Accanto al fuoco iv

Fino ad allora la Città era stata un miraggio, una fantasia di bambino, un mosaico di ricordi che avevo messo insieme fantasticando sulle foto sbiadite dei libri ed ascoltando il racconto di chi vi era stato, fosse pure per un solo giorno.
Si giungeva in città con il treno a vapore, con i carri o con le automobili, quelle poche rimaste in grado di funzionare, il bene più prezioso per chi aveva la fortuna di possederne una, anche se spesso non era altro che un ammasso di ferro variopinto costellato di saldature e bulloni.
Per quanto mi era stato possibile avevo viaggiato a piedi e solo dopo molta esitazione, dolorante per le troppe vesciche che mi martoriavano, avevo accettato un passaggio da un mercante che il caso o il destino avevano messo sulla mia strada.
Mi raccolse a due giorni di cammino dalla Città, mentre zoppicavo vistosamente sul bordo della strada, stanco e affamato.
La sua presenza si annunciò con una nuvola di denso fumo nero e il rombo stridulo del motore. Frenò a pochi centimetri da me, aprì la portiera e mi ordinò di salire svelto.
Mi ritrovai a guardare un volto dai lineamenti rozzi ma gentili e perspicaci. Lo ricordo come fosse ora nonostante gli anni trascorsi, perchè fu buono con me e mi aiutò senza chiedere nulla in cambio e rimpiango di non avergli chiesto neppure quale fosse il suo nome.
Fui preso dal panico, gli occhi che saettavano a destra e sinistra in cerca di una via di fuga come un coniglio braccato dai cani selvatici, ma qualcosa nel suo sguardo e nel suo tono, brusco ma non minaccioso, mi fece rilassare, mentre una voce nella mia testa sussurrava che potevo fidarmi.
Mi rannicchiai sul sedile del passeggero e feci appena in tempo a chiudere la portiera che ripartimmo veloci, il paesaggio di campagna sfilava al mio fianco in una confusa macchia verde e la Città finalmente si avvicinava.
Mi disse di essere un commerciante di rottami di ferro, mentre con la mano mi indicava un involto di cibo e una coperta con cui sfamarmi e riscaldare il mio corpo intirizzito.
La sua auto aveva da poco iniziato ad eruttare il denso fumo acre che ci faceva lacrimare gli occhi e stava cercando di raggiungere al più presto un posto dove farla riparare.
Mentre, imbozzolato nella coperta, divoravo il pane e il formaggio che mi aveva offerto, scrutavo incuriosito il suo profilo, affascinato dall’occhio meccanico, dalle piccole viti che gli fissavano la parte inferiore della mandibola al mento e dalle due dita di acciaio della mano destra, che tamburellavano agili sul pomo della leva del cambio.
Naturalmente ero al corrente dell’esistenza di questo genere di persone, ne avevo letto sui libri ma finora non ne avevo mai visto una così da vicino.
Era un Metallico, uomini con il corpo parzialmente formato da arti artificiali, per sostituire le parti corrotte dalla improvvisa cancrena, un altro dei regali che il Lucòre diffondeva come peste nel dna della razza umana.
Più volte intravidi una scintilla di divertimento nei suoi occhi che cercavano di catturare i miei, quasi un compiacimento per la curiosità che il suo aspetto bizzarro suscitava in me.
«Dovrai abituarti ragazzo, in Città vedrai persone conciate molto peggio di me e troverai anche molti tuoi simili con cui confrontarti» terminò la frase indicando una ciocca dei miei capelli, sfuggita alla protezione del cappuccio e alla sporcizia con cui avevo cercato di occultarne il biancore rivelatore.
Stringendosi nelle spalle sorrise nel vedermi spaventato, la mandibola che scintillava al sole, e mi disse di non preoccuparmi, conosceva molte persone con le mie facoltà e non aveva alcuna intenzione di farmi del male, eravamo tutti nella stessa barca corrotta, alla mercè dello stesso pericolo, così disse e le sue parole profetiche mi provocarono un brivido.
Poi mi domandò quale fosse il mio elemento. «Il fuoco – risposi – perchè, esistono forse altri elementi?» domandai incredulo e sbigottito.
Scoppiò in una risata di divertimento mista a compatimento per la mia assoluta ignoranza. «Ragazzo, ti stai avventurando su di un terreno molto pericoloso senza una guida. Sei peggio di un cieco sull’orlo del precipizio, ma sei fortunato perchè stiamo andando a trovare la persona giusta».
Distolsi lo sguardo per ammirare la Città, che ormai si estendeva al di là del ponte.
Brillava come una moneta di rame nuovo nella luce del tardo pomeriggio, mentre spesse nuvole di fumo nero si levavano alte nel cielo, come stormi di corvi.
Lo stomaco mi si annodò per l’agitazione, con ansia mi tormentavo le mani guardando il nastro del fiume scorrere sotto di me, le ruote dell’auto che colpivano le traversine d’acciaio del ponte.
Un fremito improvviso mi attraversò il corpo. In quel momento pensai fosse solo paura ma se adesso ci rifletto, mentre consumo le ore della notte accanto al fuoco e osservo tra le fiamme la piccola donna che scrive le mie parole da un tempo e uno spazio differenti e lontani, ciò che mi faceva palpitare la gola era un brivido di folle, sconsiderata e limpida speranza.


Qui trovate prima, seconda e terza parte del racconto di Pyros.

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35 thoughts on “Accanto al fuoco iv

  1. Giuro che questa settimana stavo pensando a quando “lui” sarebbe tornato! Per fortuna eccolo qui, e tu scrivi sempre splendidamente, ti vedo a distribuire le parole con sapienza e tatto… e poi la storia si fa sempre più interessante!
    Buona serata e ogni bene! 🙂

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  2. ogni volta, dopo le prime righe riluttanti mi arrendo al racconto e lascio che tu mi cali a forza nel tuo mondo misterioso. sai mantenere una buona tensione narrativa, ma non lasciar passare troppo tempo tra una puntata e l’altra 🙂
    ml

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