pensieri in viaggio

Il silenzio della carrozza passeggeri di un treno pendolare qualunque, in un istante qualunque, scelto nel mazzo tra i tanti che si snodano con la stessa costanza, mi accoglie senza garbo.

Facce assonnate da troppe notti in debito, i riflessi blu degli schermi danno alla pelle un color automa per nulla invitante. Nessuno incontra il mio sguardo.

Le parole, che prima si intrecciavano tra sconosciuti e conoscenti, non formano più una nuvola densa sopra le teste dei passeggeri, ora invece urlano il silenzio dentro timpani foderati da cuffiette. Guardo fuori dal finestrino.

I cavi, che sbucano da tasche e zaini, collegano al mondo di fuori per separarci dal mondo piccolo, quello degli occhi di fronte a noi che non sappiamo più vedere. Io osservo non vista.

Siamo solitudini su rotaia. Non mi sono mai sentita più sola.

Acacie in fiore fuori dai vetri, un’ape si appoggia ma il vento la strappa via, qualcuno ride in un’altra lingua che non comprendo e mi fa sentire lontana, diversa. La natura di maggio sa affascinare.

Una zanzara d’acciaio fende con fragore imbarazzante un cielo fitto di nuvole, indecise sul da farsi come molte esistenze. Il suono si abbatte come un martello sull’asfalto crepato.

Attendo che si apra il cancello e pregusto l’odore buono che mi accoglierà all’interno. L’attesa mi rende impaziente, ma devo abbassare le aspettative, perché il passaggio della felicità non mi colga distratta.

American idiot mi fa sperare che ci sia ancora spazio per dire no, non voglio essere un idiot qualunque, scelto nel mazzo tra i tanti che si snodano con eterna costanza.

I cancelli si aprono, entro in un mondo fatto di carta che sa essere più reale di tante esistenze. Il resto oggi sta fuori.

(scritto durante il viaggio, aspettando l’apertura del salone del libro)

sabato di relax @fotomia

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56 thoughts on “pensieri in viaggio

  1. …solitudini su rotaia … è ciò che penso ogni volta che prendo il treno. Tre ore all’andata e tre al ritorno senza scambiare non una parola, non uno sguardo. Tutti chini sul cellulare, tutti, senza distinzione di sesso, età o quant’altro. Nessuno guarda più neanche dal finestrino benché il panorama sia spettacolare e non ci si stanca mai di guardarlo. Abbiamo perso la capacità di essere felici attraverso la parola e la bellezza della natura.

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  2. Adoro il treno anche per il restare sola ad ascoltare musica, leggere e guardare fuori dal finestrino … solitudine su rotaie? Anche a due piedi e quattro ruote… ma confido nel fatto che cambieremo rotta, forse😘

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    • Io ho sempre sentito il treno come punto di aggregazione. Sono stata pendolare per molti anni e ho sempre amato l’atmosfera, la condivisione involontaria delle vite. Guardandomi intorno in viaggio non ho trovato più quel sentire e mi è dispiaciuto vedere come piano piano si stia snaturando tutto, al ristorante, al bar, in casa. Ci stiamo isolando sempre di più e non so se cambieremo davvero rotta. Forse è solo la via più facile.

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    • Mi ha fatto tanto dispiacere. Nessuno parlava, nessuno leggeva, tutti con ‘sti cazzo di smartphone! Ho tirato fuori il mio taccuino e una penna e ho buttato giù le mie impressioni. Ho notato una ragazza che mi ha guardato per un attimo. Forse non era più abituata a veder scrivere su carta anziché su uno schermo. Mah!

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  3. Sempre bello lasciarsi trasportare dalle tue parole.
    In effetti, ormai, lo scambiare due chiacchiere, veder gente che legge, che sorride, sta diventando sempre più una rarità.
    Che tristezza!
    Buonanotte, mia cara💫

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  4. Da anni fatico ad utilizzare il treno. Le persone, connesse e perse con i loro desideri virtuali, sono disinteressate a quel luogo, il treno appunto, che le sta trasferendo a destinazione e sono convinte di essere in un altra dimensione molto personale, che non filtrano in nessuna maniera. E quando le osservo mi sento assalito dalle loro singole esistenze.
    Ecco perché non prendo praticamente mai il treno.

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  5. Oh già, la sostanza non sempre sta dove si crederebbe, certe esistenze sono fatte della stessa materia con cui sono fatti i peti (ops, pardòn). Ah ma forse non è questo il posto adatto per l’autocritica (e adesso dovrei mettercela una risata? massìdài eh eh eh 🙂 ). Ci si può sentire terribilmente soli e fuori posto praticamente ovunque -o almeno così mi è sempre sembrato.
    Tutto il bene Mela! 😉

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  6. Per me “quasi bella” è un complimento, molto sinceramente. Cosa manca per essere un capolavoro? E’ un fatto soggettivo, comunque le foto veramente belle non sono soltanto ben fatte ma raccontano o mostrano cose o fatti importanti e/o altrimenti non da tutti percettibili. E poiché sono un tipo molto sensibile credo di avere letto tra le righe un velato disappunto. Mi dispiace tanto di avere osato: non accadrà più.

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    • No, mi hai frainteso, nessun disappunto! Solo curiosità per un’arte che mi affascina molto e vorrei tanto avere il tempo di approfondire.
      Il tuo è anzi un bel complimento, visto che lo scatto è stato fatto con un banale smartphone e senza preparazione. Osa pure quando vuoi.

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  7. Bella la tua osservazione finale, efficacissima nell’esprimere la realtà concreta di un mondo di carta, rispetto a quello di persone vive, in carne ed ossa, che come monadi, stanno chiuse nei loro gusci…

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