Accanto al fuoco – x

Troppo tempo fa eravamo rimasti qui

Un getto di acqua gelida mi risveglia bruscamente dal torpore in cui sono caduto. Mi dimeno, sputo acqua, cerco a tentoni di asciugarmi gli occhi e perdo così l’equilibrio.
Rovescio con fracasso lo sgabello e gli attrezzi da fabbro, che ingombrano il banco da lavoro di Isern, piombano al suolo con un assordante rumore di ferraglia e io insieme a loro.
Mi rialzo, ferito nell’orgoglio più che nel corpo, e resto a guardare, dapprima attonito poi sempre più arrabbiato, il ragazzo che si sbellica dalle risate davanti a me.
È alto, spavaldo, magro e bello in modo sorprendente nonostante i capelli rasati a zero, tranne una ridicola cresta che svetta insolente al centro della testa rosea e lo fa assomigliare a uno di quei pappagalli dei libri illustrati della mia infanzia.
Lo squadro da capo a piedi senza dire una parola, le dita iniziano a imperlarsi di fiammelle iraconde e sento lo stomaco che si contrae, mentre mi preparo a scagliare una palla di fuoco su quegli stupidi capelli.
Sollevo lentamente il braccio mentre lui, gli occhi sgranati dalla paura, boccheggia attonito e alza le mani in un gesto di resa pacifica.
Il mio polso, nonostante cerchi di divincolarmi, rimane immobile, paralizzato dalla morsa ferrea di Isern.
«Fermo Pyros, basta così. Questo piccolo attaccabrighe è un amico, anche se si diverte a fare scherzi stupidi che prima o poi gli costeranno una bella lezione. Non oggi però, oggi dovete imparare a conoscervi. Ti presento Sjor».
Quello fu il mio primo incontro con colui che divenne mio fratello di sangue, compagno e amico per la vita. Almeno era ciò che pensavo in quegli anni.
Eravamo così diversi Sjor e io, bianco e nero, sole e ombra, acqua e fuoco; impulsivo e sbruffone lui, mutanghero e determinato io; il suo sorriso sempre pronto a brillare e la rabbia sorda dentro i miei occhi; la sua pelle perfetta e il mio volto sfregiato; idolatrato dalle ragazze che trattava con disinvolta noncuranza, mentre io ero timido e ombroso come un puledro da domare.
Quando lo conobbi vivevo ormai da oltre un anno con Isern.
Avevo trascorso tutto quel tempo in solitudine, restando sempre nascosto all’interno della fucina del fabbro, per me calda e rassicurante come il ventre di una madre.
I lunghi mesi di duro lavoro trascorsi a plasmare rottami, creando oggetti là dove prima c’erano solo scarti, e le notti passate ad allenarmi altrettanto duramente con Isern, mi avevano irrobustito il fisico, ma la mia anima macerava nella solitudine.
In me era ancora troppo fresco il ricordo dell’aggressione subita al villaggio, temevo di essere fatto segno di scherno e soprusi anche lì nella Città. Per questo solo di tanto in tanto, in piena notte, sgaiattolavo via per vagare silenzioso tra i vicoli deserti, eludendo la sorveglianza e l’apprensione di Isern per le insidie che si celavano nel buio.
Isern non ammise mai, anche se sospettavo fosse stata opera sua, di aver invitato Sjor quel giorno per gettare le basi della nostra amicizia, preoccupato che dovessi affrontare il mio futuro in solitudine.
Avevo quindici anni quando lo conobbi e lui solo uno di più, anche se gli piaceva trattarmi come un moccioso, benchè avessimo la stessa altezza e io fossi più forte e robusto,
Sjor era acqua allo stato puro, un pesce, un’anguilla agile e nervosa in grado di mettersi sempre nei guai e sgusciarne via con rapidità e astuzia.
Era un ladro, un abilissimo giovane borsaiolo che si insinuava dappertutto, diventando così gli occhi e le orecchie fidate dei gruppi di resistenza che stavano fiorendo in quegli anni, nel tentativo di arginare la piaga dei trafficanti d’organi e dei pedofili, oltre che del male oscuro cui nessuno riusciva a dare un nome, benchè sospettassimo fosse il burattinaio di molte delle atrocità che si commettevano nei bassifondi.
Negli anni che seguirono il nostro sodalizio fece parlare di sè. Nelle risse in cui mi cacciavo era sovente Sjor a spegnere gli incendi che le mie mani accendevano e altrettanto facevo io con i miei dardi di fuoco, per aiutarlo a scappare quando le sue mani liquide erano colte nelle tasche di ignari passanti.
Spesso intrattenevamo i mocciosi che popolavano le strade con buffi spettacoli di giochi di prestigio, colmi di palle di fuoco volanti e getti d’acqua repentini, che li lasciavano sbigottiti in divertita adorazione.
A molti di quei piccoli, abbandonati a sè stessi, per lo più orfani di uno o entrambi i genitori, salvammo la vita da chi non attendeva che il momento giusto per prenderli e abusarne.
I nostri spettacoli erano lo stratagemma ideale per sorvegliare i bambini e individuare gli individui sospetti, che venivano segnalati a Isern e agli altri membri della resistenza e fatti sparire dopo un rudimentale processo.
Era una vita dura e crudele, la giustizia sommaria che applicavamo era l’unica forma di difesa per i più deboli, cercavamo di arginare il male come ritenevamo giusto e nessuna delle carogne, cui facemmo prendere la via del mare galleggiando a faccia in giù, fu mai rimpianta da anima viva.
Il tempo passò in fretta, ormai avevo diciotto anni e mi sentivo un uomo fatto, ero diventato insofferente alle regole e mi ribellavo ai divieti di Isern, che trovavo ridicoli e soffocanti. Anzi, cercavo di farmi onore nella resistenza, mi mettevo in mostra arrivando a compiere gesti audaci che ritenevo di grande coraggio, benchè la mia non fosse che stupida vanità.
Sjor era sempre al mio fianco più spavaldo che mai, alimentando la mia testa calda con la sua straripante vitalità.
Fu colpa nostra, fu un’azione di cui non considerammo le conseguenze a metterci in grave pericolo. Quella sera maledetta Isern morì e le nostre esistenze cambiarono per non essere mai più le stesse.


Trovate gli altri episodi del racconto di Pyros nella sezione Mela-Racconti.

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37 thoughts on “Accanto al fuoco – x

  1. E’ tornato!!!!!!! ❤ ❤ ❤
    senza parole… cazzo Melissima… che sorpresa, che meraviglia, che spettacolo!!!!
    Quanto ci voleva Pyros in questi giorni!!!… quanto ci voleva… che bellezza…

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  2. Adesso sì… perciò ripropongo: finalmente è ritornato il racconto!!! Ottimo. E hai messo un cliffhanger grande come una casa che va portato avanti. Questo è sicuro.
    Io attendo, ma tu scrivi e scrivi. Senza pressioni, ma tu scrivi!!! 😀

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  3. Pyros welcome back! Vedi qualche tempo mi chiedevo che fine avesse fatto, e sono contento che nonostate la vita dura e crudele, sia sempre con noi 😉 Va comunque letto di seguito agli altri e prima o poi rifaccio una capatina alle sue vecchie vicende 😀

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  4. Troppo breve, troppo breve…mi hai lasciato sul meglio…o no, il meglio è già in questa pagina e poi un meglio in quelle che verranno.
    Ma non far passare troppo tempo, questo racconto mi appassiona troppo.

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