Picnic

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fonte: tumblr

Ha gli occhi del colore dell’oceano bruciato da troppe tempeste, screziato del nero violaceo delle mareggiate fuori stagione.

Sono aperti e fissi, guardano controvoglia il cielo e nell’angolo esterno brilla ancora la traccia scura di una lacrima impastata con muco e terra.

Osservo affascinata il cammino di una vespa che risale pigramente la sua mano, dalle dita sgraziate e rozze, con le unghie ispessite da uno strato coriaceo di grasso e polvere, su verso il braccio nudo.

Raccolgo da terra il sigarillo sottile e profumato, rotolato accanto alla mano posata sull’erba, e lo accendo facendomi schermo con il palmo. Inspiro con voluttà e butto fuori il fumo piano piano, piccole bave azzurrine che un vento teso e secco disperde subito.

La vespa continua la sua esplorazione facendosi via via più spavalda, pizzicando con le mandibole tracce di polline ed erba nascoste tra la peluria bionda.

Per un attimo sembra confondersi con il complicato disegno che copre buona parte della pelle, dal gomito fino alla spalla. Un tatuaggio giapponese tradizionale realizzato con tecniche antiche e dolorose, un rito di passaggio obbligato a testimoniare ciò che quell’uomo è  diventato: un assassino.

Guardo l’orizzonte, il paesaggio quasi irreale tanto è perfetto, immerso in una luce rossastra che tinge ogni cosa che mi circonda di un calore che non provavo ormai da tempo.

La vespa termina il suo osceno cammino lungo il braccio, con un piccolo volo si posa sulla gola, poi inizia la risalita del volto. Le zampette per un attimo si impigliano nella barba arruffata, ma si libera quasi subito con uno strattone e un furioso ronzio di protesta, per dirigersi soddisfatta verso il naso da cui cola un grumo rappreso dall’odore invitante di sangue.

Altro sangue sgorga dalla sua bocca misto a schiuma bianca e tinge di gocce scure la barba, resa giallastra dal fumo di innumerevoli sigari. Lo stesso sangue macchia i miei vestiti che, constato con rammarico misto a disappunto, dovrò bruciare presto.

Accanto alla sua testa si allarga una pozza di vomito, ormai colonnizzata dalle formiche, in cui galleggiano residui di cibo, vino e piccole bacche arancioni. Sono identiche a quelle che ho messo a macerare nel fiasco di vino rovesciato sull’erba, le stesse che sto stritolando tra le mani, coprendo di macchie i miei guanti di camoscio chiaro.

La vespa sta passeggiando sul suo occhio che mi fissa con un ridicolo sguardo di sdegno e sorpresa. La scaccio con un gesto della mano e la guardo ronzare via prima di tornare a osservare quel volto.

Lo guardo con curiosità ma senza emozioni, una ad una me le ha strappate dal corpo così tanto tempo fa che ormai non sono sicura di averne mai possedute.

Mi alzo, spolvero gli abiti dai fili d’erba, getto le bacche spappolate nel rivolo d’acqua che scorre quasi asciutto e piego con cura il plaid, riponendolo nel cesto da picnic insieme al fiasco e ai sandwiches ancora intatti. Sarebbe un vero peccato buttarli, sono i miei preferiti, salmone e aneto, e credo che li mangerò stasera con gusto, stesa sul divano con una tazza di tè fumante, un sigarillo e il gatto a farmi compagnia.

Mi volto senza fretta. Non chiudo le palpebre di quegli occhi di oceano bruciato che fissano un cielo diverso dal mio, non merita un ultimo gesto di pietà, anzi voglio che il suo sguardo mi segua mentre me ne vado, abbandonando lì il corpo della persona che ha fatto di me un’assassina.

On air Malafemmena

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Foto personale – Cigaro chiaro / Aurum italicum. Appartiene alla famiglia delle Aracerae è una pianta erbacea perenne. Tutta la pianta è velenosa, il contatto con la pelle provoca dermatiti. Le bacche rosse dei frutti provocano avvelenamenti mortali.

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94 thoughts on “Picnic

  1. Si respira la morte improvvisa, arrivata silenziosa e senza pietà. La rabbia graffia, gratta, fino a umiliare il cadavere. Indifferenza vendicatrice per il dolore delle emozioni “rubate”. Mi fa un po’ paura e la femmina assassina non è il mio genere, sono sufficienti gli uomini a fare la guerra. Un bel racconto nella tradizione della mela…avvelenata.

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    • La chimica dei veleni è una delle cose che più mi affascinano, insieme alla chimica degli oli essenziali. Alcuni veleni poi sono anche profumati ………intenso odore di mandorle amare……
      Gli uomini fanno le guerre, le donne amano e, talvolta, si vendicano trasformandosi in carnefici dei loro stessi carnefici.
      Sono contenta che faccia paura, solo un po’.

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  2. Mi affascina e spaventa nel contempo la lucidità di questa donna. Le troppe emozioni provate l’hanno resa insensibile e impassibile. Bravissima anche nel rendere la voluttà dell’assassina, orgogliosa in un certo senso del suo piano. Complimenti Mela, sempre all’altezza delle aspettative.
    Primula

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  3. Terribile, deliziosamente terribile. Una vendetta pianificata perché arrivata dopo un odio covato così a lungo da aver prosciugato il cuore, non c’è posto nemmeno per un sorriso liberatorio…
    Solita… stupendità? …stupendezza? …stupenditudine?… Solita meraviglia, ecco 😉

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  4. Molto bello.
    Mi piace l’inquadratura stretta, il gusto del dettaglio. Ecco, volendo fare un paragone cinematografico, paragonerei il clima e l’accurata, ridotta “inquadratura” di questo tuo bel racconto breve allo stile di “Stoker”, l’hai mai visto? Mi è capitato per caso e mi ha ammaliato e paralizzato per la sua suadente, perversa, sottile malvagità. Fredda e spietata, come una vendetta. Proprio come il tuo indugiare, da vicino, così vicino da sovrapporti alla perlustrazione di un insetto incurante e sciacallo. Ma tu-narratrice non sei indifferente, anzi, scacci l’ostacolo animato che inconsapevole si frappone fra te e lo specchio della tua opera di giustiziere, fra te e la prova tangibile della tua rivincita: quello sguardo perso, immobile, immortalato nel becero, odiato colore e sapore.
    Rancore e rivalsa.
    Odio e violenza.
    E, come dici tu, sfogo e catarsi per chi concepisce e scrive (con cura e sapienza) queste righe.
    Che dire? Mi rammarico di non riuscire a leggerti sempre…

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  5. Ciascuno di noi si rispecchia nel cielo guardando in alto. Tutti osserviamo in alto. E’ una specie di fissazione, di sicurezza… come dire: anche oggi ho spazio, ho posto per vivere, e non può essere tutto qui!
    Ecco. Ognuno di noi ritrova in quello specchio ciò che è e che vorrebbe essere, un pezzetto dei suoi sogni.
    Ah che strano picnic! Davvero originale.
    Ciao.

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      • 🙂 Non ho il minimo dubbio sulla tua mitezza e sulla tua sensibilità, così come mi è molto chiara la grinta e la consapevolezza, direi quasi scientifica, dei sentimenti che molto spesso dominano i tuoi scritti.
        La verità è che leggendo questo tuo Picnic, ci si aspettava di leggere di una bella scampagnata, ma poi ci siamo tutti ritrovati in un luogo dove, almeno una volta nella vita, avremmo voluto figurativamente esserci.

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  6. Tu sei la mia Hemingway personale, sai?
    Ti immagino seduta su quel prato, con penna calamaio e Moleskine, ad osservare il mondo e raccontare sensazioni su un taccuino.
    I tuoi racconti sono dei piccoli affreschi dell’animo umano, perchè come cogli tu certe sfumature solo Hemingway lo sapeva fare.
    Un abbraccio, Mela ❤

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  7. Vedi io che mi ero lasciato sedurre dalla foto del picnic… ho pensato a qualcosa di più romantico e soave, e invece quando leggevo la foto davanti ai miei occhi sdiadiva. E sai una cosa? Mi è piaciuto perchè in ognuno esistono i contrasti ed è bello quando li portiamo fuori, ed esistono le mele: Fuji, mela verde, quella di Biancaneve, quella gialla, renetta (la mia preferita), ecc… e tu sei tutte queste messe assieme. ❤

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  8. A me pareva strano che ti fossi così arrabbiata per due vasetti di gerani, In più mai visto piante di gerani che producessero bacche rosse. Ma tu mi hai detto che erano di una specie “particolare” e io mi sono fidato. Ora capisco molte cose!

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  9. dovessi usare un solo aggettivo direi che qui sei raffinata.
    ma non posso tacere il tocco di classe della “foto personale” che spiega con distacco aristocratico le modalità della morte (quelle bacche le avevo scambiate per ribes, ci sarei rimasto secco!)
    e poi, dalle prime righe, quella sapiente e barocca commistione di natura incantevole e dettagli macabri (il viaggio della vespa!) che subito mi ha fatto pensare al miglior Greenaway.
    e allora aggiungo un altro aggettivo: qui sei sontuosa.
    ml

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    • Mi hai davvero steso, sai?
      Dicevo in un altro commento che non ero neppure sicura di volerlo pubblicare, non mi sembrava molto convincente. Addirittura Greenaway, che ammiro sommamente!
      Ho scattato quella foto il mese scorso nella campagna toscana, ai piedi di un castello medievale molto frequentato da famiglie con bambini. Il prato punteggiato di grappoli arancioni era molto bello. Quando poi ho cercato informazioni botaniche più approfondite, mi sono resa conto di quanto sia facile andare incontro al pericolo. Nessun cartello informava della presenza di specie pericolose, tra l’altro.
      Poi la mia fantasia si è fatta un viaggio ed eccoci qua 😊
      Un abbraccio!

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  10. Quanto male può aver fatto l’uomo per creare una donna assassina, lei che invece genera vita?
    Questo racconto ha un sapore amaro che però mi piace, (amo il gusto amaro nella vita e nell’alimentazione), mi piace la crudezza delle immagini affiancate alla dolcezza della natura, ai suoi sapori e colori.
    Grande come sempre.
    (lei le emozioni le ha esaurite, io qui le trovate)

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  11. A me in versione cattiva piaci molto! A parte che quando descrivi scene “brutali” (diciamo) lo fai con uno stile unico che difficilmente trovo in altri scrittori/letture.(Beh, essendo unico è normale!). Mi piace leggerti sempre eh, ma ho un debole per questi tuoi scritti dalle tinte più “scure”. Eh, brava Mela ❤

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  12. ammappa mela che bello…. mi sono letta anche gli altri tuoi scritti che avevo perso… sei sempre tu. bella e raffinata e con quella malinconia che “purtroppo” ti contraddistingue… mi ero lasciata questo per ultimo perchè pensavo fosse il racconto di un tuo pic nic… azz! però! bellissimo… fine, sensuale e accattivante! quando scrivi noir sei insuperabile… e poi la risalita della vespa veramente particolare! ciao melina un baciotto!

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