cose fragili

Ascoltando Particles

Si strucca con attenzione. L’ovatta bagnata lascia una scia oleosa sulla pelle pulita mentre la maschera del giorno si distacca piano, lasciando spazio al suo vero volto.

copyright Fernando Cobelo – The ordinary young man

Percorre il contorno a memoria, si valuta, soppesa la pelle alla ricerca di nuovi difetti. Ha ancora poche rughe, solo qualche increspatura sotto gli occhi e due solchi sulla fronte, paralleli come tagli di bisturi, ora profondi più che mai. Le capita sempre quando è stanca o molto triste, sono il barometro del suo vivere.

Ieri una vecchia amica, non si vedono forse da vent’anni, le ha commentato la foto del profilo. Come sei bella, ti stanno bene i capelli, il tempo per te non sembra passare.

Le ha fatto piacere. Era la prima volta che aveva il coraggio di mettere una foto così esplicita, mostrare la faccia senza il velo di un filtro colorato o di un effetto sfocato, ma dopo quel messaggio si è sentita leggera e ha sorriso guardandosi, per una volta, con occhi meno impietosi dei suoi.

Le stanze conservano il calore del giorno appena trascorso, neanche il pavimento su cui cammina scalza lascia l’illusione di un breve refrigerio.

Va a sedersi sul davanzale della finestra, nuda, tanto nessuno la noterà e, se mai un passante distratto dovesse alzare la testa, sarà solo una sagoma scura nel controluce di un abbaino ai piani alti.

copyright Fernando Cobelo – The ordinary young man

Mentre aspetta che sorga la luna, accarezza le pagine del libro che legge e rilegge da qualche giorno: poesie per un amore finito, i delicati e tristi abissi in cui l’animo sprofonda nei giorni dell’abbandono. Si sofferma su un verso, annuisce mentre legge, pare dire sì, è proprio così che si soffre, nelle piccole cose, nelle assenze quotidiane, nel fumo di una sigaretta che non c’è più, nel servizio di piatti che resta a prendere polvere inutilizzato. Ci sono libri che andrebbero venduti con il foglietto delle avvertenze e maneggiati con i guanti di amianto, questo pensa.

copyright Fernando Cobelo – The ordinary young man

Si immagina mentre scrive, seduta alla finestra nel buio della notte, il rombo delle auto sulla statale a dettare il ritmo, il portatile in equilibrio sulle gambe, caldo come un gattino che fa le fusa, e poi si vede mentre si descrive e pensa a chi leggerà di una donna che scrive di una donna che scrive. Vorrebbe raccontare, inventare esistenze più gradevoli della sua, ma è da tanto che non lo fa. Vorrebbe parlare del dolore che la sta mandando in frantumi, quietamente, un giorno alla volta, ma poi pensa che certi dolori non possono essere domati dalle parole, solo il silenzio riesce a contenerli.

copyright Fernando Cobelo – The ordinary young man

Sono pensieri fragili i suoi, giochi di specchi di poco valore nel tentativo di intrappolare un sonno che non vuole arrivare e la lascia a girare sfinita tra lenzuola troppo calde. Invece è magnifico addormentarsi come fanno i bambini, in un lampo repentino dalla veglia al sonno profondo, persi in un mondo lontano dove niente può turbare la loro serenità, dove il lato del cuscino è sempre fresco e i sogni hanno il colore delle nuvole estive che non fanno paura.

copyright Fernando Cobelo – The ordinary young man

Niente di male,
se oggi rifiuto l’altezza
e resto distesa nel letto.
Del resto, anche il cielo
ogni tanto reclina il capo
e s’appoggia
alla spalla bassa
della terra.

Imballami come cosa fragile
e ti viaggerò accanto senza rompermi.

(Elena Mearini, Strategia dell’addio)

65 pensieri su “cose fragili

  1. Cosa posso dire, Mela? Sempre parole tocccanti, atmosfere che ti prendono e ti trascinano in un’altra dimensione. Non so perché, ma ho sempre questo effetto: smetto di essere qui e, per il tempo della lettura, prendo la “tua voce” e vedo con i “tuoi occhi”.
    Stupendo. Brava.

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  2. non so da dove cominciare, se dalla matrioska della donna che scrive di una donna che scrive, che poi è la TUA matrioska, o dal “metterci la faccia”, termine quanto mai appropriato che sa di gesto sbarazzino e coraggioso, se dai disegni quanto mai pertinenti alle parole (o sono le parole guidate dai disegni) o dai versi finali, toccante e perfetto corollario alle tue parole.
    e allora dico solamente che mi piace questo ritmo quieto e malinconico e mi viene da pensare che anche questo scritto, come la protagonista, è cosa fragile da trattare con cura e leggere con affetto.
    ml

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  3. Momenti di quotidiana e malinconica bellezza. Alcune frasi sarebbero da incorniciare, tanto sono capaci non solo di esprimere con estrema delicatezza i tuoi stati d’animo del momento, ma anche di riflettersi nelle esperienze di chi le sta leggendo.

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  4. Belle le tue parole e belle le immagini a corredo.
    Per un attimo ho pensato: “ma sta parlando di me?”.
    “Sta parlando di cose fragili, quindi sì, sta parlando anche di me”, è stata la risposta.
    Brava come sempre, ogni volta di più! 👏❤️

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      • Il periodo di riposo è durato ahimè poco, ma ho fatto dei bagni in un mare fantastico, mangiato due granite al giorno, coccolato il nipotino. Adesso sono tornata alla routine di tutti i giorni, ma ho le giornate pienissime di tanti impegni e il tempo per il blog diminuisce sempre di più.
        Per scrivere intendo, perché invece vi leggo sempre con tanto piacere! 😍❤️

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  5. Chi si prende cura delle nostre fragilità’ Forse solo noi stessi…nei silenzi, nelle notti, nei giorni che passano. O semplicemente in un “…sonno profondo, persi in un mondo lontano dove niente può turbare la loro serenità, dove il lato del cuscino è sempre fresco e i sogni hanno il colore delle nuvole estive che non fanno paura.” Perchè li si destruttura l’anima e la mente, emerge l’io più profondo.
    Sempre bello leggere i tuoi post, c’è l’anima dentro. La tua. Intensa.

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  6. Sto pensando da tempo a come commentare questo scritto cosi’ particolare, limpido, come hanno detto, ma anche tanto doloroso. Che scrivi bene lo sai (o meglio, forse non lo sai, ma dovresti, dovresti credere a quello che ormai ti stanno dicendo da anni). io penso anche che tutta la scrittura migliore parta da un dolore, non credo a chi dice che e’ solo una cosa bellissima, anche se lo e’, naturalmente. Al di la’ di questo, condivido in particolare le parole di Massimo Legnani, di Alessandra, di Erospea, di PindarciaMente, e spero anche che la parte bella della scrittura ti aiuti a sentire con maggior forza, insieme quello che non c’e’, al dolore dell’assenza che hai meravigliosamente descritto, e che comunque restera’, anche la gioia per quello che c’e’ e che forse si annida altrettanto nei dettagli (e qui si capisce che sto parlando anche per me stessa). Ti abbraccio con tanto affetto ❤

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  7. Non sono originale, lo so, e che sei brava lo ripeterò fino allo sfinimento.
    Le immagini sono molto belle, le tue parole per me profumano di fresca lentezza che accompagna la calura, anche di malinconia ma non angosciante, direi avvolgente. Ho letto provando la sensazione di camminare su un’ovatta che attutisce i rumori della vita spesso spiacevolmente assordanti. Ho spesso scritto che la tua prosa è “animista” e lo confermo: vedo e sento ciò che scrivi ed è un’esperienza appagante.
    Fa caldo caldo ma ti abbraccio stretta stretta. ❤

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    • Neppure io sono molto originale e non cesserò mai di ringraziarti ed esserti grata per le tue parole. Sono contenta che tu abbia percepito il mio stato d’animo lento, malinconico sì ma languido e sfinito più dal caldo che dalla tristezza. Amo molto le ortensie, adoro la loro opulenza decadente e mi piacciono tanto anche quando stanno appassendo dolcemente, quasi con eleganza. A volte mi sento così ed è ciò che ho tentato di trasmettere. Non è mai troppo caldo per un abbraccio affettuoso, grazie mia Primula ❤

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  8. Non posso non unirmi alla mancata originalità di chi continua a ripeterti che sei brava e potente. Tel lo dico da sempre, non mi stancherò di ribadirlo!
    Ogni volta che ti leggo mi sento attraversata dalle tue parole limpide, pacati, a tratti malinconicamente strazianti. Qui ci sei tu, chi un po’ ti conosce e segue da anni, riconosce la tua bravura e la tua essenza.
    Anch’io credo talvolta che il dolore e l’assenza siano il motore più potente per la scrittura, in realtà tu dai prova di sapere usare in modo magistrale le parole in ogni tuo scritto. Un abbraccio fortissimo Mela!

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    • Sei di una dolcezza disarmante e, sappilo, mi sto crogiolando nei tuoi complimentie mi gonfio come un tacchino! La felicità è troppo effimera, la pace un miraggio lontano, allora resta la malinconia del quotidiano cui appendere le parole per far prendere loro aria, prima che ammuffiscano nei recessi della mia testa e si va seguendo il sentiero… Un abbraccio cara, carissima Marghe! ❤

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