Moebius

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c.m. escher, striscia di moebius II, 1963

Volare in silenzio.

Non il volo ampio ed arioso degli uccelli, non l’aggraziato vagare piumoso di una farfalla, nè il volo preciso di una libellula, a brevi scatti orizzontali, piuttosto il volo implacabile delle zanzare alla ricerca di sangue, che poi è un grande inganno quello dell’odore del sangue, le zanzare fiutano l’anidride carbonica e in queste nostre città, così schifosamente piene di anidride e di monossido di carbonio, è un mistero come facciano a trovarci, le bastarde, ma ci riescono, con quell’istinto micidiale che le ha fatte sopravvivere anche ai dinosauri.

I dinosauri non si sono estinti, si sono evoluti! Eccoti qua, mio grillo parlante, lo so anche io che una gallina è un dinosauro in miniatura, ma è molto più affascinante parlare di animali estinti; guarda il dodo, per esempio, bruttarello e informe com’era adesso si vende a caro prezzo nelle gioiellerie e tanti manco sanno cos’era, ma fa figo metterselo al collo.

Al collo io metterei solo sciarpe, avvolgenti e morbide da farci il nido e nasconderci la faccia dentro, affondare il naso e lasciar fuori solo gli occhi, come quando sono in imbarazzo e vorrei solo disgregarmi in un batuffolo di polvere grigia, quella soffice che si trova sotto i letti, quella che da bambini chiamavamo la lana dei materassi, anche se era la lana delle nostre pelli, giovani ma già in sfaldamento, cibo fresco per acari valorosi e forti.

Forza, sì di forza avrei davvero bisogno, io a questa storia del beati i deboli non ho mai creduto, voglio una forza che parta dall’hara, Ka mate! Ka mate! Ka Ora! Ka Ora!, che mi renda cubica, corazzata alle cattiverie, un’aura che induca la gente a cedermi il passo, perchè la mia presenza si fa sentire, perchè esisto e non mi faccio da parte, come una fogliolina di mimosa pudica, che se la tocchi subito si accartoccia.

Accartoccio fogli di carta paglia, li arrotolo a cono e li riempio di coriandoli e caramelle, tra poco è carnevale e voglio scegliere di indossare una maschera allegra, una volta tanto, voglio correre per la strada, fare girotondo con i passanti, gridare spaventando i bambini, ma solo un pochino, e gettare loro le mie caramelle, tutte quelle che servono a fargli tornare il sorriso.

Quanto male può fare un sorriso gelido ed ironico, che schernisce con eleganza, che inganna come un azzeccagarbugli di provincia in attesa di abbindolare un contadinotto ingenuo, sembra una favola di Calvino, te lo ricordi il librone verde sorellina?, la ragazza mela che ti ho raccontato così tante volte da perdere la voce, sempre uguale, mai una parola diversa se no mi correggevi subito, con quella vocetta pedante e gli occhi svegli di chi non vuole dormire a nessun costo.

Dormire, vorrei tanto dormire stasera ma la stanchezza che ho in corpo mi tiene sveglia, l’adrenalina corre nelle vene come un plotone di formiche rosse, vorrei spazzare via il formicaio che ho nella testa e guardare in quel labirinto per vedere se trovo il filo che mi riporti indietro, non come Teseo però, quello stronzo ingannatore che si approfittò di Arianna, per poi lasciarla a piangere la sua partenza, abbandonata con il suo gomitolo ormai inutile tra le mani.

Io dei miei pensieri faccio gomitoli e matasse, li ammucchio per colore e per dimensione, cerco di separarli con tutte le mie forze ma spesso si mischiano, creando dei colori improbabili che non donano al mio incarnato, si aggrovigliano, partoriscono nodi inestricabili che sono costretta a tagliare, così da un gomitolo ne saltano fuori due e poi quattro in una mitosi cellulare senza fine, che poi mitosi deriva dal greco mitòs, cioè filo e torniamo al labirinto dei miei pensieri, che stasera sembrano zanzare o calabroni impazziti.

Il calabrone non sa di essere un paradosso vivente, se ne frega del fatto che non potrebbe volare, incute timore quel suo ronzare ossessivo e pianta il pungiglione con ferocia, quasi che fosse un crociato che pianta la bandiera cristiana su un tappeto di corpi infedeli.

Il tappeto da preghiera di carne, quanto mi è piaciuto leggerlo di nascosto, capire che il sesso non era tabù, che poteva essere gioia e serenità, senza quel peccato la cui pietra avrei voluto scagliare sulle vetrine delle esistenze perbene, così grigie nei loro sonni senza sogni, così spente nelle loro brame senza ali.

Ali, datemi un paio di ali, che io possa volare non solo nei miei sogni, che possa sorvolare il mio corpo addormentato, entrare nelle narici in picchiata, nascondermi tra i miei capelli, sussurrare al mio orecchio che in fondo è solo un sogno e prima o poi mi sveglierò ridendo, poi rincorrere un refolo di vento, come un pendolare rincorre l’ultimo treno della sera, farmi cullare da una corrente calda e continuare a volare.

Volare in silenzio.

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65 thoughts on “Moebius

  1. Io lo ribadisco … Rimango magicamente stupita… Quando le emozioni prendono forma così bene per mano di altri… Le tue emozioni , quando per un momento sembrano non essere solo tue… E non essendo emozioni piacevoli non c’è gioia… Ma un briciolo di conforto… Nel non essere la sola… Nel non essere sola…
    ( la mimosa pudica… La adoro.. Ne ho una e spero torni a fiorire nella bella stagione) :-*

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      • La cosa che più ho apprezzato, alla prima lettura (ma ce ne sono molte altre) è stata la scelta stilistica, intrapresa e portata coerentemente fino in fondo con grande efficacia: l’utilizzo di quegli inserti, apparentemente freddi e pseudo-scientifici (da zoologo, entomologo), che percorrono l’otto di Moebius e del pensiero concentrico, avvolgendosi, con esso, su se stessi, in una specie di catena (DNA?) che unisce perfettamente molecole e ricordi, cellule e vissuto, senza scarti o dissonanze fra gli uni e gli altri. La fusione è resa con grande naturalezza, come se non vi fosse una linea netta di demarcazione fra spirito e corpo, fra anima e materia. L’umana esperienza attraverso il tessuto socio-culturale e morale dell’io-narrante è così esposta ai principi d’azione e reazione, alla logica del più forte, alle regole spietate della sopravvivenza, al pari del guscio di un insetto, dello stelo di un fiore. Il tutto è reso con grande efficacia e fluidità, in immagini vivide e sentite, senza inutili orpelli. Bello!
        L’acme, a mio parere: il “tappeto di corpi infedeli” che si trasforma in “tappeto di preghiera di carne”. Ecco: corpo e spirito, e violenza fratricida, e sangue; e ancora corpo e sesso, e morale, e spiritualità, irrazionalità e legge fisica…, concatenati, avvinghiati in un unico fluire ed evolvere, concentricamente, su se stessi, in un moto perpetuo.

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      • Cosa posso rispondere a parole così belle da far piangere? Hai scritto una critica che parecchi scrittori pagherebbero con il sangue, con la maestria che solo chi ha molto letto, molto scritto e altrettanto vissuto può avere. Grazie per aver colto la forza centrifuga che univa i miei pensieri. Mi stamperò le tue parole, per rileggerle nei momenti bui.

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  2. ci si emoziona molto a leggerti… d’altronde i labirinti sono sempre stati intorno a noi, dentro di noi, così come i gomitoli per uscirne, indenni, quasi a ribadire che vince sempre la voglia di vivere. poi si sa, c’è chi a carnevale mette la maschera e chi se la toglie per cercare di volare; ma il volo per noi sarà sempre un sogno, magari bellissimo, magari infinito, ma sempre sogno rimane, e chissà se un giorno, rimarremo addormentati, per continuare a immaginare se risvegliarci aquila oppure zanzara: è solo una questione di scelte!

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    • Oggi ho ricevuto commenti emozionanti, uno più superbo e profondo dell’altro! Rimango stupita dall’attenzione con cui hai letto le mie parole, cogliendo proprio le cose che sento più mie, le maschere, il volo, il labirinto. Lì dentro c’è tutto ciò che davvero sono.
      Grazie, grazie di cuore 🙂

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  3. Sarebbero queste le stupidaggini? 😉
    Ci offri una parte di te, e scrivi in un modo… delicato anche quando parli di spigoli, non so come fai… Ma questi vorrei… sei così una bella persona… Certo, ha i suoi lati negativi: guardi e senti in profondità, e una corazza farebbe comodo però… forse non saresti più tu… No?
    Chissà se sei già sveglia 😉 Ogni bene! 🙂

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  4. e che brava che sei… si perchè mi piace tanto come scrivi, anche stavolta, e quello che dici, le emozioni che ci sono dentro…
    mannaggia però che emozioni un po’ così che hai…. aggrovigliati si sta anche caldi quando fa freddo melina…

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    • Sono sempre un po’ così, spinosa e spigolosa, ogni tanto mi si ammacca una punta, mi si strappa un aculeo e sotto c’è pelle morbida. Vivo in difesa, un po’ così! Grazie che mi accetti per come sono, mi rendi felice!

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      • e ma anche tu accetti le persone che accetti per come sono! sennò smetteresti di parlarci, no?!
        e poi ognuno è fatto come è fatto…
        e tu sei così, con un sorriso bello e solare, con gli occhi belli, ma come un riccio… ti difendi, ma quando si toglie quell’aculeo, vuol dire pure che qualcuno è riuscito a toglierlo e magari ha fatto bene!
        bacini meletta!

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  5. Tu dai la carica e la vitalità, io mi sento tipo sanguisuga, mi attacco alle tue parole e non mi staccherei più, oggi ero in giro all’aria aperta, in campagna, col cagnaccio e ti ho pensata, ho pensato a questo pezzo e come sempre (so che son ripetitiva ma certe cose vanno ribadite fino alla nausea), come sempre ho pensato che tu fossi la migliore a scrivere emozioni. Tivibì! 😀

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  6. Esiste un solo lato e un solo bordo: questo è il nastro di Moebius. Si cammima, si cammina e si passa da un lato all’altro senza percepire il passaggio. E questa sei tu: una guerriera Māori e una dolce farfalla, una teoria di potenti sensazioni fisiche e tenere emozioni dello spirito. Sono le tue formichine. Da qualunque parte ti si guardi sei tutta d’un pezzo. Hai fatto caso quanto la striscia di Moebius ricordi il simbolo dell’infinito? Ecco… ho detto tutto. E ho provato questo leggendo le tue parole.
    Che posso fare se non abbracciarti forte forte?
    Primula

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  7. Da come eri partita mi pareva qualcosa di poetico…e poi mi hai fregato. Ti sei sfogata? Anche tu sei contorta e complicata ma tutte le metafore in questo pezzo hanno reso bene i tuoi sentimenti.
    Un blog, a volte, rivela molto di noi.
    Vola. Vola!!!!
    Ciao!😊

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  8. Sto recuperando il tempo perso… il tempo può essere perso o buttato o sprecato? boh… comunque… bellissima e meravigliose le emozioni che descrivi. Moebius, le stringhe…, poi mi affascinano sempre e tanto, quasi quanto i calabroni che volano forse perché non riflettono se possono volare. L ‘importante e farlo… Posso solo dirti grazie. Un abbraccio 😀

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