Cosa voglio di te

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fonte: cagouille.tumblr.com

Il tempo dopo l’amore,
la carezza dopo il buongiorno,
il silenzio dopo un bacio,
la tristezza dopo la partenza.
Le ore tra le tue braccia,
le gambe che si stringono,
il calore che emaniamo,
il respiro sulla nuca.
Le mani che si intrecciano,
le lenzuola che si bagnano,
i sogni che si scontrano,
la voce che si spegne.
Il languore dopo il sesso,
lo sperma tra le cosce,
Il sapore della lingua,
l’odore del sudore.
I sogni infranti nel cassetto,
le ore mancate degli incontri,
i minuti dilatati del telefono,
le rughe fiorite nell’attesa.
La calma cupa della notte,
la luce aguzzina dell’alba,
la grandine sui desideri,
il tramonto beffardo sul mare.
Le zanzare che pungono,
i ricordi che mordono,
le meduse che ustionano,
le lacrime che lavano.
L’aperitivo senza gli amici,
la panna dentro il caffè,
le briciole dei tuoi sorrisi,
lo zucchero in fondo alla tazza.
La schiuma nella doccia,
i capelli sul cuscino,
la barba dentro il rasoio,
il dentifricio nel lavandino.
Cosa voglio di te?
Te
(Vinnie Scavetto)

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Udito

Intorno a me Glory Box

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fonte: web

Avvicinati

voglio udire il suono del tuo respiro
che si avvicina prepotente
e circonda la mia gola
con un soffio di seta.

Sussurrami

voglio udire il suono del mio nome
che vibra sulle tue labbra
e danza sulle nostre lingue
intrecciate al ritmo delle sillabe.

Spogliami

voglio udire il suono della tua carne
che spinge dentro la mia
e mescola gli umori di seme e mare
in una risacca perlacea di sale.

Toccami

voglio udire il suono delle nostre dita
che si consumano in abili carezze
e risvegliano i corpi sfiniti
dopo un lento pasto di piacere.

(Vinnie Scavetto)

Tatto

Intorno a me Profumo

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fonte: web

Vorrei
afferrare la tua mano
i mignoli intrecciati
stringendoci piano
in un nodo silenzioso.

Vorrei
risalire con le dita
i percorsi delle vene
ascoltando con il pollice
il canto del tuo cuore.

Vorrei
strusciare come un gatto
la gamba sul tuo petto
assaporando il calore
dei corpi vicini.

Vorrei
accarezzare con il ventre
il velluto della pelle
inalando con desiderio
l’aria che tu respiri.
(Vinnie Scavetto)

La belle dame sans regrets

 

Questo posto mi è mancato, scrivere mi è mancato, i miei personali dialoghi con Leucò, i pensieri che si srotolano pigri alla luce delle candele, tutto quanto mi è mancato.

Ho dimenticato il compleanno del blog, evitato le statistiche dei folletti, i tanti, troppi post degli amici che leggo ora, con il puntiglio di chi vuole mettersi in pari senza perdere neppure una sola frase.

Ci sono momenti in cui non c’è spazio per le parole, tutto quello che si può fare è andare avanti per automatismi, mantenere il motore al minimo, nessuno spreco di energia, solo quella basale.

E’ stato durissimo e faticoso continuare a condurre una vita “normale”, sorridere, augurare il meglio per le feste, essere gentile, veloce, efficiente come sempre, quando dentro mi sentivo andare in pezzi.

Ho rischiato di smarrire la strada di casa, ho rischiato di perdermi e buttare alle ortiche tutto quanto, per stupidità, imprudenza, insoddisfazione ed insicurezza.

Ho sognato così tanto ad occhi aperti che i sogni mi hanno catturato ed ho perso il senso di ciò che è reale.

Ho sognato così forte che il sangue non solo mi è uscito dal naso ma mi sono ferita quando le spine acuminate, che certi desideri impossibili tengono ben celate, sono scattate all’infuori e mi hanno risvegliato.

Non ho avuto tempo per altro se non tenere insieme i frammenti e cercare di tornare quella di sempre.

Ho dovuto ancorare cuore e cervello con uncini di acciaio, mentre una nube tossica di pensieri inopportuni cercava di farsi strada e contaminare le mie decisioni.

Qualche tentacolo ha tentato di insinuarsi, ha solleticato con sapienza i buchi del mio autocontrollo, ma gli uncini hanno retto e mi sono risvegliata, ammaccata e un po’ più consapevole, conscia di quello che posso e di ciò che invece non devo chiedere e neppure desiderare.

Chi ha detto che invecchiando si diventa più saggi? Io divento ogni giorno più fragile ed insicura, piena di rimpianti e debolezze sconosciute.

La schiena mi ha abbandonato, ho sentito uno strappo ed è stato come se un artiglio iniziasse ad arrotolare i miei muscoli in un gomitolo pulsante di dolore.

Niente di casuale o inaspettato in verità, ho portato un peso troppo grande per poterlo reggere ancora a lungo. Il corpo ha deciso per me. Sono stata costretta a fermarmi e a riflettere.

Sto desiderando che un soffio di aria pura disperda finalmente la nube tossica.

Sono tremende quelle maledette, cambiano di forma e consistenza, si mimetizzano con i colori che le circondano e aspettano che la guardia si abbassi un po’, per tornare a fare danni.

Mi osservo, mi ascolto, addomestico il dolore e mi muovo con la cautela di un oggetto rotto ma ancora utilizzabile.

Cerco di ridurre le fantasie al mondo del niente cui appartengono, cerco di focalizzare la mia attenzione su ciò che è reale, anche se la voglia di evadere a tratti morde ancora.

Oggi è passata la sbornia delle feste e ci si sveglia tutti un po’ più incupiti ma sollevati dall’obbligo di essere o almeno di far finta di essere felici.

Oggi mi sento un po’ meno fuori posto in questo mondo da schifo, che non accetta una risata e si prende sempre drammaticamente troppo sul serio.

Oggi, quando meno me lo aspettavo, è arrivato un refolo di aria pulita che per un po’ ha diradato i contorni della nube tossica.

Oggi ho rivisto il sorriso di una persona cara, uno di quegli incontri fortuiti che ti si piazzano nelle pieghe del cuore di soppiatto e si fanno notare soprattutto nel momento in cui, inevitabilmente, ci abbandonano.

Oggi ho sentito un pizzico di felicità dolceamara e assaggiato il sale delle lacrime, ma porto con me il calore di quel sorriso e delle parole che lo hanno accompagnato.

“Non voglio vederti triste, ti sono vicina e puoi sentirmi: sono appena nella stanza accanto”.

Un’altra vita (climax)

abbandono

fonte: web

Un’altra vita

per poterti godere

un’altra vita

per poterti amare.

Ti voglio

-non sarai mai mio-

ti desidero

-così inutilmente-

Sogni di sudore

sogni di calore,

di letti sfatti

di corpi tremanti.

Mordo il vermiglio

addormento la voglia,

sulle mie labbra

scaglie di sangue pazzo.

Questa vita

per guardarti in lontananza

questa vita

per sorriderti a distanza.

Gesti insoddisfatti

gemiti trattenuti,

sospiro forte

vuota di te.

(Vinnie Scavetto)

 Ascoltando Climax

Ali

Una mattina, Sugio e Yoko si trovarono schiena a schiena in un treno affollato. Stavando andando a scuola. Di solito non si incontravano, ma siccome Sugio aveva dormito da un parente, presero lo stesso treno senza saperlo.

Era autunno. Nell’aria si diffondeva il profumo dei crisantemi. Nè a Sugio nè a Yoko, chissà perchè, sembrò calore umano quello che sentivano sulle loro schiene. Pensarono che fosse il calore del sole, ebbero la sensazione di essere investiti da un raggio puro proveniente da lontano. Quindi non osarono voltarsi. Però Yoko sentì di appoggiarsi su un’ampia divisa nera e Sugio sentì di appoggiarsi sulla morbida e minuscola camicetta della studentessa. Via via, insieme alla forza dei passeggeri che spingevano nel treno affollato, ai due parve di sentire muoversi un’altra forza attorno alle loro schiene.

I due pensarono che fossero ali.

Avvertirono l’energia come di ali piegate e nascoste che trattenevano il fiato. (Yukio Mishima – Ali)

Ho un sogno ricorrente che mi accompagna fin da bambina.

Sogno di avere le ali, sento prudere la pelle delle scapole mentre si dispiegano e mi permettono di spiccare finalmente il volo.

Le mie non sono ali bianche e possenti, nulla di angelico e magniloquente per me, sono grigie e ordinarie, sono le ali di un uccello dimesso ma non addomesticato dalla vita ed ancora insoddisfatto.

Volteggio, mi mantengo in quota, osservo a distanza di sicurezza ciò che mi circonda, volo a perdifiato, mi lancio dalla cima di un dirupo, le ali avvolte in un bozzolo protettivo intorno al mio corpo, sento la velocità che aumenta e l’aria fischia intorno a me.

Mi sveglio ansimante e stanca, come di ritorno da un lungo viaggio, non ho paura ma sono triste, perchè le mie ali non ci sono più e devo tornare a sognare per godere di quella sensazione di libertà assoluta e di potenza.

Rivoglio le mie ali.