Di scampoli e bottoni

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fonte: web

Mi piacciono le mercerie, i negozi che vendono bottoni, nastri, filo da rammendo.

Sembrano musei del passato, reliquiari di un’arte di arrangiarsi, testimoni della volontà di trattenere ciò che il tempo consuma, in un’epoca in cui si preferisce gettare anzichè provare a riparare, in cui solo il nuovo è sinonimo di positivo e vincente.

Mi piace l’odore di nuovo, di amido che impregna i tessuti, di cotone che emana dai fili colorati, sembra quasi che ci sia una corrente di energia, un’aspettativa, una creazione che vuole esprimersi.

Mi piace il suono dei bottoni, conservati in lunghe scatole di cartone, con il nome scritto in corsivo antiquato e un campione incollato sul dorso, mi piace il chioccolìo che fanno quando vengono aperte, tutti in fremente attesa di essere valutati, soppesati come diamanti da un gioielliere, infine scelti.

Oggi cercavo un bottone per la mia divisa da lavoro, sbadata come sono li perdo in continuazione, strappo le tasche, disfo gli orli, sono costretta ad un continuo lavoro di restauro per essere presentabile.

Ho aperto la mia scatola dei bottoni ed è stata la stessa sensazione che avrà provato Proust mangiando la madeleine con l’infuso di tiglio, lo stesso benessere che prova chi affonda le mani in un sacco pieno di semi.

Benessere e ricordo, perché da quei bottoni, stratificati come le ere geologiche in una parete di roccia, affioravano ricordi di vecchi vestiti, di tempi passati, di persone che non ci sono più.

Oggi si chiudono gli indumenti in un sacco di plastica e si gettano dentro un grosso contenitore giallo, sperando che trovino qualcuno da scaldare, un tempo invece si recuperavano con meticolosità tutti i bottoni, le cerniere in buono stato e con la stoffa si facevano grembiuli, cuscini, tappeti di stoffa intrecciata, che solo dopo un lungo utilizzo venivano declassati a stracci.

Scampoli, ritagli, pezze più o meno grandi, c’è di tutto nella mia soffitta. Apro le scatole anche solo per osservare un motivo, ammirare un colore e ricordare quel’abito, messo un’unica volta per un’occasione importante, affiancato a ciò che resta della maglietta rossa di Snoopy con cui affrontai il tema della maturità.

Tratto con affetto i miei scampoli, nella parola stessa c’è la sensazione di scampato pericolo, di sopravvissuto all’usura della vita, perché a volte uno scampolo non è solo un rimasuglio di stoffa, a volte dal velluto di un vecchio vestito da bimba si può ricavare l’astuccio di un artista, che ricorderà le mani che l’hanno cucito ogni volta che cercherà la penna per il disegno che ha nel cuore. Uno scampolo può diventare l’effigie di un ricordo meglio di tante parole.

Siamo anche noi degli scampoli, la pelle che portiamo è un tessuto più o meno resistente, qualche volta macchiato, sfilacciato, tagliato e rammendato malamente o con perizia, a seconda della bravura del sarto. Abbiamo rattoppi visibili, che portiamo con orgoglio o con vergogna, c’è chi mette qualche borchia decorativa, per piacersi di più, chi invece cerca di stirare le pieghe, per sembrare sempre come nuovo.

Io non voglio essere come nuova, voglio le pieghe, le stropicciature del sonno, le occhiaie di una notte brava, le linee intorno agli occhi per ogni lacrima versata ed ogni risata sgorgata dalla mia gola.
Mi piacciono i rammendi dell’anima, invisibili trame cucite con i capelli, così perfette da valorizzare lo strappo originario, voglio cerniere per tenere insieme ciò che si è separato, toppe che nascondano i buchi da cui passa il freddo, patchwork colorati che mettano allegria in chi li guarda e voglio tanti bottoni, che mi facciano ogni volta faticare per trovare l’asola, quella giusta per me.

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88 thoughts on “Di scampoli e bottoni

  1. Anche a me piacciono tanto le mercerie, ce n’era una nel nostro paesino e ci andavo sempre con mia madre da piccola, peccato che poi l’hanno chiusa. Comunque sei una maga nel descrivere gli odori, le immagini e tutto quanto, io direi la più brava 🙂

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  2. Io… Non so cosa dire… Non riesco a crederci!!… Io ho scatole e scatole di scampoli, fili e bottoni!!!!! ( avevo anche scritto un post… Se lo trovo telogiro)…
    Ho barattoli di bottoni… Recuperati da ogni vestito, da ogni vecchia scatola della nonna…
    Sei… Sei… <3<3<3

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  3. dovresti venire a casa mia, ho cassetti pieni di pezze, di fili, di ritagli di merletti, passamanerie, perline. Ritaglio i merletti dalle vecchie sottovesti e li cucio sui jeans o sulle sciaroe di lane, sulle borse di stoffa applicando anche vecchi bottoni. Peccato che con l’eta’ le mani non mi accompagnano piu’ tanto bene, ma ho fatto tante belle cose originali proprio per la passione per queste piccole cose. ❤

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  4. Bel post, mi è piaciuto molto… Io a volte riciclo e faccio rammentare i vecchi vestiti, un po’ perché ci sono affezionata un po’ perché mi sembra uno spreco buttarli… dai jeans ci ricavo pantaloncini e così via… e amo i bottoni! 😉

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  5. Io non so fare assolutamente niente con ago e filo (purtroppo) ma adoro i bottoni, sono oggetti bellissimi tra l’altro 🙂
    Mi piace tanto quella idea degli scampoli, dei rammendi, delle cerniere, di quei segni così nostri, così legati alla nostra anima (“ci abbiamo messo una vita a farceli”…) 🙂

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  6. Che bello questo post! ” Uno scampolo può diventare l’effigie di un ricordo meglio di tante parole.” io direi come una fotografia o un disegno.
    “Siamo anche noi degli scampoli, la pelle che portiamo è un tessuto più o meno resistente, qualche volta macchiato, sfilacciato, tagliato e rammendato malamente o con perizia, a seconda della bravura del sarto. Abbiamo rattoppi visibili, che portiamo con orgoglio o con vergogna, c’è chi mette qualche borchia decorativa, per piacersi di più, chi invece cerca di stirare le pieghe, per sembrare sempre come nuovo.” questa poi è molto …non mi viene il termine se non quello banale di BELLA.

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  7. Com’è diversa la vita tra quando ero ragazzo ed oggi.
    Mi ricordo i miei vestiti da ragazzino, le toppe su gomiti e ginocchi, gli infiniti rammendi che mia madre faceva sugli indumenti, il riutilizzo e riciclo domestico di qualsiasi cosa.
    I tempi sono cambiati. Mia moglie non è casalinga e lavora e non si sogna nemmeno di rammendare (questo solo per fare un paragone tra le donne di 40 anni fa e quelle di oggi), ed i vestiti usati a vanno a qualche parente/amico/conoscente oppure vanno alla Caritas. La % di riutilizzo è vicina allo zero.
    E le mercerie sono sempre più rare.
    Ciao

    K!

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  8. Che bello questo elogio dello scampolo, metafora di quel che sopravvive, meta-oggetto che trasporta col cuore verso ricordi che sanno di antico e nel mio caso di “nonna”. Sai già che mi trovi d’accordo e che mi piace restituire una chance a ogni piccolo ritaglio, così come mi piace pensare di averne ancora qualcuna anche per la mia vita 🙂

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  9. posso dirti che questo è uno dei post più belli, sentiti e veri che ho mai letto, in tanti blog che ” frequento”?
    non è un complimento, ma una constatazione che mi viene di getto, dal cuore.
    Emanuela

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  10. Con i tempi che corrono, la crisi di lavoro e denaro, non sarebbe male tornare a rivalutare questi mestieri. Penso anche ai calzolai, ormai quasi svaniti.
    Un sorriso per un sereno fine settimana.
    ^___^

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  11. sai, mentre tu scrivevi questo post, mio cognato si suicidava … e mi ha colpito una delle tue prime frasi “in un’epoca in cui si preferisce gettare anzichè provare a riparare”

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