Accanto al fuoco – xi

A nessuno tranne me Sjor aveva permesso di guardare oltre la facciata di spavalderia e buonumore che mostrava al mondo, facendomi diventare l’unico custode del suo tormentato passato.
Il suo potere si era manifestato molto presto, prima di quanto succedeva di solito a noi albini.
I suoi genitori, terrorizzati da quel figlio dai capelli lunari che li avrebbe condannati alla miseria e al rifiuto da parte della comunità, avevano tentato di affogarlo nel fiume quando aveva solo pochi anni.
L’elemento di Sjor, l’acqua, lo aveva accolto e protetto, lo shock aveva attivato improvvisamente il potere aprendo le sue branchie per permettergli di respirare e palmando le dita delle mani. Così Sjor, divincolatosi dalla stretta del padre, aveva nuotato sott’acqua seguendo il corso del fiume fino ad arrivare nei bassifondi della Città, dove era stato soccorso e aiutato da uomini buoni e pietosi come il nostro amato Isern ed era crescito libero e selvaggio.
Questo mi confidò una notte accanto al fuoco. Il suo volto sofferente e vulnerabile, inondato di lacrime al ricordo delle braccia del padre che lo tenevano sott’acqua, il dolore insanabile per lo sguardo indifferente della madre che lo guardava morire, lo resero mio fratello per sempre, al di là di ogni possibile legame di sangue.
Oltre a dominarla nei suoi diversi stati, Sjor era in grado di concentrare le singole molecole di acqua presenti nell’aria e di sfruttarne il potere di condurre elettricità. Isern gli aveva costruito un bastone da rabdomante che faceva ronzare vorticosamente tra le dita prima di colpire i nemici, fulminandoli sul posto con potenti scosse elettriche.
Durante gli anni del Circo avrebbe aggiunto alle sue armi una formidabile rivoltella dal calcio intarsiato di madreperla, un cimelio sottratto alla teca di uno dei musei ormai abbandonati della parte più antica della Città.
Quando un getto di acqua gelida in faccia mi riporta al presente, è proprio la rivoltella di Sjor, abbandonata su una sedia vicino a me, a ricordarmi cosa è successo poco fa nel vicolo.
Sbatto gli occhi cercando di emergere dalla nebbia torpida che mi avvolge le membra, mi asciugo il volto fradicio imprecando a mezza voce e finalmente riesco a mettere a fuoco la scena.
Sono riverso su un malandato divano nella cucina di Bhumi, vicino alla stufa che emana un calore confortante. Le mie mani sono fasciate da bende macchiate di sangue e la testa sembra essere sul punto di spaccarsi come un melone maturo.
Seduto scomposto su una sedia Sjor si divincola borbottando, mentre Bhumi cerca di medicargli il braccio con un tampone impregnato di un liquido dall’odore pungente.
«A quanto pare non hai perso il tuo maledetto vizio di giocare con l’acqua».
Con queste gelide parole mi rivolgo a Sjor che fa spallucce e accenna un mezzo sorriso.
«Stavi dormendo beato come un angioletto e non ho resistito».
«Smettila di provocarlo e tieni fermo questo».
Bhumi preme più forte il tampone sulla ferita di Sjor con uno sguardo severo che gli strappa un lamento, prima di avvicinarsi a me.
Mi accarezza la fronte, controlla lo stato delle mie pupille e sistema le fasciature.
Osservo il suo volto dolce e concentrato, la ruga verticale che le incide sempre la fronte quando è preoccupata, i piccoli spasmi di sofferenza che le percorrono le labbra. E’ pallida, ha perso molto sangue nella battaglia che abbiamo affrontato, è stata ferita al braccio e alla gamba ma, come al solito, continua ad occuparsi di noi, a cercare di proteggerci da noi stessi e dal rancore che ci ha diviso.
Le stringo una mano, le rivolgo una domanda muta, scuote la testa, gli occhi pieni di lacrime trattenute, e accenna un sorriso sbilenco, poi ci volta le spalle, apre la credenza delle erbe e inizia a trafficare con tazze e acqua bollente, nel tentativo di trovare un rimedio che ci faccia recuperare rapidamente le forze.
Ci lascia a guardarci negli occhi in un silenzio imbarazzato. Sembriamo gatti diffidenti che calcolano la mossa dell’avversario.
«Eri a Sud per organizzare la Resistenza degli uomini del fiume. Perchè sei tornato così presto?».
«Abbiamo subito perdite tremende. Molti uomini sono morti e alcuni dei ragazzi più giovani sono stati rapiti e privati del loro potere. Qualcuno si è salvato ma sono povere larve senza più memoria. Di molti non si è trovato che il corpo privo di vita. Siamo in pochi ormai, il Circo è stato quasi decimato, la Resistenza indebolita dai continui assalti degli Oscuri che sono sempre più potenti».
Guardo Sjor con occhi vitrei, le spalle di Bhumi tremano mentre singhiozza piano.
Chino il capo, mi passo le mani tra i capelli stringendoli forte, come se il dolore che mi sto infliggendo possa cancellare ciò che ho appena udito.
«Allora è davvero finita. Tutto è perduto, tutto è stato vano. Loro sono morti inutilmente».
Lynx accucciata ai miei piedi ringhia piano e sbatte la coda guardinga quando la sedia si rovescia con fracasso e Sjor balza in piedi, il viso stravolto, i pugni che si aprono e si chiudono con furia.
«Quando finirà questa tortura, Pyros? Quando smetterai di condannarmi ancora, ancora e ancora? Credi che io non soffra almeno quanto te? Credi che per me Isern non fosse importante? Che non lo amassi come un padre? Pensi che non darei la mia vita anche in questo momento se servisse a riportare indietro Aïle?».
Un rumore di vetri infranti mi fa sussultare, il vassoio cade a terra e mi schizza la guancia di liquido caldo, mi volto a guardare Bhumi, immobile, con le mani premute sulla bocca nel tentativo di non gridare e sento che la rabbia sta facendo scorrere un fiume di lava dentro le mie vene, sento il fuoco che divampa mentre mi alzo in piedi e urlo tutto il mio dolore contro mio fratello.
«NON OSARE MAI PIÙ PRONUNCIARE IL SUO NOME».
Il cuore martella senza tregua, non riesco a dominare il potere, l’aria diventa secca e inizia a ronzare, chiudo gli occhi e lascio che il fuoco si impadronisca di me.


Trovate gli altri episodi del racconto di Pyros nella sezione Mela-Racconti.

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28 thoughts on “Accanto al fuoco – xi

  1. non avvezzo a questo genere di letteratura, qui guardo e apprezzo soprattutto gli aspetti simbolici, nel padre che cerca di annegare il figlio vedo l’atteggiamento castrante che spesso assumono i genitori, più o meno volontariamente, nei poteri soprannaturali dei protagonisti vedo la capacità che abbiamo di diventare superiori a noi stessi in circostanze eccezionali, sai quando per un coincidere raro di eventi fortunati ci sentiamo per una volta smisurati, e infine nel legame violento tra i protagonisti vedo la passione che a volte ci fa travolgere più che coinvolgere la persona a cui questa è rivolta.
    ml

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  2. Questa storia merita di essere messa insieme. Quando la finisci io me la stampo tutta e me la rileggo. Tra una puntata e l’altra temo di perdermi qualche dettaglio. Sai che anch’io non amo il genere ma sei riuscita a coinvolgermi. Bravissima. 🙂

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  3. Superfluo dire che il racconto è scritto benissimo e con un ottimo equlibrio tra i ruoli. Bisogna che mi decida un giorno o l’altro a leggerlo tutto dall’inizio, mi sono persa qualche parte qua e là e, poiché merita, deve essere premiato con una visione d’insieme. Concordo con svirgola: un romanzo, secondo me, ne ha le dimensioni e soprattutto la struttura. Pensaci, sai che non è la prima volta che lo dico… 😉
    Un grande abbraccio Mela! 😘

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    • Ci penso ma non credo di averne la capacità. Mi sento più lettrice scrivente che scrittrice e questa insicurezza mi fa andare con i piedi di piombo,anche se le tue considerazioni mi innalzano non poco l’autostima!
      Un grande abbraccio e un fascio di mimosa solo per te 😘😘🌾🌾

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