zuppa di unicorno

fonte: pinterest

Mi sento come un gelato al gusto unicorno. Lo osservi e pensi, che schifo, sarà pieno di zuccheri e altra robaccia chimica, con tutti quei brillantini, i colori assurdi, i confetti che solo a guardarli senti tremare di paura le otturazioni.

Stavo pensando a una persona che desidera ardentemente scrivere e ci sta provando con tutte le sue forze. È brava, tra l’altro, e ce la farà. Io non riuscirei, mi sono detta, perché non sono abbastanza. Abbastanza cosa, poi? Abbastanza brava e intelligente, brillante o vincente; abbastanza bella e magra, questo mai, o abbastanza simpatica e amata. Magari sono un miscuglio di tutto questo, un equilibrio non troppo riuscito dal gusto improbabile e strano quanto l’unicorno. Quanto può sentirsi fuori posto un gelato al gusto unicorno?

Questa strana associazione d’idee è affiorata direttamente dal subconscio stamattina mentre, la testa ficcata nell’armadio, litigavo con vestiti troppo pesanti o ancora leggeri per questo clima bizzoso. Non sopporto più questi sbalzi, non è sano, ogni anno mi lascio cogliere alla sprovvista perché non mi fido della primavera, è una ragazza così volubile, e mi copro troppo, poi sudo, poi mi scopro ed ecco la fregatura e mi ammalo. ‘fanculo….

Sono anche in fase M, mestruazioni, menopausa, malinconia, mugugno, decidete voi quale sostantivo preferite, tanto sempre di M mi sento e, neanche a dirlo, sono uno strazio ambulante.

Tra gli altri è anche per questo motivo che ho rarefatto il mio scrivere e mi autocensuro. Rinuncio dopo poche righe, a volte neppure quelle, perché mi vergogno di me stessa e il pudore mi spinge a tenere celati i pensieri beceri.

Il verme saggio che coabita con la mela bacata mi sgrida. Di che ti lamenti? Cosa ti manca? Non ti vergogni?

Certo che mi vergogno! Però poi mi lamento. Punto. Non ho voglia di scoprire perché, non è obbligatorio sapere tutto nella vita, anzi, ho come il sospetto che più si è ignoranti e meglio si sta. Come un puciu si dice dalle mie parti e se non siete piemontesi andate a leggere la spiegazione che è assai carina.

Mi mancano tante cose. Qualcuna per un po’ è stata mia ma poi se n’è andata, altre invece non le avrò mai e cerco di non pensarci troppo. Aveva ragione chi cantava quello che non ho è quel che non mi manca e sto davvero facendo progressi nel vivere senza aspettative, lontana da inutili rimorsi e sterili rimpianti. Di tanto in tanto mi capita ancora di imboccare uno di quei sentieri mentali ciechi, zeppi di curve che non portano da nessuna parte, e per un po’ mi tocca andare a ramengo. Ci vuole tempo e pazienza per tornare sui propri passi, il labirinto dei se e dei chissà non è semplice da attraversare senza farsi almeno un graffio superficiale.

Vorrei del tempo di qualità solo per me, ore di sonno profondo e ristoratore, qualche abbraccio caldo, un amicizia di lunga data, il ciliegio in fiore della mia infanzia su cui arrampicarmi a leggere le centinaia di libri che ammucchio compulsivamente. Dicono si chiami Tsundoku, purtroppo la cura non è ancora stata inventata, mentre sarebbe bene comprare libri, se insieme si potesse comprare il tempo per leggerli. Non l’ho detto io ma Schopenauer. Come dargli torto?

Mi mancano le polaroid mozzate che scattava mia madre, tutte senza la testa o i piedi. Ogni volta sperava di averla azzeccata e alla fine erano matte risate e prese in giro affettuose. In una vecchia valigia qualcuna è rimasta intatta, solo ingiallita dal tempo che le si è appiccicato sopra.

Mi mancano i baffi di mio padre e il solletico che mi faceva con i suoi rari baci camuffati da pernacchie. Quelli proprio non posso più riaverli, non c’è valigia grande o piccola che possa contenerne almeno uno.

Mi piacerebbe conversare per il gusto di farlo, non parlare a orecchie sterili solo perché sono pagata per farlo (‘fanculo) e vorrei un sacchetto di gettoni per telefonare in cabina, lontano da orecchie indiscrete, giocando con il filo arrotolato attorno al dito e la cornetta incastrata nella spalla.

Già che ci siamo rivorrei la bomboniera Algida, la coppa del nonno di una volta, perché quella di adesso fa schifo, e la canottiera bianca di Freddy, con lui dentro naturalmente. Se vi sto annoiando vi chiedo perdono, è solo una zuppa di pensieri ma è la mia zuppa e più ne metto più diventa buona. Almeno spero.

Qualche settimana fa ho partecipato a un funerale di paese, di quelli vecchio stile che in città nessuno si sognerebbe più di celebrare.

Dopo la funzione ci siamo incamminati a piedi verso il cimitero, il prete davanti con la croce di legno tra le mani, il carro funebre a passo d’uomo, il corteo dietro in ordine sparso. C’era chi pregava e chi faceva solo finta, chi si guardava intorno, chi piangeva, chi faceva un cenno di saluto, chi chiacchierava a bassa voce scambiando pettegolezzi.

C’erano tre anziani seduti fuori dal bar su sedie di plastica quasi più vecchie di loro, umarell a riposo impettiti e attenti a non perdersi un secondo dell’avvenimento del giorno. Parevano tre Parche con il deambulatore.

È stato strano camminare occupando uno spazio che di solito non appartiene ai pedoni, sfilare tra due colonne di auto ferme, i volti incorniciati dal parabrezza come quadri viventi curiosi e al tempo stesso impazienti di ripartire, tra le serrande a mezz’asta dei negozi, nel silenzio irreale di un tempo sospeso che solo la morte è ancora in grado di donare a chi resta.

Soltanto le rondini se ne infischiavano di quel singolare assembramento di bipedi e continuavano imperterrite a garrire, con i becchi colmi di fuscelli per il nido da costruire.

Tutto scorre e deve continuare, hanno ragione le rondini, tutto va avanti e non indietro, nonostante i periodi di M, la vergogna, le lamentele ragionevoli o irragionevoli e il tempo pazzo che si prende gioco di chi non si fida.

c’est la vie, n’est ce pas?

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60 pensieri su “zuppa di unicorno

  1. Che bello leggerti, anche se dici che i pensieri possono sembrare lamentosi c’è quella vena di dolce malinconia che adoro.
    E quella mezza parola vogliamo dirla senza necessariamente cancellarla?, che il FANCULO è un po’ come il nero, va bene con tutto. 😉 ❤

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  2. “Tutto scorre e deve continuare…”
    Pensa che io la scritta panta rei ne la sono tatuata addosso. Per ricordarmi che tutto passa, che nulla è uguale a cui che era prima, anche se lo sembra, che tutto si trasforma e rinasce e continua in un altro modo. Io che trovo conforto e consolazione nelle cose ripetitive e monotone e cicliche, guardo ogni giorno quel tatuaggio per ricordarmi che ogni istante della mia vita non è mai uguale a se stesso perché senza il mutamento non ci sarebbe il divenire.
    È la vita, bellezza!
    E se tu vuoi un abbraccio io sono anche disposta a correre da te e a dartelo! ❤️🤗

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    • Riviverlo tutto magari no, anzi per certi versi sono contenta di aver passato le fasi giovanili più difficili. Non ho paura di invecchiare, spero solo di farlo nel modo migliore possibile, però di qualcuno e qualcosa sento tanto la mancanza. Sarebbe quel quid in più, ecco.
      Ti ringrazio tanto del bentornata, sei gentile come sempre.

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  3. Complimenti per come hai descritto il funerale: pare proprio di vedere i tre umarell di guardia, le persone dietro il parabrezza, curiose da un lato, impazienti dall’altro, la sospensione del tempo che la celebrazione della morte ci consente di vivere.

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  4. Ecco perché non ho avuto un cenno da te non compare il mio commento di qualche giorno fa forse del giorno stesso.
    Malumori melanconia mali di stagione?


    Proprio oggi ho sentito questa canzone che ha una delicatezza particolare senti la e poi mi dici.
    sherabbraccicari 😘😘😘

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  5. Lo hanno già accennato, ma per un post come questo è giusto ripeterlo, perché la M giusta per te è quella di Meravigliosa. Non è facile leggere in giro le frasi personali di una persona che si confessa così, apertamente; e in questo scorrere di parole dove l’ironia fa capolino, come uno specchio ci ritroviamo tutti. Capita spesso di non volerci bene per un momento, ripeto, solo per un momento, poi la vita scorre e ci accorgiamo che, se anche la felicità è un regalo breve della memoria, quel poco basta per tutta la vita. Pensa che quando mangio la frutta, i loro noccioli, o semi, non li butto mai, li seppellisco nei vari vasi che ho in terrazza e, così facendo, mi sono cresciuti un melo, un pesco, una bellissima pianta di nespole e un ciliegio, si, proprio quel ciliegio che porta fortuna, come hai accennato anche tu. Cosa vuoi che ti dica, si è felici anche delle piccole cose di un’altra esistenza che cresce, perché in fondo, sei una meluccia meravigliosa…. Guarda il filo d’erba, anche se calpestato, lentamente, ri rimette dritto, verso il sole (!)

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  6. Posso aggiungere un’altra M a quelle già citate? Magia, quella dei mosaici di te che confezioni con delicatezza, accarezzando malinconia e tristezza e agguantando il distacco dell’ironia. Ogni tassello compone un quadro dalle sfumature svariate, dal grigio-nuvole-cariche-di-pioggia all’azzurrino degli squarci in cui s’intravedono rondini e s’intuisce il loro garrire. Sei tu, insomma.
    Io latito sul blog per mancanza di tempo. Periodo un pochetto intenso… ma recupererò.
    Un abbraccio strettissimo cara Mela e tanti tanti auguri di momenti sereni in questo periodo pasquale. 🌹

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  7. Sono anche in fase M, mestruazioni, menopausa, malinconia, mugugno, decidete voi quale sostantivo preferite, tanto sempre di M mi sento e, neanche a dirlo, sono uno strazio ambulante.
    Credo che userò questo periodo per descrivere le mie fasi M. Posso? 😀

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