Accanto al fuoco – iii

Accanto al fuoco

Accanto al fuoco – ii

Di quei primi giorni solitari sulla strada non ho altro ricordo se non lo scalpiccìo dei piedi, il suono cadenzato del mio respiro, il tormento che mi procuravano le vesciche, il dolore sordo della ferita che guariva sbiadendo.
Non ero abituato alla fatica del cammino, ancora debole per la lunga malattia e terrorizzato da ogni rumore che giungeva al mio orecchio in allerta.
Non facevo che nascondermi e preferivo camminare di notte, orientandomi con la luce della luna, la posizione delle stelle e quel malsano baluginìo che segnava la linea dell’orizzonte.
Celavo il volto ed i capelli dentro il cappuccio e imparai ad impastarli con fango e polvere, per distogliere l’attenzione dal loro colore rivelatore.
Di tanto in tanto mi spingevo fino al confine di una proprietà, placavo la fame con frutta caduta per terra e qualche uovo rubato dai pollai.
Ero solo un ragazzo magro, taciturno e affamato dai modi gentili e qualche persona di buon cuore mi offrì riparo, una tazza di latte caldo, vestiti vecchi rammendati con cura con cui cambiare i miei, sporchi e impolverati dai chilometri che percorrevo senza sosta.
Quella vita da vagabondo era quanto più lontano da ciò che avevo vissuto fino a quel momento.
Fin da piccolo la mia diversità mi aveva spinto a cercare la solitudine come una benedizione, l’unico modo per non attirare l’attenzione, l’unico riparo dallo scherno e dalla violenza degli altri.
I libri della vecchia biblioteca, polverosa e deserta, erano stati i miei soli amici, ogni momento libero era con loro e per loro, nel piccolo vano che avevo scovato tra due scaffali di una sezione dimenticata.
Leggevo ed assorbivo ogni nozione, il Lucòre mi aveva dotato di una memoria prodigiosa, imparavo lingue sconosciute, la matematica, la chimica, l’astronomia. Di notte salivo sul tetto della mia casa e cercavo corrispondenze tra il cielo che vedevo e ciò che avevo letto. Notavo mancanze nel cielo, spazi vuoti che riempivo con la fantasia, stelle ormai morte o trasformate in nane nere, invisibili al mio occhio ma non alla mia mente avida di conoscenza.
La fisica e le sue leggi, apparentemente incontrovertibili, mi fecero capire quanto diverso io fossi, quanta aberrazione si nascondesse in ciò che il mio potere mi consentiva di fare.
Più volte durante il sonno era capitato che appiccassi piccoli fuochi, quando sentivo la fiamma che premeva per uscire e trovare sfogo.
Ero inesperto ma pensavo di poter tenere a bada il mio potere. Mi sbagliavo.
Avevo preso l’abitudine di recarmi in un boschetto appartato vicino ad un fiumiciattolo. In quel silenzio, così verde e intriso di rumori della natura, svuotavo la mente e tentavo di domare il fuoco, di dargli la forma di una spada, di avvolgere i suoi fili incandescenti in uno spesso gomitolo da usare come bolide.
Mi sentivo un guerriero solitario e potente, iniziai ad essere più spavaldo ed incurante della curiosità altrui, finendo così per attirare quelle attenzioni che di lì a poco mi avrebbero fatto giacere bocconi nella polvere con il volto squarciato.
Ricordo le urla, fiamme che sembravano scaturire dal mio diaframma, il lezzo di carne umana bruciata, tanto disgustoso allora quanto ora mi è familiare.
Nessuno morì quel giorno ma venni ugualmente espulso dalla comunità.
Faceva molto freddo quella mattina, ma il dolore che provai, salutando le orbite cieche delle finestre della biblioteca, mi gelò il cuore.
Nella nuova vita che mi accingevo a costruire non portai nulla con me, neppure il nome scelto da mia madre.
Da allora e per sempre il mio nome divenne Pyros.
Lynx si lamenta nel sonno accucciata al mio fianco, ringhia piano per tenere lontani i fantasmi che popolano le mie notti, continuando a proteggermi come fa da tempo immemorabile.
Si calma nel ricevere le mie carezze ed uggiola di piacere, dimostrandomi il suo sconfinato affetto, mia amatissima, donatami da un dio pietoso nel giorno in cui persi la mia anima.
Il mio cammino verso la Città durò a lungo, ero partito con il freddo, arrivai alle sue porte che già i fiori cadevano dagli alberi.

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58 thoughts on “Accanto al fuoco – iii

  1. eccolooooo!!!!!! è tornato!
    emh… mi spiace abbia popolato la tua notte…
    ho una curiosità enorme… quando hai scritto la prima parte, già sapevi il continuo, oppure ti è venuta dopo? la costruisci mano mano???’
    bella meletta!

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  2. questa è una prova superba, mi hai coinvolto in un’atmosfera a cui non sono abituato, mi hai fatto vedere questo strano mondo desolato e vivere le vicissitudini di Pyros.
    scrittura sempre all’altezza e non era facile.
    complimenti
    ml

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  3. unirsi ai complimenti degli altri è come completare una collana di parole preziose, forse personali, ma sicuramente meritate, per la bellezza del racconto che procede intrigando non poco. Spesso si vive nei propri personaggi quell’energia e quella voglia di libertà che ognuno di noi ha dentro… Poi è certo, non sempre l’anarchia delle scelte conduce ai propri sogni….
    Bel personaggio e il tutto è descritto molto bene… brava !

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  4. Quanto scrivi bene Mela! Com’è che mi sono persa le altre parti???? Dov’ero?? 😳
    Io recupero e nel frattempo spero che tu continui il racconto. M’incuriosisce la nuova vita di Pyros nella Città!
    Un abbraccio grandissimo ❤
    Primula

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  5. Per adesso ti dico solo anch’io che è un bellissimo racconto e che spero che arrivi il seguito. Anche se fosse triste, credo sia qualcosa che viene direttamente dall’anima e che sia giusto per te tirarlo fuori, poi se è anche così bello, un po’ di questa bellezza ti resterà dentro, io aspetto… Un abbraccio, buona serata

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