Lo spicchio

“Bentornati all’ascolto amici della radio! Continuiamo la nostra programmazione pomeridiana con un pezzo scelto per voi direttamente dai favolosi anni ’80! Sono le 16.30 di lunedì 26 ottobre, fuori piove ma qui nei nostri studi suoniamo solo la buona musica!”

Per un attimo smise di insaponarsi il corpo e chiuse il rubinetto della doccia per ascoltare meglio.

Già le prime note la fecero sorridere e la resero ancora più felice.

Adorava Prince, ma quella era LA canzone, la sua preferita, ed era la conclusione perfetta per quel pigro pomeriggio, così diverso dal solito noioso lunedì di lavoro.

Terminò la sua doccia canticchiando le parole, muovendo il corpo in maniera sensuale a tempo con la musica, mentre rivoli di schiuma le correvano giù per il corpo.

Varcò la soglia e percorse la stanza con passo leggero, la pelle ancora leggermente umida e rosea, profumata di anice e talco.

Strinse gli occhi per abituarsi alla penombra e cominciò a raccogliere gli indumenti gettati alla rinfusa, cercando di individuarli tra gli oggetti disseminati sul pavimento, a dimostrazione dell’urgenza appena soddisfatta.

Si accostò alla finestra, da cui filtrava un barlume di luce, e iniziò a rivestirsi: prima le mutandine, muovendo leggermente i fianchi per far aderire il pizzo al solco delle natiche, poi si curvò un poco in avanti, per accomodare morbidamente i seni nelle coppe del reggiseno, infine srotolò le calze, appoggiando prima un piede, poi l’altro al bordo del letto.

Quanto le piacevano quelle calze, nere, perfettamente coprenti, la rendevano più sicura, fasciavano le sue gambe senza svelare troppo, le facevano scudo dagli sguardi indiscreti.

“Sì, ho scelto bene” andava dicendo tra sè, mentre le mani accarezzavano il tessuto, dalla caviglia fino alla coscia, per tenderlo senza grinze, raddrizzando l’alto bordo di pizzo che lasciava scoperto uno spicchio di pelle tenera e morbida.

Steso sul letto sfatto, coperto solo da una striscia di lenzuolo stropicciato, la guardava con attenzione, mentre il pulsare ritmico del glande indolenzito gli ricordava, con piccoli sussulti di assestamento, l’orgasmo appena avuto.

Tempo prima lei gli aveva letto una poesia di quella poetessa polacca di cui era assurdamente in fissa, Szymqualcosa…….quel nome assurdo non se lo ricordava proprio, ma un verso gli era rimasto impresso nella mente:

Finché quella donna del Rijksmuseum
nel silenzio dipinto e in raccoglimento
giorno dopo giorno versa
il latte dalla brocca nella scodella,
il Mondo non merita
la fine del mondo.

Lui ora si sentiva così, finchè avesse potuto guardare quello spicchio di pelle tenera e nuda, quel confine di paradiso tra il bordo della calza e l’orlo delle mutandine, il mondo non avrebbe meritato una fine.

Osservava ogni suo gesto con avidità, quasi ad imprimerselo nella retina, a tatuarselo sui polpastrelli delle dita: il movimento dei fianchi nell’indossare le mutandine, le gambe un po’ aperte, la conchiglia rosea del sesso, che poco prima aveva leccato e succhiato fino a sentirla tremare nella sua bocca, la ragnatela di pizzo che disegnava quelle natiche che aveva stretto tra le mani, il seno, ora nascosto dal tessuto leggero, ma con i capezzoli ancora ben turgidi e visibili e quello spicchio di pelle, che lo chiamava come una sirena per farsi ancora baciare, leccare e mordere.

Percepì appena il movimento alle sue spalle e instintivamente sussultò, nel sentire le dita che facevano scorrere verso il basso l’elastico delle mutandine.

Piegò il collo di lato, per ricevere meglio il bacio, e incurvò le natiche verso di lui, con un mormorio di desiderio.

“Lascia le calze” le sussurrò all’orecchio, mentre le sganciava il reggiseno e lo faceva volare alle sue spalle.

Il tempo, tenuto in ostaggio da quello spicchio di pelle tenera e rosea, tornò a scorrere solo quando la luce morbida del pomeriggio ebbe lasciato spazio al buio della sera.

Lei stava ascoltando questa canzone, perfetta per un pomeriggio di pioggia e………

stockings

fonte: web

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77 thoughts on “Lo spicchio

  1. Quella canzone è stata da me apprezzata negli anni del liceo, ma riascoltato più e più volte solo all università. Pomeriggi così ce ne vorrebbero almeno uno alla settimana, ma sicuramente la pioggia fa il suo mestiere. Bellissima la descrizione di loro due, sembra vederli, ma francamente piuttosto che anice e talco,mi par di sentire nelle narici odor di sesso,quello bello intenso che non sempre si emana,ma appunto solo in determinati pomeriggi di pioggia. e brava la mia Mela!!!

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  2. il giorno ideale per me per leggerti! Ero come dire…in tempesta primaverile. Dentro. A sud. A parte gli ormoni, pezzo di rara bellezza mela! MI hai sinceramente stupito…non chè non apprezzi il tuo stile ma ecco…in QUESTO ramo è facilissimo scadere, e tu hai mantenuto un livello alto, brava!

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  3. qui stai rubando la scena a Scinty… mooooolto notevole Melinda… me lo ero perso sto post, ma, come mi succede spesso, mi perdo sempre il meglio della vita… sexy ed elegante, scopriamo un nuovo lato della mela… 😉

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