Sotto un tavolo

fonte: web

Ho spesso l’impulso irresistibile di rannicchiarmi sotto un tavolo, non ha importanza se metaforico o reale.

Sì, come quando ero bambina e il mondo sotto il tavolo era il mio rifugio per giocare a nascondino, per mettermi al riparo dopo averne combinata una più grave del consentito, per isolarmi dalle urla e dai litigi, quelli brutti che facevano male al cuore prima che al corpo.

Mi piaceva stare sotto quel grande tavolo rettangolare, far scivolare la tovaglia fino a creare una cortina pesante e avvolgente che lasciava filtrare una luce morbida e opaca, colorata dei riflessi blu e rossi dei suoi riquadri di cotone.

Immagino debba essere così la vita dentro un bozzolo, che senza fretta si riscalda e prende vita da un raggio di sole. Anzi, se ci rifletto bene, me lo immagino proprio così quel piccolo involucro che pulsa di vita in fieri, abbarbicato ad una foglia, nascosto nel cavo di un ramo, in attesa di scoprire se diventerà una semplice e candida cavolaia o un ragnetto scuro e grinzoso.

Sotto un tavolo i bambini credono di essere invisibili e invincibili, i rumori arrivano attutiti, le voci sono più gentili, le urla fanno meno paura e le persone, ridotte a gambe e scarpe, sembrano inoffensive e quasi ridicole nella loro incompiutezza.

Sotto un tavolo si può piangere in solitudine, senza dover nascondere il volto tra le braccia, negando con ostinazione infantile che quelle siano lacrime, facendo finta che si tratti solo di acqua di passaggio, finita lì per caso, per colpa di un guasto alle tubature o del solito ingorgo estivo di sentimenti, sedimentati come limo e foglie secche negli argini del cuore. Perché non hanno ancora inventato le partenze intelligenti dell’anima e le giornate da bollino nero sono troppe.

Sotto un tavolo c’è poco da vedere con gli occhi e molto da immaginare con la mente. Anche una briciola di pane con cui giocherellare o una venatura del legno da percorrere con le dita possono condurre in un mondo più lontano, non per questo più sereno, solo diverso. Come il negativo di una foto o il rovescio della medaglia non sono necessariamente migliori o più interessanti, solo una prospettiva differente che merita di essere considerata.

Anche adesso che non ho mica vent’anni, ne ho molti di meno ci sono giorni in cui preferirei trascorrere la vita sotto un tavolo, a raccontarmi che non m’importa del mondo e che delle persone preferisco osservare le scarpe anziché il volto.

Perché ormai sono grande, ma ho ancora lo stesso cuore bambino che si spaventa per una spinta o una risata fuori tempo e che ha paura di disturbare con la sua presenza, mentre le mani si aggrovigliano e gli occhi scappano a cercare l’angolo più nascosto della scena, anche se le pareti non ci sono più e devo rannicchiarmi sotto un tavolo per trovare un istante di pace.

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160 thoughts on “Sotto un tavolo

      • Cara Mela, lo spiderman cerca la cena nei letti, lo dice la ninna-nanna. E tu sei sotto a un tavolo Sei al sicuro, finché non farà mattino, quando se ne sarà andato. Sleep tight.

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      • Mio caro, agosto è sempre un mese pesante per me, il lavoro, i pensieri, una scadenza amarissima con cui venire a patti sempre senza riuscirci mai. Poi arriverà settembre, la ripartenza, il nuovo primo giorno dell’anno, un modo per inaugurare un secondo lotto di buoni propositi da non onorare, dovrebbero farne una nuova specialità olimpica, il salto in lungo dei buoni propositi. Infine ottobre…….. Visto che ami questo genere di condivisione mi faccio violenza ed ecco a te uno spicchio molto, molto sbacato http://wp.me/p25DB2-HI

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  1. Però devi proprio smettere di avere paura di disturbare. Per il resto, va tutto benissimo, il tavolo, la tovaglia coi suoi riquadri e la luce e anche il bozzolo può servire, persino dopo la metamorfosi può ancora succedere di non sapere bene se si è ragnetto o farfalla. Il mondo dell'immaginazione, le lacrime, segrete o no, sorridere delle gambe e delle scarpe, le prospettive differenti da considerare. Anche rintanarsi per un poco, starsene un po' lontani dalle persone, dalle cose, dai luoghi reali. Tutto va bene, tutto serve. Ma solo per riprendere contatto con l'affetto e il rispetto che devi non solo al tuo cuore bambino, ma alla te grande che c'è, e c'è con il cuore, che scrive e legge e si emoziona e regala e condivide emozioni e talento e poesia e un sacco di cose belle che se non le vedi, questo non va bene.
    Un abbraccio forte, passa una buona notte e fai bei sogni 🙂

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    • Mia carissima, ultima nel ricevere una risposta perché ho voluto meditare sulle tue parole. Hai ragione su tutto, ma è un impulso irresistibile. Ci sono momenti in cui mi sento una soluzione satura. Sai che amo usare metafore chimiche e la soluzione satura è apparentemente limpida ma così ricca di sali che basta poco, a volte solo una vibrazione, per far cristallizzare e precipitare il suo contenuto.
      È un periodo particolarmente malinconico e riflessivo, non riesco ad esprimermi in un modo diverso, anzi vorrei essere più leggera e proprio per questo a volte andrei a nascondermi per non disturbare, non dare fastidio a chi legge. Sono contorta lo so bene ma, credimi, ci sono giorni in cui mi vergogno persino ad attraversare la strada.
      Ti abbraccio fortissimo ❤

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      • Temevo di essere stata invadente o indelicata, so bene che a volte certi stati d’animo non è che si possano evitare così, solo a volerlo, e può essere persino irritante sentirsi dire ‘non fare così’. Ma sapevo che avresti capito, poi tu sai anche quanto io desideri essere leggera e quanto poco ci riesca, quindi credo di poterti capire bene in questo, la malinconia è compagna fedele, e comunque non impedisce l’allegria se non a momenti. Sì, conosco anche la vergogna di attraversare la strada, di essere guardata, di entrare in un negozio e sentirmi fuori posto. E’ che a leggerle ‘dall’esterno’, scritte da altri, e poi da una persona così discreta e partecipe come sei tu, queste cose mi sembrano in un certo senso ‘ingiuste’. Perché solo le persone discrete e sensibili hanno queste preoccupazioni. Chi davvero disturba e dà fastidio, non si ferma mai a pensarci.
        Abbraccio ricambiatissimo! ❤

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  2. Ci sono persino rari giorni in cui NON penso di disturbare con la mia presenza… Insomma, credo di capire bene quello che intendi (e pensare che quando avrò meno di vent’anni potrei essere allo stesso punto di adesso devo dire che mi mette un po’ d’angoscia…)
    Un abbraccio 😉

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  3. Ecco, sotto il tavolo è un “altrove” in cui mi piacerebbe andare.
    Non lo avevo mai preso in considerazione finora, ma tu, con la tua prosa così poetica, riusciresti a convincermi ad andare anche in Alaska, in un igloo!
    Ci si vede sotto il tavolo! :)**

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  4. Violenza chiama violenza 😉 e rilancio con un paio di link e poi mi rintano in buon ordine: ti diranno perché maggio mi rinchiuderei in un armadio buttato giù per le rapide di un torrente, ma
    Just try to see in the dark
    Just try to make it work
    To feel the fear before you’re here
    I make the shapes come much too close
    I pull my eyes out
    Hold my breath
    And wait until I shake
    (cit. Close to Me – The Cure)

    https://redbavon.wordpress.com/2010/06/03/era-de-maggio/
    Alla fine di questo post trovi un altro link, sono legati in circolo anche se scritti a 5 anni di distanza.
    RedBavon EOT

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  5. Sei molto riflessiva ultimamente. Quel filo di malinconia me lo lega all’insieme di racconti con le stelle cadenti. Non so perché… forse la “faccia scura della luna”… non so.

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      • No, secondo me no. Se c’è un filo di cose che devono essere dette, meglio dirle. Come sai sono per l’onestà e se questa è la forma che, attualmente, ti contraddistingue per una serie di fattori, allora così sia.
        Se qualcuno non apprezza, smetterà e tu, sinceramente, non ci avrai perso niente.

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  6. Io e mia sorella da bambine ci inventavamo una tenda ma non sotto al tavolo. Era proprio al centro della stanza da pranzo, che poi era la stessa di dove dormivamo. Si mettevano due sedie una di fronte all’altra ed un lenzuolo a coprirle.
    Mi hai fatto tornare alla mente un bel ricordo d’infanzia.

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  7. Io da piccolo mi nascondevo sotto il tavolo per evitare di prenderle da mia madre. un giorno mio padre venne a casa con una scopa con il manico insolitamente lungo e capii allora che dovevo nascondermi da qualche altra parte.
    Bel post, bei ricordi.
    Oggi siamo grandi e ci vorrebbe un tavolo immenso.

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  8. Che bello ritrovarti Mela ❤ Mi sto facendo una scorpacciata di WP in questa sera che dedico a me. Pensa mi ci ritrovo in pieno in quello che hai scritto, solo che io mi nascondevo sotto il letto, mi sentivo più invisibile così.

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  9. tesora mi sei mancata!
    che bello questo post! ti sto leggendo… ho perso molto in questo periodo… un po non avevo tempo… un po il cell senza giga non mi fa aprire i blog… un po pensavo di scappare da wp… ma poi penso a voi e corro di nuovo qui! e cmq anche andando via continuerei a leggere voi che mi siete entrati nella panciotta!
    eh… che bella protezione ranniscchiarsi sotto al tavolo… al nostro cuore bembino piace molto… verrei li sotto queel tavolo con te a chiacchierare a mangiar robine!
    commento solo questo tuo post, anche se ti sto leggendo, perchè appena tornata su wp, sto comunque finendo in spam… allora evito troppi commenti…
    chissa se da te son fortunata… in caso ripescami!
    sbaciuzzi tesora!

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