dal mio taccuino: 22 novembre 2018

fonte: web

Gioco a Tetris in maniera compulsiva. È la mia droga ma anche l’unico videogioco io abbia mai imparato. Per il resto sono una vera schiappa.
Impilo mattoncini colorati, ipnotizzata da forme basilari che cadono monotone, e sento la testa che si svuota dei pensieri, intenta a creare un mandala di improbabili quanto precarie geometrie.
Costruisco cattedrali bucherellate qua e là dai miei errori di strategia: ammucchio i pezzi difficili ai lati e aspetto fiduciosa il pezzo lungo che risolve sempre tutto. O quasi.
Il mio preferito è quello a T, il più versatile, lo ruoto finché la direzione è quella che voglio, l’aggancio arriva pulito, si tappa la falla, le righe scendono e il mio punteggio sale.
Quando mi distraggo inizio a commettere errori e la geometria perfetta fugge davanti alla supremazia del caos.
Ho perso, la partita è finita ma basta un restart per ricominciare. In fondo nessuno si è fatto male, è solo una tela di Aracne che si distrugge per rigenerarsi.
Con il Tetris non si vince, è assodato.
Gioco nella certezza del fallimento e, per assurdo, sapere di non avere alcuna chance mi rende serena.
Non posso fare altro che sbagliare e allora tanto vale godersela in scioltezza.
Ruotare un pezzo, spostarlo più a destra, accettare il compromesso, ignorare il vuoto che, come una carie, deturpa la perfezione di un muretto di mattoncini ben allineati, aspettare il pezzo perfetto. Magari la vita fosse semplice come una partita a Tetris.

….. ho fatto la mammografia. Ogni anno rimando di qualche mese la tortura, prima 12 che diventano 14, poi 16 finché, presa dallo scrupolo, faccio un bel respiro e prenoto.
Odio la sensazione di freddo e l’attesa in quel seminterrato, odio vedere i capezzoli che si rizzano a contatto con la superficie gelata del vetro, odio dover celare l’imbarazzo che provo facendo finta di niente.
Ti sbattono il seno su una lastra sgradevolmente liscia, mi ricorda sempre il rumore che fa una fetta di carne sulla bilancia del macellaio, e poi arriva la pressa a schiacciare, schiacciare senza pietà.
Resista, è più dolorosa quest’anno, abbiamo uno strumento nuovo, dura qualche secondo in più e un bel vaffanculo non vogliamo dirlo ad alta voce?
Mi sento male, ogni volta prego che non succeda, mi ronzano le orecchie, divento pallida, sudo freddo e chiedo di sedermi un attimo.
Mi vergogno, penso alla figura da stupida appena fatta, agli anni di studio, all’esperienza professionale, alle brutture che sono abituata a vedere e a quanto poco basti per mandare in frantumi la mia sicumera.
Fragile come sono, raccolgo le mie cose e mi sento più nuda di quando ho tolto il reggiseno.

….. La mano mi fa male da morire. Ho rosicchiato le unghie, strappato le pellicine, messo a nudo la carne tenera del polpastrello, devastato tutto quanto e ora ho una ferita aperta che pulsa d’infezione. Ci sbatto dentro continuamente, mi dimentico, poi sussulto dal dolore e mi maledico.
Da troppi anni, da sempre, spunto con i denti le mie armi, cerco in ogni modo di non dare nell’occhio, di sparire a costo di divorare me stessa.
Devo iniziare ad amarmi almeno un po’, come se fosse facile, devo farlo prima che sia troppo tardi.
Solo che è difficile dire allo specchio io sono quando il tuo riflesso ribatte nessuno.
I’m tired of being what you want me to be“.

….. mi manca tanto la sua presenza. È un vuoto di consapevolezza attorno a cui ho costruito una rete di oblio.
Dovrei chiamare, provare a spiegare, discutere, forse dovrei scrivere. Ci ho provato tante volte, ho il cestino pieno di bozze lasciate a metà, belle frasi pulite e ben costruite che verrebbero smontate da una battuta sarcastica o, ancor peggio, ignorate.
Allora penso che tutto questo non servirebbe che ad accrescere la reciproca sofferenza e lascio perdere.
La verità è che ho scelto il limbo per paura e aspetto un passo che, sono consapevole, non arriverà.
Da bambina nel sonno tiravo fuori un piede dalle coperte. Avevo bisogno di sentire un brivido di freddo ma subito mi svegliavo e nascondevo il piede al caldo, impaurita che i mostri sotto il letto mi mangiassero le dita.
Eppure ogni notte tornavo a cercare il brivido, correndo il rischio di rimanere monca.
Ora ho troppa paura di farmi altro male, ho tanti arti fantasma che reclamano attenzione.

….. sto troppo curva, ingobbita come una vecchietta che cerca gli spiccioli caduti a terra, quando invece dovrei raddrizzare la schiena e tirare su il mento. A volte il peso che sento di portare diventa eccessivo e d’istinto mi arrotolo come un riccio in attesa del letargo.
Quando mi accorgo di esserci ricascata, mi appendo a testa in giù, faccio il pipistrello e sento la schiena che si srotola, le spalle che sospirano di sollievo.
Fluttuo in equilibrio, scivolo all’indietro fino a toccare il suolo con le mani, i piedi in verticale, il sangue che ronza nelle orecchie.
Cambio prospettiva, guardo una realtà differente e guadagno un effimero centimetro in altezza e in leggerezza.

….. l’altra sera al supermercato osservavo la mia spesa sfilare sul nastro. Ero soddisfatta, non pareva trasudare troppa frustrazione. I biscotti erano integrali senza zucchero per la glicemia e pazienza se sanno di cartone, la carne era bianca per il colesterolo, il pesce azzurro per gli omega 3, la pastina fine per il brodo, il formaggio senza lattosio per le intolleranze, la tisana zenzero e finocchio per il gonfiore.
Spero solo non si vedesse il pacchetto di patatine occultato sotto il fiocco del mocio.
Le ho scelte cotte al forno, mica fritte!

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59 pensieri su “dal mio taccuino: 22 novembre 2018

  1. Questo è il taccuino di tante donne. Ho veramente “sentito” e tanti piccoli dolori sono gli stessi miei. Bella la chiusura con il nastro della spesa che scorre a mostrare nuda una parte della tua intimità, lo penso sempre anche io quando sono in fila in cassa.

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  2. Mai trascurare la mammografia, una mia amica è stata da poco operata al seno, per dire, e sto partecipando emotivamente alla sua condizione attuale.

    A Tetris non gioco da un pezzo, ma al PC era anni fa il mio passatempo preferito.

    Bel post, molto “umano”. Ciao Mela.

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  3. Adoro il Tetris, odio la mammografia, non ho unghie che ormai sono arrivata al polso…
    ci sono persone che mancano ma poi se ci pensi bene… anche no! 😉
    Credo tu faccia una spesa ben bilanciata: attenzione e cura anche a quella parte da svacco che mannaggialamiseria possiamo mica seppellire ogni volta! 😀

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  4. male, molto male! quando si trasgredisce bisogna farlo bene e fino in fondo: le patatine dovevano essere fritte, non al forno, e il pacchetto issato su come una bandiera in cima alla pila di alimenti tristemente corretti.
    da questa carrellata di piccole debolezza esce una Mela più tenera e più colorita, da addentare con fiducia per nutrircisi.
    un abbraccio
    ml

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  5. Sembra quasi un post pindarico, con pensieri che saltellano qua e là senza un apparente filo logico. E invece.
    Io quando devo svuotare la mente faccio il solitario online, oppure gioco a FarmVille: nella mia fattoria virtuale pianto alberi, accudisco animali, guido trattori. Così per qualche minuto anche io allontano il pensiero della mammografia e del pap test che dovrò fare presto. Ma come si dice, prevenire è meglio, quindi preveniamoci. Spesando che non sia troppo doloroso, né il prima, né il dopo. 🙏❤️

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      • Grazie, sei un tesoro. Sono reduce da un lungo periodo di fatica fisica ed emotiva e devo rattoppare qualche pezzo perso per strada, nulla di veramente grave, solo un gran dispendio di energie e tanta voglia di arrotolarmi dentro una tana buia.
        Passa tutto, è solo vita e c’è di peggio 😘😘

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  6. Sei riuscita a incastrare testo e immagini della mente fino alla fine. Sono scivolato fino alla fine come nella migliore delle mie sessioni a Tetris con il primo GameBoy, sottratto alle grinfie di mia sorellina. E poi? Ti sei persa proprio all’ultima riga! Cotte al forno?!?! Le patate devono essere fritte, devono essere fritte per essere un minimo trasgressive, altrimenti che le nascondi a fare in mezzo al mocio? 😉

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  7. Io, non ci crederai, per svuotare la mente faccio pizzi all’uncinetto…. che in casa mi prendono in giro e mi chiamano nonna Abelarda…. però un po’ funziona, perché devi stare lì a contare tutti i punti…. e pensi solo a quello. Mi ritrovo tantissimo nei tuoi pensieri, anche nella spesa!! ma io la penso come Massimo, se devo trasgredire, che sia una vera leccornia! io pecco con la cioccolata…. sapessi come mi tira su il morale…. baci!

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    • Grazie Pina! Io sono negata con l’uncinetto, catenella e punto gambero a chilometri ma già sulla maglia bassa ho i miei problemi. Però vado di lavoro a maglia ed è verissimo, non si riesce a pensare che al susseguirsi dei punti. La cioccolata per me non è trasgressione, è un alimento indispensabile, non potrei stare senza il mio quadretto giornaliero di fondente nero 😊😉 Ti abbraccio!!

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  8. Il tuo taccuino, che è poi la sintesi della tua anima, la tua testa e il tuo cuore, è un mosaico preziosissimo. Le tessere s’incastrano alla perfezione in un disordine solo apparente. Raccontare la vita nella sua concreta disorganizzazione, perchè la realtà non è un catalogo, è viverla scrivendo.
    Un grande abbraccio ♥
    p.s meglio le patatine, anche ben fritte, e che caspita! 😉

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  9. mi ritrovo in molti dei tuoi pensieri sparsi, nella vergogna della visita, nel cercare distrazioni per svuotare un po’ la mente nelle attese. Anch’io non sto molto dritta e nei momenti in cui vorrei proprio scomparire cammino rasente i muri sperando che mi inghiottano quasi. Anche sulle timide trasgressioni mi rivedo, a volte basta una piccola deviazione dalla linea che ci si impone per provare un sottile piacere

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  10. Mi ero perso questo tuo bellissimo post. Questa serie di note a margine che assumono il valore di concentrati d’anima. Bellissimi. Da piccolo, sai, a letto prima di addormentarmi, mi immaginavo l’uomo nero in piedi, fermo nella mia stanza. Non l’avevo sentito arrivare, ma lui era lì e se avesse scoperto che ero ancora sveglio, mi avrebbe ucciso. E allora fingevo di dormire, perfettamente immobile rallentavo il respiro, stavo attento a non deglutire, sperando che anche stavolta si convincesse che stavo dormendo…
    Un abbraccio, cara Mela.
    Paolo

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  11. Sei insuperabile, la mammografia è la cosa più terribile … la fetta di carne sbattuta sul marmo dal macellaio … provo la stessa sensazione, ma quello che mi duole di più è la noncuranza, l’indifferenza e quasi il fastidio della persona che te la fa. Ecco, quello è la cosa che mi fa male di più.

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