Del parlar di pioggia e nebbia, di albe solitarie e Debussy

Alba di nebbie

Nubi. All’orizzonte, dense, grevi e cotonose. Sono di un bluastro pericoloso, promettono tempesta e di solito mantengono.

Mi volto a guardare il monte che di turchino ha solo il nome. È da lì che arriva il tempo cattivo, la grandine che ammacca la frutta e fa scendere le lacrime ai vignaioli. Eppure mi è simpatico ugualmente. Sarà che dietro di lui so che dorme il mare e, anche se dal mio palco di colline non lo vedo, posso sentirne l’odore che arriva prepotente.

Il cielo rabbuia di colpo, diventa nero pece e rosso rabbia, solcato da lampi a terra, dritti come freccette scagliate sul bersaglio.

Pioggia, furente, esasperata, scende a colmare le crepe nel terreno, picchia sul suolo con la durezza di un martello, crea un deserto umido e silenzioso che concilia il sonno come il ventre di una madre.

Mi alzo presto, il viaggio è lungo ma non trovo ostacoli, la pioggia e la notte sembrano aver compiuto la magia e il mondo è pulito e vuoto, resta solo il verde brillante delle foglie e questo mi basta.

Metto un CD, mi faccio del male, lo so, ma Dio se ci sta bene ascoltarlo mentre guido, visto che non posso più suonarlo. Debussy, Fantasie per piano e orchestra, la musica parte lentamente e inizia ad arrampicarsi in volute ardite, i movimenti accompagnano la mia salita su per la scorciatoia che attraversa vigne e frutteti ancora addormentati.

Ci entro dentro come scivolassi nel più soffice dei sogni. Nebbia che sale dal terreno zuppo, si attorciglia tra i filari di vite, modifica le distanze, il paesaggio, perfino la musica assume una consistenza differente.

Dal mare di nebbia spuntano dettagli improvvisi, la cima del campanile, la cancellata di una casa abbandonata, un gatto che mi osserva immobile sul ciglio della strada. È rosata dall’alba che nasce, riscaldata dai raggi di sole radente che la trasformano in un mare d’oro.

È bellissima. Percorro in apnea quel mare luminescente, cercando inutilmente di sorbire la sua essenza, anche se non si può che captarne il cambiamento.

Mi fermo. La punta del poggio si sta svestendo lentamente come una donna sensuale. Attendo che il rosa diventi appena più evidente, Debussy intreccia magie e sogni, scatto. 

Non è l’assoluto, solo un’impressione di bellezza, di nebbie rosate e albe solitarie.

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74 thoughts on “Del parlar di pioggia e nebbia, di albe solitarie e Debussy

  1. Talmente bello che ci sono tornata tre volte. Davvero una descrizione che si vede con gli occhi e si sente col cuore. E ascolterò Debussy, promesso. Mi dispiace tanto che tu non possa più suonare, ma forse (forse) l’angelo custode sapeva che scrivere ripaga di tante cose e ha pensato che tu eri nata per scrivere. Un abbraccio, anzi tanti.

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  2. Di solito, quando leggo, alla fine vengo colto da un’immagine che ne sintetizza l’emozione, il pensiero, il sentire. Con questo tuo meraviglioso, o – forse dovrei scrivere – fantas-tico viaggio, l’immagine mi è stata sparata subito all’inizio: la tempesta in arrivo. La pioggia promessa.
    Perché quando nomini Claude Debussy mi parte un brivido alla base della nuca e mi percorre tutta la schiena per riverberarne poi un’energia di origine sconosciuta, ma rigenerante.
    Proprio come il tuo racconto.
    Claire de Lune, penso di avere consumato cd e pure l’mp3, che è in pianta stabile sul mio dumbphonino, nonostante l’avvicendarsi di aggiornamenti di sistemi inoperativi e formattazioni.
    Claire de Lune è un catalizzatore di rêverie: genera una “risonanza” che imbocca la strada giusta per l’anima. Ne ho scritto anche io a proposito di …una certa pioggia. Ma non ti lascio il link 😉 per rispetto della padrona di casa.
    Ti lascio però una versione cantata di Claire de Lune. Se non sei una “purista” (ne ho conosciuti troppi al Conservatorio), ti piacerà per la delicatezza e il rispetto di quella magnifica musica. In caso contrario, maledicimi e bannami.

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  3. Adoro quei momenti. Così intimi e unici. Così nostri. E così colmi, incontenibili, da non poter fare a meno di trattenere il respiro, un grido, una frase a mezza voce. La voglia di condividere. “Guarda, guarda! E ascolta, anche tu!…” Adoro quella fusione, così naturale fra note e paesaggio. L’accompagnamento ideale per un’esperienza sensoriale naturale e unica. Meravigliosa. La natura e i suoi miracoli. La musica, quella musica, arte divina, a guidare le nostre percezioni, sovrapponendosi delicatamente, esaltandole.
    Che belle sensazioni che ci hai trasmesso (con il tuo sentire e la parola sapiente). Quanto deve mancarti lo strumento, e quella musica! Quel viaggio… E però hai trovato il modo di condurci con te su quelle onde, di condividerlo. Le tue parole come dita, sui tasti, per noi. Grazie.

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    • Grazie a te Paolo. Questo post ha solleticato la sensibilità di molti e toccato più corde di quanto avrei pensato possibile.
      La musica, il contatto con lo strumento mi mancano perché ne sono stata privata troppo presto per poterne apprezzare la bellezza, appena adolescente.
      Mi ricordo le parole del chirurgo che mi operava, dette senza pensare all’anestesista, incuranti del fatto che fossi lì, sveglia, con la mano aperta e tanta paura in corpo “beh, certo non sarà mai una pianista”.
      Ho compensato con la lettura e l’ascolto bulimico, quasi ossessivo, di tutta la musica che ho potuto.
      Se ho trovato una strada che mi faccia esprimere come voglio non lo so, però mi fa bene, questo sì.

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    • La musica riempie gli spazi tra i caratteri e le righe, riempie gli spazi e gli interstizi del nostro corpo e parla direttamente alla nostra anima come il linguaggio binario a una macchina. Ci rende chiaro “istruzioni” che le parole non riescono a codificare o codificano con troppi filtri, arrivando smorzate in efficacia. Debussy in questo bel viaggio di Mela, lo sublima e ci fa partire con lei. Anche se c’è una tempesta è in arrivo.

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      • Come ho risposto a tiZ il miracolo più grande è che per ognuno di noi esiste la musica perfetta. Cosi pure c’è quell’immagine che accende la fantasia, l’inconscio, fa scattare la serratura che apre i ricordi.
        Per te è stata la tempesta, che nel mio sentire ha avuto solo un ruolo marginale e preparatorio dell’alba e della sua epifania di nebbia.
        Una chiave di lettura tempestosa e tempestiva la tua.

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    • È un completamento naturale, forse l’unico possibile, anche se poi ognuno deve trovare la sua personale musica del cuore. Questa è una magia ancora più grande, non pensi anche tu? Che per ognuno ci sia una musica che gli corrisponde esattamente. Grazie tiZ ❤

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