Citazioni&Riflessioni

“Lo sai perchè hai l’ulcera? Perchè hai solo due forme di comunicazione: il silenzio e la rabbia”

dal film Prima di mezzanotte

credits: Arthur Tress – Girl with dunce cap

Mi diverte leggere le citazioni poste sulla prima pagina dei libri.

Talvolta si addicono perfettamente al contenuto, in altri casi risultano più criptiche e mi lasciano con un dubbio irrisolto.

Saranno state scelte perché in qualche modo amate dall’autore, evocative di un percorso di vita che non ci è dato conoscere, o semplicemente per far sfoggio di erudizione e colpire il lettore con una trovata d’ingegno?

Il mio professore di latino e italiano del liceo, da noi chiamato con spregio “Il Beppe”, mente geniale, pungente e sardonica ma un vero bastardo, parlandone da vivo, mi ha insegnato a modo suo l’importanza dell’uso corretto delle citazioni.

Ricordo un votaccio per aver attribuito erroneamente una citazione latina di Plauto, buttata a caso in un tema a sostegno di un’argomentazione troppo debole.

“Contenuto discreto ma impari ad essere umile e a citare le fonti corrette. Questo le costa due punti in meno”

La citazione che ho riportato all’inizio, benché non sappia ancora se calzerà con il resto di questo post già abbastanza confuso, non è una semplice boutade. Mi piace e molto spesso, per fortuna non sempre, contraddistingue il modo in cui mi rapporto al mondo, al pari della varietà espressiva di Clint Eastwood negli spaghetti western: con il sigaro o senza sigaro.

Nelle ultime settimane mi sto sorprendendo meno arrabbiata con il mondo intero, sensazione che mi lascia interdetta e mi fa stare sulle spine.

Ho passato buona parte della mia vita emotiva in allarme rosso, scrutando come una vedetta in attesa delle vele nere, l’odore del pericolo incombente sulla testa come un nuvolone grigio di grandine.

Ora mi guardo attorno e mi chiedo perché le cose mi colpiscono meno profondamente, perché la rabbia dura così poco e scivola via come gocce d’acqua dal piumaggio di un’anatra.

Sto diventando più fatalista, invecchio o è solo il caldo che mi toglie le forze?

Mi sento un pugile che, nonostante abbia perso ai punti, ha ancora in corpo così tanta adrenalina da augurarsi un knock-out liberatorio.

Lavoro in un paesone ai margini di un grande capoluogo industriale, conosco bene praticamente tutti gli abitanti, direi negli aspetti più personali e delicati della loro vita, dato il lavoro che faccio.

La gente mi chiama per nome, mi saluta per strada, mi ferma per chiedere consigli, mi offre il caffè al bar. A tratti è confortante ma tanto faticoso, mi obbliga ad indossare sempre la livrea professionale, ad essere lucida e presente a me stessa anche quando vorrei solo buio e silenzio.

Ho un collega giovane con cui ho un rapporto a dir poco burrascoso e movimentato.

Per un periodo, molto breve peraltro, siamo anche stati amici ma qualcosa si è guastato ed ora sembriamo due acrobati alle estremità di un asse, in equilibrio precario sulla capocchia di uno spillo, impugnando ciascuno un coltello da lancio anziché un ombrellino.

Se uno dei due si avvicina troppo ruzzoliamo a terra entrambi, facendoci molto male, quindi non resta che tenerci d’occhio da lontano, mantenendo le posizioni di sicurezza.

Pochi giorni fa si commentava l’ennesima storia di corna, moglie tradita, quattro figli di cui tre con problemi di salute, marito che conosce una donna in chat e in fretta e furia va a prendersela in Sudamerica, i piccioncini che girano abbracciati per il paese.

Brutta storia davvero, squallida e triste, che lascia l’amaro in bocca e la sensazione che davvero tutto valga così poco da essere gettato alle ortiche, senza pensarci su nemmeno un momento.

CollegaGiovane pontificava indignato sul marito “non capisco”, “mi fa schifo”, “persone così non meritano di esistere”, “io non farò mai una cosa del genere”.

Per un po’ l’ho lasciato parlare, poi ho detto alcune cose che, benché liquidate da lui con una scrollata di spalle e un’occhiata di compatimento alla povera stupida in premenopausa, mi hanno dato parecchio su cui riflettere.

Gli ho detto che prima di trinciare giudizi bisognerebbe conoscere il vissuto e le circostanze che portano una persona a compiere un gesto del genere; che l’aver commesso un’azione orribile non significa che il suo autore sia una persona totalmente orribile; che quasi mai il torto o la ragione stanno da una sola parte; che a volte la gravidanza, il parto, l’attenzione esclusiva al benessere dei figli possono portare le donne a dimenticare il loro ruolo di mogli e compagne, per diventare esclusivamente madri, creando una sensazione di abbandono nell’uomo il quale, diciamocelo francamente, non è il vero sesso forte della coppia e diventa sensibile alle moine di una qualunque gatta randagia, capace di farlo sentire al centro dell’universo.

Mentre parlavo mi sono resa conto che per la prima volta ero stata in grado di mettermi dalla parte del torto, entrare in sintonia empatica con il colpevole e parlare in suo favore.

Ho compreso che le frasi “per sempre” e “non farò mai” sono tanto teoriche quanto irrealizzabili. L’assoluto non esiste, siamo creature fallibili, a volte ingorde, frettolose e inconsistenti, dobbiamo accontentarci del compromesso, dei colori sfumati, del “più che potrò” e del “farò del mio meglio”, dobbiamo mediare ogni giorno tra i nostri desideri e ciò che la sorte è davvero in grado di offrirci, tenendo a mente che l’inganno è solo in parte vita e prima o poi tutti dovremo confrontarci con i nostri sbagli.

Il vero grande errore è l’incapacità di comunicare un disagio, un bisogno di attenzione, un personale senso di solitudine a chi ci sta accanto, è la sfiducia nelle doti di ascolto e comprensione dell’altro ed è il pensare di risolvere ogni problema dando un colpo di spugna alla vecchia vita, ricominciare da capo fuggendo, dimentichi del cumulo di macerie che ci si lascia alle spalle.

Mi sono resa conto che fino a poco tempo fa non avrei mai detto cose del genere, anzi mi sarei infuocata di sdegno ed indignazione pasionaria, sarei stata tra quelli che puntano il dito e sputano sentenze con voce astiosa.

Questo mi lascia perplessa, mi fa sentire irrisolta, perennemente in costruzione e senza certezze.

Davvero questa è la maturità? Sto diventando grande ed equilibrata o solo accidiosa e cinica perchè, ad uno sguardo più attento, degli altri non mi importa nulla?

Ballando questa ad alto volume

Per rendere “Il Beppe” fiero di me, ringrazio la mitica dott.ssa Bailey di Grey’s Anatomy, Dino Abbrescia in “Se devo essere sincera”, i Marta sui tubi e ovviamente Sergio Leone per la paternità delle altre citazioni sparse nel post.

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16 thoughts on “Citazioni&Riflessioni

  1. Belle riflessioni, che condivido. Un’azione orribile non fa diventare necessariamente orribile anche la persona. Forse molte azioni orribili… 😉 battute a parte, bisogna conoscere per comprendere, per giudicare bisogna accedere a un livello ancora superiore. In realtà io credo che ci siano persone perbene che a volte commettono azioni scorrette e poi esistono le persone superficiali, amorali, quelle che naturalmente si comportano come lo scorpione della favoletta, la loro mediocrità li precede e da questi mi tengo il più possibile lontana.

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  2. ho di recente rivisto il mio ex per questioni di divorzio, ecco, lui mi ha guardato e parlato come se io fossi da compatire. e per reazione ho pensato che quello davvero ingrigito fosse lui. lui non ha mai voluto sapere la mia versione, di sicuro non è maturo. io me la sono chiesta per tre anni (e continuo a chiedermelo), ma comincia a passarmi la voglia.
    di sicuro è maturità l’empatia, ma troppa ci condanna a sentirci colpevoli anche dei capelli che ci cadono nello scarico della doccia.

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  3. Sì, credo che sia una fase di maturazione! 😉
    Pensa che “l’irrisolta” in un certo senso a me piace, starei molto, ma molto più stretta in una definizione quadrata. Il concetto di irrisolto lo intendo – per me – come evoluzione, miglioramento di se stessi. E mi piace. Questo non arrivare mai, eppure essere sempre in viaggio verso una versione migliore di noi stessi mi dà senso, mi ricorda i ritmi circadiani, la ciclicità stagionale, i corsi e ricorsi storici, il movimento perenne … e dire che sono una pigra!!! 🙂

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  4. Sono molto d’accordo con Claire, “irrisolta” significa “in cammino”, per come la vedo io. Quando dico che “niente è per caso” non mi riferisco ad un destino (magari cinico e baro) che tutto decide e tutto determina, e a fronte del quale siamo impotenti, ma al fatto che ciascuno di noi ha il proprio cammino, e ci sono cose delle quali ciascuno di noi non si sarebbe accorto, se fossero accadute in un punto precedente del percorso. Ed è davvero fondamentale non fermarsi, ma continuare il cammino che ci fa evolvere e migliorare.
    Più nel merito del post, io non credo che esistano un “giusto” e uno “sbagliato”. Credo che esistano opinioni. E credo che esista il libero arbitrio. Di tutti. Ciascuno decide, ciascuno si assume le responsabilità delle proprie decisioni. Guardare da fuori e giudicare una decisione presa da altri è un esercizio spesso sterile e che non porta da nessuna parte. Il che non significa non avere opinioni, ma le opinioni, come dici bene tu, non dovrebbero essere condite da espressioni come “mai” e “sempre”. Never say never, dicono i nostri cugini oltre oceano… 🙂

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    • Hai ragione ma questo si impara cammin facendo e CollegaGiovane è appunto giovane, ricco, viziato, poco abituato ad essere contraddetto e per nulla umile. Ho provato a fargli da mentore ma mi sono arresa, imparerà da solo, con il tempo e con le delusioni. E’ la vita……..

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      • E quando avrà “sbattuto le corna” contro i muri delle vicende di vita quotidiana, e se le sarà spuntate, allora forse avrà capito qualcosa. Oppure continuerà imperterrito senza aver imparato nulla… 🙂

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  5. NO nemmeno io mi indigno più di tanto. E’ passata l’era dei sempre puri, per quanto mi riguarda. Poi ho conosciuto bene purtroppo alcune persone ch edel pontificare e ergersi giudici di tutto hanno fatto una religione e ho scoperto cosa c’è dietro: il nulla. Analizzare molto bene se stesis prima di giudicare gli altri. Si impara sempre e si coglie una buona occasione di tacere. Brava

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