Mulinelli di polvere

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un buon posto per salutare e lasciar andare

Un giorno buono, due giorni cattivi, si torna indietro come i gamberi.
Sto diventando sempre più sensibile, ogni fatto, anche il più piccolo, mi si insinua sotto pelle, una dermografia che non gradisco ma rimane lì, nei rilievi che accarezzo con i polpastrelli, un braille che solo io sento, che non mi da nè pace nè modo di dimenticare.
Sarà che in ogni istante che regalo, in ogni parola che scrivo o sorriso che lascio, negli abbracci, nelle strette di mano io metto davvero il cuore, non per finta nè per gioco.
Sabbie mobili, le mie emozioni sono sabbie mobili che avvolgono tutto e lo risucchiano in profondità, per custodirlo meglio, anche se fa male, anche se è solo immondizia o una scoria radioattiva.
Quando mi accorgo che non è così per tutti, che si può vivere bene o anche meglio passando sulla vita con superficialità, io mi sento triste, delusa e mi chiedo perché spendo me stessa in modo così poco oculato, con chi non è in grado di apprezzare la sincerità e preferisce una finzione patinata.
Oggi è un giorno buono per lasciar andare tanti pensieri e non solo quelli, ma oggi è anche il giorno in cui la clessidra negli occhi di chi soffriva si è del tutto svuotata.
La sto salutando a modo mio, ho fatto una lunga passeggiata ed ora sono seduta in un prato fiorito di trifoglio e piccole margherite senza pretese. Ho le Alpi alle spalle e terreni arati davanti a me, una casa diroccata sta osservando le mie lacrime dal fondo delle sue orbite senza più vetri, solo a lei, abbandonata e sfatta, permetto di essere testimone della mia debolezza.
Ho raccolto un soffione grande e brillante e lentamente, un sospiro alla volta, ne distacco i pappi, guardandoli roteare lontano.
Il vento gioca con la terra arata, sollevando mulinelli di polvere che danzano leggeri e insieme a loro lascio andare quel poco che non vuole restare con me, ascolto le gazze, conto le formiche, appallottolo il fazzoletto bagnato e permetto al sole di asciugarmi gli occhi.

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96 thoughts on “Mulinelli di polvere

  1. Da sensibilissima quale sono , non hai idea di quanto ti capisca. L’errore che ho fatto è quello di credere che gli altri siano sensibili quanto noi e non così superficiali ed egoisti e l’unica cosa da fare è lasciarli andare via , proprio come i pappi del soffione.

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  2. soffioni e papaveri belli ma fragili e superficiali come gra parte dell’umanita’. E allora? chi non e’ cosi’ dovrebbe adattarsi, mettersi alla pari? no grazie, io preferisco piangere sola davanti ad un bel paesaggio che mi rincuora e vaffa… tutti gli altri che non sono come me. Benvenuta come me nel club delle piagnone sensibili! 😘

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  3. Io penso che quando si danno emozioni, se ne esce sempre arricchiti, e se qualcuno non le accetta o non se ne accorge non c’è niente che va perso, comunque, anche se certo, può far male. A volte si pensa che sarebbe meglio cambiare, lasciarsi coinvolgere meno, ma non saremmo noi e comunque non credo che saremmo più felici. Mi dispiace per il momento difficile, ti sento capace di accettazione e una certa serenità nonostante tutto e spero sia così ma spero anche di poterti abbracciare presto e “davvero”.

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  4. Mela, cara… vorrei poterti abbracciare… solo un abbraccio nella sua totale concretezza raccoglierebbe le miriadi di spore di sensazioni che ti danzano attorno. L’abbraccio è per quegli occhi che piangono la mancanza.
    Quanto alla prima parte del post, hai tutta la mia empatia e condivisione di ogni singola parola che ha lasciato un brivido sulla pelle e si è insinuata nelle mie personali sabbie mobili.
    Ti dedico alcune parole di Baricco: “[…] basta un po’ di sensibilità per capire che qualsiasi angolo cieco è un agguato possibile, e due strade che si incrociano una violenza geometrica e perfetta, sufficiente a spaventare chiunque sia seriamente in possesso di una vera sensibilità e tanto più lei, che non possedeva propriamente un animo sensibile ma, per dirla con termini esatti, era posseduta da una sensibilità d’animo incontrollabile esplosa per sempre in chissà quale momento della sua vita segreta – vita da nulla, piccola com’era – e poi risalita al cuore per vie invisibili, e agli occhi e alle mani e a tutto, come una malattia, che una malattia non era, ma qualcosa di meno, se ha un nome dev’essere leggerissimo, lo dici e già è sparito.”
    Noi, sensibilmente sensibili, siamo così.

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  5. Io sono una persona emotiva, per certi versi fragile.
    Ho capito che queste caratteristiche gli altri le leggono come debolezze, ed ho tentato di porne rimedio.
    Ma poi mi sono accorto che è meglio essere emotivi e fragili, perché io sono fatto così e non penso sia giusto che io debba cambiare per compiacere a qualcuno.
    Soffrirò per qualche motivo, ma avrò l’animo aperto che provare tutte le gioie quotidiane di cui molti neppure si accorgono.
    Un abbraccio

    Andrea alias K!

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  6. Non devi essere delusa, e ogni tanto fa bene fare quello che fai. Me lo dici spesso anche tu, magari non qui.
    Assapora ancora questo silenzio, magari. Ma torna Mela, perché il mondo ne ha ancora bisogno

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  7. non è facile essere quelli disposti a donarsi ed essere diretti e far fluire i propri sentimenti, non di questi tempi. spesso si finisce per essere solo qualcosa di utile, a tratti. tutto ha assunto la forma dell’utilità e nemmeno io mi ci rassegno. continuerò a espormi e a vagliare chi merita quella che sono. un abbraccio.

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  8. In fondo siamo un mare emotivo. Qualcuno è stato più capace di schermarsi, altri meno. Chi ha deciso per lo schermo però forse perde il meglio della sua storia e probabilmente non la addenterà mai, perdendo il sapore fragrante e forse un po’ acido di una mela succosa…

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  9. Le persone superficiali mi spaventano molto, non le comprendo, cambiano amori e amicizie come niente. A volte le invidio, perché mi sembra soffrano di meno. Per fortuna che ci sono persone come te, che compensano questi idioti. :*

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  10. Sai Mela? Ho spesso pensato a questa metafora per definire il modo in cui noi attraversiamo la vita. Doccia o vasca? Ebbene, se ci rifletti su alcuni le parole, gli accadimenti, gli incontri scorrono come il getto di una doccia, su altri si appiccicano come la schiuma in una vasca e penetrano come una crema idratante. Quando il tempo me lo permette riempio la vasca; comunque mi spalmo sempre la crema idratante, tu pure e mi pare in abbondanza. Chi è davvero sensibile non lo dichiara, lo dimostra, lo fa sentire e percepire perché la sua anima precede il suo passaggio.
    Credo proprio che questo sia l’identikit dell’essere umano vero con la capacità di captare il senso di quanto ci circonda e di viverlo fino in fondo.
    Un abbraccio può bastare? ❤
    Primula

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    • è stato bellissimo sai Massimo? Mi sono incantata a guardare il vento che sollevava mulinelli. Danzavano come piccoli vortici, come gonne di dervisci…….mi ha fatto bene e male allo stesso tempo, come sempre accade quando ci si confronta con la vita. Grazie….

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  11. Le persone che sanno vedere dentro il cuore tutte le emozioni sono poche… ma sono certa che ci sono… c’è chi giudica senza capire… parlo da persona emotiva quindi forse un poco ti capisco 🙂 Ma le persone che sanno vedere oltre ci sono sempre 😉
    Un abbraccio

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  12. Una volta mi hanno detto che quella di sentire il dolore fin dentro le viscere e piangere l’impossibile dagli occhi, che lo senti proprio il cuore dolere mentre un pezzo si stacca dagli altri (pensavo fosse un’ingrata condanna terrestre, o la mia insita incapacità di adattamento) è temperamento sanguigno. Io non lo so se è così, ma una cosa l’ho capita: anche se lì per lì non è piacevole, sentire a quella profondità ed intensità è la cosa più preziosa che abbiamo e che ci caratterizza. Temperare è impossibile o inutile. E’ ciò che ci fa così come siamo; non può andare bene agli altri, ovvio; o perchè una simile sensibilità non sanno manco dov’è di casa, o perchè inconsciamente la invidiano. E a noi quelli là non ci servono manco per niente. O forse sì: a ricordarci di che sostanza siamo fatti. 😉 un abbraccio Mela :-*

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  13. non sono esperto ma ho imparato ad essere sensibile e dare tutto verso chi reputo se lo meriti.. con gli altri va bene anche essere superficiali.. alla fine non isogna essere uguali con tutti e neppure pensare di essere indispensabili ed importanti per tutti.. poche persone sono il dettaglio essenziale, il resto è un contorno importante, bello, un contorno che riempie.. ma pur sempre contorno, a volte non necessario!

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  14. finzione patinata….già quante volte la riceviamo e quante volte, costrette dalle circostanze, come ad esempio in ufficio, la diamo? quante volte invece respingiamo” patinamente ” un aiuto che non desideriamo magari da chi invece sinceramente ce lo sta donando ?
    sulle lacrime..che dirti ? devono sgorgare . per il momento ti abbraccio

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  15. Ecco, lascia che il sole asciughi le lacrime, lascia che i mulinelli portino via le negatività, soffia su quel fiore tutta la superficialità che incontri. Ce ne sarà sempre purtroppo, l’importante è saper preservare la propria concretezza e se possibile offrirla. Può essere pericoloso, ma vale anche una sola emozione.

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  16. A me piace come è scritto questo pezzo.
    Prendo le distanze. Da una vita e una persona che stimo, ma non conosco. Forse un giorno, chissà, e questo potrà sfiorare, insidiare, contaminare il sapore della parola scritta che andrò a leggere da quel momento in avanti (è un bene conoscere uno scrittore? se ne può discutere), ma non cambierà mai il mio attuale punto di vista sulla cosa: e cioè che di quel che leggo qui, io voglio prendere il meglio, ciò che per me è il meglio, il bene. La tua scrittura, Mela.
    Sono fatto così, non pretendo di dire una cosa giusta, moralmente giusta, intendo. Anch’io scrivo, e quando scrivo avviene in me un processo. Ma ciò che è scritto si allontana (sono io a sospingerlo e avviarlo sul pelo dell’acqua di un placido stagno, come una barchetta di carta), si allontana da me progressivamente. L’io, il mio, che necessariamente intride le righe che ho appena scritto, man mano diventa altro da me, si fa personaggio. Non lo riconosco più. Ne prendo le distanze, magari, se stimolato, lo analizzo anche. Io non sono più lì, non voglio esserlo. Sono altrove, non so dove. Spero, tutto sommato – dato ciò che scrivo, il più delle volte -, in un posto migliore di quello. A questo serve – per me – la scrittura, specie il racconto, la finzione, la fiction, come va di moda adesso. Ripeto, non pretendo di dire che sia moralmente corretto, anzi, sotto sotto sono convinto che non lo sia affatto. E’ che, se anche non mi è utile, tuttavia mi piace, mi illude, mi placa, mi cura (o mi avvelena). Proprio oggi leggevo il pensiero di qualcuno… ah, sì! Houellebecq, il quale delineava la via della salvezza nel “rinunciare a piegare la realtà”, era cioè a favore di un pessimismo realistico in qualche modo sedante, rappacificante… (“meglio essere come un’alga”, cioè non resistere…). Bene. Con ogni probabilità lui diceva tutt’altro, ok, ma io voglio usare queste parole per dire un’altra cosa e l’opposto: nella scrittura, nei nostri mondi “altri” risiede sì l’espiazione, ma anche la migrazione, la rinascita. Una qualche forma di salvezza? Forse solo un’illusione. Non lo so, non sono in grado dirlo.
    E torno al punto di partenza.
    Il tuo brano, Mela, per me prima di tutto è bello. Molto. Commovente e bello. Ben scritto, curato, musicale, ricercato. E sono certo che c’è dell’arte in questo. Un’arte in te congenita e guadagnata, ma prima ancora suscitata da una necessità, un’impulso, un dolore… Bene!
    Non indago, non chiedo, non mi aggiungo alle braccia che già ti avvolgono e consolano. No. Io ti dico brava. E basta. Sei brava, sai scrivere. Punto. Per questo sono qui. Perché egoisticamente mi piace leggere ciò che scrivi. Non per chiederti come stai, né per porgerti un fazzoletto (di carta) con cui soffiarti il naso (un po’ tardi, peraltro…). E sono convinto, in fondo, che non sia ciò che tu andassi cercando, quando hai sentito il bisogno di scrivere il brano.
    Ciò che hai scritto resta scritto. E per fortuna, perché è bello. Per noi, ovviamente. Ma anche per te. Il perché sono affari tuoi. Chi sia la persona seduta in quel prato, a chi stia pensando, sono affari tuoi.
    Perdona la lungaggine (nel tuo “virtual cestino” stavolta metto un melone). E magari anche i contenuti (potrai tranquillamente dissentire). Ciò non toglie che qui io legga pagine intense, poetiche, fresche, coinvolgenti, sorprendenti. Sono qui, perché so di poter trovare la voce di una creatrice di mondi, non la pagina di un diario.

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    • Un giorno, forse tardi, forse mai, riuscirò a non provare più meraviglia per i tuoi commenti.
      Non oggi, non ancora.
      Tocchi in realtà un tasto sensibile per me, la scrittura come catarsi, come maieutica.
      Dico spesso che scrivo per esorcizzare i mostri che ho dentro, per prenderne le distanze quindi capisco molto bene la descrizione del perchè tu scrivi. Molto spesso mi imbarazza esibire in modo così plateale ciò che provo ma devo farlo, sento l’urgenza di liberarmene per cristallizzare l’attimo, perchè smetta di fare male e diventi parte del mio vissuto. Una spina nel dito può essere rigettata dal tessuto oppure inglobata nella carne, ma in ogni caso smette di fare male ed è la stessa cosa che provo quando scrivo.
      Anzi sono felice che tu apprezzi come scrivo in modo quasi asettico, prendendo le distanze dalle emozioni. Sono felice che tu sia qui in qualunque modo ti faccia piacere esserci, come amico, lettore o critico letterario, il tuo fin troppo lusinghiero giudizio nei miei confronti mi onora, benchè creatrice di mondi sia davvero troppo, mi accontento di riuscire a schizzare la bozza di un istante. E’ già molto per me.

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      • Grazie della condivisione. La scrittura è qualcosa di estremamente intimo e misterioso. Ieri ero a Bologna, a vedere i quadri di Edward Hopper. Una ricerca di sé durata un’intera esistenza. Impossibile non rimanere indifferenti di fronte a paesaggi, inquadrature, luci e colori che parlano e raccontano il sentire di un’anima. La stessa cosa sulla pagina scritta. In modo più diretto, a volte sfacciato, a volte sapientemente mascherato. Inconsapevolmente, il più delle volte. Tutti noi mettiamo riempiamo la pagina del nostro vissuto, non potrebbe essere altrimenti. Al tempo stesso l’analisi, la lettura distaccata e “asettica”, come dici tu, il processo formale dell’affabulazione e l’estetica del gusto e del Bello (che passa attraverso regole, stile, ritmo, musicalità, piacere e necessaria finzione) trasformano in altro. La pagina scritta è un sapiente processo chimico. Cristallizzazione e distillazione, raffinazione. E ancora, plastica rilavorazione, limatura, lucidatura, piallatura… Il miracolo avviene, quando attraverso tutto questo il Vero viene non solo preservato, ma esaltato, messo in luce, in evidenza, indiscutibilmente. E’ allora che io lettore provo la commozione più forte. Il mio cuore risuona, palpita, inneggia a una calda condivisione, i miei occhi s’inumidiscono. Certe pagine, poi, come la tua qui, sono istintive come un fiotto. Cadono e bagnano la carta come goccia di sangue. Sono stupende. Ci sei tu e c’è l’essenza. E c’è anche il Bello. Questo intendo con “creatrice di mondi”: la capacità di fare entrare il lettore nel tuo, renderlo anche suo, renderlo partecipato, condivisibile e Vero, universale, se vuoi. Può essere un filo d’erba o un soffio di vento. Attraverso l’incanto di una visione e la sua sapiente, istintiva e saggia trasposizione sulla pagina, può diventare elegia, viaggio, racconto, mito.
        E chiudo quest’altra mia lungaggine con parole di fresca lettura, forti, semplici, sublimi, che, nello sconfessare quanto da me scritto qui sopra, affermano in fondo la stessa cosa:

        “NARRAZIONI,

        bivacchi,
        indugi
        che non tollero più,
        droga da bimbi che rifiuto,
        voglio una droga più forte,
        voglio la muta bevanda
        di uno sguardo che intende chi sono –
        un nido sconosciuto
        introvabile dalla morte.”

        [Anna Maria Carpi]

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      • Continuo ad ammutolire davanti al tuo giudizio. La mia gratitudine nei tuoi confronti non può che aumentare ancora.
        Ho visto la mostra due settimane fa e l’ho ripercorsa oggi nella mente attraverso le tue parole. ❤

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      • Quei “paesaggi”, quelle “inquadrature” parlano all’anima. Non descrivono. Trasmettono una luce, una visione sulle cose. Sono proiezioni interiori. Nel loro realismo parlano, afferiscono ad altro. Difficilmente provo le stesse cose di fronte ad altri lavori dello stesso “genere”. La luce… I collegamenti e le contaminazioni sono infinite. Viene voglia di leggere tutta la bella letteratura americana degli anni ’50/’60…
        “Se sapessi dirlo a parole, non dipingerei”… Magari essere in grado di scrivere le sensazioni che lui ha saputo imprimere sulla tela!

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  17. meletta… ho letto gli altri commenti,…. a volte la morte scaccia via tutte le sofferenze purtroppo…
    per il resto, ti capisco benissimo…. ormai sai che anche per me vale la stessa cosa…. forse ci si scopre troppo e poi è difficile ricoprirsi di nuovo… boh… fatto sta che forse è giusto cosi… provare e vivere tutte le emozioni… ti abbraccio meletta!

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  18. Che delicatezza e intimità in questo post! Ci sei tu, con il tuo cuore, la tua sensibilità, i tuoi sogni, c’è un dolore sincero e pudico, una delusione che fa male e va spazzata via…io mi incanto nel leggerti, mi immergo nei tuoi mondi che siano vissuti o immaginari e mi lascio trasportare. Mi fai questo effetto, ogni volta ed è bellissimo!

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