35 thoughts on “sala d’aspetto

  1. intanto mi sorprende la coincidenza della comparsa contemporanea della tua sala d’aspetto con quella di Pendolante, una vuota e l’altra affollata, e del fatto che io oggi sto imbastendo un racconto su “la signora che aspettava il treno”!
    roba da restarci dalla sorpresa 🙂
    poi noto che nella tua foto c’è un lucchetto serrato alla porta della sala d’aspetto, di lì non si può più uscire, esattamente come capita nel tuo racconto, dove non è possibile tornare sui propri passi, non si può abbandonare la stazione che rappresenta la irreversibilità delle scelte (o della vita?), si può solo (si deve?) salire sul proprio treno quando sarà il momento.
    ha qualcosa di attrattivo e di inquietante questo racconto, sospeso come la stazione in una nebbia densa, disorientante, fatta di simbolismi difficili da decifrare (chi è il signore col cappello, muto e appartato? chi è il barista che scompare? e la musica inaccessibile oltre la porta?). Ma forse nemmeno tu vuoi dar corpo a queste metafore, le semini come suggestioni irrisolte che mi inquietano ancora di più.
    brava!
    ml

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    • Un commento bellissimo, di cui ti ringrazio di tutto cuore, che merita un approfondimento.
      La gestazione di questo racconto è stata travagliata e molto lunga. Da tempo cercavo di trovare un’idea per dare una veste di senso compiuto a sensazioni mie, cui sono intrecciati ricordi personali e omaggi letterari che ho nascosto tra le parole.
      Già la scorsa estate avevo cercato alcune immagini di sale d’aspetto di stazioni. E’ una cosa che faccio spesso, ancor prima di scrivere. In un certo senso le immagini a volte mi aiutano a sviluppare una trama, a dare corpo a un’idea.
      Ho lasciato decantare la cosa fino a che, questo fine settimana, ho scritto il racconto prima a mano, come faccio sempre, e poi a video. Quando si è trattato di scegliere tra le immagini che avevo scaricato, mi sono accorta che una di queste aveva un chiavistello. Non ci avevo minimamente fatto caso prima, almeno non a livello conscio, però non poteva essere che questa l’immagine da utilizzare. Ho programmato l’uscita per oggi e ieri sera, quando ho letto il post di Pendolante ho sorriso per la coincidenza. Devo anche dirti che subito dopo ho letto un post che parlava di Wittgenstein e del suo tractatus e questo mi ha non poco basito. Ora tu mi dici del tuo racconto e posso solo concludere che le coincidenze non esistono.
      Sono felicissima di aver seminato un pizzico di inquietudine. Era esattamente la sensazione che ho provato in un momento particolare della mia vita e ho cercato di riprodurla. Se dici che ci sono riuscita, ne sono lusingata.

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  2. Potrebbe essere, la stazione descritta, paragonabile anche a un limbo, e la persona descritta un’anima in attesa di… proseguire il suo percorso. La mia è solo un’impressione un po’ azzardata, ma il tuo racconto, in ogni caso, è davvero bello e suggestivo.

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  3. Mi hai ricordato il “Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere”.
    Anche tu, come Leopardi, con i tuoi scritti fai sempre riflettere sull’uomo e sul suo destino.
    Insomma, sei la mia “Leoparda” preferita! ❤️

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  4. Un racconto da leggere con il fiato sospeso, bellissimo Mela! Un dialogo che si legge anche come un monologo, un dialogo interiore insomma, una duplice chiave di lettura che la tua scrittura ha saputo creare.
    La tua stazione rappresenta per me mille luoghi, più o meno felici, ognuno può leggervi un proprio vissuto in cui l’attesa dà senso all’esistere.
    Come Shera, anch’io pensavo a Buzzati mentre scorrevo velocemente le frasi.
    Che dire? Brava! ♥

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