Il destino del pedone – prima parte

labirinto mente

fonte: web

Questa mattina mi sono svegliata e non ero nel mio letto.

Ho allungato le braccia, come faccio sempre per sciogliere le contratture della notte, e ho urtato i palmi contro qualcosa di spesso e morbido.

Ho spalancato gli occhi, o meglio, ho cercato di farlo, ma erano sigillati da una sostanza appiccicosa e viscida, che ho preso a lacerare con frenesia, artigliandomi il volto.

Strappata via dalla mia faccia quella cosa disgustosa, ho cercato di muovere la testa per capire dove mi trovassi.

La mia prigione aveva la forma di un bozzolo di materiale biancastro spugnoso, di consistenza simile all’isolante che si usa nell’edilizia, ma cedevole.

Cedevole perché, presa da un’agitazione sempre più simile ad un attacco di panico, ho iniziato a prendere il bozzolo a calci e pugni, urlando per il terrore, finché non ho visto filtrare la luce dalle prime crepe.

Ho continuato a lavorare con le unghie, ignorando i tagli che mi facevano sanguinare le dita, finché mi sono liberata del tutto e sono rotolata fuori, respirando con affanno, il cuore che martellava in gola, le orecchie che rombavano per le urla.

Un uovo, ero stata deposta dentro un uovo, imbozzolata con uno schifo di velo bavoso e lasciata a terra.

Si, ma dove?

Guardandomi intorno mi sono resa conto di essere dentro un cubo di vetro opaco.

Lassù in alto riuscivo a scorgere il cielo, ma le pareti erano altissime e fatte di mattonelle rettangolari di vetro scivoloso, che non offriva nessun appiglio per la scalata, per terra nessun sasso per incrinare il vetro, solo le mie unghie a brandelli.

Dietro il vetro vedevo muovere ombre, visi deformati come l’urlo di Munch si avvicinavano per poi allontanarsi.

Gridavo ma, apparentemente, nessuno mi udiva.

Le mie urla erano coperte da una musica che proveniva dall’alto, nella distorsione provocata dall’altissimo volume riuscivo a riconoscere la voce di Beth Ditto, che gemeva per il peso della sua croce.

Ho iniziato a tastare ogni centimetro di parete, a battere con forza ogni mattonella e devo aver toccato un punto segreto perché, con la coda dell’occhio, ho visto una parete che si deformava, allungandosi fino a divenire un corridoio che piegava a sinistra.

Ho fatto qualche passo in quella direzione e le pareti dietro di me si sono spostate per congiungersi, sospingendomi in avanti.

Tornare indietro non era più possibile, quindi mi sono addentrata in quello che, ne ero certa, era un labirinto che si stava generando davanti ai miei occhi.

Ero diventata la protagonista involontaria di un gioco crudele.

Qualcuno mi stava facendo muovere a suo piacimento, come un pedone degli scacchi viventi, e la paura di essere sacrificata, come d’altronde è il destino del pedone, mi faceva tremare.

Ho continuato a vagare per un tempo che mi è parso eterno, cercando di graffiare il terreno per avere almeno un punto di riferimento ma invano, i miei graffiti svanivano davanti ai miei occhi come non fossero mai esistiti e un nuovo varco subito si creava, quasi a dirmi “avanti! forza, cammina!”

Tendendo le orecchie, mi sembrava di udire urla in lontananza.

Qualche altro povero disgraziato stava subendo la stessa sorte.

Il pensiero che il nostro crudele deus ex-machina volesse metterci faccia a faccia mi stava terrorizzando.

Ci saremmo uccisi a mani nude per sopravvivere o avremmo cercato di aiutarci a vicenda?

La mia convinta misantropia mi faceva ritenere più probabile la prima opzione, che non avevo affatto voglia di sperimentare.

Ad un certo punto mi sono sentita svenire, la fame e la disperazione avevano creato una miscela letale per il mio corpo.

Mi sono lasciata cadere a terra con il viso tra le mani, gemendo e dondolando come una bestia ferita.

Mentre mi trovavo in questo stato miserevole, un ricordo, ripescato da chissà quale piega dell’inconscio, mi ha schiaffeggiato con forza il cervello.

(continua……)

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60 thoughts on “Il destino del pedone – prima parte

  1. Bello mi piace!
    Però non credere che i pedoni vengano buttati avanti senza criterio: chi non ama i propri pedoni perde inesorabilmente.
    Certo si può sempre finire sacrificati ma si può anche venir promossi alla fine!

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  2. Non so perché ma mi viene in mente la metamorfosi di kafka, o perlomeno l’inizio. Comunque scrivi molto bene, mi è venuta perfino angoscia nel leggere. Attendo la continuazione!

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  3. Dapprima ho pensato alla vita tormentata di un pedone a Roma invece mi sono trovata catapultata in un mondo kafkiano con graffiate alla Poe….. brividosissimo. .. brr. ..
    Sheraccidentiperocheinventivadark

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  4. Ehi! Ciao! Vorrei comunicarti che il tuo blog è stato scelto per il Best Friend Blog Award! 🙂 Troverai le istruzioni per partecipare a questo link: http://wp.me/p3fD2C-KR Sono felicissimo di averti nominato perchè mi piace leggere il tuo blog e perchè con questo piccolo gesto vorrei dirti grazie per esserci 🙂 Buon proseguimento! Ciao! Marco alias FMtech. 🙂

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