Respirare

Respirare, l’atto più semplice che esista, il primo che tutti facciamo con la nascita, prima ancora di aprire gli occhi, l’ultimo che ci accompagna con la morte, quando gli occhi sono già chiusi.

Respira il neonato, piangendo il suo distacco dal mondo acquatico cui appartiene, respirano gli animali, respirano i grandi capodogli, respirano le piante.

La vita e la morte sono legate al respiro, inspiriamo portando la vita dentro, espiriamo portandola fuori.

L’esterno, l’aria, l’ossigeno diventa noi attraverso il sangue, materia e spirito entrano in contatto.

Respiriamo “aria pesante” quando avremmo bisogno di leggerezza, apprezziamo l’odore di chi ci piace, tossiamo per esprimere un rifiuto, un dissenso.

Respirare è una funzione autonoma del corpo regolata dal sistema nervoso ortosimpatico, ho imparato bene la lezione di anatomia –signorina la facciamo ancora una domandina per la lode?– il primo trenta, il primo di tanti ma il primo non si scorda mai e pazienza se le lodi erano solo su carta, chi si loda s’imbroda, lo so papà ma ogni tanto è bello sentirsi dire brava, ed è per questo che non bevo brodo, mi fa troppa acidità.

Se respirare è il soffio della vita allora chi non respira cosa sta cercando di dire, quale tristezza vuole comunicare e se mio padre, l’uomo più asmatico che conoscessi, era anche il più triste che io abbia mai incontrato, allora posso dirmi proprio sua figlia e non solo per la fossetta sul mento.

Ci sono giorni in cui ti svegli con un peso sul petto, un fastidio alla base della trachea che non sai se hai ingoiato un capello o una briciolina di pane, tossisci ma quello non si sposta, però è tardi, a furia di posticipare la sveglia ti sei bruciata tutto il vantaggio, presto, presto che il tempo non aspetta e il peso starà lì buono, non ho tempo per occuparmene.

I pensieri, le parole che non hai detto, quelle che non hai potuto o voluto dire, stanno a macerare in un grumo sempre più stretto e quando si inumidiscono, con la saliva che non hai sputato e le lacrime che non hai versato, ecco che mettono radici, lunghe, sottili e tenaci come quelle della gramigna, radici che corrono, pesano e si avvolgono intorno ai bronchi, senza farsi sentire, sornione come un gatto in caccia.

Tu non ci pensi, lo sai che a volte capita ma ti illudi di saper gestire, cazzo fai yoga, mediti, sai come si fa a respirare, come far muovere il diaframma e riempire la testa di quiete, cosa vuoi che ti facciano quelle stupide, tenere radici.

Però tossisci, ogni volta con più fatica, e ti manca il fiato e devi sospirare, come a buttar fuori quello che invece sta ben dentro e se la ride dei tuoi sforzi.

Arriva il momento che tossisci, tossici e quando cerchi di prendere fiato non riesci, perchè la trachea ti ha detto ‘fanculo, arrangiati da sola ed è diventata stretta come la capocchia di uno spillo, allora cominci ad ansimare, vedi le stelline, ti graffi la gola, come voler fare una tracheo d’urgenza ed entri in panico, cazzo lo sai che non devi agitarti ma quando hai la bocca piena di neve e sei sotto una valanga la calma va a farsi fottere con grazia dal primo che passa.

Allora corri, frughi nella borsa, cerchi quel maledetto inalatore, quello che nei film non si trova mai e il protagonista rantola per terra impotente, butta fuori l’aria, cristosanto di aria non ne ho più, spara, spara in gola e chiudi gli occhi.

Senti il cuore che batte, impazzito, senti il sangue che viaggia alla velocità del suono per portare un po’ di ossigeno dove manca e piangi, cazzo ti piangi stupida, però non puoi farne a meno perchè non è la morte che ti fa paura, ma la mancanza di aria è una tortura diabolica.

Dopo ti resta una stanchezza infinita, la gola fa male come ti avessero garrotato, la voce per un po’ se ne va, le parole ormai sono finite da un pezzo, per qualche giorno ansimi e rantoli nel fare le scale come una vecchina centenaria e stanotte starai con gli occhi sbarrati nel buio, a smaltire il cortisone e l’adrenalina, con la finestra aperta nonostante il freddo.

Starai lì, ferma e silenziosa, a respirare.

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fonte: web

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111 thoughts on “Respirare

  1. ti ho beccato live! oddeo! non ricapiterà mai piu lo so!
    e su questo post! lo sento molto mio! se hai delle cose non dette quelle ti bloccano tutto proprio li e non vanno piu ne su e nbe giu…
    e se non posso discutere mi sembra di scoppiare…
    e…. quante volte per emozione o imbarazzo mi dimentico di respirare??? oppure per un’attesa!
    ma poi si prende ossigeno e via!
    baci melina!

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  2. Vieni Melina, vieni qua… siediti vicino a questa quercia… appoggia la tua schiena alla mia… così… senti?… mi senti? son qua… allarga il torace… appoggia pure la testa sulla spalla… io alzo il braccio e ti gratto la testolina… ecco… chiudi gli occhini, stanchi di pensieri e parole… e riposa… e senti il vento e il profumo di camomilla che porta…
    ( dannata meccanica dei polmoni e della testa!) 😉
    ❤ ❤

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  3. Qualche anno fa quando sperimentai il dolore dell’abbandono, in una sera che è incisa nel mio cuore credo per sempre (come gli occhi beffardi di chi mi strappava la carne pezzo per pezzo), ebbi un eccesso di tosse nervosa. Non riuscivo a smettere di tossire. Non riuscivo a smettere nonostante volessi farlo con tutte le mie forze… Da allora è passato qualche anno, ma quella tosse, ogni tanto, seppur non in quel modo estremo, torna. E mi ricorda il dolore. E mi ricorda l’umano. E mi ricorda che in fondo, alla base di tutto, ci sono ferite che per quanto rimarginate hanno ormai il diritto di esistere. Un abbraccio

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  4. già il respiro: qualcuno ha detto che è straniero alla propria anima, perché dobbiamo imparare ad assorbire qualcosa di più elevato; ma come si fa ad arrivare più in alto se non sappiamo coinvolgerci dove attualmente viviamo. Dobbiamo convivere con le nostre debolezze cercando di farle diventare tesoro, pregio, qualità. E ognuno di noi sarà sempre li ad aspettare… respirando, a volte rantolando, a volte in apnea, senza capire che siamo sempre in un corpo con i nostri pensieri, con le nostre libertà, con le nostre voglie… di aria pulita (inalatore compreso)
    Un bacio 🙂

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  5. Hai tutta la mia comprensione. Ho avuto un parente stretto affetto da una forma abbastanza importante di asma bronchiale. Credo che quella terribile sensazione di fame d’aria sia perfino difficile da raccontare oltre che da sopportare e superare. Un abbraccio. 🙂 Piero

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  6. Mio figlio soffre di asma (allergica e bronchiale). Quando capitano le crisi (quelle serie) in effetti non sono dei bei momenti. Ora lui è in gita con la classe in Francia, si è portato via le pipette, ma speriamo non ce ne sia bisogno.

    E pensare che il respiro più bello della mia vita è stato il suo, quando l’ho visto nascere.

    K!

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  7. sarà la bieca invidia per i trenta o una certa noia a rispolverare anatomia, ma confesso (e forse dovrei starmene semplicemente zitto, ma ho fiducia nella comprensione tua) che questo brano ha preso fiato, nella mia lettura, solo quando il fiato è cominciato a mancare, a tuo padre e a te. Allora mi ha coinvolto per quell’orgoglio a sentirti simile a lui anche nei difetti, fisici e umorali, nell’asma e nella tristezza.
    Lì, nella fame d’aria, ti ho “sentita e vista” come dovessi curarti (mi arrivavano di notte, gli occhi spaventati, il torace un mantice, le parole ridotte a poche faticose sillabe, l’impossibilità a stendersi sul lettino, e allora via di ossigeno e salbutamolo in maschera e parole e carezze a tranquillizzare per rompere il cerchio vizioso della paura e della dispnea. E poi il sollievo dell’aria che torna a penetrare nei polmoni, e con il benessere il ritorno della voce e quanto parlavano allora i bambini in un’eccitazione a recuperare le parole perse e a spiegarti come si sentivano quando non avevano il fiato)
    ml

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  8. Avevo un amico, “avevo” nel senso che l’ho perso di vista, un caro amico di classe, dalle elementari al liceo, che soffriva di asma in maniera pesante. Durante l’anno si assentava anche per periodi lunghi e la sua immagine da piccolo che ho stampata nella memoria è con in mano l’inalatore. E’ devastante. Come mi hai devastato nel leggere il post. Sono arrivato con il fiato corto, un doppino telefonico al posto dell’esofago, ho cercato con la mano a tentoni, sulla mia destra l’inalatore…E ho trovato solo il mouse 😉

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