Il Kansas dietro casa

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ciò che vedo dalla mia finestra

“I fantasmi, figliolo, in gran parte non sono che ricordi”

La sottile linea scura

Oggi scendevo le scale un po’ immusonita, l’ora di tornare al lavoro si avvicinava pericolosamente, tanto quanto sentivo allontanarsi la voglia di lavorare; alzo la testa, dalla finestra spalancata del pianerottolo vedo questo spettacolo e un lampo mi attraversa la mente “Questo è il Kansas dietro casa!”.

Mi sono incantata per qualche minuto ad osservare le pannocchie bruciate dal gran caldo di queste settimane, ascoltando il vento che le attraversava facendole vibrare, mentre le nuvole scorrevano via veloci, preparandosi al gran temporale che ha poi concluso il pomeriggio.

Ho immaginato di veder uscire da quel campo Arturo Bandini, con il suo cappello floscio e la carnagione bruna da messicano, la vecchia auto di Tom Joad, carica di masserizie e di umanità assortita, quella matta di Bertha Thompson con il suo fagotto di stracci, vagabonda un po’ ladra un po’ puttana ma con il cuore di una regina, John Grady e Billy Parham al galoppo, pronti a mettersi ancora nei guai.

Dietro di loro quei due tesori di Harry e Tom, mano nella mano, ma anche Stanley e Callie, con un mazzetto di vecchie lettere in mano, Hap e Leonard, in attesa di una buona scazzottata e quella meravigliosa rossa di Sunset, con lo sguardo deciso a sfidare il mondo e a non sottomettersi mai più ad un uomo.

E mentre mi affrettavo verso l’auto, altri amici ancora stavano tornando a farmi visita, strappandomi dal mio torpore, Johnny Smith con il suo incedere zoppicante, la piccola Charlie con il fuoco negli occhi, Jack viaggiante e Lupo, e tanti, tanti altri ancora; per ultima una ragazzina con il vestito a quadretti, le trecce infiocchettate e un cagnolino sotto il braccio, incedeva tutta compunta, con le sue scarpette d’argento luccicanti, e mi ha sorriso quando le ho chiesto se potevo provarle.

Ho chiuso gli occhi e ho battuto i tacchi, come sapevo bene di dover fare, ma sono ancora qui, niente magico mondo per me, nessun arcobaleno, solo l’abitacolo della mia auto, la solita strada asfaltata e la mia vita, tutta quella che ancora dovrò percorrere, e quella passata, lastricata di rimpianti e buoni propositi disattesi, che si srotola dietro di me come una lunga pianura del Kansas.

Per tornare in quei magici mondi non mi resta che riaprire i volumi tanto amati e leggere le prime parole.

Se qualcuno avesse detto a Dorothy che presto, anzi prestissimo, avrebbe sentito tanta struggente nostalgia delle praterie del Kansas, forse la bambina non ci avrebbe creduto.

Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia. Lo-li-ta: la punta della lingua compie un percorso di tre passi sul palato per battere, al terzo, contro i denti. Lo. Li. Ta.

 Ascoltando (e che ve lo dico a fare!)

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12 thoughts on “Il Kansas dietro casa

  1. certo che sei interessante… la nostra vita viene custodita proprio dai nostri sogni e a volte ci si confonde, nel senso che la realtà diventa un’altra. ma è giusto che sia così, anzi! Lo deve essere: libri, musiche e immagini… troppo belle per essere passeggere. Il nostro mondo vive proprio per questi attimi… per queste nostre piccole eternità!

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    • Ciao barman ben tornato! 🙂
      Interessante non lo so……..a volte scrivo in trance, senza pensare, scrivo di quello che so e di quello che vorrei essere, di quello che amo e di ciò che odio, basta una foto, un profumo, un paesaggio e le rotelle si mettono in moto….interessante non lo so…….strana forse ma forse sì.
      E’ un piacere ritrovarti, cosa mi offri da bere? 😉

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