettare il fatto che tutti i fardelli, i pesi assunti volontariamente o forzatamente, le responsabilità, i carichi reali o metaforici vanno a gravare proprio lì, sulle mie spalle e su quel serpente di ossa e nervi che mi sorregge, trasformandomi in un povero piccolo Atlante di periferia, stremato dal troppo peso dei pensieri e delle emozioni.

Da poco ho un nuovo giocattolo con cui mi trastullo volentieri nella speranza di un po’ di sollievo, una panca ad inversione.

La prima volta che l’ho usata ho provato un pesante senso di nausea e vertigine. Sono bastati pochi gradi di inclinazione, la perdita di contatto con il terreno per farmi sentire strana, diversa, scollegata.

A poco a poco ho preso confidenza, ho iniziato ad oscillare facendo ondeggiare piano piano le mani, saggiando il mio equilibrio in continuo mutare.

E’ diventata una droga quotidiana, una manciata di minuti di assoluta distensione.

Sì distensione è proprio la parola giusta, a testa in giù assaporo l’assenza di peso, sento i miei organi interni che si allungano e si dilatano alla conquista di un nuovo spazio, mi accarezzo il ventre appiattito, intreccio le mani sopra la testa. Mi sembra quasi di sentire i capelli che crescono.

Il sangue fluisce all’indietro, le gambe diventano leggere e avverto nelle orecchie un rombo sommesso, quasi stessi ascoltando il silenzio all’interno di una conchiglia marina.

Nell’inversione cambia totalmente la mia consapevolezza del tempo, tanto da costringermi a puntare una sveglia per tenere conto dei minuti che passano.

Chiudo gli occhi e mi abbandono all’indietro. I pensieri non si accaniscono più, vengono spazzati via dal lento fluire del mio corpo che si dondola, come orme sulla sabbia, allisciate e ammorbidite dal ritmo delle onde.

A volte sento in bocca un sapore primitivo, un misto di sale, lacrime, muco, lisozima e liquido amniotico.

Ridivento il feto che sono stata, ricordo la sensazione di galleggiare nella pancia di mia madre, l’assenza di peso, i suoni ovattati del mondo esterno uditi da lontano, dal ventre caldo di una conchiglia marina, indietro nel tempo, in utero.

Il ritorno alla normale verticalità è un brusco risveglio dal sonno, il sangue torna a scorrere seguendo la gravità naturale, percepisco il contatto con la terra e piccoli morsi alle gambe, mentre cammino cauta e più leggera, almeno per un po’.

Ascoltando ma soprattutto ammirando questa stupefacente artista

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3 thoughts on “Inversione

  1. La mia schiena è sostenuta,da decenni di sport e palestra, dalla muscolatura e tuttavia nei giorni di pioggia ci vuole coraggio a nn lamentarmi . Penso che il movimento faccia bene anche psicologicamente io arrivò stressata e ne esco sollevata . Devo ringraziare l insistenza di mia mamma.
    Sherabbraccicaricari

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  2. La panca ad inversione… Sono anni (e non esagero) che ne desidero una,
    Leggendo questo tuo vecchio post, mi hai fatto tornare la voglia di cercarla.
    Prima, nella mia vecchia vita, non me la potevo permettere. Pesavo troppo e le panche potevano sostenere massimo 130Kg.
    Avidamente ho assimilato le sensazioni che provi e mi è venuta voglia di sentirmi anche io come l’appeso degli arcani maggiori.
    Il bello di questo posto, sono anche queste scoperte.

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    • Ho iniziato con gradualità, variando l’inclinazione poco a poco per dare modo al mio corpo di fidarsi, perché alla fine si tratta pur sempre di fiducia e di lasciarsi andare.
      Non avevo ancora sperimentato l’inversione totale, sentivo di non essere pronta, fino a pochi giorni fa. È un periodo difficile questo, la mia autostima è stata messa a dura prova e mi dono trovata a ripensare tante scelte fatte in passato. Ho deciso che era venuto il momento, ho sganciato i fermi e ho iniziato a ruotare all’indietro fino alla verticalità. È stato liberatorio, unico.
      Se e quando potrai, prova davvero. 🙂

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