Anima e mare

Home is where I want to be – foto personale

Un fine settimana di vacanza atipico già nel computo dei giorni, visto che il mio giorno di riposo coincide con quello che, per la maggior parte dei comuni mortali, è il primo della settimana. Per questo motivo, a differenza della canzone, I like Mondays.

Un fine settimana che si è rivelato un tuffo nella memoria del passato più bello e rimpianto. Tutto ciò mi fa sentire fragile, indifesa e felice allo stesso tempo, in un momento già emotivamente molto difficile.

Sono tornata nei luoghi amatissimi delle mie vacanze, posti che non vedevo da, santiddio, forse vent’anni e che mi si sono parati davanti agli occhi come uno di quei diorami a paesaggi intercambiabili.

Alla fotografia ingiallita, ma ancora nitida, che conservo nella mente ho sovrapposto la realtà dei cambiamenti, la brutalità di ciò che viene chiamato il progresso, l’omologazione del gusto laddove una volta la fantasia sopperiva al denaro.

Ho camminato sulle strade della memoria con i piedi nella realtà e gli occhi nel ricordo.

Mi sono seduta nel mio recanto preferito di un muretto, per fortuna ancora malconcio e scrostato come allora perché privo di importanza, nascosto com’è in un luogo selvatico e poco accogliente, incastrato in un angolo di vento e spine di fico d’India.

Ho sorriso al ricordo delle migliaia di pagine macinate raggomitolata su quel cemento sgretolato. Appoggiati alla ruggine della ringhiera, i piedi penzoloni nel vuoto, c’erano ancora tutti i protagonisti delle storie che hanno riempito i giorni di  quelle vacanze spensierate, giorni in cui, per uno strano fenomeno, le ore potevano durare estati intere o soltanto pochi istanti.

Ogni mio passo, ogni sospiro di rimpianto, ogni ricordo che ho visto galleggiare come alghe sul pelo dell’acqua era intriso di un odore e di una musica da cui,  per quanto cercassi di rimandare il nostro incontro, non potevo nascondermi.

Mi capita a volte di chiudere un libro a poche pagine dalla fine, lasciare un boccone prelibato nel piatto o l’ultimo sorso di un vino squisito e aspettare un poco, per rendere ancora più acute le sensazioni del piacere nascosto nell’attesa.

Ho camminato su sabbia umida e ancora intonsa, un privilegio cui non ho mai potuto sottrarmi a costo di perdere ore di sonno, pur di essere tra i primi  a solcarla con passo leggero.

Ho immerso i piedi in ciò che amministrazioni sconsiderate hanno trasformato in una tinozza grigiastra e poco profonda, e ho raggiunto camminando una barriera di scogli che un tempo era stato un baluardo, una conquista da guadagnarsi nuotando in acque mai più così fonde.

Mi sono arrampicata di sasso in sasso fino all’ultima fila di rocce scivolose e bollenti e lì, sull’orlo del mio personale Finistère, ho salutato un amico che mi aspettava con pazienza.

Era ancora lì, finalmente del colore giusto, un blu con le sfumature verdi che amo tanto, non ancora domato, anzi pronto a ribellarsi.

Mi ha accolto con un gorgoglio divertito e un soffio di schiuma candida, che mi ha circondato le caviglie in una carezza gentile.

Sono rimasta a lungo seduta, impegnata in un muto dialogo, mentre occhi e orecchie si imbevevano di lui, i miei piedi più bianchi della valva di una conchiglia mordicchiati da piccoli pesci timorosi.

Ho giocato alle corse con due paguri, scommettendo, ovviamente, su quello sbagliato il quale, offeso a morte, mi ha voltato le spalle per tornare a prendersi cura della sua casa e del suo lento avanzare.

Ho captato nel vento i suoni di antiche campane, la voce di nonna che mi cercava, il fischiare melodioso di Edy in quei lunghi pomeriggi di sole e sale. Dove sarai ora amico mio, perso in qualche vallata a tentare di opporti a chi vuole violentare la terra in nome di un progresso sconsiderato o forse ingabbiato in una giacca e una cravatta che ti garrota ogni giorno un po’ di più.

Ho sentito qualcosa di umido e salato bagnarmi le labbra. Poteva essere solo uno spruzzo dispettoso, fatto apposta per destare la mia attenzione e riportarmi indietro al mio presente, oppure erano lacrime, mascherate con pudore in un rivolo di acqua salsa.

In fondo cosa sono le lacrime se non onde d’urto che agitano e smuovono l’abisso che celiamo dentro? Siamo sale e lacrime, anima e mare.

This must be the place – foto personale

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74 thoughts on “Anima e mare

  1. La prima lettura di questa mattina, un’ondata di emozioni che condivido con te. Il tuo sconforto e pure rabbia dignitosamente evocata nei confronti dell’avanzare di un sedicente “progresso” dominato dal dio guadagno a scapito della ricchezza di un paesaggio è anche la mia, la capisco fin troppo bene. Ma hai ritrovato un angolo tuo, quello non potranno mai portarcelo via.
    Il sale dà sapore, le lacrime o acqua di mare che sia fanno bene. Lascia che si asciughino da sole, non sfregarle, penetrano nella pelle insieme all’intensità dei ricordi.
    Un abbraccio grande 😘
    Primula

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  2. Bellissimo Mela!
    Mi hai portato dentro certe sensazioni che ho provato nell’estate. La cosa che adoro nella melanconica riscoperta di luoghi ed emozioni a cui ero molto affezionato, è la coscienza con cui mi avvicino a loro in questi tempi. Sento ancora piena la concitata frenesia con cui li avevo vissuti dentro di me nel passato, ma solo ora li apprezzo veramente nell’interezza dell’impronta che hanno lasciato.
    Solo ora riusciamo a confondere le lacrime con lo spruzzo dispettoso del mare.

    Mi è piaciuto davvero molto, per tanti motivi. 🙂

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    • Sono felice del tuo apprezzamento. I luoghi della memoria sono un terreno pericoloso perché possono dare forti delusioni se non si “leggono” nel modo giusto. Ho cercato dove sapevo di aver lasciato impronte più marcate, invisibili ma ancora lì ad aspettare il mio ritorno. 🙂

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  3. UssantaPeppaePeppina che meraviglia svegliarsi così!
    Come ben sai il mare non è il mio luogo ideale ma queste emozioni invece sì… ecco cosa m’è mancato: vivere il mare in questo modo, perché non è il luogo ma ciò che ti regala e provo leggera invidia per i regali che il mare ti ha donato…
    “Ho camminato sulle strade della memoria con i piedi nella realtà e gli occhi nel ricordo.” anche io, come Romolo, trovo questa frase incantevole… una di quelle che fa dire “UAU!” e esclamare ” questo vuol dire saper scrivere col cuore, checcavolo! ( mica sole-cuore-ammore!) ”
    Un abbraccio mi amor

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  4. Sono bellissimi ricordi. La scena che hai descritto è ben visibile, calda e malinconica. Con quella piccola gioia nel ritrovare e annusare di nuovo quei luoghi

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  5. Il Mare fa questo effetto rigenerante da tempi antichissimi. “Thalassa thalassa” urlano i greci dopo un viaggio terribile verso casa in uno dei miei libri preferiti da sempre, L’Anabasi di Senofonte. Queste tue parole – che in alcuni passaggi oltrepassano i frangiflutti di chi legge e vi esondano – mi risvegliano questa storia antica di “ritorno a casa”. E mi risale uno scambio con il buon Paolo, partita da una parola spesso stuprata nel quotidiano utilizzo, sfregiata nella sua antica origine:”nostalgia”. nόstos, cioè “ritorno” e άlgos, cioè “dolore”, “tormento”. Paolo aveva scritto sulla fragilità dei sogni e ci siamo ritrovati con un sentire che interseca il tuo. Per altre strade, da altre direzioni, ci siamo ritrovati piedi nell’acqua penzoloni da uno scoglio accolti “con un gorgoglio divertito e un soffio di schiuma candida, che mi ha circondato le caviglie in una carezza gentile”. Perciò penso che possa farti piacere il tema musicale che ricorre in quel mio post:

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  6. Che belli questi dettagli apparentemente oggettivi, che poi oggettivi non sono, lo sguardo è attento, ma quei particolari già di per sé svelano parte delle emozioni. Un viaggio tra nostalgia e desideri, tra ricordi e cambiamenti, che dà sempre ‘mixed emotions’, hai espresso benissimo quel sentirsi ‘fragile, indifesa e felice allo stesso tempo’, in cui io mi riconosco così tanto…
    Un abbraccio

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  7. Sono emozioni che fanno tornare indietro, con prepotenza, ed in un attimo ci si ritrova bambini.
    Le ho provate, amate ed ogni tanto disperatamente ricercate….
    Come sempre leggere i tuoi scritti apre l’anima.
    Un grosso bacio Mela!

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  8. I tuoi scritti cara Mela mi smuovono sempre. Eccomi qui ormai immersa nella ripresa a leggere il tuo post e sentire il gorgolio del mare e le emozioni che sai descrivere così intensamente, che fai toccare! Mi sei mancata, bello ritrovarti e rileggerti! un abbraccio forte

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