048

fonte: web

Questo racconto é per una persona che ci sta provando.

Oggi ho preso un giorno di ferie. Mi sono alzata molto presto, l’aria frizzante mi ha costretto a indossare la prima giacca pesante della stagione, e sono uscita che faceva ancora buio. 

In realtà una meravigliosa ora blu ha salutato il mio sguardo rivolto al cielo, una distesa stellata di cobalto.

Il tragitto in macchina è stato silenzioso. Sonno, stanchezza accumulata e nervosismo non hanno favorito grandi discorsi. In compenso, la natura ha cercato di addolcire il mutismo con un’alba spettacolare, che ha dispiegato un velo di colori pastello e lame di luce tanto nitida da fare male.

Cammino in un viale di querce, mi diverto a schiacciare sotto i tacchi le ghiande cadute, ancora verdi e tenere, che fanno un bel suono e rilasciano un profumo di bosco e vita tranquilla.

Se non fosse per il traffico che già intasa le strade, chiudendo gli occhi si potrebbe pensare di passeggiare per diletto.

Entriamo, c’è già molta gente che aspetta. Vedo volti pallidi, schiene curve, qualche donna con sciarpe o foulard, ma non hanno un volto mediorientale a giustificare il loro abbigliamento, si sentono numeri e sigle, 048, C01 e non sono certo i vincenti della lotteria; stupisce il silenzio rassegnato che aleggia, non c’è la solita corsa a prendere posto, il chi è l’ultimo, no guardi che toccava a me.

Ci sediamo, sedie scomode come da copione, e aspettiamo, aspettiamo, aspettiamo.

Non si fa che attendere il proprio turno in questo limbo dalle pareti bianche, si aspetta di ricevere l’ostia di un ago in vena, di contare lo stillicidio di una goccia alla volta, come fosse il ticchettio di un orologio a cucù, si nutre con pudore la flebile speranza che ciò che sta entrando nel corpo sia cura e non dilazione nel pagamento dell’ultima rata.

Attende con rassegnazione mista a premura chi accompagna, le ore passano, le gambe si accavallano impazienti l’una sull’altra, le dita scorrono annoiate sui telefoni, accartocciano quotidiani già colmi di notizie esauste, sfogliano riviste ormai datate che mostrano bikini e incongrue abbronzature estive in copertina.

Qualche telefonata sommessa, siamo ancora qui, il medico non è arrivato, c’è molta gente stamattina, ho visto passare una ragazza molto giovane sulla barella.

Usciamo che è sera. Oggi era una splendida giornata di sole, il cielo terso si intravedeva molto bene tra le veneziane abbassate. Voltando la testa ad ammirare il panorama, le cuffie nelle orecchie per attutire il ronzio delle macchine, non si sarebbe detto di essere su un lettino ma su una poltrona di casa, con la coperta sulle ginocchia e il gatto acciambellato di fianco. Si torna a casa nella luce tenera del tramonto, stanchi, spaesati e con la sensazione di non aver né perso né guadagnato. Il resto arriverà un passo alla volta, i giorni buoni e quelli aggressivi, la nausea, il pianto, i capelli che se ne vanno, l’impotenza di chi accompagna, la speranza che si affievolisce, toccare gli oggetti come fossero nuovi, parlare alle persone come fossero importanti, guardare vecchie foto come fossero appena scattate, gettare il superfluo, accudire il necessario, ingannare il tempo per farlo durare il doppio o il triplo che non si sa mai, potrebbe essere agli sgoccioli o magari ancora no.

Anche questo è cercare di vivere.

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67 thoughts on “048

  1. Mi era sembrato nel leggere che non era solo fittizio, che ci fosse un dato biografico. leg
    gendo i commenti ne ho avuto la conferma. Per chi “accompagna” forse è anche più difficile.Chi sta dentro al cancro è spesso tutto intento nella lotta per la vita. Chi sta accanto ha più tempo per soffrire. Ciao Mela. In bacio.

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  2. Quando le cose super, si mischiano con le cose davvero importanti. E i complimenti vorrebbero essere manifestati senza filtri, ma non lo si fa perché è più pressante ascoltare i sentimenti che nascono seguendo le singole righe. Beh, quello è il momento in cui si può solo partecipare, E la partecipazione è uno dei momenti più sublimi in cui tutti ci confondiamo. Chi invita e vede accolto il suo invito, Chi porta avanti la sua battaglia e sa di non essere solo. Chi partecipa ed è felice anche solo di fare la silenziosa comparsa.

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    • No, tesoro mio non devi fare questo errore. Ognuno di noi, se sta male, ha diritto di ritenere il suo malessere il più importante. Sennò torniamo al finisci il piatto e pensa ai bambini dell’Africa. Ricambio l’abbraccio ❤

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  3. ti ho immaginato in accompagnamento e in immedesimazione, una giornata vissuta all’insegna di sentire (non compatire) l’altra persona, l’ammalata.
    I verbi che hai usato alla fine per caratterizzare i gesti di chi non sa quanto durerà il proprio futuro (toccare gli oggetti come nuovi, parlare alle persone come fossero importanti,…ingannare il tempo per farlo durare il doppio..) mi dicono la tua sensibilità e lo sguardo attento alle persone.
    ml

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  4. Ti abbraccio forte. So cosa vuol dire, purtroppo e so anche che forse il mio abbraccio non cambia la vita. Ma conosco il potere di un abbraccio sincero…quello che per tre lunghi secondi ti fa dimenticare il dolore. Per questo voglio abbracciarti di nuovo.

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  5. Sei una bella persona Mela, le persone che ti sono vicine secondo me sono fortunate, hai una sensibilità fuori dal comune e come sempre racconti la dura realtà in modo magistrale. Ti abbraccio forte anche se io non abbraccio mai. Ma a te t’abbraccio volentieri! :*

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  6. è un dolore lacerante e contenuto,quindi doppiamente sofferto di cui non si ha piena coscienza finchè non tocca da molto vicino. Non è semplice descrivere con sensibilità estrema questo dolore ma ci sei riuscita egregiamente.Ti bacio e ti abbraccio

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  7. Oh sì questo è più che mai cercare di vivere! E chi sa stare accantocon la tua sensibilità e attenzione è persona rara e preziosa. Belle e intense le tue parole, mi è sembrato di accompagnarvi in questa giornata uggiosa e faticosa. Un abbraccio grandissimo

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