Accanto al fuoco – ii

Accanto al fuoco

Mi rigiro le mani, osservandole come se non mi appartenessero, le cicatrici che le ricoprono creano un tatuaggio naturale che potrei leggere come un libro, ogni ferita un ricordo indelebile nella mia anima.
Sono macchiate di giallo, conservano ancora tracce della polvere di licopodio che oggi ho usato per far divertire i bambini, un trucco da saltimbanco di poco prezzo, una danza di sfere di fuoco tra le mani, che ha strappato grida di meraviglia a quei piccoli innocenti.
Non sanno che non ho bisogno di quella polvere, non sanno che il vero trucco è quello, per rendere meno paurosa una verità inconfessabile.
Posso prendere il fuoco tra le mani, plasmarlo a mio piacere, farlo danzare tra le nocche diviso in tante piccole fiammelle, scagliarlo come una folgore di potenza devastante, spegnerlo di colpo, se questa è la mia volontà, e riaccenderlo subito ad un mio comando.
Sono un signore del fuoco ma non ho appreso quest’arte da un maestro, essa mi appartiene così come mi appartiene la mia carne, scorre nelle mie cellule insieme al sangue, è fusa nelle mie ossa.
É il dono malato del Lucòre.
Gli anziani mi scrutavano con timore mormorando, quando ero solo un bambino, lo gridavano gli occhi degli insegnanti alla scuola del villaggio, lo lessi nei libri, lo vidi con i miei stessi occhi nelle proiezioni sfocate di un’epoca ormai lontana, un tempo in cui gli uomini parlavano dentro piccole scatole scure, strisciavano la punta delle dita su vetri luminosi, si muovevano in abitacoli colorati su ruote, volavano in alto come uccelli, dentro macchine meccaniche alate.
Il Lucòre, la cui presenza permane nelle albe boreali all’orizzonte, con la sua esplosione atomica portò morte e distruzione, cancellò tutto quanto, la brusca inversione dei poli terresti ci riportò indietro a costumi di vita arcaici, ci costrinse in società chiuse e diffidenti, ci suddivise in caste, ci obbligò a lottare per la sopravvivenza quotidiana.
Ci tolse tutto ciò che il progresso forsennato aveva portato nella vita di uomini dalla morale sempre più corta e dai sogni sempre più angusti, ci privò della tecnologia, ridusse la capacità di comunicare, lasciandoci solo il carbone, l’energia del sole e del vento. Il flusso elettromagnetico risparmiò le biblioteche, i musei, i preziosi manufatti antichi anche se i libri, la poesia e l’arte del passato, valori che avevamo dimenticato, di cui con arroganza avevamo pensato di poter fare a meno, per i più non riuscivano a compensare ciò che avevamo perso.
Il Lucòre non si limitò a quell’antica devastazione ma continua ad imprimere ancora oggi il suo marchio, un monito per le generazioni future, scegliendo a sorte me, come tanti altri prima di me, trasformandoci in persone diverse, in mostri, in disgrazie per le famiglie da cui nasciamo.
Alcuni di noi portano il marchio nel colore dei capelli, nella capacità di dominare e manipolare gli elementi, altri nel potere devastante della mente, nel desiderio di soggiogare, nella sete di violenza e morte.
Nessuno di noi ha mai saputo cosa sia l’amore incondizionato della propria madre, tutti siamo stati odiati, temuti, scacciati e, quando possibile, uccisi per dimenticare ciò di cui siamo simbolo, il fallimento della società, la pestilenza creata dall’uomo per distruggere sè stesso.
Mi sfugge un lamento sommesso, mentre le mie dita inconsapevoli giocano con le fiamme, per il dolore che il marchio ha portato nella mia vita e subito, senza neppure voltarmi, avverto la sua presenza e la potenza del suo sguardo.
Lei è al mio fianco, compagna fedele di solitudine, i sensi all’erta nel percepire la tensione del mio dolore, il desiderio di proteggermi quasi palpabile.
Mia Lynx, mormoro dolcemente e le accarezzo la testa con affetto, soffermandomi tra le orecchie da cui spuntano ciuffi piumosi e soffici, correndo con le dita fin sotto la gola, che mi offre con un verso gutturale e soddisfatto.
Ha un pelo folto e morbido, screziato di panna e marrone, che la protegge dall’avvicinarsi del gelo e la mimetizza nel suo ambiente naturale, una splendida lince delle nevi, ormai stanca per i lunghi anni trascorsi al mio fianco ma ancora forte e selvaggia.
La guardo negli occhi verdissimi e mi perdo nel ricordo di altri occhi verdi, umani e colmi di amore, il cuore si stringe in una morsa feroce e scuoto con forza la testa, per scacciare quelle immagini prima di perdermi dentro di esse, prima di veder morire ancora una volta quella parte di me che ho sepolto.
Lynx si accuccia ai miei piedi accanto al fuoco, le fiamme mi riportano indietro nel tempo e percorro a ritroso la strada verso est, mentre torno ad affogare nel passato.

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56 thoughts on “Accanto al fuoco – ii

  1. È tornato? … È tornato!… E com’è stato?… Uauuuu!!!
    Bellissimo dolcezza… Bellissimo… C’è odore di terra e freddo… Di neve e di erba… C’è anche dell’achillea… Uuuuuu!… Quanto micipiace 🙂

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  2. eccolo che è tornato….
    sono troppo contenta per noi…..
    da come scrivi pare di vederlo e di essere li con lui….
    che malinconia però meletta….
    speriam torni di nuovo, sperando che non ti lasci nella tua tana troppo a lungo però!
    tanti pizzicotti!

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  3. Pingback: Richiesta di fuoco | Discussioni concentriche

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