Pausa sigaretta

fonte: web

Stava appoggiato con i gomiti al parapetto e si godeva il tramonto, lontano dal mormorio scomposto di quella umanità tanto bisognosa di aiuto che sentiva salire da là sotto, insieme allo smog e ai rumori del traffico caotico di un venerdì sera qualunque.

Guardò in basso ammirando la vertiginosa caduta dei grattacieli, i vetri che riflettevano i raggi morenti trasformandoli in colate di pura luce dorata.

Si frugò nelle tasche, ne trasse un sacchetto di pelle consumata, reso morbido dalla carezza delle sue mani e dall’uso, nei lunghi anni trascorsi a sorvegliare e ascoltare, abbracciare, consolare e asciugare lacrime.

Tirò fuori una presa di tabacco a foglia lunga, biondo e profumato, che dispose con cura sulla cartina, rollando la sigaretta con dita veloci ed esperte.

La strinse tra le labbra e si palpò le tasche alla ricerca del suo Zippo. Ne sentì la solida consistenza sotto le dita, gli spigoli dolcemente arrotondati e il profilo del disegno inciso sopra. Ascoltò nei suoi solchi la storia che ogni volta quel pezzo di metallo gli raccontava, rivisse il rumore delle granate che esplodevano, il fragore delle pale degli elicotteri, l’umidità collosa che rendeva impossibile anche solo respirare, accucciati nell’acqua stagnate di paludi fangose e infestate dai serpenti; rivide la luce fioca dell’accendino che illuminava un viso cereo, le mani sporche di terra che stringevano le sue nell’ultimo attimo di terrore prima della quiete della morte.

Lo fece scattare, accese la sigaretta e aspirò con forza incendiandone la punta di brace rossiccia. Annuendo tra sé si disse per l’ennesima volta che il tabacco, insieme al caffè, era una grande invenzione, forse il migliore dei compagni per una pausa di riposo, lontano, almeno per un poco, dal compito che aveva scelto di assolvere, votando la sua vita alla cura degli altri.

Un fruscio lieve accanto a lui gli fece comprendere di non essere più solo con i suoi pensieri.

Rollò un’altra sigaretta, l’accese con la punta incandescente della sua e, senza neppure voltare il capo, la passò alla persona al suo fianco.

Due sorrise, afferrò la sigaretta con le dita sottili e la portò alla bocca con avidità. Fili di fumo, paralleli e sottili, si innalzarono nel cielo ormai scuro prima di essere deviati da una folata di vento.

«Grazie Uno, ne avevo un gran bisogno. Oggi è stata una giornata impegnativa. Non credevo di riuscire a portare a termine il mio compito.»

«Ogni singolo giorno è impegnativo. Ognuno di coloro che abbiamo scelto di aiutare è importante. Sono soli, siamo tutti soli, ma nella nostra solitudine possiamo trovare compagni di viaggio che ci rendano più lieve il percorso.»

Due ascoltava le parole del suo mentore, gli tremavano le mani mentre dava le ultime boccate alla sua sigaretta, lentamente, senza fretta, per timore che finisse troppo presto e, con lei, il suo attimo di riposo.

«Oggi ne ho perso uno. Per quanto mi sia sforzato di trovare un modo per aiutarlo è stato tutto inutile. Ha costruito un muro intorno a sé che non sono riuscito a infrangere. Sono rimasto al suo fianco accarezzandogli la fronte, finché non ha deciso che era giunto il momento di andarsene.»

Uno si voltò a guardare il volto sofferente dell’amico, gli poggiò la mano sulla spalla percependone il dolore, la frustrazione impotente che anche lui sentiva ora nel cuore e sospirò piano.

Era un sentire comune a tutti loro, ma erano soprattutto i più giovani a soffrirne. Il tempo avrebbe limato le asperità e lenito il dolore. Tutto sarebbe divenuto più semplice da sopportare, non meno faticoso.

«Ci sono giorni in cui ho paura di tutto. Di me, di noi, di loro, di me con loro, di me senza di loro. Temo la vicinanza, le lacrime, i pericoli che devono affrontare, ma ho uguale terrore della distanza da loro, di non essere mai abbastanza bravo ad ascoltare la loro voce o rapido nell’interpretare i segnali. Ho paura di fallire come te, come tutti.»

Due sembrava bere le sue parole e chiedeva con gli occhi che continuasse.

«Quando viene il loro tempo dobbiamo lasciarli andare, anche se non vorremmo, anche se la culla del nostro abbraccio è così confortevole e ci strazia separarci da loro. Esiste un viaggio che devono affrontare da soli e noi possiamo accompagnarli solo fino alla soglia.»

Restarono ancora un ultimo istante l’uno al fianco dell’altro, le mani intrecciate sotto il mento, i gomiti poggiati al cemento ruvido, i loro profili, disegnati dalla luce della luna appena sorta, li rendevano due maestose statue, potenti e inavvicinabili.

Il rumore che saliva dal basso diventò più forte e netto, presero a separarsi voci imploranti, richieste sommesse di aiuto, sospiri, urla di dolore e infine, più limpido di un cristallo, il primo vagito di un bambino.

«E’ ora di andare. Hanno bisogno di noi.»

Uno salì in piedi sul parapetto, la carezza del vento gli portò via dalle labbra l’ultimo gusto del tabacco, aprì le ali e si lasciò cadere giù, verso il basso, verso quella terra così amata e fragile.

«Eccomi piccolo. Sto arrivando.»

Ascoltando Guardian Alanis Morissette

Annunci

85 thoughts on “Pausa sigaretta

  1. Più leggevo questo tuo post, più mi si evocavano in mente le parole di una poesia di Paul Verlaine. Non so bene perché, ma volevo che lo sapessi 🙂

    I lunghi singulti
    dei violini
    d’autunno
    mi lacerano il cuore
    d’un languore
    monotono.
    Pieno d’affanno 
e stanco, quando 
l’ora batte 
io mi rammento 
remoti giorni 
e piango.
    E mi abbandono 
al triste vento 
che mi trasporta 
di qua e di là 
simile ad una 
foglia morta.

    Liked by 3 people

  2. già… i nostri angeli, chissà cosa diranno nel vederci sempre lontani da loro: loro, così vicini a noi, così presenti nella nostra vita, da non accorgerci di averli vicini; basta un soffio di vento, un’ala di farfalla, una carezza dolce di una persona amata, un ricordo: intenso, per ritrovare la felicità. Poi ascoltiamo il pianto di un bambino appena nato, per farci capire quanto siamo fragili, per farci capire quanto nella vita abbiamo bisogno d’aiuto.
    Molto bello…

    Liked by 1 persona

  3. L’ho letto tutto d’un fiato e la fine mi ha commossa (e mi ha fatto ricordare una nostra conversazione di qualche mese fa in cui io ti raccontavo che il mio angelo secondo me è una donna. Devo chiederle se fuma e di cosa parla con i suoi colleghi quando non è impegnata con me e i miei umani impicci.)
    Hai una scrittura meravigliosa, ma questo lo sai già 😍😘

    Mi piace

  4. Fino alla fine non ci avevo capito niente, prima pensavo a due medici o infermieri (e un po’ c’entrano però, forse…), poi a qualcosa di fantascientifico e inquietante (nel senso che quello che loro intendono per “proteggere” potesse non essere poi così allettante…), e infine… beh infine mi hai sorpreso, ed è stata una bella sorpresa 😉

    Mi piace

  5. sai che cosa da subito mi ha data la misura esatta del clima (struggente) che avrei trovato nel racconto?
    “..ammirando la vertiginosa caduta dei grattacieli,”..di solito si guarda come svettano, come sfidano il cielo, tu usi la direzione opposta, il loro conficcarsi in terra, come dirci che è appunto in basso che dobbiamo guardare per cercare e dare amore.
    bellissimo brano sull’altruismo sospeso tra metafora e figure reali.
    complimenti per le due chicche: gli angeli che fumano (e li riportano a una dimensione umana) e la scelta dei numeri (Uno, Due) per identificarli, simbolica “spersonificazione” di chi aiuta il prossimo, di chi si “annulla” nel prossimo.
    ml
    (brava davvero)

    Mi piace

  6. Sai. A me non ricorda nessuno scritto in particolare. Un pò perché ho scarsi riferimenti letterari, un pò perché lo vedo in ogni caso originale. Si confonde realtà e immaginario (ammesso che gli angeli non esistano), in un racconto così verosimile e ben proiettato da far impressione.
    Tra i migliori che ricordi.

    Mi piace

  7. Sono l’unica che non vede malinconia in questo splendido brano? Ho ammirato la maestria con cui hai condotto la conversazione su circostanze, sentimenti, situazioni concrete e verosimili fino a un finale inatteso in cui si scoprono le identità dei personaggi. Il volo è un atto di aiuto, e anche gli angeli fanno quello che possono: li hai talmente “umanizzati”, non tanto nel loro atto di fumare, secondo me, quanto nella consapevolezza che non sono onnipotenti, da renderli oggetto della nostra tenerezza.
    Sempre più brava.
    Primula

    Mi piace

  8. (Mannaggia al cellulare lancia commenti casuali!!)
    In realtà volevo dire che anche a me è subito venuto in mente il cielo sopra Berlino ma un cielo meno cupo. Un testo bellissimo e ci sento un pochino anche della canzone che stavi ascoltando

    Mi piace

  9. Credimi, in giornate pienissime ho deciso che mi sarei dedicato alla lettura dei vecchi amici…
    E quel che posso dirti è che immergermi tra le tue righe è stata una gran bella “Pausa sigaretta”… almeno, era quello che mi accompagnava qui e tutto funzionava perfettamente!

    Mi piace

  10. Mi viene voglia di alzare gli occhi e cercarlo quel parapetto … mi accontenterei anche dell’eco delle loro voci o degli anelli di fumo lasciati dalle loro sigarette.
    Un refolo di vento accompagna la mia riflessione e m’illudo che il loro passaggio mi sia vicino.
    Splendido post cara Mela, ti abbraccio forte ♥

    Mi piace

  11. Sarò sincero. È il primo post che scrivi che non mi piace. Alt: apprezzo ogni parola di questo testo, ogni costruzione, ogni scelta stilistica, rivelazione finale magistrale. Anche i contenuti, di fatto, profondi come piacciono a me, e la geniale antropomorfizzazione degli angeli (che poi, si tratta davvero di angeli?).
    Ciò che non mi piace, e che mi ha portato a rileggerlo due tre quattro volte, è l’idea di fondo in cui noi umani abbiamo bisogno di qualche essere superiore che ci salvi o ci aiuti. Quindi forse proprio il contenuto, o meglio parlare di tematica a sfondo pseudo-religioso haha! La rappresentazione di Uno e Due perde di smalto nel momento in cui si rivelano essere angeli, un deus ex machina che si cala sul palcoscenico all’urlo di un bambino o al pianto di un anziano, allora tutte le umane paure e sofferenze descritte e provate da loro medesimi perdono di senso. Perché in quanto umane appartengono all’essere umano e la spettacolarizzazione forzata non le rende affatto sovranaturali.
    Uno e Due non sono angeli. Sono due persone comuni. Ci si aiuta tra uomini, Dio e angeli lasciamoli alla fantasia e allo Spazio irraggiungibile. Forse allora sì, se li vedo come esseri umani, allora questo post mi piace.

    Mi piace

    • Penso che allora continuerà a non piacerti, perché nella mia visione quelli sono proprio angeli.
      Nulla di fantasioso o irraggiungibile in realtà. Io non sono credente e qui di religioso o pseudo religioso c’è poco. Semplicemente penso che l’energia non si distrugga così facilmente, che l’amore è un’energia molto potente e che a volte qualcuno sembra vegliare su di me. Che sia mio padre, la mia cara nonna o una persona buona di passaggio non importa. Non penso che questo tolga importanza alle mie scelte o alle mie sofferenze, che rimangono mie e portate avanti senza nessun deus ex machina. Mi fa sentire meno sola e forse lo sono davvero.

      Mi piace

      • Non devi scusarti, anzi una critica ben motivata e garbata non può che servire. Mi ha fatto riflettere per cercare di offrirti una risposta sincera. Poi è anche vero che ognuno di noi si focalizza suciò che in quel momento lo colpisce di più, nel bene o nel male, magari un dettaglio insignificante che fa da innesco per riflessioni più profonde. Grazie di questo scambio 😊

        Liked by 1 persona

Metti una mela nel cestino!

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...