Forse gli angeli di marmo non piangono lacrime di granito, ma rimodernare l’anima è un lavoro di alta sartoria

Questo racconto nasce da un dialogo surreale, a metà strada tra Aspettando Godot e Il venditore di almanacchi di Leopardi, che Domenico ed io abbiamo avuto in merito all’efficacia dei rammendi dell’anima.

Prima di proseguire nella lettura, vi consiglio di deliziarvi con l’ascolto di Jeff e Liz, due tra le voci più belle mai esistite.

I disegni che impreziosiscono e animano il racconto sono opera di Tati, una donna sensibile e dolce come lo zucchero filato, un’amica vera e sincera che ha saputo dare un volto poetico alle mie parole e dovrebbe fare l’illustratrice di professione tanto è brava. Ti adoro dolcezza mia!

Grazie, non mi approfitto del tuo buon cuore.

Fallo pure… stracciami!

Non vorrai fare la fine di un peluche???

Se da tua mano… anche peggio!

Ma io riparo, rammendo, accarezzo, non distruggo. Anzi!

Sfasciami così mi rimetti meglio a posto! Piccolo frankenstein dell’amour!

Quindi dovremmo giocare all’allegro chirurgo?!

E ricucitore! E defibrillatore… e Creatura fa quel che ti dico!

Se no inserisco i cavetti e mando corrente!

Me ne dia di più Creatore!

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rammendare l’anima è un gesto gentile

Sei sicuro di ciò che mi stai chiedendo? Sappi che la procedura è dolorosa e irreversibile, rifletti bene sulla tua scelta.

Sono certo di ciò che faccio. Quello che ascolto ogni giorno è diventato troppo fastidioso, il ronzare di questi soloni arroganti, che pretendono di guidare la mia vita, mi è intollerabile. Strappami le orecchie, fa’ che io non possa più udire la loro voce e vivrò finalmente sereno.

La sarta sospirò di pena. Questo colloquio si stava rivelando più difficile del previsto ma doveva accontentare il suo cliente, quindi prese un paio di grandi forbici e tagliò via le orecchie, cauterizzando con la fiamma ossidrica il sangue che sgorgava copioso, tolse la coclea, gli ossicini, il timpano e li sostituì con ovatta morbida, cucendo due soffici orecchie di pelo a coprire lo squarcio.

L’uomo non era soddisfatto, non poteva più sentire ma era ancora in grado di vedere perciò chiese alla sarta di sostituirgli anche gli occhi.

Non potrai più godere della bellezza, vedere il miracolo dell’alba, le onde del mare che spruzzano schiuma, le nuvole che si rincorrono alte in cielo, le gambe delle donne che ondeggiano come fiori dentro le loro gonne, il colore di un buon vino che rotea nel bicchiere.

Vedo ogni giorno la spazzatura che mi circonda, gli scheletri in cemento armato dei sogni perduti, la trincea del progresso infranto, le voragini della povertà coperte dalle erbacce, le radici dei fichi che spaccano il terreno. Non voglio più vedere l’esterno che inganna i miei occhi, voglio poter contare solo su ciò che sta all’interno del mio cuore e della mia mente.

Così la sarta si diresse verso il suo bancone ingombro di fili e ritagli, frugò in un barattolo cercando l’attrezzo più adatto e si accostò al suo viso per cavargli gli occhi con un lungo uncinetto. Poi mise i bulbi oculari, che la scrutavano impietosi, in un barattolo di formalina e coprì le orbite vuote con due bottoni tondi e lucenti, scelti con attenzione da una lunga scatola di cartone ingiallito.

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occhio non vede, cuore duole ancora

Poi fu la volta della lingua, perché l’uomo non voleva più mangiare minestrina con il formaggino, troppi ricordi crudeli gliene avevano tolto il piacere e anche il crudo di mare e il sapore dell’irish coffee non erano quelli di una volta.

Questa volta la sarta la strappò via con le pinze e cucì, al posto della lingua mancante, un segmento di pellicola cinematografica di un vecchio film noir anni ’70.

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sei davvero consapevole delle tue scelte?

Infine l’uomo chiese la cosa più terribile e irreversibile di tutte, domandò che gli venisse tolto il cuore.

Strappami via questo orologio insopportabile, che come un cucu’ mi tiene sveglio la notte, sconvolge il ritmo dell’ucronia, mi costringe a posticipare il tedio domenicale in una lunga settimana di passione e mi fa stare in giro nella controra, come solo i pazzi e gli ubriachi sanno fare.

La sarta si rifiutò, scosse la testa, gridò e pestò i piedi, ma l’uomo fu irremovibile ad ogni sua obiezione, finché lei rassegnata non impugnò le cesoie da lattoniere, aprì il torace, afferrando quel cuore palpitante che si divincolava come un pesciolino, lo sostituì con un cilindretto di plastica nera, che molto tempo prima aveva contenuto un rullino di pellicola 400 asa, riempì di imbottitura il torace e ricucì a punti lunghi e precisi, spingendo giù con decisione i ciuffi bianchi di imbottitura che cercavano di sfuggire alla disciplina dell’ago.

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non potevo fare di più ma avrei preferito di no

Bene, sei soddisfatto ora? – gli chiese e scosse tristemente la testa quando il suo cliente non le rispose.

Prese il pupazzo tra le mani e lo cullò per un momento, quasi volesse chiedergli perdono per non essere stata più ferma nel rifiutare le sue assurde pretese, poi attraversò la stanza fino ad un angolo buio e lo depose con delicatezza sulla cima del mucchio che riempiva il fondo del negozio.

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spero tu non ti senta troppo solo

Rimodernare l’anima è un lavoro di alta sartoria ma le conseguenze sono prevedibili, disse tra sè sospirando, infine andò a chiudere a chiave la porta fermando la campanella fissata allo stipite, posò i barattoli sulla lunga mensola impolverata e spense la luce, dopo aver lanciato un’ultima occhiata piena di tenerezza ai bottoni luccicanti nel viso inanimato del suo ostinato cliente ed al suo cuore che ancora fremeva piano.

Tati4

un cuore sottovetro smette davvero di battere?


Domenico è una persona gentile, un fotografo eclettico, un libero pensatore, un ricercatore della verità anche quando scomoda e un eccellente scrittore. Se ancora non lo conoscete andate a leggere il suo blog personale e il suo blog autore ma soprattutto le sue opere.

Sono certa che le sue creature già pubblicate Clotilde e Don Michele vi conquisteranno e farete la conoscenza di altri personaggi interessanti come Sonia e Vetriolo di prossima pubblicazione.

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65 thoughts on “Forse gli angeli di marmo non piangono lacrime di granito, ma rimodernare l’anima è un lavoro di alta sartoria

  1. Non ho letto il racconto (perdonami, ma io detesto leggere racconti nei blog, preferisco i libri di carta, nei blog cerco altro), ma il titolo che hai messo al racconto e dà solo un universo in poche righe. :*

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  2. brava, clap clap.
    favola per nulla banale, ben dosata negli effetti (non indugi nel macabro dei dettagli, tutto scorre con naturalezza) e dal contenuto aperto a parecchie riflessioni, le più dolci, le più amare: la bontà (la sarta è indubbiamente buona), l’aiutare il prossimo, portano alla catastrofe? se cerchi di togliere il male dal mondo, finisci con eliminare anche la possibilità del bene? quando da bambini cavavamo gli occhi e le braccia alle bambole facevamo un’inconsapevole opera di misericordia?
    parafrasando “diamanta” detesto nei blog tutto ciò che non è racconto, narrazione di vita (vera o inventata va bene comunque purchè faccia riflettere). non leggo altro:)
    ml

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    • Grazie, hai fatto considerazioni indubbiamente interessanti, ma da te non mi sarei aspettata di meno. Io preferisco leggere tutto, se una persona mi piace, perché penso che anche nel racconto più fantasioso e inverosimile abbia messo un pezzo di sé. Forse sbaglio ma mi affeziono 🙂

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  3. Tutto bellissimo, un gigantesco complimenti alla disegnatrice, a te (?) per le didascalie che accompagnano i disegni (fighissimi) e i dialoghi sono fantastici, l’immagine della sarta che esita nel privarlo del cuore, a volte c’è bisogno di una sarta del genere. Brava Mela, ti superi sempre 🙂

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  4. Notevole!! Un lavoro fatto, finito e rifinito. Addirittura illustrato, eccome! Adoro quei pastelli/acquerelli. Non cerco una “morale” nella favola, ma ne gusto appieno le tinte, la temperatura, l’atmosfera “settoria”, ma non eccessivamente cupa o macabra, o horror. Il tutto stemperato dalla delicatezza delle immagini, che sollevano, nella loro eterea, tenue, fragile consistenza. Davvero un bel “lavoro”.
    Quindi, tue le parole, la regia. Di Tati le immagini (anche i miei complimenti). Di Domenico l'”inception”, il contagio? Voglio trovare il gusto tempo di leggere degnamente anche lui, in carne e ossa.
    Grazie.

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    • La prima parte in corsivo fino all’allegro chirurgo è la trascrizione del nostro scambio di vedute. Da lì è partito l’embolo della mia fantasia. I disegni di Tati danno la giusta delicatezza. Sono sicura che saprai apprezzare Domenico come merita. E grazie come sempre, davvero tanto.

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      • Grazie. Ho riletto e completato di un altro pezzo il mosaico [per un momento mi è parso di vedervi, e il pupazzo è divenuto più impulsivo e animoso (e animato!) di prima. Ancora più bello e rotondo, nei miei limiti (cui per certi versi non voglio rinunciare, per rimanere lettore), il racconto.

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  5. Uau! Cupo ma senza esagerare, triste ma senza esagerare… e le illustrazioni si adattano proprio bene, contribuiscono a farlo diventare una favola, seppure un po’ macabra…
    Ciao ciao

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  6. Che dirti, Mela? Inizialmente mi hai ricordato “La meccanica del cuore” di Malzieu… poi pian piano sono stata risucchiata nei vortici delle tue parole e della storia… molto bella! E… sì, “rimodernare l’anima è un lavoro di alta sartoria ma le conseguenze sono prevedibili” 😉

    P.s.Andrò a sbirciare il blog da te consigliato. Felice sera.

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  7. Ormai sei sempre meglio nello scrivere favole e pensieri che entrano nell’anima. Sono invidioso quasi, anzi sicuramente. In senso positivo. Bell bello bello bello bello

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  8. Il cuore come orologio insopportabile è una metafora bellissima nella sua tragicità.
    Il racconto di una resa alla vita mi rende sempre triste, ma hai messo molta tenerezza nel raccontare l’abbandono. I disegni di Tati sono azzeccatisimi.
    Brava Mela e complimenti a Tati.
    Un abbraccio ❤
    Primula

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  9. Lascio qui un commento non molto attinente al post in sé quanto all’idea di una pagina riservata ai tuoi racconti, Una splendida idea!
    E ripeto la proposta che ti ho scritto da me: davvero non hai mai pensato di scrivere un libro di racconti? Pensaci…
    Primula

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