Punti

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fonte: web

scegli un ago, sceglilo bene, lucido, affilato, che entri con decisione nei tessuti e permetta un lavoro pulito, molto pulito, da vero professionista, i guanti sì, i guanti vanno sempre indossati, per tenere lontani i germi, la sporcizia, tutto quel puzzo di umanità che contamina ogni cosa, perchè un vero professionista è al di sopra delle bassezze, al di sopra di quell’odore acre di paura, un professionista maneggia la carne come fosse inanimata, prende con destrezza i lembi, riunisce bordi sbrindellati, non si fa spaventare da lacrime improvvise quanto inopportune, gemiti o pupille che si dilatano, non guardare mai negli occhi, non dare speranze, non promettere ciò che non è nelle tue possibilità, la bellezza sparisce, la bellezza è affimera, tu limitati a ricucire labbra stracciate, nasi deformi, sopraccigli che sembrano gobbe di dromendario e non chiedere, non chiedere mai il perchè, non ascoltare le pietose bugie di chi è inciampato nell’ennesimo spigolo, di chi non ha acceso la luce in camera, di chi ha incontrato uno specchio troppo da vicino, non guardare quelle mani che tremano nel fimare fogli di dimissione che, tu lo sai, spesso sono fogli di condanna a morte, perchè le tue clienti ti sono così affezionate, lavori così bene che talvolta tornano, tornano per farsi fare un vestito nuovo o semplicemente per rammendare quello tragico e liso che indossano tutti i giorni, tu ancora una volta cerca il filo più sottile, seta, nera e un ago curvo, che permetta una presa gentile, avvicinati e lascia che piangano, lascia che tremino, ma tu non tremare, offri un lavoro pulito, offri quello che sai fare meglio, poi guardale andare via e spera, ogni maledetta volta, che sia l’ultima che le vedi, versati finalmente quel whisky e apri lo scaffale di metallo, alla lettera F di fallimenti scrivi l’ennesima cartella, donna, 25 anni, ferite lacero-contuse alla tempia, ematoma orbitale dx, labbro inferiore lacerato, vistosa epistassi con probabile frattura del setto nasale, riferisce caduta accidentale dalle scale, accompagnata in stato di evidente shock dal convivente, rifiuta di parlare con assistente sociale e firma il foglio di dimissioni, chiudi quella maledetta cartella e finalmente concediti di tremare, lancia quel cazzo di bicchiere contro il muro, guarda i frammenti di vetro volare in ogni direzione, ogni scheggia una lacrima, ogni stilla di whisky una goccia di sangue, un dente caduto, un lembo di cuoio capelluto da rimettere insieme e adesso sì, adesso che non ti vede nessuno puoi piangere, per tutta quella pelle che hai ricamato con chilometri di filo nero.

Dedicato a te……….. i punti non ci sono più, la cicatrice rimane

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74 thoughts on “Punti

  1. Intensissimo racconto. Da leggere più volte, per coglierne le sfumature. Anche se spesso le sensazioni così forti ne hanno fin troppe per poterle capire fino in fondo. Grazie comunque di aver condiviso questo potente spaccato di vita.
    Un bacio

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  2. Quante ne ho viste quando facevo la volontaria al 118 a Milano… Tutte recitano lo stesso copione quando le vai a prendere. Il nostro compito si chiudeva al Ps, credimi che una volta recuperata la barella e chiuso il portellone dell ambulanza, rimaneva il senso di abbandonarle a loro stesse. Alcune ce la fanno al primo schiaffo altre danno possibilità su possibilità prima di andarsene altre non vanno mai via. Quello che rimane di certe botte, dentro all anima, non oso neanche immaginarlo. Resto quindi in silenzio.

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  3. Le cicatrici rimangono ne so qualcosa quando “presto” quelle poche ore settimanali all’associazione Telefono Rosa!
    Ma la vita ritorna in un inspiegabile improvviso sorriso perché se tutto intorno fosse solo orrore non si avrebbe la forza di sopravvivere.
    Questo dice la mia piccola esperienza sul campo
    Sheraconunabbraccio

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  4. Mamma mia. Il primo impatto è con la scrittura potente che ti dà la sensazione di un pugno allo stomaco. Il secondo è il contenuto, troppo vivo per non essere reale, che non è più un pugno allo stomaco ma un treno che ti prende in pieno. Sono molto suscettibile su questi temi e vorrei sperare che tu non stia parlando in prima persona, anche se temo il contrario.
    Non oso farti domande ma ti abbraccio in ogni caso.

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    • Mi prendo l’abbraccio e lo ricambio, pensando anche alla tua mano 🙂
      Sono contenta che tu abbia capito che ciò che stavo descrivendo erano sensazioni reali.
      Un commento di ieri mi ha lasciato un po’ perplessa, il mio post è stato percepito come dilaniante a prescindere che fosse reale o una finzione ben concertata. Io non credo sia possibile fingere su un argomento del genere, penso di essere riuscita a trasmettere qualcosa proprio perchè era vero, non sono maestra di inganni al punto da rendere verosimile ciò che non ho mai provato.
      Quindi grazie per la tua empatia.
      Ho raccontato due esperienze di vita passata, lontane tra di loro negli anni ma raccordabili.
      Non ho nessun pudore nel raccontare o nel ricordare, quindi voglio esaudire la tua domanda inespressa.
      Il chirurgo che descrivo è realmente esistito, è la vicenda più fresca nel tempo, era un amico carissimo, una splendida persona e un eccellente chirurgo ma fragile, troppo esposto e senza confini con gli altri, troppo carico di responsabilità cui non sapeva far fronte. Ha deciso di liberarsi, di esercitare l’unico vero atto di libero arbitrio che abbiamo a nostra disposizione, nessun addio, nessuna traccia, tutto in perfetto ordine, tutto molto più vuoto senza di lui……….tutto molto più vuoto dentro di me.
      La vittima non sono io in prima persona, ma è come se lo fossi per le scelte che quella vicenda mi ha condizionato a fare nella mia vita di donna. Una parente strettissima, che ho visto più volte massacrare davanti ai miei occhi, ho visto sangue, ho visto capelli strappati, ho visto lividi celati con vergogna per giorni.
      I bambini non venivano protetti abbastanza un tempo, erano una sorta di appendice domenstica cui non si dava abbastanza peso, testimoni di vicende e segreti molto scomodi, da nascondere tra le pareti domestiche sotto strati di perbenismo e molta, troppa omertà.
      I danni si contano dopo, quando gli anni passano, quando ti ritrovi a fare scelte obbligate, per essere diverso e non costringere altri a subire quello che tu hai subito.
      I bambini ci guardano è una verità granitica e spesso desolante.
      Non ho più paura di parlarne, grazie per avermi permesso di raccontare.

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      • Ho letto 3 volte. Non credo di poter aggiungere altro se non che ho il cuore che va a mille. magari ne parliamo in privato… Grazie per aver scelto di condividere con noi le tue emozioni.è un dono questo che io personalmente ricevo e me ne sento addosso la responsabilità per la delicatezza dell’argomento. Grazie ancora.

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      • Ho dovuto leggere e rileggere prima di potermi immedesimare e scrivere qualcosa di sensato. Ma non ci sono riuscito e ancora adesso non so bene cosa dire. Ascoltare e capire il tuo grido non è difficile, sei stata lucida e diretta nel tuo racconto. Difficile è concepire questi contesti e provare a immaginarli quando non hai mai vissuto niente di simile, solo sentito tramite altri. La cosa migliore però, per tutti, è proprio poterne parlare e personalmente non può non farmi piacere leggere la tua relaiva tranquillità nell’esporre fatti e ricordi. Sono io (ma immagino sia uguale per tutti coloro che ti seguono) a doverti ringraziare per farmi partecipe, interlocutore di un’esperienza così delicata.
        Poi dicono che i rapporti “virtuali” (termine che odio) non sono veri. Conosco poche persone vere come te.

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      • Non farmi piangere Alessandro, voglio sorridere, voglio prendere tutta quella tristezza e metterla dentro un palloncino e vederla salire in alto e poi vederla esplodere e diventare polvere, una scia, solo un ricordo……..forse sono vera anche grazie a questo. Devo, anzi voglio crederlo! grazie, grazie, grazie ❤

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      • Ma di che? Non devi piangere ma se ne dovessi sentire la necessità non dovrebbe comunque essere un problema. Tra l’altro qui una spalla c’è…
        Quella tristezza fa parte del tuo passato. Ti appartiene ma è già un ricordo tutt’altro che vivo. Certi ricordi poi dico sempre che vengono coperti da altri ricordi, più intensi, più belli. Per questo dobbiamo cercare di vivere al meglio.

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  5. A discapito della sofferenza e della violenza subita in questo scritto trovo tanta umana sofferenza e impotenza del medico… Che appare impassibile alle emozioni che prova mentre ligio al suo dovere non può far altro .. Purtroppo la scelta è sempre di chi subisce non di chi ricuce gli strappi. Il medico è un missionario.. Ma non sempre riesce oltre a ricucire…a salvare..😔 che tu possa sorridere ogni giorno. Cate

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  6. ho letto tre volte e mi sono venuti i brividi…
    leggo se,pre troppo tardi per colpa del mio cell… mannaggia, che avrei voluto abbracciarti un po’…
    vabbè… ora mi sono letta i commenti, e dopo quello che hai risposto a topper, non ti dico null’altro… un bacio.

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