Con quel che c’è

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fonte: web

Una cena  di quelle che non si possono rifiutare, ho provato a nicchiare, a inventare impegni improbabili ma senza successo. Così mi sono rassegnata ad affrontare vecchie conoscenze che non vedevo da tempo, discorsi che non capisco, vite vissute che non conosco più, fili che ho spezzato ma non ho mai desiderato riannodare.

Mi sono sentita più estranea che mai, una barchettina di carta nel mezzo dei marosi quando avrei voluto rimanere nel mio porto sicuro, ma ho capito che il senso di inadeguatezza è dietro le mie spalle, che il tempo non è stato clemente con le ragazze vincenti di venti anni fa, che ridevano della mia timidezza e non sapevano citare il nome di un poeta ma solo quello del loro tronista preferito.

Mentre mi guardavo intorno, contando rughe, visi sfatti e caviglie gonfie, ho messo la sordina al cicaleccio lezioso, mi è sfuggito il nome del cosmetico miracoloso, non ho partecipato alla gara per il figlio più intelligente, i pettegolezzi per l’ennesima storia di corna mi hanno lasciata indifferente; mi sono ritrovata a desiderare il libro che ho sul comodino, le pagine da cui non avrei voluto staccarmi, e mi è tornata prepotente sul cuore la chiusa di una poesia tanto amata

two roads diverged in a wood, and I —
I took the one less traveled by,
And that has made all the difference.

Avrei voluto prendere strade diverse, molte delle mie scelte sono stati percorsi obbligati, direzioni a senso unico al di fuori del mio controllo, il senso del dovere ha sovente ucciso i miei slanci, eppure in quel momento, con un bicchiere di vino rosso in mano e la testa altrove, non avrei fatto cambio con nessuna delle ex-reginette del gran ballo.

Sarà che ieri, potando rami ed estirpando le erbacce di un giardino trascurato, ho tagliato via, forbiciata dopo forbiciata, buona parte delle mie stupide idiosincrasie e ho fatto pace con qualcuno dei miei difetti.

Sarà che mi sono ritrovata senza neppure un biscotto per fare colazione e ho deciso nel cuore della notte di preparare una torta.

Sarà che l’indecisione regna sovrana nella mia testa e troppi manuali di cucina confondono le idee ma, proprio quando stavo per rassegnarmi al pensiero di un triste e solitario caffè nero, da un libro è spuntato un foglio scritto a mano, gli ingredienti della torta con quel che c’è e la cucina ha iniziato a profumare di limone e burro di arachidi.

Quel foglietto scritto nella mia pessima grafia, un appunto al volo nel disordine dei miei pensieri, mi ha fatto riflettere sulle possibilità non sfruttate, sulle direzioni non contemplate ma anche sulla bellezza dell’improvvisazione, il gusto dell’estemporaneo, l’arte di arrangiare quel poco che davvero abbiamo perchè diventi parte di noi, non solo un accessorio ma un tassello fondamentale nel rompicapo che ci troviamo a dover risolvere.

Perchè alla fine è più facile rimpiangere quello che non c’è invece di provare ad inventarsi la vita con quel che c’è.

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89 thoughts on “Con quel che c’è

  1. ragazza mia che belle parole!
    sei meraviglia e incanto proprio perché sei così…
    le reginette del ballo, nei nostri film più amati…. muoiono tra atroci sofferenze, nevvero? 😉

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  2. Da quando ho l’onore di conoscerti è forse il mio scritto preferito. Pieno di uno stile immenso e capace di raccontare due o tre pensieri in un lungometraggio che scorre davanti agli occhi. Come un bellissimo film che dura molto con una breve trama, tutto merito della maestria di un regista.
    E vedo la Mela che ho imparato a conoscere e che spesso nega a se stessa il suo spirito. Con i conti in rosso del passato ma i bilanci in attivo della sua esperienza.
    Pagine di un best seller che prima o poi ti obbligherò a pubblicare.
    Ti abbraccio forte e sappi che salveró sul Pc questo post 🙂

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  3. Come darti torto!? Dovrei ripetermelo più spesso. “Perchè alla fine è più facile rimpiangere quello che non c’è invece di provare ad inventarsi la vita con quel che c’è”.
    La tua penna incanta. Tu emozioni.

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    • Sono la prima io a dovermelo ricordare. Penso che a volte basti guardare le cose da una prospettiva diversa. Avrei voluto essere come le reginette del ballo quando ero giovane, ma vedendo quanto poco gentile è stato il tempo con loro beh la mia autostima ha fatto un salto di qualità!

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  4. Anch’io mi sento pesce fuor d’acqua quando si fanno le famose “rimpatriate” tra vecchi amici o compagni di classe. Da sempre preferisco uscite più intime, poche persone con le quali il dialogo sia franco e non dover per forza rivangare i bei momenti vissuti insieme – purtroppo – 20 anni fa e oltre.

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  5. Se davvero ci facessimo bastare quello che abbiamo in noi (ma anche materialmente), se ci accontentassimo di come siamo, credo che la serenità sarebbe più a portata di mano. E’ vero che migliorare, corrggere, aprirsi alla vita non può fare che bene, ma senza esagerare. Le regine di bellezza vengono sdcalzate da latre regine comunque, i figli intelligenti non sempre si ricordano dei genitori, la crema di bellezza fa invecchiare comunque e appaga solo chi la produce…
    Viviamo in un giardino dove estirpare sarebbe un bel traguardo da raggiungere! E il sole penetrerebbe in ogni anfratto.
    Bellissimo post.

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  6. Non so se sai suonare la chitarra (personalmente non so nemmeno come tenerla in mano) ma sicuramente io sentito le tue dita pizzicare le corde assieme alle parole, in una melodia pacata e irresistibile. E la musica che hai suonato mi e’ piaciuta ancor piu’ delle parole, che pure tutte condivido.
    ml

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    • Una volta, molto tempo fa, suonavo il pianoforte…….rinunciarvi è stata una delle scelte più sofferte che la vita mi ha obbligato a fare……un giorno racconterò perchè e quanto la musica sia ancora parte di me.
      Non ho dimenticato le lezioni di solfeggio e forse oggi, inconsapevolmente, ho creato una mia personale armonia.
      Grazie per averla colta prima di me.
      Un sorriso ❤

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  7. Ho fatto alcune di queste riflessioni (ri)pensando alla mia seconda (ex) moglie, per cui l’importante è apparire più che essere e che si sente “qualcuno” solo attraverso il possesso di beni vistosi o potendo vantare viaggi mirabolanti il cui scopo ultimo è visitare negozi di lusso piuttosto che cercare di comprendere la cultura e le abitudini locali. E mi sono accorto di non aver perso nulla, anzi di aver (ri)guadagnato la mia umanità.

    E poiché il mio frigorifero è soggetto a maree, per cui a volte è strapieno ed altre genera eco da tanto è vuoto, sono abituato a “inventare” piatti con ciò che trovo. A volte il risultato è interessante.

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  8. A parte che desidero tantissimo quella torta : D Ma ti capisco bene o almeno mi rivedo in quello che hai scritto. La sensazione di aver lasciato alle spalle un momento intimo (come un libro o un film) per decidere di concederci a certa gente e alle loro cavolate. Mi sento inadeguata come te. Un conto è lasciarsi alle spalle una serata solitaria per buttarci nella mischia di persone in grado di riempirci o di farci sentire spensierate, un conto è quando toccano serate come la tua, in mezzo a gente che non ci lascia proprio niente, anzi ci appesantisce. Ciao mia cara!!! :*

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  9. Ci sono combinazioni di ritrovi con persone del passato e del presente in cui per me è assolutamente impossibile rimanere presente, intendo dire in maniera cooperativa con il resto del mondo. Rimango vigile, mi sembra di avere persino intuizioni profonde su tutto quello che succede e sugli stereotipi umani che calcano la scena, ma soprattutto dentro di me sento un’atmosfera molto simile a quella evocata dalle tue parole.
    Qualcuno mi dice che ho una misantropia ben sviluppata. Io ho una visione diversa e, in ogni caso, ho trovato nelle tue parole una pace molto simile al conforto.
    Perché che ci sia un rompicapo da dover risolvere è fuor di discussione.

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    • Un compagno di sensazioni! Mi sono sentita serena e sollevata, era una soglia da attraversare per poter chiudere una porta su di un passato che ha smesso di esercitare la sua influenza su di me.
      Grazie per le tue parole, apprezzo molto quando ti palesi.

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      • Grazie a te, Mela! Mi piace molto quello che hai detto ora e quello che scrivi e come lo scrivi. 🙂
        Purtroppo il foglietto illustrativo della mia vita presenta così tante controindicazioni che la posologia con cui mi posso palesare deve seguire i consigli perché io non diventi noioso. 😀 😀
        Ma questa cosa della soglia da attraversare in serenità di cui parli si percepiva molto bene dalle tue parole e la capisco proprio molto bene. Per cui mi ha fatto proprio piacere partecipare al tuo momento.

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  10. Far pace coi propri difetti è un gradino ben in alto, ti riconosco appena, lassù… Ma ti vedo sorridere, e questo mi fa davvero piacere!
    (quella canzone è una meraviglia, è una di quelle che quando la sento in macchina, beh la sento di nuovo… e di nuovo…)
    Ogni bene!

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    • So che tu leggi in profondità e con molta attenzione (anche se affermi il contrario) e ho fatto pace solo con alcuni, tutti sarebbe eccessivo e poi ci sono affezionata ai miei bachi di sistema!
      Canzone bellissima e da adesso quando l’ascolterò mi verrai in mente tu.
      Ti abbraccio.

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  11. Lo dico anche a te melina mia che sto scroccando il wifi di qualcuno per tenermi aggiornato con i post, visto che non sono a casa, ma dei miei per stare vicino a mia madre! E sarà complice l’atmosfera ma il tuo post mi ha preso troppo, poi la torta, ma prima di andare a nanna continuo un certo “diario”. Un abbraccio e bravissima!

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  12. 🙂
    “Mentre mi guardavo intorno, contando rughe, visi sfatti e caviglie gonfie, ho messo la sordina al cicaleccio lezioso, mi è sfuggito il nome del cosmetico miracoloso” ehm tanto miracoloso non deve essere 😉
    “gli ingredienti della torta con quel che c’è e la cucina ha iniziato a profumare di limone e burro di arachidi” voglio la ricetta ovviamente! e complimenti hai il burro d’arachidi in casa!
    “quello che non ho è quel che non mi manca” diceva De Andrè.
    un bacio e che sia un inizio di tante torte profumate nell’anima.

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