Lo zen e l’arte di preparar biscotti

fonte: web

L’altra sera ho preparato i biscotti. È stata un’immersione nella cucina emotiva, un tuffo rassicurante nei gesti misurati e ripetitivi necessari a raggiungere un buon risultato.

Ho cercato una ricetta semplice da realizzare con calma. Questo mi ha portato a sfogliare i tanti libri che possiedo, ognuno un ricordo del posto in cui l’ho comprato o di chi me lo ha regalato conoscendo la mia passione, e a consultare gli scarabocchi quasi illeggibili del mio quaderno, da cui ogni volta scivolano fuori foglietti di carta incipriata di farina o le ricette invitanti stampate sul retro di vecchie bustine di lievito, vuote ma ancora profumate di vaniglia.

Ho pesato gli ingredienti con puntiglio, nella pasticceria c’è tanta chimica e precisione quanta ne ho trovata in un laboratorio di ricerca, mentre cucinare è spesso questione di estro e improvvisazione, altre volte di puro e semplice culo. Qui invece non si può sbagliare, anche la scelta di un cucchiaio di legno anziché di metallo può compromettere il risultato. È sempre questione di chimica, non tutto si amalgama e sta bene insieme.

Anche l’umore del cuoco è un ingrediente fondamentale. Mai cucinare in preda alla rabbia e quante uova ho fatto impazzire, quanti impasti non lievitare prima di imparare questa semplice regola, quasi che la mia frustrazione fosse assorbita dal tuorlo al posto dello zucchero, creando pesantezza là dove può esserci solo leggerezza. Invece, malinconia e tristezza stanno bene dentro le torte, nel viaggio in forno i pensieri cuociono a fuoco lento ed evaporano, lasciando solo le bolle di un dolce ben lievitato, che al primo assaggio profuma di tiglio e madeleine du temps perdu.

L’amore è di sicuro l’ingrediente che non deve mancare, senza questo niente ha un buon sapore, e cerco di metterlo nell’impasto ad ogni costo. Se voglio bene a qualcuno difficilmente glielo dico con le parole, è più facile che gli prepari un dolce. Anche questo in fondo è aver cura, credo.

Lo scricchiolare della fecola tra le dita mi ricorda la torta margherita che faceva mia nonna, la mia maestra di vita e di tante ricette, e delle volte che l’ho preparata io per lei, quando era ridiventata una bambina golosa dagli occhi azzurri e i capelli candidi.

Nei suoi ultimi giorni aveva dimenticato tutto, chi era, dove si trovava, chiamava sua figlia signora, dandole del lei, la pregava di riportarla dalla sua mamma, relegando in un ramo secco della memoria la casa e le persone con cui aveva trascorso la sua vita. Rideva e batteva le mani quando le portavo la torta e se le domandavo sai chi sono, lei sorrideva e mi chiamava con il mio nome, senza esitazione. Forse è stato quel lungo filo di amore e ricette tramandate a memoria, quel sentiero di farina e vaniglia a mantenere vivo in lei il ricordo di me. Mi fa bene pensare che sia andata così.

Perciò l’altra sera, mentre guardavo un vecchio film degli anni ottanta dalla trama assurda ma pieno della magia di canzoni che non riesco a dimenticare, ho tagliato trucioli di cioccolato con il coltello più affilato che ho e tritato le mandorle non troppo fini, che si sentano scrocchiare sotto i denti in mezzo alla seta del cioccolato fuso.

Ho impastato tutto con la crema di burro e zucchero, la merenda più semplice e buona che sia mai stata inventata, e legato con l’abbraccio solido della farina; anche gli aquiloni per volare alti hanno bisogno di basi resistenti e di un filo robusto.

Ho modellato i biscotti con cura e li ho posati sulla teglia ben distanziati, perché possano stare vicini mentre crescono, condividendo lo spazio senza soffocare, ma non così lontani da sentirsi soli.

Solo alla fine mi sono seduta, dopo aver infornato le teglie e lasciato che il calore del fuoco facesse la sua parte, mentre il film terminava in dolcezza e un aroma semplice di zucchero cotto profumava la casa di un odore così buono che bisognerebbe imbottigliarlo per i momenti speciali.

Una volta pronti ma ancora teneri e fragili, ho lasciato che riposassero, assestassero le idee e prendessero la loro forma definitiva. A volte riposare è necessario, permette di riflettere con calma e riprendere il passo della vita quando scorre alla giusta distanza. Magari nell’attesa ci si “siede” un pochino, si perde in altezza ma si guadagna in concretezza e questo non è affatto un bilancio negativo.

Adesso i miei biscotti sono in una scatola trasparente, protetti ma a portata di mano, non troppo morbidi e neppure troppo secchi, perfetti per un momento di quiete, un sorriso in compagnia, un profumo dimenticato o soltanto un assaggio della mia cucina emotiva, fatta di burro, zucchero e memoria.

Annunci

Biscotti e caffè

sunday soul photo by Sanne Ahremark, 2008 fonte: web

Emma rimuginava, accoccolata sul divano, lo sguardo fisso sulla parete di fronte, su quella piccola imperfezione nella tinteggiatura che le rendeva meno angosciante il bianco abbagliante del muro.

Sul tavolino accanto al bracciolo poggiava una tazza di caffè ancora tiepido e un biscotto, grande e morbido, fatto in casa da una mano affettuosa, mordicchiato svogliatamente e lasciato lì ad attendere un sussulto di appetito.

Leggeva Emma, o meglio sfogliava pigramente un libro iniziato da troppo tempo, l’occhio vagava qua e là lungo le pagine, sorseggiando brandelli di frasi, centellinando le parole.

A tratti scorreva lo schermo del telefono, muto e impassibile come una sfinge di silicio.

Era arrabbiata con sè stessa, per quello stupido sussulto di nostalgia di qualche giorno prima, per quel gesto improvviso e assurdo, di cui si stava pentendo e che non poteva che coprirla di ridicolo una volta di più.

Per questo sospirava, per buttare fuori del tutto la vergogna che le faceva arrossire il viso al solo ricordo, e imprecava tra sè, “stupida, stupida stupida che non sei altro”.

Nuovamente il telefono tra le mani, l’ennesima rilettura di quello stupido messaggio, le guance infuocate e gli occhi su quel maledetto segno di spunta, su quelle piccole v blu ormai mute da giorni.

“Ciao sono Emma. Non conosci questo numero ma ti ho inserito tra i miei contatti.

Ecco….non so se è il caso ma sono stufa di guardare la tua foto e leggere il tuo stato che cambia senza commentare……io………penso a te ogni giorno e mi manchi e ti rivoglio nella mia vita.

Non mi importa se non sarà più come prima, anzi magari sarà meglio!

Io rivoglio il mio amico, io rivoglio te e oggi mi sono svegliata con questo desiderio nella testa e non ho più voluto lasciar passare neppure un secondo senza dirtelo.

Io ti rivoglio, perchè mi manchi, perchè ti penso sempre, perchè di questa amicizia ho bisogno come dell’aria che respiro e dell’acqua che bevo.

E adesso sto piangendo e bagno lo schermo di questo stupido smartphone che alla fine ho comprato solo per questo motivo, per trovare il coraggio di contattarti.

Pensaci, fatti desiderare, sii crudele ma poi torna, io ti aspetto”

Dalla finestra aperta, le persiane accostate per non far entrare la luce impietosa, arrivavano suoni ordinari e sereni, un cane che abbaia, grida di bambini impegnati nella partita di calcetto dell’oratorio, il suono arrogante della gazza in cima al tiglio, profumi primaverili portati dal vento, rose, erba tagliata e un’aria fredda di pioggia che fece rabbrividire improvvisamente le spalle di Emma.

Pescando a casaccio nella cesta ai piedi del divano, alla ricerca di qualcosa di morbido per coprirsi, si ritrovò tra le mani proprio quella stola, uno dei suoi ultimi regali di ritorno dall’ennesimo viaggio in India, quanti ne aveva fatti ormai? forse una decina, opulenta e barocca nella sua seta verde oro. Sorridendo ci si avvolse dentro, quasi abbracciandola.

Dormiva da pochi minuti quando la risvegliò il suono insistente del citofono ma alzò le spalle e non rispose, certa che la sua buca delle lettere potesse resistere senza la solita messe di volantini colorati.

Rimase per qualche minuto ad occhi chiusi, accarezzando la seta, raccogliendo le forze per alzarsi da quel divano e riprendere le solite incombenze, quando il telefono si risvegliò dal suo sonno mortale con un cinguettio.

“Aprimi cretina, sono io!”

Sorridendo Emma andò a prendere la scatola dei biscotti, era il momento giusto per gustarli con un amico.

Ascoltando Sia

I biscotti di Emma esistono veramente e sono buonissimi! Se volete assaggiarli eccovi la ricetta 😉

2 uova
180 gr di zucchero di canna
160 gr di burro
2 cucchiai di miele o malto di riso
300 gr di muesli al cioccolato e nocciole
300 gr di farina
buccia di limone grattugiata
12 bustina di lievito per dolci

Mescolare le uova con lo zucchero di canna
Aggiungere burro fuso, miele, muesli, farina, limone e lievito e impastare bene. Lasciar rassodare in frigo per una mezz’ora.
Formare delle palline di impasto con un cucchiaio e schiacciarle un po’ disponendole ben distanziate su una placca con carta forno.
Cuocere in forno a 180 gradi per 15 minuti.

I want a little sugar in my bowl

 

Nella vita un po’ di dolcezza è sempre ben accetta, in modo particolare al mattino quando apro gli occhi e il mio unico desiderio è dormire ancora, ancora e ancora.

Mi alzo con la voglia di richiudere gli occhi, gonfi come quelli di una rana, e l’umore di un toro infuriato e penso solo ad una cosa: C A F F E I N A e ad un biscotto, uno di quelli buoni, magari fatto in casa, che già al primo morso ti risolleva un po’ il morale.

Adoro fare biscotti e mi piace regalarli. Cerco ricette particolari, utilizzo tagliapasta dalle forme fantasiose, li impacchetto con cura e aggiungo un’etichetta con gli ingredienti.

Insomma metto un po’ di dolcezza nella tazza delle persone care 🙂

Non sono una pasticcera ma cucino bene, perciò ecco due ricette semplici ma golose, da gustare con una bevanda calda ascoltando buona musica, che ne dite di Nina Simone?

nytimescookie10-COOKIES AL CIOCCOLATO-

Mai mangiati di così buoni e ho trovato la ricetta dietro la confezione delle gocce di cioccolato! Ero un po’ scettica ma una volta aperto il forno il profumo mi ha quasi fatto svenire. Preparatene parecchi perchè finiscono in un attimo.

250 gr di farina per dolci
125 gr di zucchero di canna
125 gr di zucchero bianco
150 gr di gocce di cioccolato fondente
125 gr di burro
1 uovo
1/2 cucchiaio di bicarbonato o 1/2 cucchiaio di lievito per dolci
essenza di vaniglia e altre spezie a piacere (io ho usato zenzero e cannella)
1 pizzico di sale

Sbattere le uova con lo zucchero di canna. Aggiungere lo zucchero bianco e sbattere per un altro paio di minuti.

Aggiungere il burro sciolto a bagnomaria o in microonde, l’essenza di vaniglia, le spezie a piacere, la farina e un pizzico di sale. Mescolare fino a quando è possibile con la frusta, proseguire con le mani quando il composto diventerà più compatto. Unire al composto le gocce di cioccolato fondente.

Amalgamare bene, sempre con le mani.

A questo punto le scuole di pensiero divergono perchè i puristi consigliano di far riposare l’impasto in frigo addirittura per 48 ore! Sembra che si ottengano biscotti dal gusto migliore ma non saprei, io non riuscirei mai ad aspettare così tanto! Per questo motivo mi sono limitata a far riposare il mio impasto per un’oretta.

Formare delle palline grezze, non troppo lavorate tra le mani, e disporle in una teglia su carta forno, ben distanti l’una dall’altra perchè in cottura tenderanno ad appiattirsi fino ad assumere la classica forma dei cookies americani.

Infornare per 12-15 minuti in forno ventilato a 180°.

Aprire il forno e lasciarsi travolgere dal profumo 🙂

Ora arriva la parte difficile! Bisogna avere la pazienza di lasciarli raffreddare qualche minuto perchè saranno molto teneri e fragili e poi non vi resterà che addentarli con gusto!

biscotti_tè-BISCOTTI ALLE FOGLIE DI TE’-

Anche se sono caffè-dipendente, mio malgrado per sopportare le giornate lavorative, non c’è niente che mi piaccia più di una bella tazza di tè fumante, preferibilmente Earl Grey.

Ho scovato su Blog di cucina una ricetta per riciclare le bustine di tè usate e il risultato è stato davvero ottimo!

3 filtri usati di tè
100 g di zucchero
350 g di farina bianca
150 g di margarina vegetale
2 tuorli di uovo
Zenzero q.b.

In una terrina lavorate la margarina ammorbidita e lo zucchero, fino a ottenere un impasto bricioloso.

Aggiungete la farina, il contenuto dei filtri del tè, lo zenzero e i tuorli d’uovo e lavorate ancora, finché avrete un impasto morbido e lavorabile.

Fate raffreddare in frigorifero per 30 minuti, avvolto in una pellicola trasparente.

Infarinate il piano di lavoro, stendetevi l’impasto e appiattitelo con un mattarello a mezzo centimetro.

Utilizzate un coppapasta per tagliare delle mezzelune, che cuocerete in forno preriscaldato a 170 °C per circa 20 minuti.

Per rinforzare l’aroma agrumato del tè, nel mio caso ovviamente Earl Grey, ho aggiunto un po’ di essenza di agrumi ma va bene anche della buccia di limone grattugiata.

Spero davvero di avervi addolcito la giornata 😉