Piccola storia disegnata

scarabocchi e pasticci miei

Il loro non fu neppure un vero addio. Si trattò più che altro di una lenta ma costante successione di reiterati silenzi, allineati e inevitabili come grani di rosario.

Il tempo delle parole era finito senza un apparente buon motivo. Era bastato un pretesto.

Pur continuando a guardarsi negli occhi, si allontanarono a tal punto da non essere più in grado di vedersi.

La distanza li portò a fronteggiare l’uno le spalle dell’altra, ma non furono capaci di voltarsi. Forse non vollero.

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non so disegnare ma so stare nei margini

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fonte: web (No, non sono io. Neanche lontanamente così brava!)

Mai stata capace. A quanto pare ho il cervello del disegno atrofizzato.

Quando ero piccola mi regalarono il libro dei mille quiz di scienza e c’era questa figura dell’homunculus che mi ha sempre affascinato. Non la pubblico perchè è abbastanza bruttarella, sembra un Gollum ancora più deforme, ma sentitevi liberi di googlare e ammirarla in sentito raccoglimento.

Quello scampolo di cervello dedicato al disegno deve essersi nascosto molto bene ed è per questo che io e il disegno non siamo amici, conoscenti, vicini di pianerottolo o dirimpettai. Io e il disegno siamo pianeti differenti.

Prendo una matita in mano, divento sorda, cieca e muta come le tre scimmiette e mi sento anche molto scema. Tanto lo so che più che una casetta squadrata e due mostrilli con le gambette secche non sarò in grado di fare.

Date queste premesse, mi chiedo quale gene malsano mi abbia spinto a comprare un paio di quei libri da colorare pomposamente definiti antistress. Che sia il cervello del disegno destatosi alla buon’ora dal suo pluridecennale sonno stregato?

Insomma, da qualche settimana coloro disegni che non saprei mai fare e so stare nei margini.

Mi siedo, sparpaglio le matite colorate, apro il libro a caso e inizio a riempire gli spazi come in trance.

Quasi sempre inizio con il rosso, non chiedetemi perchè ma non è il caso di scomodare la psicanalisi per così poco, spesso uso accostamenti di colore quanto mai azzardati e forse una carpa giapponese con le pinne arancioni deve ancora nascere. Però mi diverto.

A volte rubo solo qualche minuto alla mia giornata, il tempo di colorare un piccolo fiore, altre volte trascorro anche un’ora a cesellare di verde le foglie di una foresta di bambù.

L’homunculus se la ride, io mi sento un po’ scema ma anche fiera della mia opera.

Non sarò mai un’artista ma so stare bene nei margini.

Che poi a ben guardare tutto è metafora e alla fine nulla ha significato, quello che sicuramente non hanno queste parole, uscite fuori dal vuoto della mia testa ovattata da un perfido raffreddore estivo. Così imparo a dormire abbracciata al ventilatore alla mia età.

Già che ci sono, visto che non dormo e ho voglia di cazzeggiare più del solito, approfitto per ringraziare un bel po’ di persone che mi hanno nominata per il Liebster award in un lungo arco di mesi, tra gli altri Kikkakonekka, ehipenny, Giuliana, emoticonblu e altri che ora non ricordo perchè mi sono persa il file dove avevo appuntato i nomi (scusatemi, sono una disgraziata!).

L’ultimo in ordine di tempo è Zeus e siccome volevo evitare una saetta rispondo alle sue domande.

– Ma tu, su blog, che fai? Non era meglio farsi una vita?
Adesso non è che puoi infierire così su una povera mela sbacata, poi “farsi” in che senso? Già non so disegnare e ho sempre odiato i lego, non sono mica capace di farmi una vita.
– Meglio felice e povero o povero e basta?
Ricca e stronza non si può?
– La stupidità porta tanti vantaggi, ma a chi?
Agli psichiatri.
– Se dovessi portarti un disco sull’isola che non c’è, che disco ti porteresti? Tieni presente la location dove sei diretto/a!!
Se posso portare anche il giradischi allora voglio il vinile di Berlin di Lou Reed.
– Facebook o blog? Twitter o Instagram? Ma non senti il richiamo delle lettere?
Blog tutta la vita, per il resto sono a-social.
– Un libro da consigliare ai posteri?
Facciamo che dico I promessi sposi, tanto prima o poi qualcuno vi obbligherà a leggerlo.
– Stai per morire e hai ancora un desiderio (a parte il classico: non voglio morire). Cosa desideri? Ricordati che il genio della lampada è cieco e parla straniero.
Sto sdraiata sulla sabbia dell’isola, guardo il mare, ascolto Berlin. Va bene così, sto a posto, grazie.
– Ti senti arricchito a rispondere a queste domande? Cosa provi? Che sentimenti di frizzano nella testa?
Ho il raffreddore, la testa vuota e il naso che gocciola. Se fossi in salute pensi risponderei? Non sono capace di intendere e volere, tutto qui.
– La tua macchina inquina più di 10 petroliere. Non pensi sarebbe meglio prendersi una petroliera e farla finita?
Ho un posto auto condominiale troppo piccino.
– Uomo o animale? Cosa preferisci?
Gatto, gatto, gatto, gatto, gatto. Si capisce che amo i gatti?

Se volete partecipare fatelo ma senza spingere per essere i primi, c’è posto per tutti!

Intanto ascoltatevi Lou.

Quote challenge – Day 3 – l’amore

fonte: web

E’ arrivato il terzo e ultimo giorno del challenge che mi ha tanto entusiasmato.

Anche oggi rinnovo l’invito a giocare la vostra personale partita con la letteratura, ma se amate la poesia o i testi delle canzoni perchè non mettervi ugualmente in gioco?

Dopo il senso della vita e il coraggio, oggi parlo d’amore, come piace a me naturalmente, dolceamaro e tormentato, un amore che spacca le ossa e fa tremare le vene dei polsi, che si distrugge ogni sera e rinasce più forte il mattino dopo, che fa della sua assenza la più forte delle presenze.
Se dite che non può esistere, allora sono in compagnia di altri inguaribili visionari come me.

1.

Mi guardò sorpresa, e, di colpo, in modo del tutto inatteso, sentii che per tutta la vita avevo amato proprio quella donna! Che storia, eh? Lei dirà, naturalmente, che sono pazzo.
– Non dico niente, – esclamò Ivan, e soggiunse: – La supplico, continui!
L’ospite continuò.
– Si, mi fissò sorpresa, e poi, dopo avermi fissato, chiese:
– Non le piacciono i fiori?
Nella sua voce mi parve sentire dell’ostilità. Le camminavo accanto, cercando di tenere il passo, e, con mio grande stupore, non mi sentivo affatto imbarazzato.
– No, mi piacciono i fiori, ma non questi, – dissi.
– Quali le piacciono?
– Le rose.
Rimpiansi le mie parole, perché lei ebbe un sorriso contrito e gettò i suoi fiori nel rigagnolo. Li raccattai, un po’ confuso, e glieli porsi, ma lei, sorridendo, li respinse ed essi mi rimasero in mano.
Camminammo così, silenziosi, per un po’, finché lei non mi tolse i fiori di mano e li gettò sul selciato, poi infilò sotto il mio braccio la mano col guanto nero svasato, e proseguimmo vicini.
– E poi? – disse Ivan. – Per favore, non salti niente!
– E poi? – l’ospite ripeté la domanda. – Quello che successe poi, lo può indovinare lei stesso -. Inaspettatamente si asciugò una lacrima con la manica destra, e prosegui: – L’amore ci si parò dinanzi come un assassino sbuca fuori in un vicolo, quasi uscisse dalla terra, e ci colpi subito entrambi. Così colpisce il fulmine, così colpisce un coltello a serramanico! Del resto, lei affermava in seguito che non era così, che ci amavamo da molto tempo pur senza esserci mai visti.
(Michail Bulgakov, Il maestro e Margherita)

2.

Quando in anticipo sul tuo stupore
verranno a chiederti del nostro amore
a quella gente consumata nel farsi dar retta
un amore così lungo
tu non darglielo in fretta

non spalancare le labbra ad un ingorgo di parole
le tue labbra così frenate nelle fantasie dell’amore
dopo l’amore così sicure a rifugiarsi nei “sempre”
nell’ipocrisia dei “mai”

non sono riuscito a cambiarti
non mi hai cambiato lo sai.
(Fabrizio de Andrè, Verranno a chiederti del nostro amore)

3.

Lei lo guardava, il lieve stupore dei suoi occhi chiari lo teneva calmo. Sotto alla piattaforma, nella camera, le preoccupazioni si ammucchiavano, si soffocavano l’una con l’altra con accanimento. Chloé sentiva dentro il suo corpo una forza opaca, una presenza nemica dentro il suo torace, alla quale non sapeva come opporsi, di tanto in tanto tossiva per spostare l’avversario abbarbicato alla sua carne profonda. Le pareva, ogni volta che respirava a fondo, di abbandonarsi viva alla rabbia ottusa del nemico, alla sua insidiosa malignità. Il suo seno si sollevava appena e il contatto delle lisce lenzuola con le sue gambe lunghe e nude metteva un po’ di tranquillità nei suoi movimenti. Di fianco a lei Colin, con la schiena un po’ curva, la guardava. La notte stava arrivando, si veniva formando a strati concentrici attorno al piccolo nucleo luminoso della lampada accesa in capo al letto, prigioniera del muro, chiusa da una lastra rotonda di vetro smerigliato.

«Colin mio mettimi un po’ di musica» disse Chloé.

«Metti qualche motivo che ti piace».

«Non è meglio che non ti affatichi?» disse Colin.

Colin parlava da molto lontano, non aveva una bella cera. il cuore aveva occupato tutto lo spazio del suo petto, solo adesso se ne rendeva conto.
(Boris Vian, La schiuma dei giorni)

Se vi siete persi i primi due giorni, li trovate qui Day 1 e Day 2.
È stato un viaggio adorabile nelle parole. Buona lettura, sempre.

Quote challenge – Day 2 – il coraggio

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fonte: web

Secondo giorno del Quote challenge.

Questo giochino mi sta piacendo un sacco!

Se vi aggrada provateci, non siate timidi. Condividere il proprio amore per i libri è una delle cose per cui vale la pena vivere.

1.

«Tenterò di andare a scuola».
«Bene. Ottimo. E che altro?»
«Forse cercherò di essere più paziente con gli stupidi.»
«Bene. E che altro?»
«Non so, magari tenterò di non rovinare le cose perché divento troppo emotivo.»
«E poi?»
«Non è sufficiente?»
«Sì. E’ più che sufficiente. E adesso, permettimi di chiederti come pensi che riuscirai a ottenere i risultati che mi hai elencato.»
«Seppellirò i miei sentimenti nel profondo di me.»
«Che cosa intendi per seppellire i tuoi sentimenti?»
«Anche se saranno fortissimi, non li lascerò uscire. Se dovrò piangere, piangerò dentro. Se dovrò sanguinare, mi verranno dei lividi. Se il mio cuore comincerà a dare i numeri, non ne parlerò con nessuno al mondo. Tanto non serve. Rovina solamente la vita a tutti.»
(Jonathan Safran Foer, Molto forte incredibilmente vicino)

2.

Le cose più importanti sono le più difficili da dire. Sono quelle di cui ci si vergogna, perché le parole le immiseriscono, le parole rimpiccioliscono cose che finché erano nella vostra testa sembravano sconfinate, e le riducono a non più che a grandezza naturale quando vengono portate fuori. Ma è più di questo vero? Le cose più importanti giacciono troppo vicine al punto dov’è sepolto il vostro cuore segreto, come segnali lasciati per ritrovare un tesoro che i vostri nemici sarebbero felicissimi di portare via. E potreste fare rivelazioni che vi costano per poi scoprire che la gente vi guarda strano, senza capire affatto quello che avete detto, senza capire perché vi sembrava tanto importante da piangere quasi mentre lo dicevate. Questa è la cosa peggiore secondo me, quando il segreto rimane chiuso dentro non per mancanza di uno che lo racconti, ma per mancanza di un orecchio che sappia ascoltare.
Avevo dodici anni – quasi tredici – la prima volta che vidi un essere umano morto. Successe nel 1960, tanto tempo fa… anche se a volte non mi pare così lontano. Soprattutto la notte quando mi sveglio da quei sogni in cui la grandine cade nei suoi occhi aperti.
(Stephen King, Stagioni diverse – Stand by me)

3.

Volevo che tu imparassi una cosa: volevo che tu vedessi che cosa è il vero coraggio, tu che credi sia rappresentato da un uomo col fucile in mano.
Aver coraggio significa sapere di essere sconfitti prima ancora di cominciare, e cominciare egualmente e arrivare sino in fondo, qualsiasi cosa succeda.
È raro vincere in questi casi, ma qualche volta succede.
La signora Dubose ha vinto.
È morta come voleva morire, senza essere schiava né degli uomini né delle cose.
Era la persona più coraggiosa che io avessi mai conosciuto.
(Harper Lee, Il buio oltre la siepe)

A domani per le ultime tre citazioni.

Quote challenge – Day 1 – il senso della vita

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fonte: web

Adoro le citazioni che uso a pro e sproposito, se poi sono di libri che amo e che in qualche modo accompagnano la mia vita meglio ancora.

La mia dolce e adorabile Penny mi ha nominata per questa challenge e visto che si parla di libri e citazioni non potevo esimermi, ovviamente a modo mio.

Il tutto si risolve molto semplicemente in 3 citazioni al giorno per 3 giorni.

Veniamo subito alla questione nomination, sì perchè dovrei nominare 3 persone al giorno.

Uno dei motivi per cui raramente faccio tag è che, al momento di nominare qualcuno, assisto a un fuggi fuggi generale che neppure a palla avvelenata si correva più spediti.

Le scuse solitamente sono le più becere e possiamo riassumerle, ça va sans dire, con una splendida citazione di un personaggio in missione per conto di Dio, lode ai suoi occhiali neri:

Dico sul serio. Ero… rimasto senza benzina. Avevo una gomma a terra. Non avevo i soldi per prendere il taxi. La tintoria non mi aveva portato il tight. C’era il funerale di mia madre! Era crollata la casa! C’è stato un terremoto! Una tremenda inondazione! Le cavallette! Non è stata colpa mia! Lo giuro su Dio!

Quindi respirate di sollievo perchè non nominerò nessuno, o meglio, vi nomino tutti e mi limito a guardarvi severamente negli occhi ricordandovi che è sempre l’ora di una buona citazione libraria e non è il caso di fare i pelandroni!

Detto questo, eccovi le citazioni dei miei libri preferiti per il Day 1. Non è stato semplice selezionarli e mi rammarico per le centinaia di altri libri che avrei voluto citare.

1.

Il tempo scorre velocissimo e ce ne accorgiamo soprattutto quando guardiamo indietro: mentre siamo intenti al presente, passa inosservato, tanto vola via leggero nella sua fuga precipitosa.

Ne chiedi il motivo? Tutto il tempo trascorso si trova in uno stesso luogo; lo vediamo simultaneamente, sta tutto insieme; ogni cosa precipita nello stesso baratro. E, del resto, non possono esserci lunghi intervalli in una cosa che nel complesso è breve. La nostra vita è un attimo, anzi, meno di un attimo; ma la natura ci ha schernito dando un’apparenza di durata a questo spazio di tempo minimo: di una parte ne ha fatto l’infanzia, di un’altra la fanciullezza, poi l’adolescenza, il declino dall’adolescenza alla vecchiaia e la vecchiaia stessa. Quanti gradini ha collocato in una scala così corta!

Poco fa ti ho salutato; e tuttavia questo “poco fa” è una buona parte della nostra esistenza, e la sua breve durata, pensiamoci, un giorno finirà. Non mi sembrava in passato che il tempo scorresse tanto veloce; ora la sua celerità mi appare incredibile, sia perché sento che si avvicina la meta, sia perché ho cominciato a osservare e a fare il conto delle mie perdite.

(Lucio Anneo Seneca, Lettera 49, La vita è breve: non sprechiamola in cose vane)

 2.

…..l’essere agisce necessariamente per forme, che sono le apparenze ch’esso si crea, e a cui noi diamo valore di realtà. Un valore che cangia, naturalmente, secondo l’essere in quella forma e in quell’atto ci appare.

E ci deve sembrare per forza che gli altri hanno sbagliato; che una data forma, un dato atto non è questo e non è cosí. Ma inevitabilmente, poco dopo, se ci spostiamo d’un punto, ci accorgiamo che abbiamo sbagliato anche noi, e che non è questo e non è cosí; sicché alla fine siamo costretti a riconoscere che non sarà mai né questo né cosí in nessun modo stabile e sicuro; ma ora in un modo ora in un altro, che tutti a un certo punto ci parranno sbagliati, o tutti veri, che è lo stesso; perché una realtà non ci fu data e non c’è, ma dobbiamo farcela noi, se vogliamo essere: e non sarà mai una per tutti, una per sempre, ma di continuo e infinitamente mutabile. La facoltà d’illuderci che la realtà d’oggi sia la sola vera, se da un canto ci sostiene, dall’altro ci precipita in un vuoto senza fine, perché la realtà d’oggi é destinata a scoprire l’illusione domani. E la vita non conclude. Non può concludere. Se domani conclude, è finita.

(Luigi Pirandello, Uno, nessuno e centomila)

 3.

Ci sono persone che aspettano la grande occasione tutta la vita senza rassegnarsi mai all’idea che possa essere tutta nel tragitto tra la scuola dei figli e il posto di lavoro, tra il campo di calcetto dove giochi con gli amici e il supermercato dove compri per lo più cose superflue. Che non sia solo organizzare le vacanze aspettando il Natale o portare fuori di casa il cane e guardarlo mentre si rotola nel fango, e poi cenare sempre verso le otto per riuscire a leggere qualche pagina del libro che tieni sul comodino. Ci sono persone che non sanno rinunciare al sogno di vedere la vetta dell’Everest dal campo base e pensare che il giorno dopo siederanno sul tetto del mondo. Qualcosa mi diceva che nessuno pensa davvero che tutto vada bene così com’è e che i sogni che avevamo da ragazzi erano solo una sciocchezza. Ognuno di noi ha avuto un momento in cui la grande occasione sembrava lì a portata di mano. Qualcosa tipo la telefonata di un regista che ti dice che il casting per un film da premio Oscar è andato bene e tu sei tra i candidati al ruolo principale. Tutti pensiamo che arriverà un giorno in cui accadrà qualcosa di magico da raccontare e di cui vantarsi, anche se non succede.

Però, ecco, io credo che già sperarlo sia bello.

Conta il viaggio non la meta, dicono i saggi.

(Otello Marcacci, Sfida all’OK Dakar)

Dell’ultimo autore vi parlerò meglio molto presto perchè vale davvero la pena conoscerlo.

A domani per le altre citazioni.

Giallo quasi mimosa

Domando pirdonanza alle voscenze vostre illustrissime e bacio umilmente le mani.

Oggi non è giornata di umore festoso e il giramento di asteroidi, per quanto metaforico, richiede solo e soltanto una cura musicale.

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Per favore non regalare mimose, basta che impari a centrare la tazza. In fondo sempre di giallo si tratta!

La chimica dell’esistenza

Voglio cantare l’uso della forza
Che nasce dalla comprensione
La forza che contiene la distruzione
Canto la morte che muore
Per la vita di necessità
Che rifugge martirio
l’auto da fé
Non succube di ciò che si dice
Di qua sull’aldilà
Potrà guadarlo in faccia per quello che è
Quando arriverà
L’amore non lo canto
È un canto di per se
Più lo s’invoca meno ce n’è
L’amore non lo canto
È un canto di per se
Canto la vita che ride
Felice di un giorno di nebbia
Di sole se cade la neve
Canto la sorpresa nei gesti dell’amore
Canto chi mi ha preceduto
Chi nascerà
Chi è qui con me
Solo in questo spazio essenziale
L’amore non lo canto
È un canto di per se
Più lo s’invoca meno ce n’è
L’amore non lo canto
È un canto di per se
Canto la guerra
E so “non sono in buona compagnia”
Canto la pace
Che non è un mestiere, né un’ideologia
Canto la libertà
Difficile, mai data
Che và sempre difesa
Sempre riconquistata

Vorrei essere un’aldeide, con quell’idrogeno ballerino sempre sul punto di andarsene e lasciarla libera di legarsi a qualcos’altro, di trasformarsi in un composto meno volatile e profumato, meno infiammabile ma più utile.

É una reazione facile, di buona resa, e non mi spiego perchè con me non funzioni, perchè neppure un catalizzatore riesce a farla partire.

Vorrei essere un eterociclo, un bell’anello di atomi di carbonio con un corpo estraneo all’interno, un piercing, una pecora nera che rompe le scatole ed accentra la reattività su di sè.

Alla fine si tratta solo di un gran giramento di orbitali in cui andare a posizionarsi senza infastidire troppo il vicino, tenendosi alla giusta distanza, a portata di orecchio ma non troppo, chè si sa che poi le forze di repulsione prevalgono.

Vorrei essere un composto chirale, avere un gemello speculare, un enatiomero cui attribuire ciò che non mi piace, “non sono io, scusatemi ma è colpa dell’enantiomero” lui è diverso da me, lui non è me ma mi costa fatica separarmi da lui.

Vorrei essere un carotenoide, una lunga sequenza di legami doppi che si rincorrono e creano il colore del tramonto infiammato dal sole morente.

Vorrei essere un legame dativo, mettere in comune gli elettroni del mio orbitale, donarli ad un ricevente e formare un ibrido, rimescolare gli orbitali, sentirmi al sicuro nella forza del legame creato.

Vorrei bruciare come il sodio al becco bunsen, una bella fiamma vivace giallo sole, che maschera la presenza di altri elementi e costringe ad usare un vetro scuro, per vedere cosa si cela dietro quello splendore invadente.

Vorrei essere un carbonio ibridato sp³, un bel diamante dalla struttura solida e resistente, chimicamente inerte e sordo alle sollecitazioni, splendente di luce riflessa.

Invece sono solo un chetone, un alcano a catena corta, un racemo senza attività ottica, incolore, un legame ionico debole, la fiammella invisibile del cesio, il carbonio ibridato sp², ecco sì sono un pezzetto di grafite, la mina morbida di una matita, semplice da cancellare, facile da temperare e buttare senza rimpianti, quando il mozzicone diventa troppo corto.

Grafite.

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fonte: web