Accanto al fuoco – v

Il ringhio di Lynx mi scuote dal torpore ipnotico del fuoco.
La osservo con attenzione, è ferma, immobile, una stele di pietra candida all’ingresso della caverna.
Se non fosse per il pelo ritto e la coda che sbatte con violenza a terra, penserei che abbia sentito l’odore di un animale nel folto del bosco, ma la sua gola produce un suono metallico che ben conosco, un ringhio sordo e minaccioso che mi induce una scarica potente di adrenalina lungo la schiena.
Di colpo sono in piedi, in allerta, sollevo il cappuccio a coprire i capelli, avvolgo la rete metallica attorno al braccio, assicuro i pugnali da lancio ai cosciali e afferro il coltello appena ripulito e lucente.
Stendo la mano aperta verso il fuoco e la richiudo a pugno, con il gesto deciso di un direttore d’orchestra che impone il silenzio al coro.
Le fiamme obbedienti si spengono, facendo piombare la caverna in un buio denso e vellutato.
Chiudo gli occhi e lascio che l’energia del Lucòre fluisca in ogni terminazione nervosa e riempia i miei sensi ampliandone la percezione.
Il vento porta un odore nuovo ma familiare di sangue, sudore e paura, acida e gialla come burro lasciato a irrancidire.
Sento urla in lontananza, dolore, disperazione e morte miste a risate maligne e gioia perversa.
Apro gli occhi
«Lynx è tempo di caccia»
esce sinuosa e letale dalla caverna e io le tengo dietro correndo, mi lascio il lago alle spalle ed entro nel bosco, piccoli fuochi fatui mi imperlano di rosso le dita a rischiarare la mia corsa silenziosa.
Non sento più la malinconia del riposo solitario nè la stanchezza, la rassegnazione ha lasciato il posto a quella lucida ferocia che solo l’abitudine al sangue può insegnare. Il ruggito sommesso di Lynx mi guida verso la preda, la cui energia malata e vorace è per me un richiamo più forte di ogni cautela, un giuramento che rinnovo ogni volta versando sangue sul germoglio della mia vendetta.
Giungo al fondo di un vallone, una lingua di tufo e calcare punteggiata di pini su cui spicca una casa colonica malandata, attrezzi agricoli e una vecchia auto arrugginita sparsi qua e là, la stalla in fiamme dal cui interno provengono muggiti fievoli e disperati.
Davanti la casa giace un corpo inanimato, disarticolato come un fantoccio, gli arti piegati in posizioni irragionevoli, vegliato da una donna stremata che gli carezza i capelli lentamente, quasi volesse infondergli la vita perduta.
Poco lontano un cane con la pancia aperta, gli intestini lucenti come bava di limacce, guaisce piano e mi lecca la mano con gratitudine, un istante prima che lo liberi delle sue sofferenze con un colpo di lama al cuore.
Mi accosto alla donna che solleva il volto e solo in quel momento mi accorgo del neonato che succhia dal suo seno, una incongrua istantanea di vita nel mezzo della morte, risponde alla mia muta domanda con uno sguardo remoto e allucinato e solleva la mano ad indicarmi dove cercare.
Giro dietro la casa e li vedo, sono tre, ancora intenti a distruggere vite, sono le Ombre.
Il Lucòre ha creato noi Albini, devastando il nostro sangue con regali malati che ci hanno reso emarginati, ha corrotto i corpi dei Metallici costringendoli a diventare scherzi di natura per sopravvivere ma, cosa peggiore di tutte, ha corrotto le menti e gli animi creando l’orrore abbietto delle Ombre, miei nemici mortali, predoni che distruggono per piacere, che cacciano uomini come conigli e si nutrono dell’energia degli Albini per la loro sopravvivenza.
Ora sono davanti a loro e li osservo. Uno tiene fermo un ragazzo, in realtà poco più che un bambino dai capelli argentati, che ormai barcolla ed è quasi completamente svuotato della sua energia; il secondo, le unghie conficcate a fondo nelle tempie del ragazzo, ne spreme il potere in un filo lucente, che cola come latte dalle mammelle di una mucca, mentre il terzo ne ingoia lo zampillo con sospiri osceni di godimento.
Un lampo bianco, un ringhio seguito da un urlo acuto di sorpresa e dolore, un rumore di carne maciullata e Lynx neutralizza il primo delle Ombre.
Io, dopo averla fatta roteare con forza, lancio la rete metallica addosso al terzo, rendendola incandescente di mille fiammelle, una gabbia di fuoco che arde tutto ciò che tocca.
Il secondo Ombra strappa crudelmente le unghie dalle tempie del ragazzo e cerca una via di fuga, ma grida come una bestia in trappola quando i miei pugnali si conficcano nei suoi stivali inchiodandolo al suolo.
Mi guarda camminare verso di lui con aria beffarda, ma il terrore nelle sue pupille tradisce la sua debolezza. Ormai, senza i suoi due compagni, l’uno sventrato, l’altro bruciato vivo, non ha più alcun potere su di me.
Gli sollevo il mento con la punta del coltello, i suoi occhi diventano neri come biglie di ossidiana mentre tenta un ultimo richiamo telepatico con i suoi compagni, trasmissione che si interrompe quando la lama penetra nel mento con un rumore di frutta matura, tranciando la lingua e il palato fino al cervello.
Lo afferro per i capelli, tolgo la lama con uno schiocco sordo, sfilo i pugnali da terra e il corpo si accascia come il sacco vuoto che merita di essere.
Sembrano trascorse ore da quando ho messo piede nel vallone ma l’azione si è svolta in pochi minuti, troppi per la vita del ragazzo che temo stia per finire.
Mi inginocchio vicino a lui, gli pulisco il sangue che imbratta un viso minuscolo e pallidissimo, appoggio la testa al suo torace e avverto un battito, leggero, lontano che cerco di trattenere e richiamare a me. Gli appoggio una mano sul viso, gli infondo un po’ del mio potere e resto così, il corpicino abbandonato sul mio, l’energia che fluisce da me a lui per tentare di risanare ciò che è stato corrotto.
Lo sento muovere dopo un tempo lunghissimo. Tolgo la mano per farlo respirare, mi guarda spaventato, trema come un vitellino appena nato e forse è così, forse è davvero rinato in questa notte di fuoco e sangue.
Lo sollevo tra le braccia e lo porto da sua madre, che ancora veglia la morte e nutre la vita.
Facendo appello a quel poco di umanità che ancora mi resta in fondo al cuore, poso le mani sulle loro teste e li benedico.
Poi mi allontano nel buio, Lynx al mio fianco, non senza aver inviato le fiamme a bruciare l’orrore che giace dietro la casa.
Torno alla mia caverna con passo pesante.
Ancora una volta, al riverbero della fiamma, rigiro tra le mani il mio coltello.
Ancora una volta faccio messe di pensieri accanto al fuoco.


Trovate gli altri episodi del racconto di Pyros nella sezione Mela-Racconti.

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51 thoughts on “Accanto al fuoco – v

  1. Ecco il mio frutto preferito 😀 hai come al solito quella capacità di dare forma alle parole con delle immagini meravigliose. Sarebbe bello poter racchiudere tutti questi racconti in un libro. Il problema è l’editoria, poi ci vuole culo, tanto culo. E poi sto spulciando sempre di più il tuo blog e sto trovando tante di quelle chicche meravigliose. Un abbraccio

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  2. La scena è davvero terribile, è il Male in azione, e in un certo senso così è più facile, ci sono meno dubbi: non si può avere pietà del Male… Forse c’è più umanità di quanto creda, nel cuore di Pyros…
    La tua scrittura è sempre una meraviglia. Sì, lo so che te l’ho già detto, allora lo ribadisco! 😉

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  3. Bello bello! Non ho letto le parti precedenti (ma dov’ero?!? 😳) e mi riprometto di recuperare. Un must.
    Avvincente, tiene incollati allo schermo e alle parole, e dopo una mezza giornata di editing è straordinario per me, una ricerca lessicale perfetta con un uso della scrittura che lascia vedere la scena.
    What else? Continuare a insistere che dovresti raccogliere i racconti in un libro tutto tuo. Ma ho letto che anche all’invito, che condivido, di Romeo, ti sei ritratta. Vorrà dire che uniremo i nostri sforzi. 😉
    Bacioni ❤
    Primula

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    • Tranquilla Primula, ho raccolto tutti i link in una pagina così si recuperano in fretta. Quando avrai tempo e voglia, chiaramente 😉
      Grazie, il tuo apprezzamento è di enorme valore per me, tenendo conto che viene da una persona “del mestiere” che stimo tantissimo!
      State creando una cordata pro libro? 😀
      Ti abbraccio e ti auguro una settimana bella e serena.
      A presto carissima amica ❤

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