Zigulìbri #5 – Bertoli

dal blog di Pina Bertoli https://ilmestieredileggereblog.com/

Una scrittura femminile ricca di dettagli, caratterizzazione dei personaggi ben sviluppata, lingua corposa senza essere ridondante che convince anche nei cambi di registro, trama che si dipana senza annoiare.
Queste sono alcune delle mie impressioni di lettura, chi mi conosce sa che difficilmente le considero recensioni, riguardo un libro letto con molto piacere.
L’autrice, Pina Bertoli, blogger che seguo da tempo e che ha saputo creare uno spazio raffinato, colmo di recensioni letterarie, artistiche e musicali da cui spesso ho attinto suggerimenti, ha da pochi giorni pubblicato il suo primo romanzo, Infondate ragioni per credere all’amore, grazie a un concorso letterario bandito dal gruppo editoriale Mauri Spagnol.
Lucchese di nascita, ha scelto proprio la sua città per ambientarvi il racconto di una famiglia dell’alta borghesia a partire dagli anni ’50 fino all’inizio del nuovo millennio.
Il protagonista è Francesco, ultimogenito e figlio “imbecille” come lo definisce il padre, un ragazzo insicuro, forse debole e incapace di ribellarsi all’autorità e alle regole che la sua famiglia vuole per lui.
Francesco è un perdente che non vuole o non può decidere della sua vita, anzi spesso decide di non scegliere o lascia che sia il caso o le persone che lo circondano a scegliere per lui, anche quando si tratta di decisioni fondamentali quali vivere o lasciarsi morire. Potrebbe cambiare le cose ma alla fine non riesce e lascia che la sua vita si svolga così, senza cercare a tutti i costi il lieto fine.

Niente di quello che ti stava attorno sembrava dare più un senso alla tua vita, che forse mai ti è veramente appartenuta e che in molte occasioni sembrava sparire e poi tornare fuori per magia, come il coniglio nel cilindro dell’illusionista.

La narrazione è molto precisa e resa vivida dai dettagli che rimandano alle varie epoche, la Capannina, i cantanti in auge negli anni ’60, la moda, lo sbarco sulla luna, solo per citarne alcuni e la vicenda scorre senza intoppi, accompagnata da precisi rimandi storici che aiutano a definire il contesto.
In un’epoca in cui anche i reali hanno permesso il matrimonio fra ceti sociali differenti, pare impossibile pensare che solo una sessantina di anni fa il matrimonio con un’operaia fosse osteggiato fino alla messa al bando dalla famiglia.
Eppure è quello che succede a Francesco che, forse nell’unico sussulto di indipendenza, sceglie una donna molto differente dal suo status sociale.
Tanto lui è debole e rassegnato quanto la figura di Maria è forte e luminosa, donna concreta e positiva, incapace di arrendersi e fattiva artefice del suo destino.
I personaggi maschili del romanzo non fanno una gran figura, sono uomini deboli e sfiduciati o autoritari e dispotici o, in un caso particolare, meschini e vigliacchi, pronti a scappare per non prendersi la responsabilità di una figlia non voluta.
Di contro le figure femminili, Maria, la moglie di Francesco, ma anche Simonetta, il suo primo grande amore, e Diletta, la figlia, sono personaggi di grande forza e dolcezza, donne volitive e vincenti, che studiano e cercano una autodeterminazione che fino ad allora alla donna era stata preclusa.
Credo che in ognuna di queste donne ci sia davvero una sfaccettatura della personalità dell’autrice.
I temi trattati e il modo in cui la narrazione si svolge mi hanno ricordato lo stile di uno scrittore che amo molto, Richard Yates.
Proprio come Yates, Pina decide di raccontare il conformismo e la solitudine e lo fa senza provare compassione per i suoi personaggi. Non li tratta male ma non ne ha pietà, si limita a registrare con imparzialità le loro vite, lasciando a noi lettori il compito di decidere da che parte stare, provando a capire le ragioni manifeste o nascoste che condizionano le vite altrui.

Spesso mi sono accanita nel voler giudicare i comportamenti degli adulti con cui sono cresciuta: ora ho capito che giudicare serve a ben poco, meglio provare a capire.

È un libro che si fa leggere con piacere, l’ho finito in poche ore quasi senza accorgermi del tempo che passava, e lascia una traccia dolceamara che non guasta affatto, racconta con voce pacata di scelte, intraprese o scartate, di vita e morte, di amore e tradimento e di tutto ciò che si nasconde dietro una parola semplice eppure tanto complessa, famiglia. Come dice Yates: Non c’è altro di cui scrivere.

——————♥—————

Da zigulì a zigulìbri. Ci sono libri che si fanno leggere solo così, a perdifiato e perdisonno, una pagina tira l’altra e non conta se la stanchezza avvolge le spalle con la pesantezza di un macigno, se le ore passano veloci e gli occhi si chiudono. Nonostante la vocina del buonsenso strepiti per ricordare che l’ora della sveglia è sempre più vicina, nella testa risuona solo la stessa frase: ancora una pagina, una sola, dai, l’ultima e poi basta. Questi sono i miei libri perdifiato e perdisonno, gli Zigulìbri appunto, alla mia maniera poco ortodossa e sincera.

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26 thoughts on “Zigulìbri #5 – Bertoli

  1. ottima segnalazione, non la chiamo recensione perchè non vuoi e perchè mi piace questo tuo “darmi di gomito”, come fossi seduto a fianco, a dirmi il tuo entusiasmo per una lettura appena conclusa, con il libro ancora in mano.
    una domanda tecnica: che tu sappia lo si può ordinare solo sul web? un libro così mi piacerebbe ordinarlo in libreria.
    ml

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  2. Mi fido moltissimo del tuo giudizio come lettrice, lo sai, quindi ho già scaricato il libro che senz’altro leggerò durante l’estate, certa che sarà una lettura molto piacevole, sentimenti e storia di un’epoca sono un binomio perfetto. Inoltre, nella mia famiglia proprio in quegli anni, i miei nonni hanno vissuto una storia analoga: un medico rinomato della buona società – mio nonno – sposa la sua infermiera – mia nonna – non solo, anche ragazza madre. Immagina la reazione di genitori e fratelli… Il nonno. messo di fronte alla scelta tra eredità, famiglia e il suo amore, decide per la sua donna. Una vita insieme, una famiglia vera, con il nonno che ha allevato mio padre come fosse suo figlio. Sembra un romanzo, eppure è realtà. Le tue parole mi suggeriscono che ne troverò traccia in questo libro.
    Grazie per averne parlato.
    Ti abbraccio ❤

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  3. Pingback: Letture diverse – Blog di Pina Bertoli

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