Thunderstruck

La musica che ho scelto è parte essenziale del racconto durante la lettura, quindi vi pregherei di ascoltarla, se vi è possibile.
Il contenuto è più esplicito di ciò che ho scritto finora, ma ho voluto giocare con qualcosa di diverso da me.
Spero di non turbare la sensibilità di nessuno con le mie parole.
Poi è anche Carnevale!


Finì di annodare la sciarpa di seta nera a mo’ di turbante, coprendo completamente i corti capelli rossi, per lasciare in evidenza solo il viso, dagli occhi truccati pesantemente di scuro.
Sorrise allo specchio, mentre avvertiva sotto le suole degli stivali le vibrazioni della musica industrial che si riverberavano lungo le assi del parquet, senza riuscire a coprire del tutto, nonostante l’altissimo volume, i gemiti che provenivano dall’ampio locale che si estendeva sotto il suo attico.
Anche i suoi due cuccioli mugolavano di eccitazione ed impazienza a stento trattenute, osservandola, con adorazione e timore, mentre si preparava con gesti metodici.
Si passò con cura il rossetto rosso sulla bocca carnosa finché, soddisfatta del risultato, indossò la maschera.
L’aveva creata con le sue mani, piccole roselline di seta bianca, perle e brillantini luminosi le davano un’aria innocente, accentuata dalla farfalla al centro della fronte, mentre le piume grigie la rendevano unica e misteriosa.
Era perfetta, in violento contrasto con i pantaloni di latex nero, una morbida ventosa aderente alle sue forme nude, infilati dentro gli altissimi stivali a stiletto dalla suola rossa.
Prese il corsetto bianco ricamato di nero e con uno schiocco di dita chiamò a sé uno dei cuccioli.
L’uomo si precipitò ad allacciare le stringhe del bustino, stringendo forte i lacci, come la sua padrona l’aveva addestrato a fare, e accolse con un gemito di piacere e dolore la sua ricompensa, una crudele torsione del piercing che portava al capezzolo sinistro.
L’altro cucciolo nel frattempo, dopo aver lucidato con la lingua la punta degli stivali, porse alla padrona la marsina di raso dalle lunghe code e i due guinzagli di metallo che lei allacciò ai loro collari, e prese con cautela tra le mani la mela rossa che aveva lucidato fino a farla brillare.
Dopo un ultimo sguardo allo specchio che occupava la parete di fronte all’enorme letto, la regina con una mano afferrò i guinzagli, con l’altra il bastone animato, che aveva spesso fatto stillare gocce di sangue per il suo piacere, e con un rude strattone ai cuccioli si avviò verso la pedana di vetro.
La folla urlò di impazienza ed eccitazione nell’udire le prime note di Thunderstruck, la canzone che annunciava l’ingresso della regina nell’arena, la sua preferita.
La pedana di vetro accolse il trio ed iniziò una lenta discesa nel ventre di quel luogo di piacere e sofferenza.
Osservava la distesa di corpi sotto di lei, che si muovevano al ritmo della musica e delle copule, inalando l’odore di sudore, sesso, sperma e lubrificante che impregnava ogni angolo dell’edificio e il suo sguardo si soffermò con un luccichio di divertimento su una biondina minuta e nervosa che, un enorme strap-on allacciato ai fianchi, montava con foga il suo cavallo umano.
Sentiva l’acquolina in bocca, pregustando il divertimento di cui avrebbe goduto nelle ore successive, mentre con uno strattone al guinzaglio ed un’alzata sapiente del sopracciglio faceva capire al cucciolo chi fosse la destinataria della mela, il dono più ambito e conteso per il suddito chiamato a soddisfare i suoi piaceri.
La canzone stava terminando e la discesa della piattaforma si arrestò ad un metro di altezza sopra la folla adorante, che urlava il nome di colei che aveva reso possibile il loro piacere senza freni e senza pudori.
Sorridendo fissò il suo popolo maledetto, colpì forte il pavimento con il bastone, in sincronia con l’ultimo rantolo della musica, e con voce dolce ma ferma disse “La vostra regina è qui, il mio ordine è di godere senza alcun limite, che il mio regno inizi ora!”.
La musica riprese fortissima, le urla si intensificarono e le luci si spensero sulla marea dei corpi.

masquerade3

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81 thoughts on “Thunderstruck

  1. Sei… Sei… Tu sei… Machettelodicoaffare?!? Meravigliosa e incantevole… Quando una è brava può scrivere la qualsiasi e sarà sempre magnifica…
    Mi associo … Se qualcuno si sente offeso… Che (si) fotta!! 😄

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  2. tutto molto sensuale… in fondo che cos’è l’erotismo se non la liberazione dalle nostre maschere abituali, anzi, è proprio con l’erotismo che svaniscono gli antichi ruoli di regnanti e succubi, servi e padroni: libertà !!! il carnevale è anche questo.. wiwa !!! (de bere porto io) 🙂

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  3. Con sguardo carico di desiderio mi presento sotto la piattaforma, il pantalone di lucida pelle nera tradisce la mia eccitazione. Rapito ti guardo ballare sinuosa con movenze da serpente! Con voce rotta e respiro strozzato urlo il tuo nome: “Madamme!!!”

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  4. eheh, ho sorriso divertito perchè ho immaginato la tua fantasia scatenarsi e dar corpo al racconto giusto mentre ti truccavi e mascheravi preparandoti a una festa di carnevale indubbiamente più casta di quella descritta. 🙂
    brava, hai ottima versatilità (dopo i pantaloni, questa volta indossi latex, frusta e innocenza)
    ml

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  5. Gradevole. Non eccitante perché non è un genere di mio gradimento (non amo essere comandato, né sottomesso), però la scrittura è leggera e sapiente il dosaggio delle parole che – più che descrivere – fanno intuire situazione ed atmosfera.

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  6. Funziona, funziona alla grande! Brava! Cambio di genere e d’abito, che non sia solo carnevalesco. Non porti limite alcuno. Ovunque puoi e sai trovare fonte d’ispirazione per la tua forza creativa, ne sono convinto. E il piacere divertito che ne deriva. Da perverso insoddisfatto qual sono (quale aggettivo viene prima?), prendo anch’io la mia parte e mi godo “la crudele torsione del piercing al capezzolo sinistro” (carnale, ruvido, pulsante). Mi stordisce, al punto che il magma di corpi eccitati sotto di me riesce a trasmettermi solo un ovattato muggito e le sorde scosse che percorrono il pavimento. Stonato, arrapato, sono pronto a gettarmi anch’io nel mucchio, al cospetto della mia padrona…
    Brava. Ci hai sfiorati con la punta rovente della tua matita.

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