Il re delle nebbie

Mi annoio.

Sono qui, seduto in questo immenso mare di nebbia, solo.

Fa orrore questa coltre che mi circonda, è densa e pesante, corrode il respiro come acido e fa scivolare lunghi tentacoli verso di me, ritraendosi guardinga non appena il mio sguardo la sfiora.

Ci sono sagome che si aggirano lì dentro, talvolta alzo la testa e vedo cambiare la densità, incupirsi il colore grigio e immagino i corpi che si sfiorano, mentre camminano uno di fianco all’altro, inconsapevoli e soli nella loro desolazione

Qualcuno di quei corpi l’ho conosciuto, il tempo è passato in maniera inesorabile, ma resta una traccia del legame che condividevamo, quando eravamo forti, quando splendevamo di potere, quando luccicavamo di orgoglio. A volte un’ombra alza lo sguardo e uno scintillìo di memoria fa breccia nell’oscurità, ecco allora che si alza il lamento del vento e tutto torna a tacere, silenzioso e guardingo.

Come mi immaginate voi che state lontani dal regno delle nebbie?

Non sono che un’ombra io stesso, sono fatto di materia scura, assorbo la luce e mi confondo con ciò che mi circonda, una colonna di fumo silente, annoiata, ferita e affamata.

Gli occhi, solo quelli mi rivelano, mentre scrutano con bramosia e crudeltà alla ricerca della luce.

Il desiderio mi strazia le carni, solo di luce ho bisogno, solo da essa traggo nutrimento. Eppure mi è stata negata.

Questo è il mio vero supplizio, questa la punizione che mi è stata inferta, da colui che odio più di ogni altro, da colui che ha mostrato misericordia e pena e, risparmiandomi, mi ha inferto il colpo più crudele.

Qualche temerario si avvicina a me, cercando di blandirmi con doni preziosi, per realizzare i cupi desideri che cova nel cuore, ma cercano di fuggire quando il mio sguardo li inchioda, quando le orbite nere dei miei occhi li afferrano e ne fanno brandelli, per sottrarre loro la luce. Dopo averli consumati li getto nei gorghi di nebbia e talvolta li sento urlare, disperati, mentre si avvitano e si arricciano intorno al mio braccio, implorando pietà.

Sono povere luci, purtroppo, ben scarso nutrimento possono offrire, sono nulla in confronto alla vera luce che mi è preclusa, quando il ricordo di ciò che ero torna a ferire la mia mente, mille e ancora mille volte.

Nell’ultima tremenda battaglia venni ferito mortalmente ed iniziai a cadere, volteggiando in ampi cerchi, urlando il mio odio e la mia disperazione per chi mi aveva strappato la mia essenza. Vagai senza meta e senza nozione di tempo, secoli ed eoni trascorsero, mentre strisciavo nella polvere i monconi che un tempo erano state splendide armi di luce.

Il regno delle nebbie era qui ad attendermi, il buco nero che divora la luce mi ha avvolto come il manto di un sovrano, i miei sudditi, ciechi e sordi l’uno all’altro, hanno accresciuto con la loro disperazione il labirinto che ci circonda.

Sono il re delle nebbie, sono l’affamato della luce, sono il divoratore di anime.

Sono Lucifero.

Lucifero

fonte: web

Negli inferi è precipitato il tuo fasto,
la musica delle tue arpe;
sotto di te c’è uno strato di marciume,
tua coltre sono i vermi.
Come mai sei caduto dal cielo,
Lucifero, figlio dell’aurora?
Come mai sei stato messo a terra,
signore di popoli?
Eppure tu pensavi:
Salirò in cielo,
sulle stelle di Dio
innalzerò il trono,
dimorerò sul monte dell’assemblea,
nelle parti più remote del settentrione.
Salirò sulle regioni superiori delle nubi,
mi farò uguale all’Altissimo.
E invece sei stato precipitato negli inferi,
nelle profondità dell’abisso! (Isaia 14, 11-15)

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43 thoughts on “Il re delle nebbie

  1. Se kalosf sapesse che la sua solitudine ha generato una pagina di tale suggestive evocativa, credo ne sarebbe colpito… Ciao Mela, tu sei una scrittrice di anima. Per questo riesci a descrivere il male per ciò che è: assenza di relazione. Un abbraccio

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  2. è bellissimo… sei grandiosa… è straziante, sapere cosa serve ma essere condannati a non raggiungerlo mai…
    ( mi ha ricordato Pich, l’uomo nero del film “le 5 leggende”… è un film per bambini, ma non solo… lo adoro!)

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