Profumo di casa e buone letture

Ieri sera leggevo un post del mio caro amico blogger Kalosf, il cui titolo rimanda al profumo di quotidiano delle nostre case.

Questo mi ha fatto ricordare un brano dell’ultimo libro che ho letto.

Io leggo moltissimo, ma scrivo poco delle mie letture e mi sono chiesta il perchè.

Non sono brava a trasmettere le mie emozioni, vivo i libri tuffandomi in apnea nelle pagine, ma quando riemergo non saprei ricreare quello che provo, se non con parole banali; il rischio che un libro, di cui sono totalmente presa, non generi in altri alcun tipo di appeal è difficile da accettare, è come se criticassero le mie scelte e i miei gusti, per questo difficilmente consiglio e regalo libri.

Leggo sempre libri che mi piacciono, se non entro in sintonia con un libro non ho nessuno scrupolo ad accantonarlo anche a metà lettura, il mio tempo e la mia qualità di lettura sono troppo importanti per sprecarli con brutti libri.

Sono anche convinta che un libro chiama a sè quando è il momento giusto e ci sono libri che maturano con il tempo, lasciati un po’ in disparte acquistano profondità e meritano una seconda lettura.

Mi sono davvero innamorata di quest’ultimo libro, l’ho letto d’un fiato, ho sottolineato molte frasi e voglio rileggerlo, perchè sono sicura di essermi persa ancora molto.

Si chiama “Chi manda le onde” ed ha vinto il premio Strega giovani 2015.

libro_288É una storia corale, ogni capitolo ha una diversa voce narrante.

Uomini, donne, bambini, anziani si alternano nel racconto, un mosaico di voci interconnesse tra di loro a creare un disegno finale, come le onde del mare, che portano a riva gli oggetti più disparati e lasciano all’immaginazione di chi guarda il compito di ricomporre i pezzi e raccontare la storia che i regali del mare hanno dentro.

É un affesco del tempo odierno, adulti che non riescono ad essere tali per colpa delle scelte sbagliate, del lavoro che non c’è, della crisi che erode le speranze, anziani che si aggrappano ai figli fino all’ultimo singulto di vita, legandoli con le pastoie del senso di colpa, madri che vivono il lutto più tragico e impensabile, la perdita di un figlio, bambini che vorrebbero solo quello cui avrebbero diritto, amore, uno sguardo affettuoso e una figura che li guidi e che, invece, si trovano costretti a guidare gli adulti, che si sono persi nei loro fallimenti e non sanno più ritrovare la strada di casa.

Ci sono frasi bellissime al suo interno, alcune esilaranti, altre che restano dentro a lungo, come quella che il post di Kalosf mi ha riportato alla mente.

“Sei entrata, e nel buio delle stanze, nel silenzio dei muri, quello che ti ha presa forte è stato l’odore. Ogni casa ha un suo odore. Quello di casa tua però è il più unico di tutti.

É il frutto di tanti anni, di tante vite diverse e di quello che ognuna ci ha portato dentro……….nell’odore di casa tua c’è anche la polvere da sparo dei bisnonni, il letame e l’erba tagliata dei nonni…….resina di pino, patate lesse, stoppa, grasso di motore, olio, altre cose che non riconosci di vite che hai appena sfiorato ma che resteranno per sempre nel tuo naso, insieme alla cera che Luca stendeva sulla sua tavola da surf, insieme alla crema protettiva di Luna, insieme a quello che ci hai messo tu dentro questo odore, e cos’è non lo sai mica, ma lo sentivi insieme al resto mentre respiravi lì, immobile nel corridoio di casa tua.

Solo che tra poco questo odore se ne andrà……..l’odore si perderà per sempre………..no, non poteva succedere così, non doveva. E allora sei andata alla finestra, a tutte le finestre, hai aperto le persiane e i vetri e la luce è entrata insieme all’aria, poi sei tornata nel corridoio, ti sei sdraiata sul pavimento e sei rimasta lì, la faccia al soffitto, e ti sei accesa una sigaretta nella corrente che cominciava a girare per le stanze.

Perchè se il vostro odore doveva proprio sparire, allora volevi farlo uscire tu, senza casino, senza roba che crolla, tranquillo verso il cielo.”

I personaggi sono molti, Sandro e Serena, Luca e Luna, Rambo e Marino, il vecchio Ferro e poi c’è lui, Zot.

Zot è un bambino di Chernobyl, Zot è un emarginato, un piccolo nerd malvestito, così rassegnato a subire scherzi crudeli e giochi violenti da rimanere meravigliato quando non viene assalito, Zot parla un italiano forbito e antiquato, appreso dalla lettura di libri e musiche antecendenti gli anni ’40, Zot suona una fisarmonica rattoppata con il nastro adesivo e canta con voce stonatissima, Zot ama un vecchio pazzo che chiama nonno, perchè è la figura più simile ad un genitore che lui conosca, che nella sua tremenda, volgare ed esilarante misantropia gli offre un tetto sulla testa e un piatto di cibo.

Zot è capace di dire

“Luna, per quanto mi risulti doloroso, è chiaro che tu vieni in giro con me perchè sei emarginata e nessuno vuole farti compagnia”

“Oh, ma pure tu sai?” dico “Guarda che te come minimo sei emarginato quanto me”

“Lo so, è vero. Però io sono felice di andare in giro con te, è questa la grande differenza”.

e ancora

“Zot, abbiamo la stessa età, magari muoio prima io”

“Oh no Luna, non lo dire nemmeno per scherzo. A parte che all’orfanotrofio mi hanno spiegato più volte che essendo nato nelle zone del disastro nucleare non durerò tantissimo. Ma poi, se tu muori, morirò subito anch’io per il dolore. Quindi al massimo moriremo a pari merito”

Io non ho sognato di avere un figlio con abbastanza forze per renderlo reale, ma un bambino come Zot lo avrei amato e sarei stata una pessima madre, perchè lo avrei riempito di amore, di regali nascosti sotto il letto di notte, di torte fatte in casa, di risate, di giochi fatti al buio per far scappare via l’uomo nero.

Avrei insegnato a cucinare a quel bambino, per riempire l’aria di farina e ridere della nevicata improvvisa, gli avrei insegnato a diventare un uomo gentile, a salutare quando si entra e quando si va via, gli avrei insegnato che mostrare le lacrime e la tristezza è cento volte più virile di una maschera di indifferenza, avrei acceso candele per tutta la stanza e avremmo ballato abbracciati, ammirando le nostre ombre che facevano altrettanto.

Avrei letto per lui i libri più belli, fino a non avere più voce e avrei cantato per tenere lontane le paure, avrei baciato ogni suo piccolo livido e gli avrei detto ogni minuto, con ogni fibra del mio cuore che lui era bellissimo, unico e perfetto proprio così com’era, con i dentoni davanti uguali ai miei, i capelli arruffati e il naso a patata.

Credo che davvero avrei potuto amare un bambino come Zot, perciò se deciderete di leggere questo libro e non dovesse piacervi, siate gentili perlomeno con il mio piccolo amico.

On air Beautiful child

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29 thoughts on “Profumo di casa e buone letture

  1. Sono sicura che mi piacerà moltissimo, quelle poche frasi che hai citato mi hanno già conquistata. E se dici che saresti stata una pessima madre, allora dici che lo sono anch’io, perché queste cose (non tutte e non quanto vorrei, ma la maggior parte, e spesso) le faccio con mio figlio piccolo, che me lo lascia fare, e le farei con molta gioia per il grande, se me lo permettesse (e leggere ho letto per loro fino all’anno scorso, per tutti e due).

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  2. Anche il libro migliore può incontrare un parere negativo, ogni libro ha il suo lettore e ogni lettore il suo tempo. Sugli odori di casa? Io sono da sempre “fissata” con il bucato delle case degli altri, li riconosco chiudendo gli occhi, tutti! La cosa che mi ha stupito di più è stato scoprire che il bucato di mia figlia ha cambiato odore da quando non abitiamo più insieme…

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  3. Fabio Geneovesi è uno dei autori che ho amato nell’ultimo anno, ho letto praticamente tutto di lui e ovviamente ho comprato il libro di cui hai parlato, devo ancora leggerlo ma il tuo post invoglia a metterlo al primo posto della lista di libri da leggere!

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