Il conforto del buio

Sirmione

di arancio e ametista – quindici gennaio duemilasedici

Conosco delle barche
che restano nel porto per paura
che le correnti le trascinino via con troppa violenza.
Conosco delle barche che arrugginiscono in porto
per non aver mai rischiato una vela fuori.
Conosco delle barche che si dimenticano di partire
hanno paura del mare a furia di invecchiare
e le onde non le hanno mai portate altrove,
il loro viaggio è finito ancora prima di iniziare.
Conosco delle barche talmente incatenate
che hanno disimparato come liberarsi.
Conosco delle barche che restano ad ondeggiare
per essere veramente sicure di non capovolgersi.
Conosco delle barche che vanno in gruppo
ad affrontare il vento forte al di là della paura.
Conosco delle barche che si graffiano un po’
sulle rotte dell’oceano ove le porta il loro gioco.
Conosco delle barche
che non hanno mai smesso di uscire una volta ancora,
ogni giorno della loro vita
e che non hanno paura a volte di lanciarsi
fianco a fianco in avanti a rischio di affondare.
Conosco delle barche
che tornano in porto lacerate dappertutto,
ma più coraggiose e più forti.
Conosco delle barche straboccanti di sole
perché hanno condiviso anni meravigliosi.
Conosco delle barche
che tornano sempre quando hanno navigato.
Fino al loro ultimo giorno,
e sono pronte a spiegare le loro ali di giganti
perché hanno un cuore a misura di oceano. (Jacques Brel)

Io che barca sono,che barca vorrei e non riuscirò mai ad essere

Io cosa sono

Questo pensiero ti ronza incessante nella testa, seduta su una panchina di pietra nel freddo di un pomeriggio di gennaio, le guance che bruciano per il vento ghiacciato, mentre riempi gli occhi di un tramonto perfetto, come sanno essere quando non te lo aspetti.

É proprio allora che i colori ti trafiggono come una coltellata, rimani stordita a guardare l’acqua che si tinge di arancio, l’ametista del cielo e pensi che tutto potrebbe finire in quell’istante e non te ne importerebbe molto, non sei una barca importante, solo un piccolo gozzo di legno, screpolato e inaffidabile, che naviga bordeggiando in vista della costa, che si arena sulle secche con uno schianto sordo, ormai agonizzante per i troppi squarci.

Ti alzi con gli occhi pieni di luce, ubriaca di una bellezza che non riesci a sopportare, ammaccata da una perfezione che fa solo male, ti volti a cercare il conforto del buio e ti sforzi di dimenticare, una volta di più, come sarebbe dolce e ingannevole provare veramente a vivere.

Se questa canzone fosse un animale, credo sarebbe una farfalla e non è un caso che in greco anima e farfalla si definiscano con la stessa parola, ψυχή.

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44 thoughts on “Il conforto del buio

  1. Un po’ rotte… Ma si continua a navigare… Anche se il mare fa onde pazzesche ( e io non so neanche nuotare!… Per questo sono una frana come barca)…
    Questa è una notte lunga… Poi tu metti questa poesia in musica… Da settime tornata nelle mie orecchie e nell’anima… Ecco… Io non lo so spiegare… E non ho parole… Quindi apri il taschino…. Fffffrrrrrrr

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  2. Oggi devo dire che mi sento molto lacerata dappertutto e poco più coraggiosa e forte. Ho la scafo parecchio ammaccato. Poi qualche volta è vero anche che ci si sente più “un cuore a misura di oceano”, però sì, la stessa bellezza è dolorosa, a volte.

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  3. Nascondersi

    Troppo dolce – il dolore –
    per sottrarmi al suo incanto.

    Perché chieder luce,
    se rassicurante è il buio?

    Cos’è, poi, l’ombra se non
    il dazio che alla luce
    impone la materia?

    Questa è una poesia che una mia alunna ha composto nel 2010, in terza liceo credo e che ora si trova nel suo libro di poesie pubblicato. Io la trovo stupenda e te la dedico con il cuore, la leggo in sintonia con quanto hai scritto e le tue emozioni.
    A proposito di emozioni, Good times for a change … ma quanto bello è questo brano!
    Un mega abbraccio ❤
    Primula

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  4. Io penso di essere un nave un po’ paurosa.
    Spesso nella vita non ho ‘osato’ abbastanza per paura di sbagliare, limitandomi alle mie limitate certezze.
    Con il senno di poi… avrei potuto agire in maniera diversa, ma la mia consapaevolezza al momento delle scelte non mi ha permesso di ‘prendere il largo’.
    Un po’ dunque mi sono accontentato, un po’ comunque ho osato anch’io, riuscendo a raggiungere quelle mete che mi ero prefissato (famiglia, casa, lavoro).
    Ma avrei potuto fare di più, me en rendo conto.
    Ciao

    K!

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  5. Io sono una barca che ha sempre navigato ed è sempre tornata in porto lacerata.
    Da qualche anno, per una serie di cose sono diventato una barca ferma in porto… penso però che ora sia arrivato il momento di ripartire

    Bellissima poesia comunque… posso rubartela?

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  6. non sempre si riesce a sopportare la bellezza, occorre saldezza e accettazione, un lasciarsi invadere senza timore di esserne travolti. quando non si riesce, c’è per fortunail conforto del buio (per me, della penombra)
    (piaciuto)
    ml

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  7. E i gozzi, le cose piu imperfette, come siamo noi, sono quelle che vale la pena di vivere melletta!
    Mamma che parole che scuotono hai scritto…. A volte è.bello.pure stare un po in balia del vento e delle onde, anche se rischioso…..

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