Libri che amo – Pedro Lemebel

1046349Dov’ero e cosa facevo nel 1986?

Ero una ragazzina alle prese con il greco ed il latino, affamata di lettura e musica punk,  molto solitaria, nessun amico vero, una cotta che si sarebbe trasformata in un amore tenace e mai corrisposto, tanta timidezza da poterne fare aquiloni. Quell’estate mi sarei rapata a zero per protesta, avrei mostrato orgogliosa a mio padre la lettera della borsa di studio per gli ottimi risultati scolastici conseguiti e ne avrei ottenuto come risposta “da domani sveglia alle sette, vieni a lavorare da me in fabbrica, ho una consegna da rispettare”.

Quell’estate capii cosa voleva dire fatica fisica, lavorare in un capannone sotto il sole cocente di luglio, infilare lingue di lamiera in una macchina che le saldava trasformandole in tubi metallici, puzzare di sudore, di ferro rovente e polvere, addormentarmi attaccata al tavolo della cucina, senza aver voglia neppure di mangiare ma solo di dormire.

Eppure, nonostante questo, mi ritengo immensamente più fortunata di tanti ragazzi che hanno combattuto, in quello stesso periodo, per la loro libertà.

In quell’estate del 1986 dall’altra parte del mondo, a Santiago del Cile, si consumava la ribellione contro la dittatura sanguinaria di Pinochet, che avrebbe finalmente iniziato a crollare a prezzo di molto sangue e vite innocenti, per opera di ragazzi poco più grandi di me, studenti universitari, rivoluzionari pericolosi perchè volevano una vita diversa, una vita in cui fosse permesso pensare, ma anche madri indomite, con le foto dei figli uccisi o spariti nel nulla attaccate al collo, intellettuali dissidenti, anziani pronti a tacere, a coprire azioni di guerriglia contro l’ordine costituito.

In mezzo a questo tremendo affresco di violenza e sangue si staglia una figura così delicata ed incongrua da risultare ammaliante.

Una fata madrina, la fata dell’angolo, una checca, una signorina con il pene in mezzo alle gambe, l’anima pura che tutti vorrebbero avere come angelo custode.

L’insegnamento che lascia è che l’amore può rendere bella e preziosa anche una cassa di armi, addobbata con quattro stracci, che dita fatate possono intessere nel ricamo di una tovaglia lo struggimento di un addio, che a volte essere considerati un rifiuto del genere umano, un fenomeno da baraccone da poter sfruttare come oggetto di piacere, anzichè abbruttire fa scaturire la purezza dell’animo umano “Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori”.

Ho paura torero è un romanzo intensissimo, una storia d’amore dolce e crudele tra una lei, che non è davvero lei o forse lo è più di tante donne vere, e un lui folle, sognatore e coraggioso come possono esserlo solo i giovani quando amano e sentono con ogni fibra del loro essere.

È un romanzo da leggere e rileggere, anche solo una frase qua e là, per sorridere, piangere un poco e pensare. Dietro alla storia d’amore forse più coinvolgente e triste che io abbia letto di recente c’è la lotta di disobbedienza civile, il coraggio di chi nonostante tutto è restato per combattere, la figura grottesca e ridicola di un dittatore che ogni giorno si rivela più nudo e tragicomico.

In quella posizione, con le ginocchia unite, rannicchiata a metà scala, sembrava davvero una bambina, lo sgorbio artritico del disamore. Avrebbe voluto piangere con tutta l’anima, per cavarsi una volta per tutte la spina dolorosa della sua illusione, ma il suo sguardo da vagabonda lunatica non riuscì a riflettere il chiarore morente che sparì nell’ultimo lampo della sera.

Ci sono autori che entrano dentro come uno stiletto, vanno in profondità nelle viscere e rimangono a pungere la mente; le loro parole, benchè piumate, barocche ed aeree sedimentano e creano massa critica, attorno alla quale è facile e al contempo difficile articolare pensieri compiuti.

E’ il caso del mio incontro con la scrittura di Pedro Lemebel.

Il suo nome mi ha incuriosito la scorsa estate, grazie alle ottime recensioni di Claudia, che potete leggere qui, qui e per scherzo del caso (o forse no) anche oggi, poco prima che mi decidessi a pubblicare questo post rimasto a dormire per troppo tempo nelle bozze.

Ho appuntato i titoli nella mia chilometrica lista dei desideri e me ne sono dimenticata fino a qualche settimana fa, quando ho incontrato una persona deliziosa che me ne ha parlato in termini entusiastici.

Comperare i due volumi pubblicati in Italia da Marcos y Marcos, già per questo una garanzia di mio gradimento personale, e leggerli d’un fiato è stata la miglior decisione che potessi prendere.

Baciami ancora forestiero è una raccolta di racconti e articoli pubblicati nel corso del tempo in riviste e quotidiani cileni.

Ho ritrovato la descrizione delle fate, il disagio nel vivere una sessualità diversa, gli incontri furtivi nei parchi pubblici, le retate della polizia, le bombe incendiarie che distruggono la vita e le ali delle piccole fate, facendole bruciare come lucciole nella notte di Santiago (La musica e le luci non si sono mai spente).

I primi tre racconti sono incisivi e cristallini nel descrivere la lotta di opposizione alla dittatura, che si può manifestare anche prendendo il sole davanti al filo spinato di una campo di correzione o scrivendo una domanda scomoda su di uno schermo bianco (Chi ha ucciso Victor Jara).

Nelle lettere d’amore viene raggiunto l’apice del lirismo barocco, un giocare sapiente con le parole, un ventaglio di piume che cambia prospettiva sulla realtà con il semplice movimento di un polso.

Ragazzo mio rockero: preferisco non esserci mentre scorri queste righe immaginando che ti penso nudo, abbandonato nel tuo letto sfatto, magari con quei King Crimson inesauribili a piena potenza. E mentre scrivo, le lettere danzano nell’aria della tua stanza. Sono note musicali che risuonano nella batteria accanto al tuo letto. Ed è come se io fossi lì, fossi rimasto per sempre covato nei contenitori delle uova che smorzano il concerto solitario… E poi, quando la stanchezza ti vince e piombi nel precipizio del sonno, continui ad ascoltarmi, mi gridi di non smettere di parlare, di accompagnarti nei tunnel bagnati della tua eiaculazione notturna….. Non so se questa lettera volerà a destinazione. Per il momento mi appendo a te per lasciarmi cadere nel sonno. Il televisore ronza come una vespa e la notte inguaina quello che non sono riuscito a dirti.

Non saprei che altro aggiungere, se non che leggerlo arricchisce l’anima e questo è indubbiamente il dono più prezioso che uno scrittore possa offrire.

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43 thoughts on “Libri che amo – Pedro Lemebel

  1. Che bello tesoro mio!… che bello sentire che ti è piaciuto… così tanto come piace a me…
    se posso permettermi, è lungo… ma questo è un testo meraviglioso… ( se incasina, cancella senza problemi lo mando da un’altra parte)
    ….. ti abbraccio ❤ ❤
    No soy Pasolini pidiendo explicaciones
    No soy Ginsberg expulsado de Cuba
    No soy un marica disfrazado de poeta
    No necesito disfraz
    Aquí está mi cara
    Hablo por mi diferencia
    Defiendo lo que soy
    Y no soy tan raro
    Me apesta la injusticia
    Y sospecho de esta cueca democrática
    Pero no me hable del proletariado
    Porque ser pobre y maricón es peor
    Hay que ser ácido para soportarlo
    Es darle un rodeo a los machitos de la esquina
    Es un padre que te odia
    Porque al hijo se le dobla la patita
    Es tener una madre de manos tajeadas por el cloro
    Envejecidas de limpieza
    Acunándote de enfermo
    Por malas costumbres
    Por mala suerte
    Como la dictadura
    Peor que la dictadura
    Porque la dictadura pasa
    Y viene la democracia
    Y detrasito el socialismo
    ¿Y entonces?
    ¿Qué harán con nosotros compañero?
    ¿Nos amarrarán de las trenzas en fardos
    con destino a un sidario cubano?
    Nos meterán en algún tren de ninguna parte
    Como en el barco del general Ibáñez
    Donde aprendimos a nadar
    Pero ninguno llegó a la costa
    Por eso Valparaíso apagó sus luces rojas
    Por eso las casas de caramba
    Le brindaron una lágrima negra
    A los colizas comidos por las jaibas
    Ese año que la Comisión de Derechos Humanos
    no recuerda
    Por eso compañero le pregunto
    ¿Existe aún el tren siberiano
    de la propaganda reaccionaria?
    Ese tren que pasa por sus pupilas
    Cuando mi voz se pone demasiado dulce
    ¿Y usted?
    ¿Qué hará con ese recuerdo de niños
    Pajeándonos y otras cosas
    En las vacaciones de Cartagena?
    ¿El futuro será en blanco y negro?
    ¿El tiempo en noche y día laboral
    sin ambigüedades?
    ¿No habrá un maricón en alguna esquina
    desequilibrando el futuro de su hombre nuevo?
    ¿Van a dejarnos bordar de pájaros
    las banderas de la patria libre?
    El fusil se lo dejo a usted
    Que tiene la sangre fría
    Y no es miedo
    El miedo se me fue pasando
    De atajar cuchillos
    En los sótanos sexuales donde anduve
    Y no se sienta agredido
    Si le hablo de estas cosas
    Y le miro el bulto
    No soy hipócrita
    ¿Acaso las tetas de una mujer
    no lo hacen bajar la vista?
    ¿No cree usted
    que solos en la sierra
    algo se nos iba a ocurrir?
    Aunque después me odie
    Por corromper su moral revolucionaria
    ¿Tiene miedo que se homosexualice la vida?
    Y no hablo de meterlo y sacarlo
    Y sacarlo y meterlo solamente
    Hablo de ternura compañero
    Usted no sabe
    Cómo cuesta encontrar el amor
    En estas condiciones
    Usted no sabe
    Qué es cargar con esta lepra
    La gente guarda las distancias
    La gente comprende y dice:
    Es marica pero escribe bien
    Es marica pero es buen amigo
    Súper-buena-onda
    Yo no soy buena onda
    Yo acepto al mundo
    Sin pedirle esa buena onda
    Pero igual se ríen
    Tengo cicatrices de risas en la espalda
    Usted cree que pienso con el poto
    Y que al primer parrillazo de la CNI
    Lo iba a soltar todo
    No sabe que la hombría
    Nunca la aprendí en los cuarteles
    Mi hombría me la enseñó la noche
    Detrás de un poste
    Esa hombría de la que usted se jacta
    Se la metieron en el regimiento
    Un milico asesino
    De esos que aún están en el poder
    Mi hombría no la recibí del partido
    Porque me rechazaron con risitas
    Muchas veces
    Mi hombría la aprendí participando
    En la dura de esos años
    Y se rieron de mi voz amariconada
    Gritando: Y va a caer, y va a caer
    Y aunque usted grita como hombre
    No ha conseguido que se vaya
    Mi hombría fue la mordaza
    No fue ir al estadio
    Y agarrarme a combos por el Colo Colo
    El fútbol es otra homosexualidad tapada
    Como el box, la política y el vino
    Mi hombría fue morderme las burlas
    Comer rabia para no matar a todo el mundo
    Mi hombría es aceptarme diferente
    Ser cobarde es mucho más duro
    Yo no pongo la otra mejilla
    Pongo el culo compañero
    Y ésa es mi venganza
    Mi hombría espera paciente
    Que los machos se hagan viejos
    Porque a esta altura del partido
    La izquierda tranza su culo lacio
    En el parlamento
    Mi hombría fue difícil
    Por eso a este tren no me subo
    Sin saber dónde va
    Yo no voy a cambiar por el marxismo
    Que me rechazó tantas veces
    No necesito cambiar
    Soy más subversivo que usted
    No voy a cambiar solamente
    Porque los pobres y los ricos
    A otro perro con ese hueso
    Tampoco porque el capitalismo es injusto
    En Nueva York los maricas se besan en la calle
    Pero esa parte se la dejo a usted
    Que tanto le interesa
    Que la revolución no se pudra del todo
    A usted le doy este mensaje
    Y no es por mí
    Yo estoy viejo
    Y su utopía es para las generaciones futuras
    Hay tantos niños que van a nacer
    Con una alíta rota
    Y yo quiero que vuelen compañero
    Que su revolución
    Les dé un pedazo de cielo rojo
    Para que puedan volar.

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  2. Quanto sono felice che Lemebel abbia conquistato anche te! La sua è una voce che non deve spegnersi mai, ha sempre qualcosa da insegnarci soprattutto in questi tempi davvero difficili per chi non si vede ancora riconosciuti molti diritti, pur essendo nel 2016 oramai. L’unico (purtroppo) suo romanzo “Ho paura torero” è davvero, come sostieni tu, un libro da leggere e rileggere – anche a casaccio, qualche frase qui e là – e sai che faccio? Stasera quando torno a casa lo rileggo un po’, perché è da qualche giorno che percepisco la voglia di riascoltare la voce della Fata madrina e dell’affascinante rivoluzionario Carlos 🙂
    Claudia

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  3. Intanto grazie per i preziosi consigli… e per lo scorcio 1986 davvero interessante, ma tanto già lo sapevo che sei una gran donna tu 😀 Ora vado a leggermi anche le recensioni che hai citato 🙂 Infine dico: i king crimson… Tanta roba!!!

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    • Grazie Alex! Come dico spesso, faccio fatica a considerarle davvero recensioni, sono più dichiarazioni d’amore molto parziali e molto personali, che cerco sempre di contestualizzare nel mio vissuto. Se ne parlo vuol dire che non mi sono solo piaciuti ma li ho amati profondamente e spero possa essere così anche per chi ha la gentilezza di seguire i miei sproloqui ❤ :*

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  4. Il nome di Pinochet riveste per me un significato particolare.
    Ero in seconda liceo, e il prof. di Lettere chiese alla classe se conoscessimo chi fosse Pinochet.
    Solo Sisto, il secchione della classe, alzò la mano e ne parlò con cognizione di causa.
    Io un po’ mi vergognai.
    Iniziai a leggere su Pinochet, a leggere i giornali, e forse da quel momento iniziai a coltivare una mia coscienza civica e politica.

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  5. Grazie,Mela!!! Non conosco Lemebel e andrò subito a cercare qualcosa di suo da leggere… La tua estate del ’86 mi ricorda la mia estate del ’96,anche se io mi sarei rasata nel ’98…

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  6. il libro non lo conosco. bella questa “recensione” anche se so che non ami questo termine. davvero vien voglia di leggerlo.

    OT ti ho risposto alla mail, dimmi se l’hai ricevuta mica che come l’altra volta sia finita chissà dove….

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  7. C’è la tua coscienza in ogni libro che ci presenti. Un pezzo di te che – per chi ti conosce – è utilissimo ad orientarsi. Eh beh… l’entusiasmo contagia e si finisce per incuriosirsi un bel po’ ogni volta. Non lo conoscevo, è stata una interessante scoperta! Del resto, da un pezzo frequento solo certi postacci in letteratura!

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    • La mia presuntuosa incoscienza, vorrai dire! Cerco di contestualizzare nel mio vissuto ciò che leggo, per capire io per prima perché alcuni autori abbiano su di me una presa così forte, ma non so se faccio bene. Alla fine non è così importante orientarsi in ciò che sono, non ne vale la pena. Non sono un critico, né uno scrittore, non ho voce autorevole, solo una opinione molto parziale e personale quanto insignificante, se paragonata ai tanti migliori di me. I libri, loro sì sono importanti.

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  8. grazie di averci regalato una parte dei tuoi ricordi, in contrapposizione con quello che stavano vivendo lontano da noi….
    e ma che entusismo.,… mi piace molto il tuo modo di passarci le sensazioni che ti lascia cio che leggi e mi sono incuriosita!
    baci melina!

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  9. Pingback: Ho paura torero – Pedro Lemebel | zillyfree

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