ma perchè il grande Boh?

wp-1476705576091.jpegRed è rimasto colpito da questo termine  il grande Boh, che è entrato da un paio di anni nel mio personale dizionario di parole inventate per descrivere i miei stati d’animo, così come notturnando e molti altri termini che cerco di usare solo in presenza del mio avvocato.

Lo ringrazio perchè mi permette di spiegare la genesi di questo termine strampalato, parlando contemporaneamente di un libro che ho adorato consigliatomi da wwayne, uno dei primi ad aver avuto la bontà di darmi il benvenuto in questo mondo, quando ancora non sapevo neppure se era il caso di mettere il naso fuori dalla porta del mio blog, per paura di risultare invadente.

Succede che un giorno di dicembre leggo una bellissima recensione di wwayne e vado subito in libreria a comperare il libro, succede che leggo fino ad addormentarmi, che il giorno dopo sono distratta sul lavoro perchè penso che devo finirlo assolutamente, che arrivo a casa la sera, mi ficco sul divano con una tazza di tè e nessuna distrazione intorno finchè posso voltare l’ultima pagina con un sospiro di soddisfazione. In quelle ore mi sono commossa, ho riso, scosso la testa, riflettuto, mi è venuta una gran voglia di assaggiare i bufritos¹ e sorrido, sì sorrido tanto perchè sono stata proprio bene in quel mondo di carta e sento che Miles, il Colonnello, Takumi e Alaska sono ormai miei amici.

É un romanzo con una doppia anima, esiste il Prima e il Dopo un fatto che, con la sua secca e indiscutibile essenza, cambia la vita del protagonista, la sua percezione del mondo, il suo modo di intendere la vita.

Ho voluto molto bene a Miles, magro e sfigatello, collezionista solitario di Ultime Parole Famose lette nelle biografie di uomini importanti, che trova la sua strada cercando di risolvere le domande senza risposta lasciate dal suo pensiero fisso, la sua magnifica ossessione, una pin-up in formato tascabile dalla voce prorompente, buffa, sexy e svitata di nome Alaska, che gli insegnerà l’amicizia, il non prendersi troppo sul serio, l’arte di lasciar andare tutto e tutti quando viene il momento e che ai perchè non c’è mai un’unica risposta e, a volte, neanche quella.

«Aspettate un attimo» dissi. Andai nello studio di papà e cercai la biografia di François Rabelais. Mi piaceva leggere le biografie degli scrittori, anche se (come nel caso di monsieur Rabelais) non avevo mai letto le loro opere. Sfogliai il libro verso la fine e scovai la frase segnata con l’evidenziatore. (NON USARE MAI UN EVIDENZIATORE SUI MIEI LIBRI, papà me l’aveva detto mille volte. Ma conoscete un altro modo per trovare subito ciò che cercate?)

«Ecco c’è questo signore» dissi, affacciandomi sulla soglia del salotto. «François Rabelais, poeta. E le sue ultime parole sono state: “Vado a cercare un Grande Forse.” Ecco perchè voglio andare via. Così non dovrò aspettare di essere in punto di morte per mettermi in cerca di un Grande Forse.»

Da questa frase è scaturito il mio grande Boh, il dubbio cui non so dare forma, che punzecchia come un ape e svolazza come una falena vellutata in giro per la mia testa, la risposta che cerco senza trovare o che, più verosimilmente, non ho tutta questa fretta di scovare, perchè a quel punto il viaggio sarebbe finito e capita che la meta non sia interessante come il percorso necessario per raggiungerla.

Dedico questo post al mio carissimo amico Romeo. Io so che la vita porta molte virgole, quasi a riprendere fiato tra uno spintone e l’altro; alcuni due punti per mettere bene in chiaro le cose quando proprio non ce la possiamo fare a capire alla prima; qualche punto esclamativo, di gioia, incredulità o semplicemente perchè fa star bene ogni tanto stare un po’ sopra le righe, come un calzino a righe sotto un pantalone a quadretti. Ci sono i puntini di sospensione, ma secondo me servono solo a darsi un tono, a far pensare che ci sia qualcosa di più interessante dove, magari, non c’è proprio nulla da vedere. Ci sono i punti e virgola, molto eleganti e un po’ desueti; i punti fermi quando davvero ci vuole una pausa e che il mondo se ne stia fuori dalle scatole per un po’; il punto a capo, quando si volta pagina e intrecciamo le dita sperando che il fato ci sorrida una volta per tutte. Ma soprattutto, mio carissimo amico, ci sono tanti e ancora tanti punti interrogativi e io, ma anche tu, ne sono sicura, non potremmo farne a meno perchè di questo si nutrono le nostre vite, di domande, di ricerca, di dita nel culo (purtroppo) e di sorrisi e carezze (per fortuna). Chi nella vita ha solo certezze mi sa che in fondo ha un po’ paura di mettersi in gioco e allora che gusto c’è? Siamo tutti capaci di vivere bene nelle torri d’avorio, nell’esclusivo Parco della Vittoria, ma la vita è più simile a Vicolo Corto e allora almeno cerchiamo di arredarlo come si deve!

Io continuo a lanciare punti interrogativi come ami e a pescare quello che viene su dal fondo, che sia una bella trota o una scarpa vecchia, ma di una cosa sono estremamente certa, prima o poi tu ed io ci guarderemo davvero negli occhi e ci abbracceremo, brindando alla salute di chi pensa di aver trovato tutte le risposte.

?!?!?!?!?!?!?!?!?!?!?!?!?!


1.Il bufrito (un burrito ripieno di fagioli in umido e ripassato in padella) era la prova, al di là di ogni ragionevole dubbio, che la frittura migliora qualsiasi cibo (cit.)

Annunci

Di giornate belle e buoni libri

Una bella giornata, sì sento che sarà così.
C’è il sole anche se nel pomeriggio pioverà.
Mi sono messa le converse e i jeans stretti, che non sembra ma hanno il loro perché.
Sono in treno e ammiro il panorama primaverile, nel verde nuovo c’è una tenerezza che strugge.
Sto andando a trovare persone care in una città, Torino, che conosco poco e spero di scoprire con i loro occhi.
In stazione ho scoperto un angolo di book-crossing e ho trovato qualcuno ad aspettarmi, un compagno di viaggio un po’ sgualcito ma non privo di fascino.
Ora viaggeremo insieme per tutto il tempo necessario a conoscerci.
Oggi sarà bello, oh sì!

image

Nottetempo – IV Ysingrinus d’autore

Con questo “coso” che mi vergogno a chiamare articolo e mi auguro leggerete senza incorrere in strane reazioni cutanee, ho l’ardire di partecipare al Quarto Ysingrinus d’Autore, sapendo di non sapere che ci vuole molto coraggio e ardimento per un’impresa di siffatta portata.
Addirittura scrivere un articolo che possa sembrare partorito dalla mente inimitabile del faraone! Con tali premesse capirete che l’insuccesso, oltre che garantito, è ormai già nel mio taschino!

Stanotte mi sono alzata per recarmi nella stanza dove i bisogni primari è giusto che trovino piena soddisfazione.

Dopo aver compiuto ciò che andava compiuto ho tirato lo sciacquone e mentre l’acqua intonava allegramente Don Raffaè¹, mi sono accorta di aver sognato ma di non ricordare cosa.

Per ingannare l’attesa dell’inganno ingannatore ho fatto un disegno a mia insaputa, così da avere una prova del sogno, qualora mi fossi ricordata di averlo sognato.

Il fatto che il disegno racconti il sogno oppure sia il sogno a raccontare il disegno² è cosa impegnativissima da approfondire, ma tutt’ora ignoro come si possa ottenere tale risultato.

Alla fine i fatti daranno la prova provata senza il mio contributo, visto che non ne sono capace.

Chi deve sapere saprà, chi non deve sapere continuerà ad ignorare.

Ho disegnato me stessa nell’atto di sollevare la coppa di un concorso cui non ho intenzione di partecipare.

Questo rende la mia vittoria pressochè certa, perchè non voglio vincere e il fato è maligno e dispettoso con chi lo contrasta³.

E’ indizio rilevantissimo che la coppa sia in realtà la ciotola di Bionda, che l’autoctono ha trafugato per me nottetempo, intrufolandosi nel sogno che, ahimè, ho testè dimenticato.

Non ho ancora capito cosa e perchè sto scrivendo, ma ne avevo voglia ed è stato molto giusto soggiacere al piacere di queste voglie, per quanto ora le mie parole inizino sempre più a sembrare behhhlati di capra e mi stiano crescendo due formidabili baffi!

image


1.Perchè anche le bianche maioliche talvolta agognano un caffè.
2.Il disegno è venuto abbastanza bene perchè, non sapendo disegnare, non mi sono preoccupata della sua forma.
3.Benchè il fato, così come le regole, possano essere cambiati senza preavviso alcuno in qualunque momento e anche questa nota celi un inganno.

la musica della vita (tag)

music-quote-background

fonte: web

Visto che ieri era sabato, quindi take it easy, quel buontempone di Vomit0r666 😮 ha pensato bene di nominarmi per questo tag, creato da The Master Peach.

Okkei, si tratta di musica ed io per musica, libri e film faccio un’eccezione, anche se la mia regola sbacata è sempre la stessa: nessun nominato ma tutti liberi e invitati a scrivere, se ne hanno voglia.

1 – La sigla del vostro cartone animato preferito?

Qui ovviamente non c’è esitazione che tenga, le alabarde spaziali di Goldrake vincono su tutto e tutti, ho ancora il 45 giri originale ricevuto come regalo di Natale!

2 – Canzone della band preferita?

Ho una pagina intitolata God save the Queen quindi è facile capire chi è la mia band preferita. La canzone, tra le tante, che eleggo come beniamina è These are the days of our lives che nella mia mente è associata a mio padre e a ciò che ho perso nella vita ma che I still love.

3 – Colonna sonora dell’estate preferita?

Questa è stata la domanda più difficile perchè io Odio l’estate!!

4 – Una canzone che vi fa divertire?

Che cossè l’amor di Vinicio Capossela, soprattutto quando la Ramona entra in campo….

5 – Una canzone che vi fa riflettere?

La ballata di Michè di Fabrizio De Andrè, amore e tristezza a bordo di un bateau mouche parigino.

domani alle tre
nella fossa comune sarà
senza il prete e la messa perché d’un suicida
non hanno pietà

6 – Colonna sonora preferita di un film?

Mad world cantata da Gary Jules nel film Donnie Darko, credo uno dei più angoscianti e disturbanti che ho visto.

7 – La canzone della vostra infanzia?

La canzone di Marinella, una delle mie ninnenanne preferite insieme a Stairway to heaven, e adesso forse si capisce un po’ di più perchè sono come sono……ah! le gioie dei traumi infantili 😉

8 – Canzone con cui scaricate l’ansia?

Knock on wood in pieno stile dance ’80 con tanto di coreografia ad alto volume. Un giorno o l’altro mi verrà un infarto ma riesco ancora ad arrivare alle note alte!

9 – Canzone di musical o film musicale preferita?

Ex aequo per Footloose e La febbre del sabato sera perchè la pelvica di Tony Manero è sempre la pelvica….

10 – La vostra attuale colonna sonora?

Le vent nous portera dei Noir Désir, perchè vorrei davvero essere leggera e farmi portare dal vento verso una nuova destinazione.

Buon ascolto e chi vuole mettere una melina musicale nel cestino è il benvenuto.

desideri (tag)

Ancora un tag per me, anche se la prassi è la solita, nessun nominato ma tutti liberi e invitati a scrivere, se ne hanno voglia.

Questa volta il tema sono i desideri e la pietra dello scandalo è quasi40anni.

Con lei è stato amore a prima lettura, anzi a primo avatar!

Ha messo un like ad un mio post, ho guardato il suo avatar e ho pensato “però! questo è un blog da leggere subito e TAAAC!” (come direbbe Pozzetto) 😉

Ringrazio anche l’ideatore del tag, il blog Racconti dal passato e così le formalità sono, se pur parzialmente, espletate.

Dicevamo?? Ah sì……..desideri!

Io fantastico di desideri fin da bambina, immagino lampade ritrovate fortunosamente, ma anche ferri da stiro o vecchie ciabatte vanno bene, da cui esce il genietto o la fatina di turno che mi concederà i tre canonici desideri.

Ogni volta sfido me stessa a creare desideri sempre più elaborati, cercando di trovare la tripletta perfetta, colei che mi darà la piena felicità.

Il mio campo dei desideri spazia dalla politica alla messa in discussione dei massimi sistemi, dalle doti musicali e canore alle abilità linguistiche, quanto mi piacerebbe avere il cervello programmabile come quello di Neo……”Conosco il Kung Fu“.

Ho provato recentemente a chiedere la tripletta bionda, stupida e un po’ zoccola ma niente da fare, almeno finora.

Che io sia sbacata non è un mistero, perciò non lamentatevi e soprattutto non si accettano resi per la merce avariata!

Quasi40anni dice che porta molta fortuna e spera i miei desideri possano realizzarsi, quindi stavolta devo trovare la miglior tripletta possibile.

wishlist_edit-630x320

fonte: web

1° desiderio: desidero una notte di sonno in piena regola. Come quando, da piccola, chiudevo gli occhi solo per un battito di ciglia e mi risvegliavo a giorno fatto, ogni volta piena di stupore per quella magia inspiegabile. Voglio andare a letto presto e fare un sonno lunghissimo e sereno, svegliarmi con i capelli tutti impastati dalle alghe dei sogni, alzarmi dal letto come da una caverna profonda e confortevole, ridere delle pieghe che il cuscino avrà disegnato sulla mia faccia, per una volta davvero riposata.

2° desiderio: desidero imparare a piangere per allontanare via la tristezza, con graziose lacrime che rotolino giù a comando rendendo luminoso il mio viso, senza sembrare più un patetico pomodoro spiaccicato. Una mia compagna di collegio, all’università, aveva questa dote che ho sempre desiderato per me. Era una buffa ragazza italo-sudafricana, aveva girato mezzo mondo ed era in quel collegio quasi per caso. Le sono grata per le lunghissime conversazioni in inglese, per le fantastiche merende a base di marmellate inglesi e burro salato e per avermi fatto conoscere i Nirvana. Di tanto in tanto, quando era triste per la troppa nostalgia di casa, si sedeva davanti alla finestra e si concedeva un bel pianto consolatore, che le accendeva la pelle chiarissima e gli occhi azzurri, rendendola ancora più bella, poi faceva un bel respiro e tornava allegra (Romy, wherever you are I miss you so much).

3° desiderio: desidero trovare il coraggio per cambiare la mia vita. Dopo molto tempo trascorso nelle pastoie di scelte obbligate, sto finalmente scorgendo un’alternativa per il mio futuro, sicuramente folle e rischiosa, ma già solo pensare a questa opportunità mi rende stranamente felice. Mi manca il coraggio per compiere il primo passo ed è questo che desidero con forza.

Tirando le somme, ho chiesto un cuore per piangere e il coraggio per vivere, mi manca solo il cervello per pensare, ma credo che Dorothy sarebbe comunque fiera della mia wishlist.

Rossa di dentro

Ho sempre amato il colore rosso, nei vestiti, negli accessori ma in modo particolare nel colore di capelli.

Ricordo che da piccola guardavo affascinata i bambini con quella meravigliosa sfumatura di rosso, desiderando ardentemente di andare a letto e risvegliarmi finalmente con i capelli del colore giusto.

Non appena mi è stato concesso il permesso di tingerli ho sperimentato tutta la tavolozza del rosso.

Porpora, violino, tiziano, melanzana, mango, rosso acceso, rosso fuoco, red velvet, red flame, rosso pompiere, rosso tramonto, rosso autunno.

Non avete idea di quanti nomi strampalati si inventano i maghi del marketing, per rendere accattivante un prodotto!

Ho la pelle chiara, occhi verdi, arrossisco facilmente e in estate mi spuntano tante efelidi sul naso, quando sono in vacanza mi piace vestire in un modo tutto mio, un po’ eccentrico, fatto di camicioni di lino, collane stravaganti e cappelli, che mi diverto ad acquistare come souvenir di viaggio.

Aggiungete i capelli rossi e sarà per questo che mi è capitato spesso di essere scambiata per una straniera.

Ricordo la faccia perplessa alla biglietteria degli Uffizi, quando mi assegnarono una guida inglese, la proprietaria del b&b a Bruxelles che mi parlava in fiammingo, i bambini di Cisternino che mi rincorrevano, felici di far sfoggio del loro inglese, “Hello, good morning” e la loro delusione alla mia risposta in italiano.

Quando qualcuno mi dice, che bel colore, è naturale? ebbene, non c’è complimento più bello per me!

Una volta, parlandone con un amico carissimo, gli chiesi come mai, secondo lui, mi scambiavano per rossa naturale.

Era un uomo molto ironico e pungente ma sapeva cogliere con poche parole l’essenza delle cose.

Ricordo che mi guardò, quasi stupito per la mia banalità, e mi disse, con tono di assoluta ovvietà:

“che domanda mi fai? Tu sei rossa di dentro!”

E’ vero.

Rossa mi sento bene, mi si addice, mi guardo allo specchio e mi dico sì, così sei a posto, così sei tu.

Rossa di dentro.

red love apple

fonte: web