Runaway life

sisters

fonte: web

Ascoltando la tua canzone preferita

Ti ho amato profondamente dal primo momento in cui sei stata tra le mie braccia.

Si può diventare madri a sette anni?

Per me sì.

Sei nata il giorno di Natale.

Qualche giorno dopo, spenta l’eccitazione dei pacchi da scartare, è arrivato un fagotto di capelli neri arruffati che mi è stato messo tra le braccia.

La tua prima foto è la nostra prima foto insieme, sotto un grande albero pieno di luci, noi con i pigiamini rossi, tu nella tutina di spugna rosa, scelta per te quando ancora non c’eri.

Ricordo le parole della nonna “non farla cadere, non farla cadere!”, ricordo il peso caldo del tuo corpo e ricordo di aver pensato che no, non ti avrei mai lasciato cadere, mai per tutta la vita.

Non sono madre, non lo sarò mai per scelta, ma forse a modo mio lo sono stata, con te.

Ti ho cambiato, lavato quelle pieghine di ciccia rosea, imboccato, asciugato lacrime e preparato biberon.

Quanti libri ti ho letto la sera per farti addormentare, quante favole ti ho raccontato, i miti greci, la divina commedia, il signore degli anelli, ricordi?

L’altro giorno ti ho raccontato che ho regalato al mio figlioccio il libro dei miti greci, tu mi hai guardato ridendo e mi hai risposto “tu crei dei mostri”.

Sono felice che tu me lo abbia detto, sono felice di averti trasmesso il morbo della lettura, felice che ti ricordi di tutte quelle ore trascorse insieme, come sono felice ora di scambiare i miei libri con i tuoi, di litigare con te se un libro non finisce bene, di aspettare che tu abbia letto ciò che io sto leggendo, per discuterne insieme.

Sono stata la tua confidente quando sei cresciuta, mamma è ancora offesa perchè hai detto prima a me di aver avuto le mestruazioni.

Ti ho coperto quando ti sei messa nei guai, truccato, pettinato, prestato soldi, vestiti, orecchie per i tuoi segreti, spalle su cui piangere.

Ti ricordi il racconto della tua prima volta? Ero più in imbarazzo di te mentre ti spiegavo i contraccettivi e il sesso sicuro, ma quante risate ci siamo fatte, però!

Non c’è cosa che non farei se tu me la chiedessi, le altre lo sanno che sei la mia preferita ma cosa posso fare, sei la mia bambina.

Ti ho visto diventare una donna bellissima, sensuale e ironica, divertente e simpatica anche se ti consideri sempre troppo brutta, troppo grassa e stupida e invece non lo sei, non lo sei affatto.

Ti ho visto felice, innamorata, ti ho comprato i piatti e le lenzuola per la tua prima casa, chiedendoti mille volte se eri sicura di lui e di voi due insieme.

Ti ho vista spegnerti, accartocciarti come una foglia d’autunno, mentre regalavi vent’anni della tua vita a quel bastardo, che alla fine se n’è andato senza rimorsi e senza vergogna.

Ho fantasticato delle più terribili punizioni, dalla garrota al fucile a pompa, fino a quelle sostanze chimiche che per me sono pane quotidiano, ma alla fine ho fatto come mi hai chiesto, sono stata in silenzio, rispettando il tuo dolore ed aiutandoti come potevo, un piatto caldo, un caffè fumante, una tavoletta di cioccolato fondente.

Ti ho vista implodere, farti male, ammalarti seriamente.

Dentro di me pregavo, pregavo che tu finalmente toccassi il fondo di quell’abisso di dolore, che le tue piante arrivassero a terra, che tu trovassi la forza necessaria per darti una spinta e risalire.

La stai trovando quella forza, non riesco quasi a crederci tanto ho sperato e pregato.

“Parto, vado via, qui non riesco a rifarmi una vita, qui sto morendo”, così mi hai detto pochi giorni fa, parlando non di un cambio di quartiere o di città, ma di una nazione diversa, un volo aereo per arrivare, una lingua differente dalla nostra.

Io ti ho guardato negli occhi, blu come quelli di papà e sei l’unica ad averli ereditati, e ho capito che eri di nuovo tu, che la scintilla era tornata.

Ti ho detto l’unica cosa che avrei potuto dire, anche se dentro di me piangevo, anche se per un attimo mi è mancata l’aria e volevo solo urlare no, no e ancora no.

“Fai bene, sono così contenta per te, adesso cerchiamo una buona offerta per il tuo volo”.

Cos’altro potevo dire?

Sei la mia bambina, il mio regalo di Natale e io voglio solo che tu sia felice.

Te ne sei guadagnata il diritto.

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58 thoughts on “Runaway life

  1. Mannaia adesso mi succederanno due cose …il groppo alla gola per tanta tensione emotiva, partecipazione anche.
    Poi, no! aspetto domani, cercherò nella libreria il libro dei miti greci che regalai tantissimi anni fa al mio bimbo.
    Shera bbraccishhhhsilenzio

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  2. Chissà perchè solitamente “le donne bellissime, sensuali e ironiche, divertenti e simpatiche… si considerano sempre troppo brutte, troppo grasse e stupide”… con rarissime eccezioni.
    … sarà dissonanza cognitiva?
    Ciao Mela, per essere empatici con ciò che sgorga dalla tua lettera, credo che un divorzio sia sufficiente. Non sono stati 20 anni, ma 9 esatti, e sono più che bastati.
    E per essere empatici sulla possibilità che “la scintilla ritorni” credo che sia sufficiente un secondo matrimonio questa volta perfetto, che proprio quest’anno, il decimo, supera finalmente, anche in durata, il primo.
    E non si tratta semplicemente di cadere e rialzarsi da terra.
    Si tratta di cadere, rialzarsi e… trovarmi magicamente ad un’altezza da terra mai provata prima, che ti consente davvero di guardare molto lontano.
    Take care.

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  3. Nelle righe di questo post tra parole dette o soltanto accennate sbuca la grande dolcezza verso un affettuoso e tenero regalo di Natale.
    Che emozione hai regalato, grazie per averla condivisa.
    Un bacio

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  4. Mia sorella è per me anima e mazzate e sento tutto l’amore tuo per lei e mi coccolo del bene che provo io per la mia piccola, pestifera, sanguigna, innamorata, piena di vita, sbadata, impulsiva, artista che ho per sorella 🙂 un abbraccio da una sorella maggiore un pò mamma come te ^^

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  5. Pingback: Emozionami Tag | intempestivoviandante's Blog

  6. Non ho avuto la fortuna di avere sorelle o fratelli. La mamma si è ammalata, subito dopo la mia nascita, di linfoma. Ho sempre desiderato avere a fianco una persona cui confidarmi e confrontarmi. E, tra le tue parole, ho invidiato il vostro bellissimo rapporto. Non c’è amore più grande di chi lascia andare la mano, a chi, invece vorrebbe tenere vicino.
    Ti abbraccio forte forte

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  7. Se volevi farmi commuovere di prima mattina, ci sei riuscita, mannaggia a te!
    Quanto amore in poche righe, quanto non detto si percepisce oltre il detto.
    Anche io ho una sorella più piccola, 10 anni di differenza.
    Quando è nata sono andata a trovarla in ospedale e ho detto ai miei: “Non la possiamo lasciare qui? Io non voglio portarla a casa mia…”
    Adesso ne ridiamo, adesso non potrei immaginare la mia vita senza di lei.
    E poi è la mamma di Matteo, esiste forse regalo più bello?
    Grazie cara di avermi fatto leggere questo post ed avermi fatto iniziare la giornata con qualcosa di bello.
    Buona giornata :-)*

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