Esercizi di volo

Tra acqua e sabbia, tra vita e morte @fotomia

Ho scritto molto in quest’ultimo mese, fiumi di parole, abbozzi di frasi, pensieri lasciati scorrere come acqua sulla pietra.

Tutto è restato nella mia testa, di nulla ho conservato traccia.

Erano appunti presi a matita morbida su fogli di carta immaginari, suggestioni che dopo poco abbandonavo, appallottolando il pensiero per lanciarlo distrattamente alle mie spalle, nell’angolo polveroso dietro agli occhi.

Penso di avere la testa ormai piena, un cestino traboccante di idee accartocciate che staranno lì, a sedimentare in attesa di tornare a galla, o magari si disferanno in un limo confuso, buono solo a far da pacciamatura alle sinapsi.

Ho provato a recuperarne qualcuna, i fogli stropicciati stirati con il palmo delle mani, qualche frase che si aggancia a ricordi ancora freschi, ombre, simulacri di sensazioni vissute, nient’altro che questo.

Il vento rastrella con dita accurate, cancella le tracce, non resta memoria sulla cresta di una duna.

Pesci bambini si rincorrono al confine tra acqua e sabbia, umido e asciutto, vita e morte. Mordono le mie dita, spaventati dall’ombra guizzano via, argento che brilla nel blu.

Mi piace camminare sulla battigia asciutta, inviolata. La sabbia si rompe in croste sottili sotto il mio peso. Affondo nella rena umida, cammino senza fretta, chilometri percorsi in un silenzio fatto di mille suoni, più primitivi delle parole e insieme rassicuranti.
Davanti a me una coppia di orme si allunga come un sentiero di Pollicino, due piedi piccoli e aggraziati, un solco leggero sulla sabbia, una donna, forse una bambina, a fianco due orme più grandi, maschili, leggermente più avanti, le immagino passeggiare nel sole del mattino. L’uno protegge, l’altra segue.
Mi volto a osservare le mie orme, sgraziate, mascoline, il profilo non è netto e delicato, le dita hanno penetrato la rena come artigli, come volessi centrare il mio baricentro sprofondando le radici nel suolo, piedi ancorati a terra a spingere in avanti una testa piena di carta straccia, che vorrebbe salire a rincorrere le nuvole.

Sono capitata per caso in un angolo di paradiso, un luogo segreto in cui stare bene. Qui soffrire sarebbe un peccato contro natura.

L’acqua è calda. Mi sento nel posto giusto, sono a casa e non vorrei uscire mai. La pelle delle dita si arriccia, lecco il sale dalle mani e aspetto che mi cresca la coda, per scendere là sotto, oltre lo specchio del cielo sommerso.

La gente è cordiale e rilassata, tanti piccoli negozi, sorrisi veri, poca omologazione. Mangio con gli occhi, ritrovo il gusto dei piaceri semplici. Sarebbe bello tornare a vivere così, riscoprire la verità dei rapporti con l’altro.
Stiamo perdendo molto, forse tutto, in nome di niente.

In volo, tra funi e carrucole, tra falesie e crepacci. Scendere a precipizio, il vento secca le labbra, il cuore pulsa nelle orecchie, il sibilo dell’acciaio frena la corsa. Volare, senza ali, per un istante sentirsi un angelo, nel mezzo del cielo. Esercizi di volo.

(Ciao Tom, buon volo)

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73 thoughts on “Esercizi di volo

  1. Le parole andrebbero usate così, fatte asciugare al sole, fatte sedimentare, forse fermentare e poi dopo averle appallottolate, accartocciate, tornare a raccoglierle per rimetterle assieme ma in una stagione successiva per farle risuonare, di un suono diverso, perché le parole suonano sempre di una musica nuova.
    Bella l’operazione di cui ci hai resi partecipi.

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  2. Condivido appieno il vissuto. O meglio, condivido la sensazione di incompiutezza che lasciano taluni pensieri. Sembra che siano destinati a vivere una vita sospesa fra un’assetata voglia di prendere consistenza, farsi messaggio e la sfuggente esigenza di rimanere impalpabili… sensazioni, appunto.

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  3. a volte dovremmo farci spaccare la testa come un melone (con la preghiera poi di richiudercela con cura) perchè la perfezione che raggiungono le parole appena pensate raramente si mantiene fino al foglio.
    comunque, mi piace questa successione di pensieri, alcuni abbozzati altri più estesi (l’ultima deve essere stata un’esperienza mozzafiato)
    un sorriso
    ml

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    • Per aprire il post ho provato a cercare proprio l’immagine di una testa aperta, però erano tutte fin troppo truculente e ho dovuto ripiegare sulla mia foto.
      Ci vorrebbe uno di quei telegrafi del secolo scorso, interfacciato con le sinapsi. Tu pensi una cosa e zac! una bella striscia di carta con la frase stampata. Sarebbe una gran comodità.
      (Ho solo assistito ma non ho potuto farla, si era alzato troppo vento. Ma ci riprovo, oh se ci riprovo!) Una buona giornata 😊😉

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  4. Ci vorrebbe un decanter per le parole, come per il vino.
    Un posto dove metterle a riposare, dove farle respirare.
    Così quelle più pesanti si depositeranno sul fondo e quelle più leggere potranno venire a galla.
    Conosco bene quella sensazione di cui parli, di testa traboccante di pensieri che fanno fatica a tramutarsi in parole.
    Ma guardo la tua foto, leggo il tuo post e la mente si acquieta.

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    • A volte, quando sto molto bene o molto male, ho pensieri e sensazioni talmente forti e in ugual misura evanescenti che tentare di descriverli li rovinerebbe. Sarebbe come voler afferrare una farfalla e pretendere che dopo riesca ancora a volare.
      So che capirai, ne sono certa 😘

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  5. Bellissime pagine di taccuino.
    Al mio gusto, è già un’opera d’arte quello. Le sue pagine incise dal tempo, dal fluire del pensiero (mi perdo a osservare la calligrafia altrui, la disposizione delle parole sulla pagina, le cancellature, le riscritture, la mutazione del solco e della dimensione nel farsi sicuro, affermativo, definitivo, il corsivo assurgere a stampatello maiuscolo… e poi uno schizzo, un ghirigoro, una greca, un intrico di linee apparentemente casuali…).
    Piccole incisioni, le tue, da assaporare e ritrovare nel tempo.

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    • La prima stesura di quasi tutto ciò che scrivo è sempre fatta a mano. Scrivo su quaderni possibilmente di colore verde, o con qualcosa di verde nel decoro, aggiungo, taglio, metto asterischi di apice o pedice, numeri di rimando, rigacce sulle parti da cambiare, un vero disastro, un brodo primordiale in cui la mia pessima grafia aumenta la percezione di trovarsi davanti alla lingua di un continente perduto.
      Qualche volta mi è capitato di fotografare le pagine per usarle come apertura di un post. Mia nonna direbbe che “non tengo vergogna” 😁
      Grazie Paolo

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  6. Già la foto, preparava ad essere avvolta da un senso di pace e di libertà.
    Mi son tolta le ciabatte, ed ho iniziato a camminare su quella spiaggia, che ospitava i miei piedi stanchi.
    Poi, le tue parole mi hanno accompagnata. E mi hanno avvolta. Di sole e di vento. E sono stata bene.
    Mi sono ascoltata e riscaldata.
    Grazie 🍎.
    Ti abbraccio😘

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    • Proprio frammenti, diapositive di emozioni buone, hai ragione come sempre perché sai leggere a fondo e ti ringrazio per questa cura.
      È il mio brano preferito di Tom Petty, sai? Avevo appena terminato di scrivere del volo e ho sentito la notizia della sua morte. Mi è sembrata la scelta giusta per le mie parole.
      😘❤

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  7. Ciao Mela! Mi è piaciuto tutto, dal titolo, all’immagine, alle parole che hai usato e al saluto finale che sembra buttato lì come a caso, per caso.
    Capisco e sento quello che hai scritto….a me capita spesso prima di addormentarmi e la mattina al risveglio….e lascio andare💋

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  8. In un Testo fatto di immagini e sensazioni che ci portano in alto sembra tu voglia punirti con orme pesanti! È nn deve essere così x una così bella persona forse colpevole di essere troppo sensibile.
    Sherabbracciaoooo

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    • Eppure è così. Sono rimasta un po’ male quando ho visto quelle orme così calcate nella sabbia, non mi sembrava possibile e l’unica cosa che ho pensato è che avessi bisogno di stare a contatto con la terra.
      Un abbraccio abbraccissimo!! 😘

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  9. Sembra una scrittura di raffinata composizione organizzata piano piano, ma io credo sia una scrittura di raffinato istinto, parole nate da emozioni, da esperienze vissute….Leggerti per me è come vivere un sogno scritto per la mia anima.
    Grazie per le meraviglie emozionali che mi regali.

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    • In un altro commento spiegavo che tutto il post è nato per caso, assecondando l’istinto. L’ho scritto di getto e l’ho pubblicato senza rileggerlo. Forse è questo che si percepisce, emozioni spontanee e poco organizzate sotto il profilo logico, nate così, quasi per caso. Grazie per le tue meravigliose e dolci parole.

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  10. Quanto vorrei vedere quei tuoi quaderni scritti a mano, con tutte le cancellature, i ripensamenti, le nuove parole che emergono al posto di quelle scritte istintivamente, le ripetizioni, gli asterischi e i rimandi: è questo che amo della scrittura a mano, quel tempo giusto per pensare ciò che si sta scrivendo e poi ritornarci su, come se fosse stato scritto da un’altra persona. Prova a pubblicare la foto di qualcuna di quelle pagine, sicuramente parlerebbero di te ancor più dei post bellissimi che sai scrivere. Grazie mela, grazie della passeggiata che ho fatto con te a piedi nudi sulla spiaggia. Tu non te ne sei accorta, ma c’ero anch’io… 🤓

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  11. Ogni volta che passo di qui a leggerti mi lasci qualcosa di te, di bello e di sospeso. Oltre a come e a quello che scrivi, è bello vedere il rapporto che hai con la scrittura, che sia ponderata, più istintiva, raffinata o semplicemente abbozzata fuoriesce sempre mirabilmente bella! Buona serata dolce Mela!

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  12. il volo come le parole, sono il desiderio della nostra libertà, ma se librarsi in cielo con la fantasia è un sogno che nasce insieme a noi, con le parole, invece, possiamo dare forme a tutte le fantasie possibili fino a raggiungere l’impossibile che trasformiamo a piacimento, per questo non bisogna fermarsi… mai !

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