Alien life

Il bambino leggeva, imbozzolato sotto le coperte, con l’aiuto di una pila tascabile.

La camera da letto era fredda e la casa apparentemente silenziosa, anche se di tanto in tanto il bimbo tendeva l’orecchio guardingo, per captare lo scricchiolio di un piede sul parquet e spegnere la luce, severamente vietata a quell’ora di notte.

Tremava nel suo pigiama antiquato di cotone, con i pantaloni a righe e la giacca di foggia maschile, per il freddo ma anche per il rischio che stava correndo, disobbedendo al divieto del padre.

Lui e suo padre non si capivano molto, quel padre arido e gelido, così anglosassone e perbene lo metteva a disagio, non condivideva il suo modo di vivere, il suo essere così rigido, l’odio che provava nei confronti di tutto ciò che lui invece adorava, leggere, suonare, recitare.

Lo incitava spesso ad essere come gli altri bambini, a praticare gli sport “da uomini”, a non pensare alle stupidaggini da femminuccia.

Gli altri bambini lo scartavano, troppo esile, biondo ed elegante per essere uno di loro, ma adoravano fargli scherzi crudeli e violenti, come quella pallonata nell’occhio, che lo aveva in qualche modo marchiato, rendendolo se possibile ancora più diverso.

Mentre stava per chiudere il libro e mettersi finalmente a dormire sentì un rumore diverso, un cigolìo dentro la stanza e vide l’armadio di noce scuro aprirsi poco a poco, mostrando le lunghe dita di una mano pallida appoggiate all’anta semiaperta.

“Sei tu! Sei tornato!” esclamò felice alla vista del suo amico.

L’alieno sorrise, avanzando elegante nella stanza e stringendo le pupille, simili a quelle dei gatti, per abituarsi alla luce fioca della pila puntata sul suo viso.

Il bambino era estasiato dalla sorpresa che il suo amico gli aveva fatto, era ormai da molto tempo che veniva a trovarlo, sempre di notte passando per l’armadio.

Si sedeva sul suo letto e parlavano di mondi lontani, di volare, di cose più tristi, della voglia di essere importanti anche solo per un giorno, della polvere di stelle.

Quella sera l’alieno era triste, una lacrima gli solcava il lungo volto mentre parlava con il suo piccolo amico, stringendogli le mani per avere un po’ di conforto.

Si guardarono a lungo, poi il bimbo scese dal letto, si infilò le pantofole di velluto ricamate con le sue iniziali e prese per mano l’alieno, guardandolo dal basso.

“Vuoi che andiamo da lui, ora?” e si avviarono verso l’armadio, entrarono chiudendo delicatamente le ante e subito la stanza diventò più fredda e triste.

L’uomo sorrideva steso sul letto, guardando le persone in lacrime intorno a lui e tutti quei macchinari che facevano strani sibili e lo stavano tenendo in vita.

Ancora per poco, ormai il male si era fatto un nido troppo grande e radicato per poterlo allontanare, ancora un poco di sofferenza e poi finalmente il riposo.

Il dolore era scomparso, rimanevano solo le lacrime sul viso di chi lo circondava, i ricordi che gli affollavano la mente, ricordi di persone lontane, di amici scomparsi che tra poco avrebbe rivisto, e la musica, la sua adorata musica che aveva chiesto di poter ascoltare un’ultima volta.

Aspettava qualcuno l’uomo, lo sentiva nel cuore che sarebbero venuti per lui, osservava con desiderio le ante dell’armadio di noce scuro, da cui non aveva mai voluto separarsi.

Sorrise quando l’anta si aprì e una mano lunga, pallida ed elegante, intrecciata a quella di un bimbo fece la sua comparsa.

“Siete qui finalmente, adesso non ho più paura, possiamo andare”, disse l’uomo, rivolgendosi a quel bambino che era stato e a quell’alieno che aveva rappresentato così tanto di lui.

Lo accolsero tra di loro, tendendogli ciascuno una mano, e tutti e tre si diressero verso l’armadio.

“Finalmente potrò scoprire com’è la vita su Marte” furono le sue ultime parole.

Dedicato a David, il mio cuore sanguina…….fate i bravi tu e Lou, suonate ancora ovunque voi siate.

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75 thoughts on “Alien life

  1. Ho letto in silenzio quasi senza respirare e lasciare un pensiero mi sembra di interrompere l’atmosfera di sacralità che hai trasmesso. Ora DB è davvero l’uomo delle stelle.
    Ti abbraccio forte :*
    Primula

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  2. Suoneranno sempre… li sentiremo suonare sempre… come se fossero ancora qui. Marte, Saturno o mondi molto lontani saranno sempre “molto” lontani per noi troppo abituati a faci la guerra l’un l’altro. E allora rimane la musica, quella grande emozione che ci hanno lasciato.
    Tutto bello… tutto molto intenso !

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  3. molto bello e molto sentito, riesce a trasmettere tutta quella poesia e quella immaginazione verso un grande personaggio, usando semplicità e emozione. Inoltre è una dedica splendida a tutti gli artisti e a tutti quelli che amano le loro espressività !

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