La chimica dell’esistenza

Voglio cantare l’uso della forza
Che nasce dalla comprensione
La forza che contiene la distruzione
Canto la morte che muore
Per la vita di necessità
Che rifugge martirio
l’auto da fé
Non succube di ciò che si dice
Di qua sull’aldilà
Potrà guadarlo in faccia per quello che è
Quando arriverà
L’amore non lo canto
È un canto di per se
Più lo s’invoca meno ce n’è
L’amore non lo canto
È un canto di per se
Canto la vita che ride
Felice di un giorno di nebbia
Di sole se cade la neve
Canto la sorpresa nei gesti dell’amore
Canto chi mi ha preceduto
Chi nascerà
Chi è qui con me
Solo in questo spazio essenziale
L’amore non lo canto
È un canto di per se
Più lo s’invoca meno ce n’è
L’amore non lo canto
È un canto di per se
Canto la guerra
E so “non sono in buona compagnia”
Canto la pace
Che non è un mestiere, né un’ideologia
Canto la libertà
Difficile, mai data
Che và sempre difesa
Sempre riconquistata

Vorrei essere un’aldeide, con quell’idrogeno ballerino sempre sul punto di andarsene e lasciarla libera di legarsi a qualcos’altro, di trasformarsi in un composto meno volatile e profumato, meno infiammabile ma più utile.

É una reazione facile, di buona resa, e non mi spiego perchè con me non funzioni, perchè neppure un catalizzatore riesce a farla partire.

Vorrei essere un eterociclo, un bell’anello di atomi di carbonio con un corpo estraneo all’interno, un piercing, una pecora nera che rompe le scatole ed accentra la reattività su di sè.

Alla fine si tratta solo di un gran giramento di orbitali in cui andare a posizionarsi senza infastidire troppo il vicino, tenendosi alla giusta distanza, a portata di orecchio ma non troppo, chè si sa che poi le forze di repulsione prevalgono.

Vorrei essere un composto chirale, avere un gemello speculare, un enatiomero cui attribuire ciò che non mi piace, “non sono io, scusatemi ma è colpa dell’enantiomero” lui è diverso da me, lui non è me ma mi costa fatica separarmi da lui.

Vorrei essere un carotenoide, una lunga sequenza di legami doppi che si rincorrono e creano il colore del tramonto infiammato dal sole morente.

Vorrei essere un legame dativo, mettere in comune gli elettroni del mio orbitale, donarli ad un ricevente e formare un ibrido, rimescolare gli orbitali, sentirmi al sicuro nella forza del legame creato.

Vorrei bruciare come il sodio al becco bunsen, una bella fiamma vivace giallo sole, che maschera la presenza di altri elementi e costringe ad usare un vetro scuro, per vedere cosa si cela dietro quello splendore invadente.

Vorrei essere un carbonio ibridato sp³, un bel diamante dalla struttura solida e resistente, chimicamente inerte e sordo alle sollecitazioni, splendente di luce riflessa.

Invece sono solo un chetone, un alcano a catena corta, un racemo senza attività ottica, incolore, un legame ionico debole, la fiammella invisibile del cesio, il carbonio ibridato sp², ecco sì sono un pezzetto di grafite, la mina morbida di una matita, semplice da cancellare, facile da temperare e buttare senza rimpianti, quando il mozzicone diventa troppo corto.

Grafite.

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fonte: web

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56 thoughts on “La chimica dell’esistenza

  1. Tralascio la chimica che proprio non fa per me, ma mi sorge spontanea una domanda: e se tu fossi semplicemente le tue molecole, che compongono il tuo corpo e la tua mente, insieme unico e irripetibile che costituisce il tuo io?
    Ed è vero, la mina morbida si consuma prima ma si ottengono disegni migliori, il tratto si sfuma meglio, il risultato è esteticamente più bello. Chi la usa deve saperla maneggiare perché è uno strumento prezioso per un artista appassionato. Se la tempera troppo e la butta in fretta è perché non ne sa apprezzare le opportunità che offre.
    Un grosso bacio Mela 😘
    Primula

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    • La chimica può essere un mondo di regole molto rassicuranti, anche se con tutti gli imprevisti che la variabile umana può inserire in un insieme altrimenti perfetto.
      Non essere apprezzati a volte fa un po’ male, ma poi passa 🙂
      Un abbraccio grande Primula ❤

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  2. io invece la chimica la voglio vedere, sentire, assaporare come hai fatto tu, inserita nella nostra vita come il sangue delle nostre vene, come essenza stessa del nostro divenite, come poesia della forma, della struttura del mondo, Come bellezza ! Come favola reale che nasce dalle formule di semplici elementi, e proprio dalle basi parte per formare organismi complessi fino a realizzare un’opera d’arte. In fondo, questa è la reazione a catena dei nostri sentimenti, e nulla potrà fermare l’amore, nulla potrà fermare la nostra voglia di vivere !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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  3. Quanta allegoria e quante illuminazioni in questo brano. Negli elementi che compongono il nostro essere organici; nei legami che reggono il nostro essere vivi e reattivi; alle origini dell’energia che in noi si agita e trasforma. Adoro le matite morbide, la loro docilità, che si fa linguaggio, espressione generosa. Amo la capacità, che hanno, di assecondare la pressione delle dita, di accarezzare i pensieri; l’opportunità, che danno, di perdercisi, di dare luce al nero più intenso, di velare il bianco in strati d’immaginazione. Adoro la grafite e la sua polvere calda, che come cenere umida rimane sulle mani. Mela, io non ti conosco, ma da ciò che scrivi penso che nel tuo “spettro” ci sia anche molto altro: profumo, calore, fragilità, passione… Vivi la tua “polarità”, correndo il rischio, avvicinandoti, di essere respinta. Ma fortunatamente non sei “chimicamente inerte e sorda alle sollecitazioni”, né “splendi di luce riflessa”, al contrario brilli di una luce che è solo tua. Della quale anche noi godiamo.

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    • Hai ogni volta la capacità di vedere in profondità e lasciarmi senza fiato.
      E’ vero, sono un elemento instabile, vivo di emozioni e di sensazioni molto poco razionali, tremo al pensiero di essere respinta ma non posso fare a meno di cercare un contatto. Al contempo penso che starei meglio se fossi davvero un freddo cristallo, perciò parlo di ciò che non sono e di ciò che vorrei.
      Se quel poco di me che ho da offrire genera pensieri come il tuo, allora non posso che gioirne.
      Grazie, davvero grazie!

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  4. Tra tutte le cose che vorresti essere, sei indubbiamente la migliore. Un indubbiamente soggettivo, s’intende. Una grafite morbida da consumare, dunque quella che tra tutte le molteplici possibilità viene selezionata maggiormente. Io quando vedo che nel mio astuccio delle matite ce ne sono alcune più lunghe delle altre, le tempero solo per farle sentire meno sole delle altre, perché si sa, ci sono quelle che finiscono prima, ma è perché sono le migliori, e le altre vengono sempre trascurate 🙂

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  5. Ora non riesco a commentare come vorrei, prendo a prestito le parole di Incagliatoh e altri che mi sembrano bellissime, sulla grafite, sulla chimica, sulle metafore… Penso che non ci conosciamo mai fino in fondo e mano che mai nei giorni di sconforto quando forse è proprio il momento in cui riusciamo di meno a “vederci”. Le fiammelle più piccole e meno invadenti, poi, sono quelle che durano più a lungo e lasciano una scia di calore più intenso dietro di sé, non lo dico per dire ma perché l’ho visto e vissuto. Un abbraccio cara sorella di grafite, di pensieri e di emozioni 🙂 ❤

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    • Ma siete tremendi!! Tutti a dirmi che la chimica è l’incubo dei loro ricordi 😀
      Non hai idea di quanta bellezza e quanto atto creativo si celi dietro azioni apparentemente aride.
      Vedere compiersi una reazione, la cristallizzazione lenta di un composto è magia, è creazione 🙂
      grazie….

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  6. Tu sei tu… Morbida… Perfetta per disegnare sogni e pensieri deliziosi… E stretta tra regole che punzecchiano e trattengono… Ma sei morbida e lasci segni meravigliosi… Tu sei tu… E sei incantevole così
    😉 ❤

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  7. Pingback: partenze, ritorni, pensieri sciolti e lacrime secche | comelapolvere

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