Consigli di lettura – I racconti di Roberto Albini

Di Roberto ho già parlato spesso, come pure del suo ultimo libro, Gli Elefanti.

Chi è dovrete cercare invece di scoprirlo da soli, se vi sarà rimasta la curiosità di leggere altro di lui, come ho fatto io.

Di sé Roberto dice “Scrivo per legittima difesa. Bukowski diceva che “La poesia dice troppo in pochissimo tempo, la prosa dice poco e ne impiega troppo”. Per questo scrivo racconti.”

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in buona compagnia si sta sempre bene

Io amo i racconti, li trovo una forma narrativa perfetta, un piccolo microcosmo compiuto ed autosufficiente, che riesce a racchiudere, pur nella sua sintesi, un pensiero, un’emozione strutturata e completa.

I racconti di Roberto sono quadri che non smetteresti mai di ammirare, la lettura da tenere a portata di mano sul comodino, il libro da infilare in borsa all’ultimo minuto prima di un viaggio in treno, tuffando il viso nelle sue pagine per evitare il pendolare occasionale attaccabottoni (vero tiZ?), sicuri che non deluderà.

Il bidello dell’amore è il suo primo libro, di lui Roberto parla come di un tentativo giovanile e mi ha chiesto comprensione per le pecche e le ingenuità che avrei trovato nel testo.

Non c’è nulla di giovanile o imperfetto in questa raccolta, sono racconti maturi, interessanti, perfetti nel descrivere una realtà tanto più surreale quanto più vera, sono piccole perle, grani di un rosario di eventi quotidiani, di noia e rassegnazione, sempre però con l’ironia e il distacco che caratterizzano tutto ciò che scrive.

Alcuni sono brevissimi, istantanee di un attimo, lo sguardo che sbircia dal buco della serratura, l’occhiata involontaria in metropolitana o nell’ascensore, distogliendo subito lo sguardo per l’imbarazzo, perfetti da leggere aspettando il bus alla fermata – a proposito, è già passato il 318? – in quel non-luogo e non-tempo cui la nostra vita ci costringe.

Sentiamo il sudore e la paura del fallimento in un incontro di boxe, la tristezza di una vagina troppo usata per meretricio, il dolcissimo rapporto di complicità tra “nonno” e nipote, la solitudine, la perdita della bellezza di vivere che è destinata solo agli Altri, i dialoghi non-sense che si possono fare alla fermata dell’autobus o sciogliendo il dilemma esistenziale “con o senza panna?“, la crudeltà della noia, il fascino del maschio beta, il bidello del titolo, fino ad arrivare all’ultimo racconto, il più lungo, che dietro alla scomparsa dei supplì porta il lettore per mano in un mondo fantastico, un labirinto a metà tra Alice nel paese delle meraviglie, il sentiero di mattoni gialli del mago di Oz e Donnie Darko e sì, c’è anche un gatto parlante. Quanto piacerebbe a Murakami un racconto così!

Una volta gli umani aspettavano l’autunno per la vendemmia, poi l’estate per raccogliere il grano, il giorno per avere la luce e la notte per sognare. Dopo per non attendere più , hanno iniziato a correre e a pretendere che tutto andasse più veloce, come loro. Ma nessuno li ha seguiti in questa folle rincorsa a risparmiare un tempo che non ha più tempo per essere speso, tranne i loro orologi. Il mondo gira da sempre alla stessa velocità ma a voi gira la testa e a noi gatti no. Un motivo ci dovrà pur essere…….Un animale ci aveva appena dato una lezione di vita. Niente di nuovo quindi.

Un buco nel cielo, è il suo secondo libro, che racconta la fine del mondo in quattro storie, narrata da quattro punti di vista.

I personaggi sono tutti a loro modo indimenticabili, la solitudine di Betacarotene, preoccupato per il gesto riprovevole che dovrà compiere ed ansioso di aiutare qualcuno a sopravvivere; l’uomo senza nome, che cerca un modo per riscattare una vita opaca e fallimentare con un gesto pericoloso ed eclatante; i quattro amici al bar, che non vogliono più cambiare il mondo ma semplicemente assistere alla sua fine nel modo migliore, accompagnati da uno gnu, da una balena meccanica dotata di tutti i comfort e dal sesso migliore della propria vita, in compagnia di una donna straripante di forme e di amore. Peccato solo che la fine sia illusione che si ripete e riporta al punto di partenza.

Il secondo racconto, che dà il nome al libro, è sublime, straziante, lieve e terribile insieme, ho pianto davvero di commozione leggendolo, per le esistenze sprecate, le possibilità non sfruttate, la dolcezza di una notte d’amore consumata tra i fumi dell’alcool, che avrebbe potuto essere l’inizio di un amore più grande ma non sarebbe mai esistita nel raziocinio della sobrietà.

Aureliano, Salvo, il piccolo Mai e soprattutto Leonora, senza quella E davanti che rende il nome perfettino e un po’ antipatico, solo una L dolcissima per una persona tenera, insicura, avvolta nel suo aroma rancido di patatine fritte e nel suo senso di inadeguatezza, sono i personaggi di una fine del mondo indimenticabile, in riva al mare che tutto inghiotte per restituire solo il silenzio.

Quando si passa troppo tempo senza interagire con l’esterno, i pensieri prendono a girare su se stessi, a specchiarsi l’uno con l’altro e non capiscono più chi è il riflesso di chi.

Un mare aperto dove poter camminare anzichè nuotare, e sospirò.

Ci serve sempre qualcuno per provare gioia: soli siamo una linea che si curva a imitare un cerchio perfetto cui manca un pezzo per chiudersi. L’umanità è la nostra principale fonte di sofferenza e allo stesso tempo l’unico mezzo che abbiamo per provare ad essere felici.


Avvertenze importanti e F.A.Q.

No, non mi paga per le recensioni; No, non siamo fidanzati o sentimentalmente coinvolti; , temo che si limiti a sopportarmi come farebbe con un cucciolo molesto, indifeso e un po’ rompicoglioni; , anche se per lui questo posto non esiste, io gli voglio bene e lo considero mio amico; , vale la pena leggere i suoi libri, non perchè sia un amico da promuovere per affetto ma perchè è molto bravo, davvero!

Consigli di lettura – Gli Elefanti

Leggo molto, direi moltissimo, ma scrivo poco di libri, perchè altri lo sanno fare meglio e perchè trovo difficile spiegare le motivazioni delle mie scelte, il perchè prediliga un certo tipo di libri, perchè alcuni autori anche molto importanti non siano nelle mie corde.

Oggi però voglio scrivere del libro appena terminato di un “amico”, l’ho virgolettato così non si sente in imbarazzo e non dice che gli rovino l’immagine e il marketing, che ho conosciuto ed apprezzato come blogger, Roberto Albini aka Albucci, con cui ho scritto tempo fa un raccontino a quattro mani molto grazioso.

Il libro è una raccolta di racconti Gli Elefanti, di fresca pubblicazione.

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credits: click image

La copertina ha un forte impatto visivo, d’altra parte lui ha una formazione in grafica editoriale, che mi piace molto.

Sono cinque racconti ambientati in una Roma molto particolare, a volte cupa e spettrale, altre volte sembra di essere dentro uno dei film di Pappi Corsicato, certamente molto onirica ed evocativa.

Roberto ha anche una formazione cinematografica e si sente nella sequenza dei piani immagini, nei dialoghi che potrebbero tranquillamente far parte di un film, in alcuni amarcord molto personali, in cui si legge l’esperienza di vita vissuta, al di là dell’ironia e del sarcasmo che a volte lo contraddistinguono nei suoi scritti.

Il titolo non è casuale, non è un mezzuccio per attirare l’attenzione, gli elefanti ci sono, rappresentano il fil rouge che lega i racconti, si stagliano all’orizzonte, anzi viene quasi voglia di andare a vedere dove si siano cacciati nel racconto successivo.

Li ho intesi come metafora della vita che scorre lenta, ma anche memoria del tempo, elemento di disturbo che riporta con i piedi a terra, quando tutto scorre verso una fine ormai tracciata ma ancora incomprensibile.

I racconti hanno una sfumatura surreale, un po’ ai confini della realtà, una punta di fantascienza stemperata nella disillusione di una società che avvolge, che non piace e ci si trova a subire malgrado tutto.

E’ un pessimismo venato di ironia che non lascia amarezza, non è cupo e pesante, si fa anzi leggere volentieri grazie ad un ritmo incalzante.

A me è piaciuto molto, si legge rapidamente e non ci si annoia, quindi mi sento davvero di consigliarlo e spero di avervi incuriosito, anzi trascrivo le frasi che mi hanno colpito di più, un amouse bouche per stuzzicare il palato.

Atterriamo sulla gente che incontriamo come extraterrestri in perlustrazione, stupendoci dei nuovi paesaggi che mai avremmo pensato potessero esistere, nel bene o nel male. E poi, dopo un po’, riprendiamo quota, ci alziamo in volo, allontanandoci dalle orbite aliene, ansiosi di tornare a casa, preda delle nostalgie.

La Luna aspira ad essere una stella e del mondo pensa sia solamente una periferia cosmica

Oggi è il mio giorno della lentezza – rispose.