Accanto al fuoco – vi

Un rivolo d’acqua sgorga dalla parete al fondo della caverna.
Affiora da una piccola crepa nel granito, solca con la rapidità di una lacrima la pietra e sparisce nelle profonde viscere della montagna.
É gelida, ha un gusto amaro che stringe lo stomaco in una morsa, lasciando in bocca un sapore di fumo e ferro.
Mi avvicino al recipiente di raccolta, sciacquo le mani lorde di sangue rappreso e immergo le lame nell’acqua rossastra. Strofino l’acciaio con le dita, sciolgo i grumi nerastri fino a sentire sotto i polpastrelli le solcature a me familiari.
Sono antiche benedizioni, talismani potenti incisi sull’acciaio, l’unico ricordo di colui che le forgiò per me molto tempo fa.
Sollevo il coltello gocciolante e il suo marchio brilla alla luce del fuoco, coperto da un velo d’acqua.
Eccoli insieme, il ferro e l’acqua, Isern e Sjor, l’unico che io abbia mai riconosciuto e amato come padre e il fratello che il destino mi donò durante gli anni nella Città.
Il giorno in cui incontrai mio padre l’auto del mercante ci condusse in un dedalo di viuzze, cresciute come malerba ai piedi dei vecchi grattacieli abbandonati, fino ad arrestarsi davanti alla porta malconcia di un fabbro, con un ultimo sospiro di fumo denso e corrosivo.
Rannicchiato sul sedile nel bozzolo della mia coperta, osservavo la discussione tra il mercante e l’uomo formidabile apparso da quella porta.
I due si conoscevano bene, a giudicare dall’abbraccio e dalle manate vigorose che si erano scambiati.
Li guardavo discutere notando l’espressione sulla faccia dell’uomo cambiare e farsi più cupa ad ogni parola, come un cielo tinto dalle nubi nere del temporale in arrivo.
Anche il fabbro era un Metallico. Una fitta serie di piastre si allargava dal suo collo fino a metà del torace, rivestendolo come la cotta di un cavaliere medievale. Il braccio destro era uno stupefacente miscuglio di rottami uniti a formare una mano rozza ma, avrei scoperto con il tempo, dotata della precisa delicatezza di un orafo. La gamba sinistra era una protesi mobile fissata alla coscia con una gabbia di cinghie di cuoio.
Isern possedeva diverse gambe che aveva progettato e costruito con le sue mani, cambiandole con la civetteria di una donna al primo appuntamento, a seconda dell’uso e del suo umore. Tutte erano provviste di un congegno di difesa, una lama nascosta, sottile, indistruttibile e letale, che adoperava con la grazia di un samurai nei luoghi pericolosi che soleva frequentare.

Isern, mio adorato padre, la prima volta che mi parlasti fu per dirmi, con la tua voce raschiante, “vieni qui ragazzo e smetti di tremare” poi mi afferrasti per le spalle e mi sollevasti il cappuccio quel tanto che bastava a rivelare il bagliore dei capelli.
Mi ricordo i tuoi occhi, così dolci per lo spazio di un istante, tornare pozze insondabili di metallo grigio acciaio e il cenno di capo che rivolgesti al mercante, accettando con quel semplice gesto di diventare mio padre per sempre

Solo alcuni anni dopo, in una notte trascorsa a domare i suoi fantasmi con acquavite di grano, mi narrò della figlia, albina come me, come me posseduta dalla fiamma del fuoco, trovata morta in un vicolo putrido, candida e fragile come la più sottile delle ali di farfalla, un guscio svuotato del suo potere dagli Oscuri.
Eppure, nonostante lo strazio che gli procurava la mia vista, nonostante i maldestri tentativi di padroneggiare il mio potere e l’arroganza inesperta con cui affrontavo i pericoli, mi accolse con sè, mi insegnò l’arte di plasmare il metallo con il fuoco, rese il mio corpo robusto e mi fece accettare la mia diversità come un dono da scoprire e non una maledizione da celare. Fu il mio mentore, il mio posto sicuro nel mondo, la mia casa.
Nei bassifondi della Città si intrecciavano storie dolorose e traffici di tenebra. I mercanti di organi erano una minaccia crescente, avidi predatori di arti di ricambio per chi poteva permettersi di pagare la carne non accontentandosi del metallo, ma anche gli schiavisti e i pedofili volteggiavano come corvi attorno alle giovani vite. Su questa bolgia infernale si era diffuso come un cancro il dominio degli Oscuri. Ancora poco si sapeva di loro, derivavano dal Lucòre come noi ma ne erano rappresentazione del lato più aberrante.
Isern e chi, come lui, aveva perso una persona cara a causa loro, covava vendetta e vigilava.
Gli Oscuri si confondevano con le ombre, penetravano le menti, annullavano la volontà, cancellavano i ricordi della gente comune. Solo noi albini li vedevamo con chiarezza e questo, unito al nostro potere ci rendeva loro nemici e prede.
Per questo Isern iniziò il mio addestramento fin dal primo giorno. Ci allenavamo ogni sera, dopo aver sbarrato porte e finestre da occhi troppo curiosi. L’officina diventava teatro dei nostri combattimenti, attrezzi da lavoro, rottami di ferro, trucioli metallici diventavano le armi improvvisate che, rese roventi dalle mie mani, scagliavo contro la sua massiccia figura che non mi risparmiava critiche, urla di incitamento e duri colpi che mi lasciavano senza fiato e tremante di rabbia.
“Impara il controllo ragazzo, sei tu il padrone, non il fuoco. Devi essere pronto a ciò che ti aspetta là fuori” mi gridava quando dalle dita fiotti di fuoco liquido iniziavano a gocciolare sul cemento e gli attrezzi nelle mie mani fondevano come cera.
Ora basta Pyros, fratello, ora riposa, la voce liquida di Sjor, così simile al gocciolio di uno scroscio di pioggia sulle foglie del bosco, al suono ammaliante dell’acqua per una bocca riarsa, mi avvolge come una carezza.
Bacio il marchio con devozione, Proteggimi padre, mentre risento la voce profonda e arrochita dei suoi ultimi istanti e rivedo, nel velo di lacrime che mi confonde gli occhi, la sua morte, il giuramento di fuoco, la vita che ho scelto per ripagare il suo, il loro sacrificio.
Appoggio la testa al dorso caldo di Lynx che respira quieta, Arriverà presto la vera alba, mormoro mentre chiudo gli occhi e indosso l’oscurità.


Trovate gli altri episodi del racconto di Pyros nella sezione Mela-Racconti.

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56 thoughts on “Accanto al fuoco – vi

  1. Io lo adoro! Adoro la storia in se, adoro l’atmosfera, adoro lui… È una storia potente, sento l’odore del ferro, del fuoco e della notte… Ha le tinte del marrone grigio, con lampi rossi- arancione, questa storia…
    È dolce e rabbiosa, potente e profonda
    Santapeppapeppinaeurcamalura!! Magnifica, davvero 😘😍

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      • Ahahah! Urcamalura arriva dal mio vicino, un uomo buono ma con una faccia che se s’arrabbia fa paurissima… E dirlo a denti stretti con il vocione ( finto) rende bene 😉
        Gli voglio bene perché arriva da te, perché è forte senza sentirsi invincibile, perché è un eroe di quelli veri con mille dubbi, paure e domande senza risposte… Perché è lui e quando arriva tocca corde inaspettate… E non so spiegare perché 😍

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      • Hai detto una cosa bellissima anche senza spiegare il perché! Oggi sono stata gentile con una persona, niente che non faccia abitualmente con tutti, ma mi ha ringraziata mille volte e mi ha detto “grazie con il cuore” non di ma con e io non so perché ma lo trovo bellissimo ❤

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      • Èuna cosa incantevole!❤️
        Grazie con la bocca siamo capaci tutti, è automatico… Con la pancia è detto se ti senti in dovere di dirlo… Con il cuore… È tutto un altro sentire!!!

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  2. Questa storia è sempre una meraviglia, e secondo me il difficile è scegliere le parole giuste… È un po’ come camminare su di un filo, basta una distrazione per scadere, chessò, nella retorica. Ma tu ci cammini con una tale grazia…

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  3. Bisogna che mi organizzi per leggere questa “avventura” dall’inizio. Ho perso i pezzi. Questo è sensoriale, è la tua scrittura del resto. Magnifica.
    Un abbraccio grandissimo, sempre dai monti. 😘❤️
    Primula

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  4. Bello Mela. Veramente bello. Mi ha ricordato qualcosa che ho letto in gioventù… ma adesso, così, non mi viene in mente. Ma il ricordo, quello che ha scatenato questo pensiero, era bello e perciò il paragone ottimo.
    Soprattutto, ti dirò, ti si legge dentro. Si vede il tuo stile, plasmato per il racconto.

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    • Ma la gioventù di Zeus si misura in secoli o in eoni?? 😉 Pyros è una miscela di cavaliere jedi, ronin, monaco taoista, guerriero steampunk e Iena Plinsky e in più, come dicevo ad Ivano ieri sera, ogni volta è uno scavare dentro il subconscio. Le tue parole mi fanno un piacere immenso 🙂

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  5. Arrivo…tardi. Siamo già al sesto?…Devo fare un po’ di sano (voce nasale e impostata) “nelle puntate precedenti. Ero in dubbio se leggerlo subito, poi però non ho trovato il momento di iniziare dal primo, proseguire a quelli dopo, fino ad arrivare a questo. Ero troppo curioso, perché pure se non mi suggerisci link, io la strada la so da me.
    Rotti gli indugi, ho letto tutto d’un fiato, lasciandomi parecchio sapore metallico, come quando ti mordi la guancia o la lingua e continui a sentire un retrogusto “emoglobino” anche se mangi una bella sfogliatella calda calda.
    Farti i salamelecchi, mai di rito, ma di cuore – altrimenti che mi sbatterei a fare nel commento?!? – mi pare superfluo…quasi stucchevole. Quasi quasi ti dico che non mi è piaciuto 😉 Ma scriverei una grossa bugia. E si sa le bugie hanno le grazie corte.

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    • Le bugie hanno le grazie corte e i prego sfilacciati, si sa 🙂
      Non arrivi tardi, in una storia che si sviluppa in un non luogo e in un non tempo, accanto a un fuoco inestinguibile, in attesa di un’alba che non sorge, il presto o tardi non esiste.
      Fai bene a cercare da solo la tua strada di mattoni gialli, Pollicino è un gran goloso di bricioline e le sirene mandano fuori strada.
      Attento che la curiosità uccise il gatto, a meno che tu non sia lo stregatto e allora accomodati pure che Pyros è contento di fare amicizia e se hai bisogno di accendere ci pensa lui.
      Emoglobina e sfogliatella non mi convince. La sfogliatella è più adatta a curare le lacrime. Con l’emoglobina consiglio un moscato passito.
      Il cuore, leone, coniglio o panna che sia, è importante e ti ringrazio con il cuore ❤

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  6. Finalmente sei tornata con questa narrazione… questa storia a me piace tanto, e tu sei brava con i giochi di parole (che non sono mai sole, cuore e amore), ma qualcosa di più profondo, a volte anche crudo, ma la mela ci piace così!!! I’ll wait VII

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  7. Io non amo lo splatter, ma Pyros non lo sento così, più mi addentro nella sua conoscenza, più sento le sue emozioni, forti e intense, e più questa storia mi prende, entra dentro perché si sente tanto che è scritta con tutto, cuore pancia e mente. Curata, scritta benissimo, ma sena togliere spazio all’istinto, anzi.

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