La morale è una, ma anche trina

la casa dei cuori di pezza@fotomia

Anche quest’anno, tra giorni buoni e altri molto meno, sono arrivata alla fine.

Tempo di bilanci per alcuni, tempo di pulizie e chiarezza per altri, di sbornie e lacrime per altri ancora.

Niente di tutto questo per me, che non faccio più bilanci né tiro le somme da tempo, anzi è già molto se ricordo di pagare le bollette a scadenza, e rimando le pulizie ogni giorno un passo più in là.

In fondo la fine dell’anno è solo una convenzione, un gong che facciamo battere nel momento in cui doppiamo la boa, una tappa intermedia del percorso, una bandierina piantata al suolo.

D’altra parte ogni viaggio prevede punti di sosta e ogni viaggiatore, anche il più instancabile, persino Ulisse, ha sentito il bisogno di riposare prima di riprendere il cammino.

Illusioni, speranze, desideri non fanno per me, a una testa che scappa via a rincorrere i sogni, riesco ancora a contrapporre un solido buonsenso sabaudo che mi tiene ancorata al presente. So bene che domani sarà come oggi, lo stesso cielo, la stessa aria, lo stesso paese; so che i cambiamenti, quando arrivano, si presentano all’improvviso e non sempre coincidono con un nuovo inizio, che il futuro, roseo o nero che sia, dipende solo in parte da me e molto deve al caos…. o al culo, se preferite.

Forse quest’anno non avrò più Saturno contro, poveraccio anche lui, sempre a dargli la croce addosso quando magari siamo noi ad essere contro; forse quest’anno farò scelte o deciderò di abbracciare le mie non-scelte e continuare con ciò che ho; forse chissà, mi ritroverò tra un anno seduta ancora al tavolo della mia cucina, il pranzo che cuoce sul fornello e qualche parola da spendere tra le dita.

In questi giorni ho letto un libro di Fiabe così belle che non immaginerete mai, ho letto  quasi sempre con il sorriso sulle labbra, tra un sorso di caffè mattutino e uno sbadiglio serale.

Ho letto di donne bellissime innamorate di uomini bruttissimi, di soldati con il fucile caricato a Pum!, di cuori di pezza per toraci vuoti, di sorrisi da acchiappare con il retino.

Ho letto di quando il mare ha deciso di andarsene a spasso, di messaggi d’amore così intensi e timidi da nascondersi dietro un banale Ciao, di una donna che adorava fare la cacca e del seme di mela che stava lì dentro al calduccio.

Ho letto di una bambina che pioveva dentro, di un ciccione che sapeva volare, degli occhiali per vedere il mondo a colori e dell’ultimo giorno del mondo, di come tutto è nato da un unico, immenso e caldo abbraccio.

Il nostro cavaliere si guardò intorno a lungo; poi ne prese uno, lo studiò, lo rimirò, lo mise giù, ne prese un altro e via così, finché, in un angolo, sotto un mucchio di altri, ma dal bussare asincrono rispetto a loro, ne trovò uno perfetto.
Era piccolo, a modino, rosa, smangiucchiato dai tarli; ma sulla sua armatura, appoggiato nella conca, vedeste come ci stava. Se lo provò, guardandosi nel vago riflesso di un vetro, e vide riflesso nel vetro, oltre a se stesso un filo meno bello, un uomo contento.
-Ottima scelta-, si disse; e il cuore fece: tu-tum. Raccolse la sua spada, pronto per nuove, meravigliose avventure, e fece per uscire; ma quando si avviò verso l’uscio, rimasto aperto, altri sette cuori a balzelloni s’avviarono verso lui e, ai suoi piedi, fecero: tu-tum.
E lui cadde a terra e pianse, e li bagnò; perché uno era sporco delle sigarette che ci aveva spento dentro, uno sapeva dell’alcol che ci aveva bevuto su, uno aveva i segni della sua casa di quando era andato via, in giro per il mondo, uno era un puntaspilli; e poi uno portava i segni della sua dentatura, e uno era fatto d’aspirina e si era consunto nel tentativo di calmargli i mal di testa, e uno era fermo, quasi, e il suo tu-tum era appena percettibile.
I cuori ripeterono: tu-tum, piano.
Lui disse: scusate.
I cuori: tu-tum, piano.
Lui disse: perdonatemi.
I cuori fecero: tu-tum, piano.
Lui pianse, e si accarezzò il cuore. Ed era la prima volta che lo fece, la prima volta che questo accadde in tutta la sua vita, ricordò, per quanto della sua vita gli fosse dato di ricordare; e i sette cuori ripresero piano il loro colore e aumentarono la forza, e fecero tu-tum perdendo le bruciature, e tu-tum smacchiandosi dell’alcol, e tu-tum togliendosi gli spilli di dosso, e tu-tum, tu-tum, tu-tum, tu-tum.
Il nostro cavaliere bellissimo, ora è bellissimo, corre in giro per i Reami Lontanissimi del mondo, dove magari i draghi si sono calmati, e ride con il suo cuore nuovo di pacca.
E ogni tanto lo mette per terra e gli dice: bello.
E quello risponde: tu-tum.

La morale di questo post è una, ma anche trina.

Mi piace chiudere l’anno parlando di libri, mi piace l’idea che quest’ultimo post del 2017 sia come l’ultima pagina di un racconto, anzi di una fiaba. Se è piaciuta anche a voi ne sono ancor più contenta.

A volte c’è tanto bisogno di leggere una fiaba, c’è bisogno di farsi un regalo, mettere le scarpine Primigi ai piedi, sì proprio quei sandalini con i buchi che tutti abbiamo amato e odiato da piccoli, e pensare che magari un senso o una morale da qualche parte c’è davvero. Nascosto ma c’è.

Leggere è la risposta e leggendo non solo non ti scordi la domanda, ma te ne vengono molte altre e magari anche qualche sorriso. Il che non guasta mai.

Fatevi un regalo e leggetelo. Sarà un bel modo per iniziare l’anno con il sorriso sulle labbra ed essere soddisfatti, tanto quanto può esserlo un seme di mela che dorme e sogna l’albero che sarà.

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Alla ricerca del Trono di Fuoco – Cronache dal regno di Zahel

Le collaborazioni e la scrittura collettiva sono uno dei piaceri che ho imparato ad apprezzare qui su Wp.
Se poi le controparti sono persone di talento e piacevoli come Zeus e Red, allora l’intesa è davvero perfetta.
Non è la prima volta che scrivo per loro, incastrandomi nelle loro storie, e ogni volta è sperimentazione e divertimento allo stato puro.
Grazie amici miei, è bellissimo poter scrivere con voi.

Music For Travelers

Sono sinceramente sbalordito. Ho iniziato questa storia, Alla ricerca del Trono di Fuoco, come puro passatempo e divertimento (e sfida personale) e, post dopo post, è diventata un’avventura che ha coinvolto prima il grande redbavon e, adesso con questo stupendo racconto, anche La Mela sBacata. Ebbene sì, care lettrici e cari lettori, apro la mia divina mail e trovo questo racconto di Mela e che faccio, lo lascio via?
Neanche per idea!!!!
Perciò leggete tutti e incoraggiatela a scrivere il seguito!
Ps: io vi prometto che continuo con la storia principale nei prossimi giorni (spero).

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Se qualcuno, facendosi largo attraverso le impronte di mani, condensa e unto che costellavano il vetro, avesse volto lo sguardo verso la finestra e si fosse soffermato a guardare con attenzione, avrebbe visto una gazza dal lucido piumaggio nero-blu screziato di bianco passeggiare sul davanzale, apparentemente intenta a becchettare la cornice di legno…

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Quest’anno

​ https://youtu.be/iKsm2FKQdYw

[La versione dei Negrita mi piace molto di più, ma non ne ho trovata una decente]

Quest’anno, così difficile e complicato, mi ha portato via persone care e mi ha reso consapevole della precarietà dei nostri istanti; è stato pesantissimo eppure veloce, lento nel trascinarsi delle ore e leggero nello scorrere delle albe; così crudele con la musica mi ha fatto salutare con rimpianto i musicisti del cuore, mi ha costretto a riascoltare dischi dimenticati, a ritrovare ricordi sopiti; è stato ricco di vacanze improvvisate, di fotografie incredibili, di buon cibo e ottimo vino, insieme alle poche, indispensabili persone che posso dire mie.

Quest’anno è stato pieno di amicizie, di avatar che hanno preso vita, di volti aperti nei sorrisi, mani strette in abbracci, di incontri desiderati e progettati, di aspettative soddisfatte, di sorprese inaspettate; di mail, quante! di messaggi, di piccoli sorrisi quotidiani, di parole di affetto, di stima e comprensione, di offerte di ascolto e spalle cui appoggiarmi, che mi hanno riscaldato nei momenti tristi, di tanto amore che mi ha circondato e dissetato come una pianta vizza che chiede solo acqua.

Quest’anno  è stato pieno di libri, di parole lette e scritte, di racconti, di personaggi che hanno bussato alla mia testa, fatto cantare la mia immaginazione e fremere le mie dita, uomini tristi, donne pericolose, angeli tabagisti, gigantesse innamorate, giocolieri del fuoco e streghe buone, gente strana, forse un po’ sociopatica, ma che ci posso fare, i semi di una mela sbacata non potevano essere diversi.

Non lo butto via quest’anno, è stato tosto e indigesto, mi ha fatto piangere e sospirare, è stato madre severa e a volte ingiusta, ma mi ha portato anche tanta gioia e la bellezza delle piccole cose che davvero contano.

Auguri a tutti voi che avete saputo renderlo speciale e unico.

ma perchè il grande Boh?

wp-1476705576091.jpegRed è rimasto colpito da questo termine  il grande Boh, che è entrato da un paio di anni nel mio personale dizionario di parole inventate per descrivere i miei stati d’animo, così come notturnando e molti altri termini che cerco di usare solo in presenza del mio avvocato.

Lo ringrazio perchè mi permette di spiegare la genesi di questo termine strampalato, parlando contemporaneamente di un libro che ho adorato consigliatomi da wwayne, uno dei primi ad aver avuto la bontà di darmi il benvenuto in questo mondo, quando ancora non sapevo neppure se era il caso di mettere il naso fuori dalla porta del mio blog, per paura di risultare invadente.

Succede che un giorno di dicembre leggo una bellissima recensione di wwayne e vado subito in libreria a comperare il libro, succede che leggo fino ad addormentarmi, che il giorno dopo sono distratta sul lavoro perchè penso che devo finirlo assolutamente, che arrivo a casa la sera, mi ficco sul divano con una tazza di tè e nessuna distrazione intorno finchè posso voltare l’ultima pagina con un sospiro di soddisfazione. In quelle ore mi sono commossa, ho riso, scosso la testa, riflettuto, mi è venuta una gran voglia di assaggiare i bufritos¹ e sorrido, sì sorrido tanto perchè sono stata proprio bene in quel mondo di carta e sento che Miles, il Colonnello, Takumi e Alaska sono ormai miei amici.

É un romanzo con una doppia anima, esiste il Prima e il Dopo un fatto che, con la sua secca e indiscutibile essenza, cambia la vita del protagonista, la sua percezione del mondo, il suo modo di intendere la vita.

Ho voluto molto bene a Miles, magro e sfigatello, collezionista solitario di Ultime Parole Famose lette nelle biografie di uomini importanti, che trova la sua strada cercando di risolvere le domande senza risposta lasciate dal suo pensiero fisso, la sua magnifica ossessione, una pin-up in formato tascabile dalla voce prorompente, buffa, sexy e svitata di nome Alaska, che gli insegnerà l’amicizia, il non prendersi troppo sul serio, l’arte di lasciar andare tutto e tutti quando viene il momento e che ai perchè non c’è mai un’unica risposta e, a volte, neanche quella.

«Aspettate un attimo» dissi. Andai nello studio di papà e cercai la biografia di François Rabelais. Mi piaceva leggere le biografie degli scrittori, anche se (come nel caso di monsieur Rabelais) non avevo mai letto le loro opere. Sfogliai il libro verso la fine e scovai la frase segnata con l’evidenziatore. (NON USARE MAI UN EVIDENZIATORE SUI MIEI LIBRI, papà me l’aveva detto mille volte. Ma conoscete un altro modo per trovare subito ciò che cercate?)

«Ecco c’è questo signore» dissi, affacciandomi sulla soglia del salotto. «François Rabelais, poeta. E le sue ultime parole sono state: “Vado a cercare un Grande Forse.” Ecco perchè voglio andare via. Così non dovrò aspettare di essere in punto di morte per mettermi in cerca di un Grande Forse.»

Da questa frase è scaturito il mio grande Boh, il dubbio cui non so dare forma, che punzecchia come un ape e svolazza come una falena vellutata in giro per la mia testa, la risposta che cerco senza trovare o che, più verosimilmente, non ho tutta questa fretta di scovare, perchè a quel punto il viaggio sarebbe finito e capita che la meta non sia interessante come il percorso necessario per raggiungerla.

Dedico questo post al mio carissimo amico Romeo. Io so che la vita porta molte virgole, quasi a riprendere fiato tra uno spintone e l’altro; alcuni due punti per mettere bene in chiaro le cose quando proprio non ce la possiamo fare a capire alla prima; qualche punto esclamativo, di gioia, incredulità o semplicemente perchè fa star bene ogni tanto stare un po’ sopra le righe, come un calzino a righe sotto un pantalone a quadretti. Ci sono i puntini di sospensione, ma secondo me servono solo a darsi un tono, a far pensare che ci sia qualcosa di più interessante dove, magari, non c’è proprio nulla da vedere. Ci sono i punti e virgola, molto eleganti e un po’ desueti; i punti fermi quando davvero ci vuole una pausa e che il mondo se ne stia fuori dalle scatole per un po’; il punto a capo, quando si volta pagina e intrecciamo le dita sperando che il fato ci sorrida una volta per tutte. Ma soprattutto, mio carissimo amico, ci sono tanti e ancora tanti punti interrogativi e io, ma anche tu, ne sono sicura, non potremmo farne a meno perchè di questo si nutrono le nostre vite, di domande, di ricerca, di dita nel culo (purtroppo) e di sorrisi e carezze (per fortuna). Chi nella vita ha solo certezze mi sa che in fondo ha un po’ paura di mettersi in gioco e allora che gusto c’è? Siamo tutti capaci di vivere bene nelle torri d’avorio, nell’esclusivo Parco della Vittoria, ma la vita è più simile a Vicolo Corto e allora almeno cerchiamo di arredarlo come si deve!

Io continuo a lanciare punti interrogativi come ami e a pescare quello che viene su dal fondo, che sia una bella trota o una scarpa vecchia, ma di una cosa sono estremamente certa, prima o poi tu ed io ci guarderemo davvero negli occhi e ci abbracceremo, brindando alla salute di chi pensa di aver trovato tutte le risposte.

?!?!?!?!?!?!?!?!?!?!?!?!?!


1.Il bufrito (un burrito ripieno di fagioli in umido e ripassato in padella) era la prova, al di là di ogni ragionevole dubbio, che la frittura migliora qualsiasi cibo (cit.)

Album di figurine: la Mela sBacata

Red è un mio fantastico nuovo amico di blog che sta facendo uscire il mio lato più nerd e cazzaro, di cui peraltro sono molto fiera anche se lo mostro troppo poco.
Ha avuto una splendida idea, un amarcord in versione calcistica che mi ha permesso di scavare nei ricordi, quelli belli e un po’ pungenti che pizzicano gli occhi come una cipolla ma fanno tanto bene al cuore.
Questo è stato il mio contributo. Grazie ancora Red per aver passato la palla.

Dimenticavo!!!

L’immagine è una elaborazione grafica di Red e la trovo geniale!

Pictures of You

Mela-album-Panini

Per il nostro artigianale Album di figurine, un altro grandissimo regalo fatto da lamelasbacataalla quale non sono degno di reggere il picciolo. Un post di rara bellezza che in questa webbettola, in mezzo alle mie cianfruserie (=serie di cianfrusaglie), spicca dalla mensola delle bottiglie di whiskey come una bottiglia di Aisla T’Orten! 

Buona, anzi buonissima lettura

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non so disegnare ma so stare nei margini

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fonte: web (No, non sono io. Neanche lontanamente così brava!)

Mai stata capace. A quanto pare ho il cervello del disegno atrofizzato.

Quando ero piccola mi regalarono il libro dei mille quiz di scienza e c’era questa figura dell’homunculus che mi ha sempre affascinato. Non la pubblico perchè è abbastanza bruttarella, sembra un Gollum ancora più deforme, ma sentitevi liberi di googlare e ammirarla in sentito raccoglimento.

Quello scampolo di cervello dedicato al disegno deve essersi nascosto molto bene ed è per questo che io e il disegno non siamo amici, conoscenti, vicini di pianerottolo o dirimpettai. Io e il disegno siamo pianeti differenti.

Prendo una matita in mano, divento sorda, cieca e muta come le tre scimmiette e mi sento anche molto scema. Tanto lo so che più che una casetta squadrata e due mostrilli con le gambette secche non sarò in grado di fare.

Date queste premesse, mi chiedo quale gene malsano mi abbia spinto a comprare un paio di quei libri da colorare pomposamente definiti antistress. Che sia il cervello del disegno destatosi alla buon’ora dal suo pluridecennale sonno stregato?

Insomma, da qualche settimana coloro disegni che non saprei mai fare e so stare nei margini.

Mi siedo, sparpaglio le matite colorate, apro il libro a caso e inizio a riempire gli spazi come in trance.

Quasi sempre inizio con il rosso, non chiedetemi perchè ma non è il caso di scomodare la psicanalisi per così poco, spesso uso accostamenti di colore quanto mai azzardati e forse una carpa giapponese con le pinne arancioni deve ancora nascere. Però mi diverto.

A volte rubo solo qualche minuto alla mia giornata, il tempo di colorare un piccolo fiore, altre volte trascorro anche un’ora a cesellare di verde le foglie di una foresta di bambù.

L’homunculus se la ride, io mi sento un po’ scema ma anche fiera della mia opera.

Non sarò mai un’artista ma so stare bene nei margini.

Che poi a ben guardare tutto è metafora e alla fine nulla ha significato, quello che sicuramente non hanno queste parole, uscite fuori dal vuoto della mia testa ovattata da un perfido raffreddore estivo. Così imparo a dormire abbracciata al ventilatore alla mia età.

Già che ci sono, visto che non dormo e ho voglia di cazzeggiare più del solito, approfitto per ringraziare un bel po’ di persone che mi hanno nominata per il Liebster award in un lungo arco di mesi, tra gli altri Kikkakonekka, ehipenny, Giuliana, emoticonblu e altri che ora non ricordo perchè mi sono persa il file dove avevo appuntato i nomi (scusatemi, sono una disgraziata!).

L’ultimo in ordine di tempo è Zeus e siccome volevo evitare una saetta rispondo alle sue domande.

– Ma tu, su blog, che fai? Non era meglio farsi una vita?
Adesso non è che puoi infierire così su una povera mela sbacata, poi “farsi” in che senso? Già non so disegnare e ho sempre odiato i lego, non sono mica capace di farmi una vita.
– Meglio felice e povero o povero e basta?
Ricca e stronza non si può?
– La stupidità porta tanti vantaggi, ma a chi?
Agli psichiatri.
– Se dovessi portarti un disco sull’isola che non c’è, che disco ti porteresti? Tieni presente la location dove sei diretto/a!!
Se posso portare anche il giradischi allora voglio il vinile di Berlin di Lou Reed.
– Facebook o blog? Twitter o Instagram? Ma non senti il richiamo delle lettere?
Blog tutta la vita, per il resto sono a-social.
– Un libro da consigliare ai posteri?
Facciamo che dico I promessi sposi, tanto prima o poi qualcuno vi obbligherà a leggerlo.
– Stai per morire e hai ancora un desiderio (a parte il classico: non voglio morire). Cosa desideri? Ricordati che il genio della lampada è cieco e parla straniero.
Sto sdraiata sulla sabbia dell’isola, guardo il mare, ascolto Berlin. Va bene così, sto a posto, grazie.
– Ti senti arricchito a rispondere a queste domande? Cosa provi? Che sentimenti di frizzano nella testa?
Ho il raffreddore, la testa vuota e il naso che gocciola. Se fossi in salute pensi risponderei? Non sono capace di intendere e volere, tutto qui.
– La tua macchina inquina più di 10 petroliere. Non pensi sarebbe meglio prendersi una petroliera e farla finita?
Ho un posto auto condominiale troppo piccino.
– Uomo o animale? Cosa preferisci?
Gatto, gatto, gatto, gatto, gatto. Si capisce che amo i gatti?

Se volete partecipare fatelo ma senza spingere per essere i primi, c’è posto per tutti!

Intanto ascoltatevi Lou.

Consigli di lettura – Otello Marcacci

Qualche giorno fa, in un post che parlava di citazioni e senso della vita, ho accennato ad un autore di cui avrei voluto parlare più a fondo.

Oggi è un giorno perfetto¹ per conversare di libri e sicuramente quelli di Otello Marcacci sono da leggere, rileggere e consigliare agli amici. Esattamente come sto facendo io ora.

Lo scorso anno, leggendo un vecchio post di un caro amico, sono inciampata in una recensione entusiasta del primo libro di Marcacci, Gobbi come i Pirenei e ho pensato “però, interessante“.

A marzo di quest’anno sul sito di Zest Letteratura sostenibile, che vi consiglio di visitare, sono state pubblicate la recensione del suo terzo libro e l’intervista all’autore, che mi hanno fatto esclamare “molto interessante“.

Successivamente, nel blog di Fulvialuna è apparsa una recensione così sentita del suo ultimo lavoro, che mi sono decisa a leggere i suoi libri e ho fatto molto bene.

Come spesso accade quando entro in loop con un autore che mi piace, desidero leggere di lui tutto quello che posso e in questo caso ho letto la sua produzione completa, tre libri e un racconto breve.

Il mio primo approccio è stato proprio con il racconto breve, La lotteria, una storia di fantascienza ambientata in un futuro governato da una casta geneticamente superiore, che comprime le aspettative e le aspirazioni di chi è di casta inferiore, condannandoli ad una vita di privazioni quasi feudali. Per placare gli inevitabili scontri sociali viene bandito un gioco, una lotteria che, in cambio della morte certa, assicura 24 ore di libertà e dominio assoluto su ogni essere vivente. Il vincitore saprà fare buon uso del suo potere o sarà solo una pedina? L’atmosfera ricorda le opere di Philip K. Dick e i libri della serie Urania. É un racconto veloce e ben scritto, le azioni si susseguono e non mancano i colpi di scena.

Il secondo libro che ho letto, che è anche il secondo scritto dall’autore, si intitola Il ritmo del silenzio ed è uno di quei libri che entrano a forza nella testa e nel cuore, che bussano, aprono porte nascoste e si fanno leggere senza interruzioni finchè anche l’ultima parola non è stata completata. É un romanzo di formazione e riscatto, è narrazione a più voci, è adrenalinico, è critica alla società ma è soprattutto la descrizione dell’amore in tutte le sue molte forme. C’è l’amore-odio per gli amici, ingordo, feroce e smisurato come sa essere quando si è giovani; l’amore per i genitori, che ha il sapore della tenerezza e del rimpianto al tempo stesso; l’amore per una donna come si vorrebbe che fosse e come in realtà è; l’amore per una figlia, lacerante per gli sbagli fatti e immenso per tutto ciò che un genitore sopporta affinché lei non debba soffrire. Su tutto campeggia l’amore per la vita con le sue strade e i bivi da scegliere. Non ultimo, l’amore per la musica che fa da sottofondo al ritmo del silenzio.

Gli ultimi due libri di cui voglio parlare, l’opera prima Gobbi come i Pirenei e l’ultimo lavoro di Marcacci Sfida all’OK Dakar uscito a marzo, hanno come protagonista Eugenio Bollini, toscano, ciclista di professione, una vita professionale da gregario con l’ossessione del quoziente intellettivo, una vita privata incasinata al cubo, come ogni vita che si rispetti.
Il suo autore ne tratteggia un ritratto molto bello, lucido e affettuoso che vi invito a leggere qui.

Nel primo romanzo Bollini sta cercando di dare uno scopo alla sua esistenza dopo una separazione, un rapporto da ricostruire con il figlio, una vita professionale in declino e la voglia di trovare un amore per cui valga la pena vivere. Su questo terreno già in fermento si innesta l’obbligo morale di mantenere una promessa, evento che causerà una serie di reazioni a catena imprevedibili.
É un romanzo molto bello, scritto con ironia sapiente e vivacità. Si ride, si riflette molto e il protagonista entra nel cuore con la sua malinconica dolcezza, fa arrabbiare per la sua goffaggine emotiva ma non si può non tifare per lui.

Nel secondo romanzo della serie ho ritrovato un Bollini molto cambiato, invecchiato, appesantito, disilluso da una vita che non ha mantenuto le sue promesse, un rapporto difficile con la famiglia, quasi del tutto spezzato quello con il figlio. Mentre nel primo stava cercando di dare risposta alle sue domande, in questo secondo libro Bollini deve riannodare tutto il senso del suo esistere, facendo pace con molti dei suoi sbagli. É un libro più amaro del primo, più maturo anche se non mancano i momenti divertenti, ma ciò che lo rende bello e profondamente umano è proprio il sottile filo di tristezza, a tratti disperata, che lega i suoi personaggi. Il tono è sapiente, l’ironia non diventa mai sarcasmo e anche nei momenti più commoventi si riesce a vedere uno scintillio di luce. Proprio per questo è il mio preferito, qui davvero i personaggi acquistano la profondità della vita vera.
Non fermatevi alla sinossi proposta dalla casa editrice, non sono d’accordo con gli aggettivi scelti per descrivere un romanzo che non è affatto picaresco, non ho trovato facili escamotage nè sarcasmo, non c’è un’ atmosfera di volgarità godereccia e pecoreccia alla Amici miei, anzi è un libro profondo e denso, con riflessioni filosofiche che tutto ricordano tranne lo sberleffo. Credo che la visione stereotipata del toscanaccio beffardo debba essere molto riveduta e corretta e forse l’editore dovrebbe valorizzarlo di più, offrendo una chiave di lettura meno superficiale.

Il mio consiglio sincero è quello di leggerli, perchè sono opere di valore e spesso non è facile individuare una buona scrittura in mezzo a tante proposte mediocri, pompate da una politica di marketing più accattivante.

Vi consiglio caldamente di leggere sia le dediche introduttive che i ringraziamenti finali. Lì davvero ho potuto apprezzare l’umanità e l’affetto sincero dell’autore per le persone a lui care, ma anche per noi lettori, sconosciuti e ugualmente importanti.

Se acquisterete i libri direttamente dal sito, come ho fatto io, vi arriveranno autografati e con dedica personalizzata. Un gesto gentile e garbato di amicizia che ho molto apprezzato.

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1.ogni giorno è perfetto per parlare di libri.