Il canto di Penelope

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fonte: web

Ho un amore che riempie le mie giornate, che si nasconde dietro gli angoli dei ricordi, mentre cerco di mettere insieme il pranzo con la cena, sorridendo colpevole davanti a chi ha occhi più grandi del viso incavato che li incastona e una fame cattiva e bruciante, ingorda come la fiamma di torba che non ci scalda mai abbastanza.
Ho una bicicletta sgangherata, un ammasso di ferraglia senza più colore, anche se per me è ancora scintillante e rossa, come le mie guance quando lui mi fischiò alle spalle, rossa di amore come la prima volta che passeggiammo insieme, portandola a spasso tra di noi.
Ho una lettera in tasca che non voglio ancora aprire e tasto alla cieca, come quando cerco le uova nel caldo del nido, rubandole a chi ha più di noi, a chi dorme ancora in letti morbidi, indossa calze di seta e il fez nero con la nappina.
Ho le dita perforate dall’ago che danza su e giù, lungo le cuciture dell’abito che indosserò al tuo ritorno, per correrti incontro vestita di margherite e papaveri, come il campo estivo su cui mi hai promesso il tuo cuore. La luna stanotte mi punge forte nel petto, illuminando il vuoto di te che brucia ogni altro pensiero.
Torna da me, amore, la tua patria sono io, le mie braccia il tuo cuscino.


Non credo mi sia mai capitato di pubblicare due post in un solo giorno ma oggi è particolare.
Ieri ho letto lo splendido brano di Incagliatoh e non ho saputo resistere. Le parole sono sgorgate fuori da sole, dal cuore, dai ricordi di guerra, dalle canzoni ascoltate da bambina.
Perché di penelopi e vedove bianche la guerra ha sempre prodotto copiosa messe e le loro canzoni andrebbero ascoltate.

E per concludere riporto qui le parole con cui Incagliatoh ha appena commentato, perché sono pura meraviglia.

E per non spezzare la catena dei ricordi, circa un anno fa scrissi questo, che secondo me in qualche modo si riallaccia al tuo splendido canto che mi fa pensare a un richiamo di sirena:

“Tutto questo cercarsi, dannato dallo scrivere e dalla notte, dal battere di piedi che separa la gioia dal dolore, che a giugno come a marzo, baby, siamo tutti più giulivi.

Tutto questo incedere, battezzato dal sole e dalla sete, nella piega dell’addome del mio disarmo, nei sogni mancati, nelle strette compiaciute nelle mani di altri.

Tutta questa amarezza, nascosta e difesa, spazzata via da un soffio sbagliato.

Tutto questo dipingere, tutta questa passione, scordati dalla polvere e dai sassi.

Ma bada bene, e rammenta se puoi, che un uomo arreso non è vinto, che un uomo che piange non è inutile, che un uomo bambino è un uomo che non trascura niente, mai.”

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75 thoughts on “Il canto di Penelope

  1. E per non spezzare la catena dei ricordi, circa un anno fa scrissi questo, che secondo me in qualche modo si riallaccia al tuo splendido canto che mi fa pensare a un richiamo di sirena:

    “Tutto questo cercarsi, dannato dallo scrivere e dalla notte, dal battere di piedi che separa la gioia dal dolore, che a giugno come a marzo, baby, siamo tutti più giulivi.

    Tutto questo incedere, battezzato dal sole e dalla sete, nella piega dell’addome del mio disarmo, nei sogni mancati, nelle strette compiaciute nelle mani di altri.

    Tutta questa amarezza, nascosta e difesa, spazzata via da un soffio sbagliato.

    Tutto questo dipingere, tutta questa passione, scordati dalla polvere e dai sassi.

    Ma bada bene, e rammenta se puoi, che un uomo arreso non è vinto, che un uomo che piange non è inutile, che un uomo bambino è un uomo che non trascura niente, mai.”

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  2. Che belli!… Sei stata magnifica! Queste righe sanno di pane fatto in casa, di erba appena tagliata, di sole sulle persiane di legno… Sei un tesoro prezioso… E sul fanciullo… Che dire di più di quanto già dico direttamente da lui… È adorevole!
    Tanti baci melina ❤

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  3. Credo che non ci siano parole per commentare la tragedia dell’uomo Caino, le vite spezzate, questo amore mutilato e fantasma. Hai ragione Mela, la storia e le sue guerre producono Penelopi e vedove bianche in abbondanza, a ogni passaggio. La tua capacità di immedesimazione ci ha permesso di avvicinare e sfiorare, dal morbido delle nostre sedute, la superficie fredda di quel dolore, di quella sottrazione. Metà che si cercano invano, dita e occhi chiusi sul vuoto lasciato da un arto mutilato. Il tuo racconto è questa memoria. Con essa ci aiuta a restare in vita.

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  4. Grazie per avermi presentato Incagliatoh, non lo conoscevo, ho letto e mi sono indubbiamente persa qualcosina. Ma recupererò.
    E che dire di te? Mi hai fatto immaginare una staffetta che pedalando velocemente da una postazione all’altra parla alla sua anima. Ho mescolato ben bene questa istantanea con i ricordi di Guido nel libro e ne è uscita un’emozione per me rinnovata.
    Come sempre colpisci al cuore.
    Primula

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  5. Io più ti leggo più penso che tu abbia proprio una capacità narrativa davvero personale. Come si vede qui che le parole sono proprio sgorgate potenti dalla tua anima bella. Sono ammirata, e ti mando un bacio grande 😘

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